FONDAMENTI

INTERDISCIPLINARITA’. CONVERGENZA DEI SAPERI SULL’UOMO E PER L’UOMO
di Anna Marra Barone

 

Unità del sapere  e formazione integrale

Prima di passare a considerare l’interdisciplinarità nei suoi aspetti più propriamente didattici, può essere utile fare alcune considerazioni di carattere generale sulla tesi dell'unità del sapere sia sotto l'aspetto oggettivo che soggettivo. Sotto l'aspetto oggettivo non ci sono dubbi che esiste una realtà totale  alla quale si può fare riferimento come oggetto possibile di tutti i vari punti di vista parziali o settoriali (le discipline si possono considerare come modi particolari di strutturare logicamente la realtà conosciuta). Così come esiste, e forse ancora più fondatamente, una unità soggettiva del sapere, essendo tutte le varie scienze niente altro che il prodotto di una unica attività dell'intelletto umano.

 "La scienza è una creazione dell'intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realtà e di determinare i legami con il vasto mondo delle impressioni sensibili" (A. Einstein). È evidente, però, che la realtà creata dalla scienza attuale è molto diversa dalla realtà rappresentata dalla scienza del passato. Il sapere contemporaneo si presenta fortemente specializzato e la specializzazione ha rappresentato e rappresenta tuttora la condizione indispensabile per far progredire in ogni campo la conoscenza umana. E non si tratta soltanto di un aumento quantitativo di conoscenze, ma anche e soprattutto di un aumento di tipo qualitativo, dello sviluppo di un tipo diverso di conoscenze, quale risultato di studi, sempre più approfonditi, condotti nei vari campi del sapere.

Ma la specializzazione, in fondo, non è altro che la risposta alla esigenza primaria dell'uomo di una migliore e più completa comprensione della realtà che, col progredire degli studi, si è andata rivelando sempre più complessa ed articolata. Sono pertanto notevolmente aumentati i punti di vista disciplinari che hanno studiato i molteplici aspetti della realtà in maniera sempre più analitica (sono nate nuove discipline e si sono scoperte interrelazioni, un tempo impensabili, tra discipline molto lontane tra di loro). Nella ricerca scientifica, però, accanto alla sempre più accentuata diffusione dei settori specialistici, è emersa contemporaneamente l'esigenza di comunicare e di integrare i diversi campi del sapere al fine di avere una visione unitaria e comprensiva dei problemi analizzati dai molteplici punti di vista specialistici.

Si è cominciata a sentire, cioè, l'esigenza di ricomporre la totalità delle conoscenze analitiche e di riconquistare nella interdisciplinarità quell'unitarietà del sapere che è l'unica forma capace di soddisfare l'esigenza di comprensione della realtà nella sua totalità. Nella ricerca contemporanea si stabilisce una certa forma di interdisciplinarità tra le varie scienze allorquando esse si avvalgono dei contributi dei vari settori specialistici per sviluppare ed approfondire  determinati campi di indagine (ricerche ecologiche che si avvalgono dei contributi della geografia, della fisica, della statistica ecc.; ricerche di natura geologica che si avvalgono dei contributi della fisica, della chimica, della biologia ecc.). Si tratta, in questi casi, di forme di cooperazione tra discipline più che di una vera e propria interdisciplinarità, il cui presupposto fondamentale consiste nella precisa individuazione delle competenze specialistiche, tutte ugualmente importanti, necessarie per affrontare un problema e nella loro successiva coordinazione. Un gruppo interdisciplinare (equipe di ricerca) è composto da persone che hanno competenze culturali diverse e che si uniscono per risolvere problemi complessi. Ma solo se si è pienamente consapevoli che nessuna scienza può considerarsi l'unico punto di vista della realtà, perché nessuna scienza riesce a ricomporre la realtà in termini di conoscenza totale, si può essere disponibili ad un discorso di natura interdisciplinare. L'interdisciplinarità, dunque, presuppone la disciplinarità e si fonda proprio sul sicuro possesso delle discipline e della loro specifica struttura. perché solo conoscendo a fondo la struttura logica e metodologica della propria disciplina si possono individuare con chiarezza le possibilità di interazione con gli altri campi del sapere che concorrono, unitariamente, alla comprensione del problema studiato.

