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FONDAMENTI |
discipline di studio: epistemologia e didattica
di Anna Marra Barone
Dalla scienza alle discipline di studio
Con il termine “scienza” si suole intendere il complesso organico e sistematico delle conoscenze che si posseggono intorno ad un determinato ordine di fenomeni e che abbiano una sufficiente unitarietà e siano giustificate in modo razionale.
Con il termine “esperienza” si intende invece la conoscenza diretta delle cose e degli eventi acquisita nel tempo dall’individuo per mezzo dell’osservazione e della pratica diretta.
Gli elementi che caratterizzano una scienza sono:
la specificità ( campo di indagine)
il metodo di indagine e gli strumenti
il linguaggio o paradigma esplicativo (tipo di cause e leggi da individuare) e il programma
(aspetto della realtà su cui si vuole indagare).
Nel tempo, le conoscenze scientifiche si sono notevolmente moltiplicate, per cui molti concetti e teorie scientifiche appaiono del tutto dissociate dall’attività di ricerca che le ha elaborate e vanno a costituire una serie enciclopedica di contenuti astratti e dogmatici che nel linguaggio comune vengono indicati con il termine di materia.
Il termine “disciplina di studio” deriva dal verbo latino “discere” che significa imparare e da cui deriva anche la parola discepolo, ossia colui che impara. In campo scolastico il termine “disciplina di studio” ingloba nel suo significato sia la natura del conoscere e del processo di acquisizione delle conoscenze, sia la natura di chi è impegnato ad acquisire conoscenze.
Nell’insegnamento non conta solo il “che cosa” si insegna, ossia il sapere, ma anche il “chi” impara.
Ai fini dell’apprendimento l’ordine logico di una serie di costrutti scientifici deve coincidere con l’ordine psicologico di chi apprende e l’oggetto di apprendimento deve essere autenticamente “significativo” per chi apprende.
Occorre predisporre nella scuola le condizioni per cui le due esigenze si possano integrare.
Si favorirà l’apprendimento personale tramite gli obiettivi formativi senza però banalizzare la natura degli “oggetti di studio” relativi alle diverse disciplne e indicati come “obiettivi specifici di apprendimento” ( OSA) nelle Indicazioni Nazionali.
Inoltre, poiché le discipline di studio non sono fini ma mezzi del processo educativo di apprendimento, i docenti non sono chiamati ad insegnare solo la disciplina di propria competenza, ma sono invitati a mettere a disposizione del contesto educativo tutte le loro competenze professionali ed umane. “Non esiste una conoscenza o un’abilità stabilita che sia riconducibile in maniera univoca e biunivoca ad una sola ed esclusiva dimensione disciplinare” ( Indicazioni nazionali).
Aspetti storici dell’epistemologia del Novecento
Il Novecento è stato certamente, per la storia della filosofia, il secolo in cui si è verificata la più grande “divisione” in molte e importanti aree di studio che si sono andate diversificando grazie all’affermarsi di numerose e spesso contrapposte tradizioni di ricerca ormai uiversalmente accettate e riconosciute (la filosofia del linguaggio, la logica matematica, l’epistemologia, lo strutturalismo, la fenomenologia, l’ermeneutica, l’esistenzialismo ecc.). Tra tutte queste correnti e tradizioni di analisi, una di quelle che è riuscita ad attraversare tutto l’arco del novecento con un unico e coerente filone di dibattiti sin dalla sua origine, è stata l’epistemologia che, nel predetto secolo, cessa di essere collocata nell’ambito della “teoria della conoscenza” classica, in quanto rappresenta il tentativo di estendere i fondamenti problematici della filosofia ai problemi di difficile soluzione relativi alla fondazione teoretica della ricerca scientifica
In ambito didattico si fa largo uso del termine “epistemologia” ma il suo significato non sempre appare chiaro.
