HomePage

FILOSOFIA E BAMBINI

FILOSOFIA IN TUTTE LE SCUOLE
di Giuseppe Limone
(1)

Più filosofia per crescere

La scuola in questi anni è diventata, anche per una paradossale congiura bipartisan tra le forze politiche, un'urgenza nazionale. Si dicano perciò alcune cose scomode e inattuali.
Occorre oggi una vera epistemologia della complessità, che superi cronici vizi: il provincialismo dell'antiprovincialismo, la separazione fra i saperi e l'inconsapevolezza delle radici.
Elio Vittorini sottolineava che la cultura deve superare la vecchia contrapposizione fra saperi (umanistici e scientifici) per avviarsi a una nuova articolazione e a un salto di qualità. Certamente Vittorini non intendeva dire che i saperi umanistici dovessero essere accantonati per privilegiare i saperi scientifici.
Esistono, oggi, insieme col sapere tecno-scientifico, scienze epistemologiche e scienze dei valori.
Chi se ne accorge?

Eppure, basterebbe guardare con intelligenza a due vicende:

Come fare? Occorre snidare alcuni pericolosi equivoci.

Si dice che investire nel sapere è importante perché è un investire nella capacità d'innovazione del sistema e nella sua crescita (economica). Si gioca, in realtà, sul significato multiplo di sapere e di società civile. Dimenticando che il sapere è importante non solo perché, in quanto sapere tecnico-scientifico, serve a far crescere il sistema economico, ma anche, e forse soprattutto, perché, in quanto sapere valoriale ed epistemologico, dà strumenti critico-filosofici di fondo per orientare e dirigere la società degli uomini, le sue scienze e le sue scelte. Gli specialismi veramente maturi non possono non mirare oggi a una nuova frontiera, fatta di una rottura orizzontale e verticale. Rottura orizzontale, perché i saperi si aprono a nuovi nessi, che ritrasformano i saperi stessi di partenza. Rottura verticale, perché i saperi si aprono a nuove consapevolezze di orizzonte e di senso: metodologiche, epistemologiche e valoriali. Sfondamento orizzontale e sfondamento verticale che spalancano un nuovo modo di pensare, uno sguardo più profondo e più alto. Che non è più un lusso, ma una necessità. La scuola deve essere una funzione e un potere della repubblica e non un servizio. Perché la scuola è un grande strumento della società civile e della sua necessità di generare uomini civili. Oggi esiste una tendenza forte a produrre silenziosamente incultura.

Chi investe nell'incultura lavora, senza lasciar tracce, per la tirannia.

Si cerchino allora alcune cose, assolutamente inattuali:

I docenti sono i magistrati di una funzione civile, di valore pubblico: formare, educare, far pensare.

(Da Italia Oggi del 18 luglio 2006)

--------
(1) Ordinario di filosofia del diritto e della politica presso la seconda università di Napoli.

19 luglio 2007

HomePage