Analogamente, nella scuola, il problema dell'interdisciplinarità nasce dalla esigenza di superare la tradizionale separazione tra le discipline, che non comunicando tra di loro ed ignorandosi a volte reciprocamente, contribuiscono a frantumare quel mondo e quella realtà che la mente in sviluppo intende conoscere, comprendere, interpretare nella sua interezza. Sul piano dell'apprendimento, cioè, l'interdisciplinarità si pone come esigenza di ricomporre in senso comprensivo ed intersettoriale i contenuti di apprendimento e di esperienza dell'alunno.

Un motivo di fondo che giustifica l'assunzione dell'interdisciplinarità quale criterio-guida nel discorso educativo e didattico è proprio la formazione mentale dell'alunno che da una fase iniziale di percezione globale passa, mediante i processi logici fondamentali dell'analisi e della sintesi, a situazioni nuove di conoscenza (allo sforzo dell'apprendimento partecipa tutto l'individuo mediante un atto percettivo che si rivolge a realtà complessive e non a frammenti di realtà). L'apprendimento, poi, che viene favorito dalle motivazioni, non avviene per semplice giustapposizione di elementi nuovi ad elementi vecchi, ma per ristrutturazione degli stessi. Sulla base delle ricerche del Piaget, lo sviluppo psichico non può essere considerato come un accrescimento continuo di tipo quantitativo, ma piuttosto come una graduale e continua trasformazione e riorganizzazione delle strutture apprese, un continuo e dinamico passaggio da. stati di minore equilibrio a stati di equilibrio più avanzato. Ogni nuova informazione, cioè, si inserisce in una struttura globale, diventando una funzione organica del tutto.

L'interdisciplinarità, pertanto, favorendo forme di comunicazione e di integrazione tra le singole discipline, tutte ugualmente importanti sotto l'aspetto educativo e culturale, favorirà certamente l'apprendimento dell'alunno, che ha bisogno di unificare, in una visione di sintesi, le molteplici informazioni che gli pervengono a ritmo continuo dall'ambiente in cui vive.

 

Le discipline, quali strumenti culturali

“La società diventa sempre più esigente in fatto di qualità e di livello di preparazione culturale dei giovani. La loro formazione dovrà, pertanto, essere il più possibile generale e flessibile e dovrà fondarsi sempre più sull'unità del sapere.”

C’è da chiedersi: quali sono le coordinate culturali  che costituiscono il quadro di riferimento per lo sviluppo di un  progetto  educativo di base? Quale è la funzione delle discipline di studio? Che cosa si deve insegnare ai giovani, oggi ? E come?

 Le risposte al riguardo possono essere varie, ma tutte dovrebbero esprimere questo concetto fonda mentale: i docenti, in quanto educatori, hanno il dovere di fornire, attraverso le scienze, la storia, la filosofia, la letteratura e tutte le altre forme di conoscenza, gli strumenti culturali per comprendere il mondo ed il significato di una realtà che si va facendo sempre più complessa  ed in cui gli aspetti naturali, alle cui manifestazioni la vita dell'uomo è intimamente legata, sono sempre  più soverchiati da quelli artificiali.

Sul piano educativo-didattico,“le discipline di studio,  nella loro differenziata specificità,  sono strumenti ed occasione per uno sviluppo unitario ma articolato e ricco di funzioni, di conoscenze, capacità ed orientamenti indispensabili alla maturazione di persone  responsabili ed in grado di compiere scelte” (dai programmi del ’79 per la ex scuola media).. E più avanti,  nello stesso  documento,  si legge che   “i vari insegnamenti  esprimono modi diversi di articolazione del sapere, di accostamento alla  realtà, di conquista, sistemazione,  trasformazione di essa, e a tal fine utilizzano specifici linguaggi che convergono verso un unico obiettivo educativo: lo sviluppo della persona nella quale si realizza l'unità del sapere”.

