STRATEGIA DI LISBONA
di Maria Antonietta Crea
L’educazione in Europa
All'inizio degli anni Novanta due fenomeni di vasta portata hanno cominciato a rivoluzionare la vita quotidiana e l'economia dei paesi dell’Unione europea e del mondo intero:
- La globalizzazione, con una crescente interdipendenza delle economie del mondo;
- La rivoluzione tecnologica, con l'arrivo di internet e delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
L’Unione europea “travolta” da questi fenomeni ha avviato, allora, una serie di azioni per modernizzazione l'economia europea dandosi degli obiettivi strategici che la rendessero competitiva e al passo con i tempi.
Il Consiglio europeo, riunito in sessione straordinaria il 23 e 24 marzo 2000 a Lisbona, ha elaborato una strategia di interventi dal punto di vista economico e sociale per lo sviluppo degli Stati membri, con l’obiettivo che in Europa potesse svilupparsi entro il 2010 “l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.
Nel perseguimento di tale obiettivo, sono state avviate una serie di ambiziose riforme che hanno preso il nome di “Strategia di Lisbona”. L’attuazione della “Strategia di Lisbona” viene periodicamente valutata in occasione di una specifica sessione annuale del Consiglio europeo: il Consiglio Europeo di Primavera.
Il Rapporto sugli obiettivi futuri e concreti dei sistemi di istruzione e di formazione è stato presentato al Consiglio europeo di Stoccolma nel marzo 2001.
Nel rapporto sono stati definiti tre obiettivi strategici:
- Aumentare la qualità e l'efficacia dei sistemi di istruzione e di formazione nell'Unione europea;
- Facilitare l'accesso ai sistemi di istruzione e di formazione;
- Aprire i sistemi di istruzione e formazione agli influssi di altre parti della società, a livello locale, nazionale e internazionale.
Al vertice del Consiglio europeo di Barcellona, svoltosi nella primavera 2002 è stato presentato, invece, dalla Commissione europea (congiuntamente al Consiglio), un “Programma di lavoro dettagliato per il 2010”, per dare un prosieguo al rapporto sugli obiettivi futuri dei sistemi di istruzione e di formazione dell’UE.
Il “Programma lavoro per il 2010", indica come obiettivo prioritario, quello di rendere entro il 2010 i sistemi di istruzione e di formazione dell'UE un punto di riferimento di qualità a livello mondiale.
Esso conviene che i tre principi fondamentali, cui dovrà ispirarsi tale programma, siano il miglioramento della qualità, l'agevolazione dell'accesso universale e l'apertura al resto del mondo.
Il Consiglio europeo invita, poi, ad intraprendere ulteriori azioni in questo campo per:
- Introdurre strumenti volti a garantire la trasparenza dei diplomi e delle qualifiche e una più stretta cooperazione in materia di diplomi universitari;
- Migliorare la padronanza delle competenze di base, segnatamente mediante l'insegnamento di almeno due lingue straniere sin dall'infanzia;
- Promuovere lo sviluppo dell'alfabetizzazione digitale.
Il Consiglio dei Ministri dell'Istruzionedel maggio 2003 ha individuato cinque aree prioritarie di intervento, per raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona, definendone anche i livelli di riferimento e la scadenza temporale entro il 2010:
- Si dovrebbe pervenire ad una percentuale media non superiore al 10% di abbandoni scolastici prematuri;
- Il totale dei laureati in matematica, scienze e tecnologia dovrebbe aumentare almeno del 15% e nello stesso tempo dovrebbe diminuire lo squilibrio tra i sessi;
- Almeno l’85% della popolazione ventiduenne dovrebbe aver completato un ciclo di istruzione secondaria superiore;
- La percentuale di quindicenni con scarse capacità di lettura dovrebbe diminuire almeno del 20% rispetto al 2000;
- Il livello medio di partecipazione all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning) dovrebbe attestarsi almeno al 12,5% della popolazione adulta in età lavorativa (25-64 anni);
Nel marzo 2004 è stata presentata al Consiglio Europeo di Bruxelles la relazione congiunta Consiglio-Commissione titolata“Istruzione e Formazione 2010- L'urgenza delle riforme per la riuscita della strategia di Lisbona”), con la quale sono stati illustrati i progressi compiuti e i ritardi nel processo di cooperazione e sono state individuate “tre operazioni” future, per rispettare gli obiettivi e i tempi di Lisbona:
- Concentrare le riforme e gli investimenti nei settori-chiave;
- Fare dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita una realtà concreta;
- Costruire l'Europa dell'istruzione e della formazione.
