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FILOSOFIA E BAMBINI


FRATTAMAGGIORE (01) - CONVEGNO FILOSOFIA COI BAMBINI – MANIFESTO di Pina Montesarchio

 

Manifesto di frattamaggiore

Documento elaborato da Pina Montesarchio

in occasione del Convegno del 22 giugno 2005 a Frattamaggiore (NA)

 

 

Diamo una chance ad ogni perchè dei bambini

 

Le idee dei bambini hanno tutte un punto di domanda. Le certezze degli adulti arrivano come nuvoloni che fanno ombra, mettono tristezza, spengono gli sguardi carichi di stupore, riempiono i luoghi di silenzio.

Noi, che vogliamo essere maestri del pensare, ci proponiamo di imparare dai bambini a segnare le nostre idee con un punto di domanda.

La domanda è il senso del possibile, è quel portarsi sempre in un altrimenti che è costantemente da indagare, perché dischiude un passaggio.

–<<Perché scegliere di fare del male?>>, chiede un giorno la piccola Silvana.

–<<Chi deve dare questa risposta?>>, le dico.

Pietro, risponde: <<I grandi, gli adulti.>>

Antonio dice: <<La risposta ce l’hanno quelli che fanno del male, sono loro che devono spiegare perché lo fanno.>>

Perché non ci riescono?, chiedo ancora.

Maria Teresa dice: <<Perché gli manca una domanda, gli manca un perché>>.

La domanda è un atteggiamento di grande ribellione verso il già dato, verso l’ovvio, verso i luoghi comuni.

Fare filosofia coi i bambini suppone ed esige che si affermi che un altro mondo è possibile. Il solo fatto di pensare controcorrente è già affermazione di un altro mondo. Dal pensiero nasce un altro mondo: non un mondo ideale, ma un mondo nel quale già siamo in altro modo.

Perché scegliere di fare del male? La questione rimane aperta, ancora raccoglierà intorno al tavolo bambini e adulti, poiché le problematiche di ordine filosofico, anche se articolate con linguaggio diverso, sono le stesse, in un bambino, nell’adulto, nel filosofo.

L’immagine dell’imbuto di Norimberga, emblema del travaso delle conoscenze, non può più trovare spazio tra i banchi di scuola.

Un’altra scuola è possibile.

Fare esperienza del “fare sapere” “costruire conoscenze” poiché la verità non è strada che altri posso indicare come via da percorrere ma è nel cammino, nel mentre si va insieme a ricercare e insieme a costruire questioni di senso e di significato.

Penso alla scuola come luogo per vivere insieme ai bambini il tempo del dialogo, come un cavalcare domande che dà l’illusione di toccare l’orizzonte. Invece quello si allontana sempre più mentre a domanda succede domanda, e fa capolino anche quando i bambini vivono lo sforzo di argomentare chiaramente possibili risposte.

Dove tutti i docenti siano Maestri del pensare.

La nuova scuola come tempo e luogo in cui sia possibile compiere un’esperienza di pensiero attraverso la quale apprendere a ridefinire, senza posa, la coscienza di noi stessi, del nostro essere-al-mondo, del nostro essere-insieme-all’altro, uno sforzo anche per “reimparare a vedere il mondo”.

Testi/pretesti per vivere la dimensione interminabile della ricerca, nel dialogo e nel confronto, sono ciò che, noi maestri del pensare, quotidianamente rintracciamo come lievito di significati in un libro, in un dipinto, in una melodia oppure in un paesaggio, perché mai abbia a spegnersi nei bambini la fiamma che tiene accesa la domanda.

Però, sappiamo bene che gli interrogativi nascono da tutte le discipline, si tratta di problematizzare tutto l’apprendimento muovendo dalle esperienze socio-storico-geografiche, matematiche, fisiche, chimiche...

Le domande dei bambini sono dotate di grande forza filosofica. Certi motivi sono più espliciti, altri meno.

Noi maestri del pensare dobbiamo da saperli ascoltare come i naviganti che sanno ascoltare e capire le voci del mare.

E sarà bello confrontarci con lo stupore intelligente dei bambini secondo un principio fondamentale del dialogo filosofico, ovvero la pariteticità tra gli interlocutori e la possibilità per ciascuno di modificare le proprie e le altrui convinzioni.

I pensieri dei bambini impongono una seria riflessione, gettano luce, aprono orizzonti nuovi.

La parola ai bambini…

A questo punto mi domando quali altri sentieri di ricerca hanno saputo delineare i maestri del pensare impegnati in altri luoghi a “filosofare con i bambini”?

Penso al valore della narrazione pedagogica come modalità per restituire esperienze di filosofia con i bambini, il cui racconto non ha la pretesa di ripetibilità e/o trasferibilità, anzi, da questa idea rifugge. Piuttosto vi è speranza di aggiungere senso...

 

Penso a un Manifesto per raccogliere voci.

 

L’idea che regge questo Manifesto è aperta e incompleta.

Aperta perché il testo è predisposto per un’ampia discussione e potrà essere soggetto ad integrazioni ed approfondimenti.

Incompleta, perché non vuol parlare di tutto, ma ha l’obiettivo di suscitare e sollecitare attenzioni, osservazioni, proposte concrete, che nascano dalle esperienze del fare filosofia coi bambini e dalla riflessione impegnativa su di esse.

 

 

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