Finalità educativa della scuola, dunque, è  la formazione integrale dell'uomo, attraverso lo sviluppo della sua personalità in tutte le direzioni (intellettive, creative, operative, religiosa, sociale, affettiva, ecc.). In un tale progetto educativo la scienza, al pari della poesia, dell' arte,  della musica, delle lingue, della filosofia,  della storia, della geografia,  della tecnologia, dell’informatica  ecc., è una componente essenziale della formazione dell'uomo nella sua integralità in quanto espressione della sua esigenza di conoscere la natura nella sua genesi e nel suo sviluppo, in una tensione conoscitiva che comprende momenti speculativi e momenti operativi. Di conseguenza,  le discipline tradizionalmente  umanistiche e le discipline scientifiche vanno viste come aspetti conoscitivi complementari di una unica realtà (in questa visione, la contrapposizione tra le due culture viene superata in nome dell'unità dell'uomo).

Come affermava  il prof. Dalla Porta, ordinario di astrofisica teorica alla Scuola internazionale Superiore di studi avanzati di Trieste,”le due conoscenze, quella scientifica e quella metafisica, pur operando con metodi diversi su realtà diverse, possono trovare la loro integrazione nella ragione dell'uomo: quindi è dentro l'uomo che si deve ricercare l'unificazione delle due modalità conoscitive, indicate dal prof. Dalla Porta come “esperienze interne” ed “esperienze esterne”.

L'obiettivo di un discorso educativo appare quindi ben delineato: il problema della formazione dell'uomo diventa il problema della sua formazione integrale, in una visione complessiva dell'uomo in cui tutte le dimensioni abbiano la loro specifica rilevanza e  sia loro riconosciuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo della personalità umana.

In una dimensione interdisciplinare, le singole discipline non perderanno le loro caratteristiche epistemologiche che  devono essere invece rigorosamente rispettate e praticate, ma ritroveranno la loro valenza formativa ed il loro valore pedagogico in una forma operativa di progettazione didattica coordinata ed interdisciplinare, finalizzata allo "sviluppo della persona nella quale si realizza l'unità del sapere". Ogni disciplina dovrebbe essere trattata secondo uno spirito costantemente interdisciplinare che sappia generalizzare le strutture di cui si serve per introdurle in sistemi che includono le altre discipline. Per accostarsi ad uno studio a carattere interdisciplinare occorre, cioè, che "gli insegnanti stessi posseggano una mente epistemologica sufficientemente ampia affinchè, senza che venga trascurato il campo delle materie specifiche, l'alunno possa vederne in modo continuo i rapporti con l'insieme del sistema delle scienze" (J.Piaget)

Sul piano operativo, si  favorirà l’apprendimento personalizzato  tramite gli obiettivi formativi senza però banalizzare la natura degli “oggetti di studio”  relativi alle diverse discipline di studio  e indicati come “obiettivi specifici di apprendimento” ( OSA) nelle Indicazioni Nazionali,  ma  occorre, nel contempo,  che tutto ciò che si insegna abbia un valore autenticamente  significativo.  Inoltre, poiché  le discipline di studio non sono fini ma solo mezzi del processo educativo di apprendimento, i docenti   sono  invitati a mettere a disposizione del contesto educativo tutte le loro competenze professionali ed umane in quanto   “non esiste una conoscenza o un’abilità stabilita che sia riconducibile in maniera univoca e biunivoca ad una sola ed esclusiva dimensione disciplinare” (dalle “ Indicazioni nazionali” per le scuole del 1° Ciclo di istruzione).  Solo così la scuola potrà garantire a chi la frequenta lo sviluppo di tutte le sue potenzialità e la capacità di orientarsi nel contesto sociale e culturale in cui vive e che è in continua e profonda trasformazione.

