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FILOSOFIA E BAMBINI |
CONSIGLIO COMUNALE DEI BAMBINI DEL COMUNE DI FRATTAMAGGIORE di Pina Montesarchio
Ripensare la città....ripensare il mondo - La parola ai bambini…
Il Comune di Frattamaggiore,[1] allo scopo di favorire la partecipazione dei bambini alla vita collettiva, ha statutariamente previsto l’istituzione del Consiglio Comunale dei bambini formato da ragazzi frequentanti le classi IV e V elementare del Comune.
Il Consiglio Comunale dei Bambini avrà il compito di deliberare in via consultiva nelle seguenti materie: politica ambientale, sport, tempo libero, giochi, rapporti con l’associazionismo, cultura e spettacolo, pubblica istruzione, assistenza ai giovani e agli anziani.
Il programma di lavoro, sul quale verteranno le azioni e le iniziative del Consiglio Comunale dei Bambini, è incentrato sui seguenti punti:
1. mettere le questioni della città, rilevate dai bambini, al centro dell’agenda dell’amministrazione locale. Una scelta che significa avviare processi di sviluppo e di promozione del benessere della comunità, promuovere e facilitare la partecipazione consapevole della popolazione alle politiche del territorio;
2. avviare processi di progettazione urbana partecipata. Per garantire il successo delle iniziative tese alla sostenibilità urbana è essenziale la partecipazione attiva dei cittadini, in tutte le fasi del progetto. La partecipazione non si verifica automaticamente ma va perseguita con metodo come l’oggetto di un preciso processo di apprendimento. Dalle esperienze più consolidate e innovative in Italia e all’estero si osserva che il punto di partenza devono essere le bambine e i bambini stessi.
Ripensare la città....ripensare il mondo
La parola ai bambini…:
Ø Anche se sono piccolo, posso capire quello che mi rende triste oppure mi da gioia;
Ø Anche se sono piccolo, posso insegnare qualcosa agli altri;
Ø Anche se sono piccolo, posso pensare.
E noi adulti…
Ø Siamo disposti a rivedere le nostre scelte alla luce dei pensieri dei bambini…
Ø Di quale spirito si informa il nostro dialogare con i bambini?
Ø Oppure crediamo che i bambini non abbiano nulla da dirci, nulla di così importante da cambiare la nostra prospettiva di adulti?
Ø Pensiamo che l’infanzia sia una condizione di minorità?
Una relazione con la verità, così potremmo caratterizzare l’infanzia, più che una questione di anni vissuti. Si concepisce l’infanzia come una tappa, la prima della vita che, tra le altre caratteristiche, è considerata:
· esteriore rispetto al mondo adulto (l’infanzia è altro rispetto a chi la nomina e a chi la educa: l’adulto);
· potenziale (nel senso aristotelico dell’atto e della potenza, l’infanzia intesa come la possibilità di potersi realizzare in un tempo futuro, soprattutto l’infanzia intesa come ciò che l’educazione farà di essa: l’infanzia come niente in se stessa, niente in atto al momento, ma che può essere molte cose in un altro momento;
· materiale per sogni politici emanati dalla volontà dei legislatori o educatori (abbiamo educato l’infanzia per formare persone che ci permettano di avere un mondo migliore, più giusto, democratico, o qualsiasi altra pretesa adeguata ai tempi che ci tocca vivere su questa terra.)
Chiaramente si fa tutto per il bene dei bambini.
Con le nostre migliori intenzioni. Per proteggerli. Per assisterli. Perché crescano sani e in pace. Perché siano felici. Perché non siano quello che siamo noi, bensì quello che dovremmo essere. Perché ci aiutino a superare i nostri fallimenti e le nostre frustrazioni. Perché riscattino quello che non ci è riuscito di essere.
Con tutte queste buone intenzioni diamo loro le nostre risposte e non prestiamo molta attenzione alle loro domande. Ancora meno attenzione dedichiamo alle loro risposte.
Forse è il momento di dare un altro posto all’infanzia. Può significare una insospettata differenza smettere di rappresentarci l’infanzia come qualcosa di esteriore, smettere di considerarla come qualcosa che dobbiamo educare e considerarla come ciò che ci educa.
In fin dei conti non ci costa niente fare l’esercizio di ascoltare le loro domande e le loro risposte, di prenderle sul serio…[2]
Il Consiglio Comunale dei Bambini si delinea come progetto di grande valenza educativa per i bambini e gli adulti.
L’a priori di ogni relazione pedagogica è "ascoltare-la-voce-del-discepolo", la sua nuova storia, la sua rivelazione, ciò che porta la generazione senza possibile ripetizione, perché è unica. L’adulto sostiene e accompagna il bambino nella crescita, non a partire dal pro-getto paterno-materno, bensì a partire dal pro-getto filiale, meta-fisico, che si è rivelato nel silenzio del maestro.
