FILOSOFIA E BAMBINI

LIMITI: COSA SAREMMO SENZA I NOSTI LIMITI
di Luciano Verdone

La funzione del negativo

Aspiriamo alla felicità e ci sembra che solo il bene produca un frutto accettabile nella nostra vita. Non riflettiamo abbastanza sulla funzione insostituibile del negativo. Sulla consapevolezza che sorge dagli insuccessi, sulla forza che ci viene dagli ostacoli, sullo stimolo alla crescita che riceviamo dagli errori e dai nemici. Sul fatto che, come afferma Platone, “il vantaggio viene alle anime solamente attraverso dolori e sofferenze”.
Qualcuno effonde fiumi di eloquenza per sostenere, ad esempio, la dignità della persona, l’uguaglianza… Un altro si esprime in negativo, dicendo, magari, “sporco negro”. Ma quella espressione attiva in chi ascolta una rifocalizzazione valoriale, più efficace di quanta ne producano molti discorsi affermativi.
Il pensiero occidentale si è sviluppato su due tipi di razionalità, ambedue risalenti alla filosofia greca. La logica della non-contraddizione e la logica della contraddizione.
Per la non-contraddizione, ogni realtà coincide con se stessa: A è uguale ad A ed è, per ciò stesso, diversa da non-A. Un quadrato non è un triangolo. Se dico che sono triste, in questo momento e sotto un certo punto di vista, non posso essere felice. “L’essere è e non può non essere”, afferma Parmenide, padre di tale principio.
Per la contraddizione, invece, una cosa è, nello stesso tempo, se stessa e il contrario di se stessa. Ne deriva che A può essere uguale a non-A. Che un quadrato è anche un triangolo (ne contiene infatti due) e che posso essere, contemporaneamente, sia triste che felice. Si pensi a chi piange di gioia o a chi sorride con un cruccio in fondo al cuore, alla donna che soffre per le doglie del parto ma esulta per la nuova vita che sta generando. O si pensi a coloro che, per la situazione in cui si trovano, dovrebbero essere gioiosi ed invece sono tristi e viceversa. Così, puoi incontrare una persona annoiata in discoteca ed una serena in ospedale. “Dalle cose differenti – afferma Eraclito – nasce l’armonia più bella”. “Il negativo è insieme positivo”, gli fa eco Hegel.
Dal principio della non-contraddizione si è sviluppata la razionalità lineare, tipica della civiltà europea. La possibilità di definire le cose in modo univoco, distinguendo il vero dal falso. E’ scaturito l’ottimismo che ha reso possibile prima la scienza e poi la tecnologia.
Dal principio di contraddizione è sorta, invece, la dialettica. Il procedere antitetico in cui gli opposti si generano a vicenda. Dal male può anche nascere il bene come il male dal bene. “Tutto si genera per via di contrasti”, sostiene sempre Eraclito, padre della dialettica. Infatti, “la malattia rende dolce la salute, la fame rende dolce la sazietà e la fatica rende dolce il riposo”.
Si tratta di un principio più complesso di quello lineare ma ugualmente basilare e fecondo. Esso rivela il carattere critico e processuale della realtà e mette in luce il potere creatore del negativo. Il fatto che limiti e problemi, quando non ci distruggono, ci rinforzano.
Esco di casa tranquillo, il traffico mi rende agitato, m’impongo la calma e la riconquisto a fatica. Ecco un esempio di processo dialettico. Una situazione che si pone (la serenità iniziale), una che si oppone (l’agitazione), ed infine la risoluzione del problema ad un livello superiore, raggiungibile però solo grazie all’ostacolo.
E allora, quando sulla strada c’incontriamo col mostro, guardiamolo negli occhi, ringraziamolo. Egli lavora per noi. La maturità di un uomo corrisponde ai problemi con cui si è confrontato.

3 agosto 2007

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