 

Significato di interdisciplinarità e altre forme di relazioni  affini

Cerchiamo ora di vedere più da vicino che cosa si intende per interdisciplinarità e soprattutto quali strategie sono possibili per praticare un insegnamento di tipo interdisciplinare in rapporto ai diversi momenti e contenuti culturali dell’ attività scolastica.

Etimologicamente, interdisciplinarità  sta a significare, in senso lato, relazione tra più discipline.

Anche se il termine maggiormente usato per indicare relazioni tra discipline sia quello di interdisciplinarità, oggi alcuni autori suggeriscono di distinguerne altri simili, quali quello di  pluridisciplinarità e di transdisciplinarità che possono intendersi come forme di relazioni disciplinari a livelli diversi, come gradi successivi di cooperazione e coordinazione crescenti nel sistema di insegnamento/apprendimento.

Vengono riportate, qui di seguito, alcune definizioni riguardanti il termine di disciplina e di alcuni suoi composti (multi -pluri-inter-transdisciplinarità) al fine di sottolinearne le sostanziali differenze. (tali definizioni furono proposte in un convegno organizzato nel 1972 a Nizza dal CERI-OCSE sul tema: "Interdisciplinarità: problemi di insegnamento e di ricerca nella Università).

Si intende per disciplina il complesso specifico di conoscenze avente caratteristiche proprie sul piano dei concetti, dei meccanismi, dei metodi. Nel linguaggio scolastico corrente il termine disciplina viene spesso utilizzato come sinonimo di materia che si riferisce invece soprattutto ai contenuti disciplinari, al prodotto finale e alle conclusioni a cui arrivano i processi di indagine che sono alla base della ricerca scientifica. Del resto, lo stesso concetto di disciplina di studio non coincide perfettamente con quello di scienza, nel senso che la disciplina di studio rappresenta la scienza calata nella scuola ed adattata alle esigenze cognitive ed affettive del ragazzo che apprende. Mentre però i termini scienza e disciplina di studio fanno riferimento contestuale ai processi seguiti per apprendere e ai contenuti acquisiti, il termine materia si riferisce in particolar modo ai contenuti che vengono trasmessi nell'insegnamento sulla base delle indicazioni presenti nei programmi.

Con il termine multidisciplinarità si intende la presenza simultanea di più discipline, di cui però non vengono esplicitate le reciproche relazioni. La multidisciplinarità è la condizione che si realizza nella scuola secondaria, soprattutto di secondo grado, quando tra le discipline curricolari non si stabilisce nessuna forma di comunicazione (lezione di tipo tradizionale).

In alcune forme però di lavoro "attivo" si può fare multidisciplinarità con alunni organizzati in gruppi che lavorano nello stesso tempo sotto la guida di insegnanti diversi tra i quali però non si stabilisce nessuna forma di cooperazione.  (es. attività di recupero, di sostegno, di approfondimento, di insegnamento assistito/guidato nelle classi a tempo prolungato ecc).

Per pluridisciplinarità si suole intendere la giustapposizione di discipline diverse, poste generalmente le une accanto alle altre  in modo da evidenziare le relazioni esistenti tra di esse. A questo livello si perseguono obiettivi multipli e tra le discipline si ha cooperazione ma non coordinazione. Lo studio di un argomento dal punto di vista delle diverse discipline è un esempio di pluridisciplinarità (più insegnanti convergono sullo svolgimento di un argomento unitario). La pluridisciplinarità, in questo caso, può essere vista come una forma di concentrazione di contenuti e di attività didattiche attorno ad un tema o argomento comune (centro di argomento o nucleo aggregante). Si realizzala pluridisciplinarità, per esempio, nelle attività programmate per aree disciplinari affini, nelle attività integrative opzionali programmate nelle classi a tempo prolungato, nelle indagini disciplinari legate allo studio dell'ambiente e/o  del territorio ecc.