Il maestro deve ascoltare la voce dell’infanzia, “lasciarla essere”, darle tempo. E, in questo “lasciar essere la voce del discepolo”, l’adulto avanza nel suo cammino di formazione.
Avviarsi ad assumere l’impegno di vivere l’esperienza del Consiglio Comunale dei Bambini vuol dire, per i bambini, avviarsi a riflettere su temi come “la giustizia”, “bene e male” “diritti e doveri” “moralità”.
Vuol dire promuovere nei bambini il bisogno di sentirsi liberi di pensare con la loro testa e, nel contempo, pone l'adulto, impegnato a vivere con i bambini l’esperienza del C.C.B. in una condizione privilegiata di formazione.
Vivere la prospettiva del bambino come un lasciarsi fermare/intrattenere, una battuta d’arresto per ripensare il mondo…con gli occhi di un bambino.
Invitiamo i bambini a immaginare di ricoprire il ruolo di Sindaco di Frattafratta, città della fantasia dove vivono, tra uomini, donne e bambini, 10.000 persone, nutrendosi dei prodotti del fertile suolo.
§ Per quale dei seguenti settori stabiliresti delle leggi e per quali, invece, lasceresti che ognuno decida liberamente?
Spiega il motivo della scelta.
Educazione dei ragazzi |
Cura dei malati e dei vecchi |
Trasporti |
Religione |
Commercio |
Tempo libero |
Sicurezza |
Moralità |
§ Quale modalità di lavoro privilegiare perché questo ragionare sia espressione del punto di vista di ogni componente del gruppo, sia esso bambino o adulto?
La Filosofia con i bambini è attività per avviare i bambini a vivere seriamente l’esperienza politica .
E’ avviare i bambini:
§ a “pensare da se stessi” –che è cosa diversa dal pensare a se stessi-,
§ a pensare in profondità,
§ a prendere posizione autonoma e motivata nei confronti delle questioni considerate.
§ a fornire buone ragioni a sostegno delle opinioni espresse.
Si possono avere tutte le opinioni che si vuole senza darne ragione.
Ma quelli che si rifiutano di dare ragione delle loro convinzioni non possono non essere considerati dogmatici, ostinati o arroganti. Sono gli uomini delle dittature, delle colonializzazioni, delle violenze, dei soprusi, dell’indifferenza.
Invece è molto importante essere in grado di dare ragione delle proprie opinioni se si vuole convincere gli altri a prenderle in considerazione o convincere se stessi del loro valore. Se gli altri non sono messi in condizione di comprendere perché la pensiamo in un certo modo, è facile che non daranno molto peso a quello che diciamo.
Nello stesso tempo, se non siamo consapevoli dei motivi per i quali esprimiamo certe opinioni, è abbastanza probabile che ci sentiremo insicuri di esse, per quanto potremo sostenerle con forza.
Naturalmente, non è sufficiente fornire una ragione qualunque a sostegno di una opinione: le ragioni devono essere anche buone ragioni.
La filosofia con i bambini:
§ E’ lavoro e confronto con idee e pensieri, (secondo un principio fondamentale del dialogo filosofico, ovvero la pariteticità tra gli interlocutori e la possibilità per ciascuno di modificare le proprie e le altrui convinzioni).
§ E’ individuare con chiarezza i problemi, delimitare le questioni, stabilire connessioni, creare ipotesi alternative non arbitrarie, ricercare soluzioni.
Il dialogo filosofico come esercizio del pensiero, rappresenta un obiettivo formativo soprattutto a livello di competenze trasversali.
§ saper individuare un nodo problematico:
§ saper organizzare il proprio pensiero in ordine ad una questione data:
§ saper esprimere il proprio pensiero;
§ saper sostenere le proprie idee;
§ saper riconoscere le ragioni dell’altro;
§ saper problematizzare eventi ed idee:
§ saper interrogare un testo;
§ disporre di più alfabeti;
§ imparare ad apprendere.
Non è un caso che Platone abbia indicato nei filosofi coloro che avrebbero dovuto guidare lo stato.
Essere un filosofo non significa semplicemente avere raffinati pensieri e neppure fondare una scuola…Consiste nel risolvere alcuni dei problemi della vita, non in teoria ma in pratica (H.D. Thoreau).
Il problema della filosofia è la consapevolezza del disordine nei nostri concetti e lo si può risolvere conferendo loro ordine(L. Wittgenstein).
I diritti dei ragazzi.
§ Possiamo considerare i diritti del bambino/ragazzo come un sotto-gruppo dei diritti umani in generale?