A marzo del 2005 è stato pubblicato un secondo rapporto sui risultati e i progressi compiuti dai sistemi d’istruzione e formazione dei paesi membri dell’Unione Europea, rispetto agli obiettivi definiti a Lisbona, dal titolo: “Training 2005 Report Staff Working Paper”.
Nel rapporto sono stati analizzati i 29 indicatori e i cinque parametri, individuati da esperti dei paesi partecipanti e adottati dal Consiglio:
- Gli abbandoni precoci;
- Il completamento della scuola secondaria superiore;
- Le competenze alfabetiche;
- La partecipazione all’apprendimento per la vita;
- Il numero di laureati in matematica, scienze e tecnologia.
Il 18 dicembre 2006, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato una “Raccomandazione relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente” che fanno riferimento a quanto fissato dal Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002.
La Raccomandazione invita gli Stati membri a sviluppare un offerta di competenze chiave per tutti affinché l’istruzione e la formazione iniziale:
- Offrano a tutti i giovani gli strumenti per sviluppare le competenze chiave a un livello tale che li prepari alla vita adulta e costituisca la base per ulteriori occasioni di apprendimento, come anche per la vita lavorativa;
- Tengano debitamente conto di quei giovani che, a causa di svantaggi educativi determinati da circostanze personali, sociali, culturali o economiche, hanno bisogno di un sostegno particolare per realizzare le loro potenzialità educative;
- Sviluppino e aggiornino le loro competenze chiave in tutto l’arco della loro vita, con un’attenzione particolare per gruppi di destinatari riconosciuti prioritari nel contesto nazionale, regionale e/o locale, come le persone che necessitano di un aggiornamento delle loro competenze;
- Offrano un’infrastruttura adeguata per l’istruzione e la formazione permanente degli adulti;
- Prevedano procedure di convalida e valutazione, volte ad assicurare la parità di accesso, sia all'apprendimento permanente, sia al mercato del lavoro;
- Prevedano che la coerenza dell’offerta di istruzione e formazione per gli adulti rivolta ai singoli cittadini sia raggiunta mediante forti nessi con la politica dell'occupazione e la politica sociale, la politica culturale e la politica dell'innovazione.
Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione.
Le competenze chiave sono considerate ugualmente importanti, poiché ciascuna di esse può contribuire a una vita positiva nella società della conoscenza e sono specificamente:
- La comunicazione nella madrelingua;
- La comunicazione nelle lingue straniere;
- La competenza matematica e le competenze di base in scienza e tecnologia;
- La competenza digitale;
- L’imparare a imparare;
- Le competenze sociali e civiche;
- Lo spirito di iniziativa e imprenditorialità;
- La consapevolezza ed espressione culturale.
Il Rapporto per il 2008, “Istruzione e Formazione 2010”, sottolinea, infine, che rispetto alla ”strategia di Lisbona”, l’Italia:
- Ha ottenuto buoni progressi in materia di abbandoni scolastici. La percentuale di riduzione è superiore alla media comunitaria, mentre il dato assoluto (20,80%) è ancora il doppio dell’obiettivo europeo;
- Deve aggiornare i dati in relazione alla carente competenza in lettura e scrittura da parte dei quindicenni (il dato sembra essere ancora al 26,40%, tra i più alti: la media europea si attesta al 23,40%);
- Ha raggiunto un discreto risultato con riferimento al completamento della secondaria (75,50% rispetto ad una media europea del 77,80%);
- In relazione alle lauree in matematica e scienze si posiziona al 13,30%, in piena media europea, con 37,10% di donne (la crescita nel quinquennio è per noi al 11,30%);
- Ha una partecipazione di cittadini alla formazione lungo tutto il corso della vita al 6,10%, rispetto ad una media europea di quasi il 10%;
Dovrebbe, invece:
- Quantificare e determinare gli obiettivi strategici (target) nazionali per il raggiungimento dei traguardi fissati a livello comunitario nelle diverse aree (quindi non vi è lo strumento per monitorare il percorso da effettuare);
- Dotarsi di strategie complete ed esplicite per la realizzare una formazione lungo tutto il corso della vita, malgrado si sia dotata di una politica nazionale di settore;
- Definire un quadro nazionale di qualifiche, in corso di elaborazione;
- Prevedere un sistema nazionale di validazione per l’istruzione non formale ed informale.
9 dicembre 2008