Per interdisciplinarità si suole intendere l'interazione esistente tra due o più discipline. Tale interazione può consistere in una semplice comunicazione di idee, nella individuazione di relazioni tra strutture disciplinari, nella reciproca integrazione dei concetti fondamentali, nella organizzazione comune della ricerca e dei metodi didattici (individuazione di obiettivi comuni, definizione di progetti unitari ecc.). Nelle attività di tipo interdisciplinare che si svolgono nella scuola si stabilisce una vera e prpria coordinazione e collaborazione   tra gli insegnanti che lavorano in compresenza intorno ad un progetto comune (es.laboratori interdisciplinari, progetti speciali, ricerche, indagini, inchieste, visite guidate, gite di istruzione ecc.).

I consigli di classe sono (o dovrebbero essere) veri e propri gruppi interdisciplinari di studio, di lavoro e di proposta ( equipe pedagogiche),  ed i docenti che ne fanno parte dovrebbero realizzare nel loro seno una "interdipendenza funzionale" basata sulla distinzione delle competenze specifichema sulla unitarietà di intenti.  Il consiglio di classe, infatti, è formato da docenti che hanno formazione culturale diversa ma che lavorano intorno ad un progetto educativo comune (il sucesso formativo dei propri alunni) e che si servono, quali strumenti formativi culturali, delle proprie discipline da armonizzare ed integrare con le altre discipline.  In questo lavoro collegiale i docenti si ritrovano accomunati, ma non uniformati, nello stesso impegno interpersonale e organizzano il proprio insegnamento avendo cura di assicurare unità di indirizzo alle diverse competenze disciplinari.

Così intesa, l 'interdisciplinarità vera e propria, in campo scolastico, si identifica in un metodo di lavoro collegiale, sia da parte degli allievi che degli insegnanti, che può esplicarsi in ricerche di notevole impegno per il raggiungimento di un medesimo obiettivo (es. la risoluzione di un tema/problema o di una situazione problematica oggetto di studio).

Per transdisciplinarità, infine, si suole designare la coordinazione complessa di tutte le discipline ed interdiscipline, poste anche a livell gerarchico diverso, per organizzare obiettivi comuni e definire schemi epistemologici in cui l'interazione di metodi e di contenuti si rivela indispensabile, e gli. stessi risultati parziali risultano necessari per il conseguimento di una finalità comune

Per Mauro Laeng, il termine transdisciplinarità designerebbe "l'interdisciplinarità in senso forte" in quanto a questo livello si verifica  l' effettivo superamento di una barriera epistemologica con la scoperta.di un nuovo orizzonte unificante". Ci forniscono esempi di transdisciplinarità la progressiva unificazione delle matematiche tra loro e con la logica, la cibernetica, la teoria dei sistemi, l'ecologia considerata come la scienza che studia il funzionamento normale e patologico dell'ambiente, , l'approccio sistemico alla realtà che prevede anche l'uso di uno specifico linguaggio "transdisciplinare"

 

Dalla teoria alla pratica: proposte operative

Cerchiamo ora di individuare  concrete modalità di attuazione dei vari livelli di interdisciplinarità

sotto l'aspetto sia organizzativo che didattico-operativo. Sul piano teorico, le modalità che consentono di trattare, in una dimensione interdisciplinare, i contenuti di apprendimento e di esperienza sono sostanzialmente due:

1) Metodologie didattiche che propongono nuclei tematici di sviluppo verso cui convergono le

diverse discipline e che forniscono il punto di riferimento unificante della ricerca didattica (omologia materiale). In questi casi, l'interdisciplinarità viene intesa come ricerca di temi-argomenti o temi- problemi attorno ai quali far convergere l'interesse e la competenza di più discipline.