La questione dell'origine dei diritti umani è stata sollevata più di una volta nel corso della storia. Alcuni ritengono che essi siano di origine divina; altri ritengono che la natura sia la loro origine, altri ancora vedono i diritti umani come un prodotto della ragione umana (nel senso che hanno una auto-evidenza razionale). Infine altri indicano nella società la fonte del diritto.
Thomas Jefferson, nella Dichiarazione di indipendenza americana, si appella a due di queste fonti, ragione e natura: "Queste verità assumiamo come auto-evidenti: che gli uomini sono stati dotati dalla natura di certi diritti inalienabili, quali la vita, la libertà, la ricerca della felicità".
Similmente la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino", proclamata nella Francia del 1789, afferma:
§ art. 1: "Gli uomini nascono e vivono uguali nei diritti [...]",
§ art. 2: "Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprenscindibili dell'uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione".
Complessivamente, dal punto di vista strettamente filosofico, le diverse posizioni vengono classificate secondo le due linee di pensiero del giusnaturalismo e del positivismo giuridico. Ma, data la diversità di orientamenti, non c'è da sorprenderci se anche la questione dei diritti dei bambini/ragazzi può risultare alquanto controversa. Siamo abituati a ritenere che i bambini, raggiunta una determinata età, si vedono riconosciuti dalla società alcuni diritti (diritto al voto, diritti economici, diritto di guidare la macchina) e dai genitori (diritto di avere le chiavi di casa, di usare la macchina di famiglia).
Tuttavia è meno frequente sentir parlare dei diritti che i bambini possiedono in quanto bambini. Hanno di questi diritti?
E, se è così, quali sono?
Con quali argomentazioni i bambini possono sostenere la pretesa di avere diritti?
Che cos'è un diritto?
§ Nell'intervallo, l'insegnante lascia andare gli alunni al bagno, uno alla volta. Anche Emma, la bambina cieca, ha il diritto di andare al bagno?
§ L'intervallo è terminato ed Emma non è ancora andata al bagno. Ha, comunque, il diritto di andarci?
§ Per tutto il giorno Luca ha sognato un gelato. Andando a casa incontra una ragazza con un bel cono. Ha il diritto di prenderselo?
§ Luca non ha voglia di aspettare che il semaforo diventi verde e attraversa la strada col rosso. Ha il diritto di farlo?
§ A casa, mentre Maria sta leggendo una pagina del giornale, arriva il suo papà e le strappa il giornale dalle mani. Ha il diritto di farlo?
§ A cena si mangia tacchino arrosto. Maria ha diritto di averne un pezzo?
§ Bobby, il cane di Luca si sta facendo vecchio. Ha il diritto di vivere?
§ Maria guarda il padre che fuma e vorrebbe fumare pure lei. Ha il diritto di farlo?
Diritti e doveri.
§ Hai chiesto tu di nascere? Conosci qualcuno che lo ha fatto?
§ I tuoi genitori devono assicurarti cibo, vestiti e protezione?
§ Hai il diritto di dividere i pasti con i componenti della tua famiglia?
§ I tuoi genitori hanno il diritto di mangiare tutto senza lasciare niente per te?
§ Hai il dovere di essere grato ai tuoi genitori per quello che ti assicurano?
§ Ed essi hanno il dovere di esserti grati per qualche cosa?
§ Capita che qualcuno fa per te qualcosa che in realtà non farebbe se non fosse un suo dovere?
§ Ti capita di fare qualcosa per gli altri che non faresti se non pensassi che è un tuo dovere?
§ I bambini hanno il diritto di essere protetti dai sequestri?
§ I bambini hanno il diritto di essere protetti dalla fame e dalla malnutrizione?
§ I bambini hanno il diritto all'istruzione?
§ I bambini hanno il diritto ad una privacy?
§ I bambini hanno il diritto a farsi una loro opinione sulla squadra di calcio preferita? sui libri preferiti? sui Paesi preferiti? sulle religioni preferite?
§ I bambini hanno il diritto ad avere i propri amici?
§ I bambini hanno il diritto ad andare in bicicletta? Sulla propria bicicletta?
§ I bambini hanno il diritto di decidere da soli quali sono i loro diritti?
Qual è il senso della parola "bene"?
§ Maria: "Loro si preoccupano di fare il nostro bene".
§ Marco: "Puoi stare sicura che per loro sarà sempre un bene, qualunque cosa facciano".
E’ accaduto e ancora accade chiamare "libertà" la schiavitù o "ricchezza" la miseria se questo risulta utile a dimostrare che ciò che taluni fanno è bene.
Ma se le parole possono essere applicate come si vuole a qualsiasi cosa, allora chi ha potuto selezionare i significati che esse hanno attualmente? Qualcuno potrebbe rispondere che sono stati coloro che detengono il potere.
Significati di "bene" e "giustizia".
§ E' possibile che qualcuno faccia cose che chiama "bene" anche se queste cose risultano di fatto dannose per gli altri?