“Epistemologia è un termine coniato sulle parole greche episteme (scienza) e logos (discorso), con cui si indica quella branca della teoria generale della conoscenza che si occupa di problemi quali i fondamenti, la natura, i limiti e le condizioni di validità del sapere scientifico, tanto delle scienze cosiddette esatte (logica e matematica), quanto delle scienze cosiddette empiriche (fisica,chimica, biologia ecc; psigologia, sociologia, storiografia ecc.). L’epistemologia è quindi lo studio dei criteri generali che permettono di distinguere i giudizi di tipo scientifico da quelli di opinione tipici delle costruzioni metafisiche e religiose, delle valutazioni etiche ecc. In questo senso, l’epistemologia è considerata parte essenziale della filosofia della scienza” ( da: Enciclopedia Garzanti di filosofia).
L’epistemologia in senso stretto nasce proprio con il problema della demarcazione tra ciò che è scienza e ciò che non lo è: è questa la posizione del neopositivismo logico che attribuisce un senso al discorso scentifico e lascia alla filosofia il compito di chiarire i caratteri specifici della scienza identificando, pertanto, la filosofia con l’epistemologia.
In un’accezione ristretta, dunque, l’epistemologia può ritenersi coincidente con la filosofia della scienza e in questa accezione il suo compito primario è quello di definire le condizioni per cui una data asserzione o modello o esperimento può essere definito “scientifico”. Dall’epistemologia è escluso il contenuto della scienza, oggetto specifico della ricerca scientifica.
E’ ovvio che l’epistemologia è presente in filosofia fin dalle origini in una accezione però più generale, intesa cioè come studio del problema della conoscenza (in Italia tale studio rientra nelle competenze della gnoseologia
Dalla seconda metà dell’800 il dominio di validità dell’epistemologia nella filosofia contemporanea
diventa decisamente più forte e alla fine tende a sostituire quello più tradizionale di gnoseologia.
Nel mondo anglosassone-americano invece con il termine “ epistemology” si intende quella che in Italia è la gnoseologia.
Nella storia dell’epistemologia del Novecento si possono individuare in linea generale tre fasi:
1. la fase caratterizzata dallo stato nascente che secondo l’ipotesi storiografica è determinato dai cambiamenti venutisi a verificare nella storia delle scienze per le nuove teorie fisico-matematiche (geometrie non euclidee, teoria della relatività, termodinamica).
2. la fase della maturità nella forma prevalente della logica e della metodologia delle scienze cosiddette esatte, nell’ambito di quel quadro di rinnovamento generale filosofico e culturale venutosi a determinare negli anni trenta per i forti stimoli promossi dall’empirismo logico;
3. la fase di una eventuale crisi dell’epistemologia prodotta da fattori diversi tra cui si ricorda lo slittamento progressivo dall’epistemologia alla storia delle scienze e il coinvolgimento sempre più diretto dei filosofi nel linguaggio delle scienze.
Si fa cenno quì di seguito alle principali correnti filosofiche che si sono succedute tra la seconda metà dell’ottocento e la prima metà del novecento ( fino alla nascita della epistemologia contemporanea). Le definizioni sono tratte da: E. Morselli-“Dizionario di filosofia e scienze umane”- Signorelli, 1978, Milano.
L’empirismo:” E’ considerato come il cuore del moderno “metodo scientifico”.
Sostiene che le teorie devono basarsi sull’osservazione del mondo piuttosto che sull’intuizione o sulla fede (la ricerca empirica ed il ragionamento induttivo a posteriori piuttosto che la pura logica deduttiva). L’empirismo si oppone al razionalismo di René Descartes (Cartesio) che privilegia l’introspezione e il ragionamento deduttivo a priori.
Comprende le dottrine che considerano” l’esperienza sensibile, le impressioni dei sensi come il fondamento e la fonte prima, essenziale, insostituibile del conoscere umano” L’empirismo è stato un precursore del neopositivismo o empirismo logico ed ha posto le basi del metodo scientifico.