2) Metodologie didattiche che trovano riscontro nelle teorie strutturalistiche  che tendono a ritrovare

strutture analoghe in settori disciplinari diversi (omologia formale). In questi casi, l'interdisciplinarità viene intesa come ricerca delle strutture logiche delle varie specializzazioni del sapere, che possono coincidere o non con le discipline.

Sul piano pratico, si può cominciare con il ricercare argomenti comuni a più discipline, partendo da problemi di comprensione legati agli interessi, ai bisogni e alle esperienze degli alunni (e pertanto ricchi di motivazioni psicologiche) oppure stimolati dagli stessi insegnanti.

Si tratta di organizzare una serie di attività appartenenti ad àmbiti disciplinari diversi per raggiungere un obiettivo comune (la risoluzione, per esempio, di una situazione problematica). Successivamente, e precisamente nel momento della sistemazione dei contenuti di apprendimento e delle esperienze, si può tentare di individuare le strutture caratteristiche di ciascuna disciplina e le strutture comuni all'interno di contenuti conoscitivi differenti.

La individuazione di grandi aree disciplinari di intervento didattico, le cui conoscenze specialistiche possono essere organizzate attorno ad ipotesi di assi cognitivi, può rappresentare un primo passo in direzione di una organizzazione non frammentaria delle conoscenze e di un orientamento unitario dei vari campi del sapere. Un consenso abbastanza generale si ritrova nell'assunzione di una ipotesi culturale e didattica articolata in tre grandi aree: 1) area linguistica (o della comunicazione) in cui convergono gli insegnamenti che si pongono come obiettivo fondamentale lo sviluppo delle capacità espressive e comunicative degli alunni in relazione ad usi e situazioni specifiche, e l'acquisizione delle quattro abilità di base (ascoltare, parlare, leggere, scrivere); 2) area scientifica che comprende  sia le scienze matematiche, fisico-naturali e tecniche, sia le scienze storico-geografiche, sociali e antropologiche che, pur facendo capo a riferimenti culturali ben distinti sul piano operativo, convergono verso un unico obiettivo che può identificarsi nell'acquisizione del metodo scientifico (adozione della metodologia della ricerca); 3) Area artistico- espressiva, in cui vengono raggruppate quelle discipline che perseguono come finalità comune quella di ottenere una globale maturazione espressiva e comunicativa della personalità degli alunni.

Sul piano operativo, ai fini della progettazione di una ipotesi di lavoro interdisciplinare, si possono prevedere, in linea  generale, i seguenti momenti:

 

§        Esplicitazione, a livello di consiglio di classe, di obiettivi di apprendimento comuni a tutte le discipline (obiettivi trasversali), in relazione alla situazione socio-culturale della classe.

 

§         Formulazione, da parte di ciascun docente, degli obiettivi specifici disciplinari in funzione degli obiettivi comuni già individuati e scelta condivisa dei mezzi, dei criteri e degli strumenti di valutazione.

 

§         Individuazione dei collegamenti interdisciplinari e selezione delle possibili  attività curricolari ed extracurricolari.

 

§         Formulazione di ipotesi operative e individuazione delle compresenze.

 

§         Previsione  di incontri interdisciplinari di verifica e valutazione con calendarizzazione degli incontri operativi collegiali necessari alla progettazione-attuazione-valutazione del progetto interdisciplinare.

 

Nel caso in cui siano previsti, in un progetto interdisciplinare,  interventi  di esperti esterni, il Consiglio di classe, nella sua collegialità, per quanto riguarda i percorsi  programmati:

 

  • condivide il percorso del modulo progettato dall’esperto

  • individua i criteri da adottare per valutare i singoli alunni

  • valuta l’esperienza fatta da ogni singolo alunno e la ricaduta del percorso sul curricolo dello stesso

  • indica le modalità con le quali i  docenti intendono continuare l’esperienza complessiva vissuta dal ragazzo per trasformarla in abilità e competenze durature

  • programma  l’apprendimento/approfondimento di argomenti correlati al modulo e alle attività realizzate

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