§ E' possibile che alcune persone facciano cose che quasi nessuno considera "bene" anche se queste cose risultano utili a tutti?
§ E' possibile che alcune cose non è giusto farle, anche se questo non reca danno a nessuno?
§ E' possibile che alcune cose è giusto farle anche se questo reca danno a qualcuno?
§ E' possibile che alcune cose non è né giusto né ingiusto farle?
§ E' possibile che alcune cose sono sempre giuste ed altre sempre ingiuste?
§ E' possibile che, se non è giusto per qualche altro fare certe cose, non è giusto neanche per te?
§ E' possibile che a qualche altro può sembrare giusto quello che a te sembra ingiusto?
§ E' possibile che in certi casi gli altri sappiano meglio di te quello che dovresti fare?
§ E' possibile che in certi casi tu sai meglio di qualsiasi altro quello che dovresti fare?
Una domanda per ri-sollevare il mondo
I politici hanno bisogno di una domanda per conoscere i problemi di un territorio, della gente. La domanda ci impone di riflettere, è una pausa tra ogni rapporto diretto con gli eventi, rapporto che implica sempre l'immersione nelle cose (il rapporto che corrisponde al vivere quotidiano), insegnando a rimanere, qualche volta, al di fuori di questo rapporto così stretto, discostandoci, rimanendo all'esterno, prendendoci un tempo, rispettando una pausa rispetto ai fenomeni.
Chiamiamo dubbio quella pausa a disposizione di un tempo di riflessione.
Quanto burro c’è in un minuto?
Domande buone, domande cattive.
Domande che meritano attenzione, domande che divertono, belle a dirsi come una filastrocca.
Ma le domande buone hanno energia, hanno forza come l’acqua che bolle e solleva il coperchio di una pentola sul fuoco.
Ugualmente una domanda, quando è “buona”, solleva il problema, ne scopre gli aspetti più oscuri, quelli taciuti e/o dimenticati.
Esempio:
Come fanno i bambini di un quartiere di periferia a raggiungere la scuola così distante?
1 |
Bambini accompagnati dai genitori |
2 |
Bambini trasportati con pulmino privato |
3 |
Bambini a piedi |
Il punto 3 rappresenta un bisogno.
Una domanda per ri-sollevare il mondo.
domanda
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ricerca –analisi della situazione-
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rilevazione dei bisogni
individuazione di possibili soluzioni
Capito il problema e la soluzione per risolverlo, il problema rimane?
Maria[3]: <<C’è bisogno di soldi per poter pagare il trasporto ai bambini che vanno a piedi, oppure per costruire una scuola nel quartiere.>>
Essere responsabili delle proprie azioni
Accettare la responsabilità per le proprie azioni non è facile, eppure è un passo importante verso l'autonomia personale. Rendersi conto di essere una persona in grado di scegliere di fare determinate cose e che queste azioni sono proprie è essenziale per sviluppare un senso di responsabilità per se stessi e per gli altri.
Non solo i bambini trovano difficile farlo. Anche noi adulti tendiamo ad incolpare gli altri quando compiamo azioni che sappiamo essere sbagliate o distruttive. La capacità di superare questa tendenza non è qualcosa che si raggiunge una volta per tutte, è qualcosa su cui tutti dobbiamo lavorare quotidianamente.
Il dialogo filosofico con i bambini per vivere un’esperienza politica pensata non come cosa straordinaria ma come pratica di un quotidiano vivere che sempre s’accompagna (o dovrebbe accompagnarsi) alla riflessione e alla responsabilità del proprio agire: è questo il significato del Consiglio comunale dei bambini che l’Amministrazione comunale di Frattamaggiore ha deliberato, con grande lungimiranza.![]()
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14 novembre 2005
[1] Pasquale Del Prete, Assessore Pubblica Istruzione, Città di Frattamaggiore, promotore del Progetto del Consiglio Comunale dei Bambini. Approvazione bozza regolamento in data 11/11/2005. Docenti referenti per il Progetto C.C.B: Sarnataro Giovanna, Lamberto Maria, Elena Incenso, Pina Montesarchio.
[2] W.O.Kohan Che cosa dice una domanda…e una risposta, in Vedi alla voce dialogo di M. Riemma e P. Montesarchio,. Morlacchi, Perugia, 2004
[3] Alunna di classe IV della Scuola Primaria del II C.D. “G.Mazzini”di Frattamaggiore: 12/11/2005¾ lezione di “filosofare”, dai Piani di discussione ripresi dal Manuale per gli insegnanti Philosophy Inquiry (A cura di Matthew Lipman, A. Margaret Sharp, Frederck S. Oscanyan) © IAPC - Montclair (USA)¾Traduzione e adattamento di Antonio Casentino.