I nomi associabili all’empirismo sono: Aristotele e San Tommaso d’Aquino (precursori) e Thomas Hobbes, Francis Bacon, John Locke, George Berkeley e David Hume (empirismo moderno) i quali non ammettono principi e idee innate e affermano che la conoscenza spunta soltanto dal contatto con le cose esterne o dei propri stati interni. Tra gli scienziati si citano Galileo, Newton, Leibniz. Con Galileo, che fu assertore del metodo sperimentale, si ha l’approccio matematico alla scienza e tale approccio alla descrizione del mondo consente di ragionare per modelli in quanto anche la descrizione matematica di un sistema fisico è un modello che può essere applicato in campi nuovi avendo un notevole potenziale predittivo.
Il positivismo: Indirizzo filosofico che, sorto in Francia nella prima metà del XIX secolo e sviluppatosi nella seconda metà in tutti i paesi europei a cominciare dall’ Inghilterra, intendeva estendere il metodo delle scienze positive a tutti i settori dell’attività umana, in quanto fondava la conoscenza sui fatti e rigettava ogni forma di metafisica ( il massimo teorico francese del positivismo fu August Comte).
L’empiriocriticismo: Indirizzo filosofico sviluppatosi nella seconda metà del XIX secolo che intendeva eliminare ogni residuo di tipo metafisico limitandosi al riconoscimento e alla definizione dell’esperienza “pura”. Si vuole liberare l’idea di esperienza da tutte le aggiunte del pensiero, dalle idee della speculazione metafisica e anche della vita pratica (teoria economica della conoscenza). L’esperienza “pura”, per R.Avenarius ed E. Mach, sarebbe il semplice contenuto della percezione.
Il neopositivismo o Empirismo logico o Neoempirismo o Positivismo logico.
Rappresenta uno dei più importanti indirizzi di pensiero della prima metà del novecento
( Circolo di Vienna, Russell, Wittgenstein , Godel). Si continua ad avere una piena fiducia nella scienza positiva e il principale obiettivo è quello di espellere la metafisica dalla scienza e di consentire il pieno dispiegamento della razionalità umana. I due pilastri della Scienza sono: il mondo reale dell’esperienza e dell’osservazione e il mondo dell’astrazione, della matematica e della logica. Questo approccio trova la sua sintesi nel “principio di verificazione” che intende significare che “sono dotate di significato solo le proposizioni verificabili empiricamente”. Caratteristica di questo indirizzo filosofico è la riduzione della filosofia ad analisi del linguaggio (quello scientifico e quello comune) sulla base appunto del presupposto che “ogni enunciato metafisico è privo di senso perché empiricamente non verificabile”.
L’approccio contemporaneo: Tra i più grandi esponenti dell’epistemologia del novecento possono senza alcun dubbio annoverarsi Carl Gustav Hempel (grande continuatore dell’empirismo logico del “Circolo di Vienna”), Karl R. Popper (padre della teoria del falsificazionismo e della “teoria dei tre mondi”, Thomas Kuhn (sostenitore della tesi delle “rivoluzioni scientifiche”) e Paul K. Feyerabend (sostenitore dell’”anarchismo metodologico”). I predetti autori hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi l’evoluzione del pensiero epistemologico dal Positivismo logico e dal Falsificazionismo fino ai dibattiti contemporanei soprattutto con le loro critiche (spesso feroci ) rivolte non solo a colleghi filosofi ma anche verso “paradigmi” ( in senso Kuhniano) di alcune scienze umane come la psicoanalisi, il comportamentismo, il marxismo.
Un contributo notevole allo studio approfondito dei concetti e delle teorie della filosofia della sciemza. è stato dato dal filosofo e matematico italiano Ludovico Geymonat che, a partire dal 1956, ha tenuto all’Università di Milano la prima cattedra di Filosofia della scienza
Il filosofo austriaco Karl Popper è tra coloro che mettono in evidenza e cercano di superare le contraddizioni dell’”Empirismo logico” e, per tracciare una demarcazione tra proposizioni scientifiche e non scientifiche, ha introdotto il criterio di “falsificazione” contrapponendolo al criterio di verificazione. Una sua celebre affermazione è la seguente:“una teoria è scientifica nella misura in cui può essere smentita”. Questa frase sintetizza molto bene il criterio di demarcazione tra le discipline scientifiche e quelle pseudo-scientifiche (quali ad es.la psicoanalisi), perché, mentre le prime si basano su asserzioni che possono sempre essere sottoposte in linea di principio a falsificazione, le seconde sfuggono ad ogni tentativo di falsificazione.
Per Popper, il criterio di demarcazione non può essere il principio di verificazione perché un qualsiasi numero di verificazioni non ci autorizza a considerare vera una teoria. Attacca quindi il principio di induzione perché non è possibile inferire teorie universali da singoli fatti osservabili. Vi è proprio una discrasia logica tra esperimento e teoria perché il primo è un evento che si può ripetere un numero finito di volte mentre la seconda deve valere per un numero infinito di casi. Per Popper una sola falsificazione è sufficiente per non ritenere valida una teoria.
Il “criterio di falsificazione” ci induce a ritenere scientifico un sistema di asserzioni se e solo se l’esperienza lo può falsificare. Si può sapere se una teoria è falsa (quando viene falsificata) ma non si può mai sapere se è vera. Il concetto di “teoria” non può dunque aspirare allo statuto di “verità” ma solo alla validità provvisoria: finché non viene falsificata rimane semplicemente una ipotesi, una “congettura”.
Non esiste quindi per Popper un criterio generale di verità o di certezza. Il sapere scientifico è congetturale, fallibile, falsificabile. La razionalità della Scienza poggia sulla scelta, non arbitraria, tra diverse teorie; esse sono “criticabili” (falsificabili) oggettivamente e propio l’epistemologia ha il compito di indicare i criteri di falsificazione. L’importante è, però, assumere questo atteggiamento critico nei confronti delle teorie. Si parla infatti di “ Razionalismo critico”.
L’apporto di Popper alla discussione sui presupposti della scienza è fondamentale. La Scienza perde il valore di determinatezza e di assolutezza che il “Circolo di Vienna” tentava di salvare alla luce del neoempirismo logico. Anche le scienze naturali sono” ipotetiche” e “limitate”. Il problema è ora quello della scelta tra teorie a volte del tutto contrapposte e non è un problema da poco. Popper è conscio che il suo “criterio di falsificazione” non è più dimostrabile del “criterio di verificazione” e che nella scelta tra teorie entrano in gioco fattori lontani sia dalla oggettività che dalla scientificità. Con Popper viene sancito il carattere congetturale della scienza, limitandone l’aspirazione alla “verità” ma ricordiamo che tale aspirazione era già scemata all’interno della geometria, della fisica e della matematica essendosi verificate in tali discipine profondi e radicali mutamenti.
Si scosta dal neopositivismo anche l”’epistemologia genetica” di J.Piaget che assume invece come tema fondamentale “lo studio del passaggio dagli stati di minore conoscenza agli stati di conoscenza più avanzata”, e che si propone di individuare le connessioni tra gli stadi dello sviluppo dell’intelligenza dell’individuo e l’evoluzione delle forme di pensiero nella storia dell’umanità.
All’epistemologia popperiana si contrappone la concezione di Thomas Kuhn che pone al centro del dibattito l’aspetto rivoluzionario delle scoperte scientifiche. Ad esso risale l’introduzione dei concetti di scienza normale, rivoluzione scientifica e soprattutto il termine di “paradigmi”. Per Kuhn con il termine di “paradigmi” vengono indicate “ conquiste scientifiche universalmente riconosciute le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerca”. Secondo l’ approcco di Kuhn, il progredire della scienza non è più lineare, ma ha bisogno ogni tanto di una rivoluzione scientifica e cioè di un rovesciamento delle concezioni metodologiche o un nuovo paradigma concettuale.
Numerose critiche sono state mosse a Popper anche da Paul Feyereband e Imre Lakatos. Feyereband nella sua opera “ Contro il metodo” propone un anarchismo epistemologico e analizza e demolisce completamente le teorie di Popper dimostrando che gli scienziati non hanno mai applicato la falsificazione. E inoltre critica l’approccio classico degli epistemologi che tendono a ricostruire a posteriori un metodo che secondo lui non esiste. Per Feyereband un metodo, se esiste, è più complesso di quello illustrato dal Popper e la validità del metodo è comunque legata alla storia ( sul piano pratico si associa il realismo al relativismo culturale).
L’approccio di Lakatos si differenzia moltissimo da quello di Popper in quanto il Lakatos sostiene che una teoria scientifica può essere falsificata solo da una nuova teoria che includa la spiegazione dei fatti spiegati dalla teoria precedente ma che sia capace di ampliare la sua applicabilità a nuovi fenomeni.
Infine, ricordiamo Rudolf Carnap, filosofo tefesco neopositivista (uno dei maggiori rappresentanti del Circolo di Vienna) che contrappone alla teoria di Popper la teoria della confermabilità secondo la quale ogni cigno bianco conferma che i corvi sono neri, ossia ogni esempio non in contrasto con la teoria, ne conferma una parte. Secondo quella della falsicabilità invece, nessuna teoria è mai vera in quanto mentre esistono solo un numero finito di esperimenti a favore, ne esistono teoricamente un numero infinito che potrebbero falsificarla.
.Epistemologia e didattica delle scienze
Dalle premesse poste dalle teorie dell’odierna epistemologia si può partire per la costruzione di una didattica delle scienze, assumendo quella congettura che Popper chiama “principio di transizione”: “Ciò che è vero in logica è vero in metodologia della scienza e nella storiografia della scienza” e che D. Antiseri estende alla “didattica delle scienze”.
I tratti di fondo dell’epistemologia o teoria della scienza si possono così riassumere (da: D.Antiseri: Epistemologia e didattica delle Scienze- Armando, 1977):
Alla base di un insegnamento epistemologicamente corretto, deve porsi dunque la seguente sequenza: problemi-teorie-critiche
Il problema, il pensiero creativo e la prova delle teorie rappresentano gli elementi che caratterizzano la ricerca scientifica, la storiografia della scienza e la didattica delle scienze.
Riferimenti bibliografici
-Enciclopedia di filosofia,epistemologia....,Garzanti Editore,1981
-Piero Bertolini: “Dizionario di pedagogia” –Zanichelli Editore, Bologna, 1996.
-J.J.Schwab-L.H.Lange-G-C-Wilson-M-Scriven-“La struttura della conoscenza e il curricolo”,La Nuova Italia Editrice, Firenze,1971
-M.Milani Comparetti-F.Mattei: “Il linguaggio scientifico tra scienza e didattica”, Editrice La Scuola,1982
-Thomas S.Kuhn: “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”,Einaudi Editore, Torino, 1978
-D.Antiseri:”Epistemologia e didattica delle scienze”, Armando Editore, Roma,1977
-Paul.K.Feyereband: “Contro il metodo”, Feltrinelli, Milano, 1979
-Karl Popper: “La logica della scoperta scientifica”, Einaudi, Torino, 1970
- Karl Popper: “La ricerca non ha fine.Autobiografia intellettuale”, Armando, Roma, 1976.
-Karl Popper:”La conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico”, Armando, Roma, 1975.
-E.H.Hutten: “Le origini storiche ed epistemologiche della scienza”-Armando, Roma, 1975.
-E. Agazzi (a cura di):” La filosofia della scienza in Italia nel ‘900”-Ed.F.Angeli, Milano, 1986.
-E.Agazzi-F.Minazzi-L.Geymonat: “Filosofia, scienza e verità”-Ed.Rusconi, Milano, 1989:
-M.Baldini: Problemi e prospettive di storia della scienza”-Ed Città Nuova, Roma, 1986:
-L.Geymonat- G.Giorello: “Le ragioni della scienza”-Ed.La Terza, Bari, 1986.
-F.Minazzi: “L’oggettività della conoscenza scientifica”-Ed.Angeli, Milano, 1996:M.PeraL a cura di). “Il mondo incerto”- Ed.Sagittari La Terza, Bari, 1994.
25 gennaio 2006