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FILOSOFIA E BAMBINI |
EMOZIONI
di Rosalba Capasso(1)
come le vivo…come le comunico
L’esperienza è stata condotta con gli alunni di quinta Scuola Primaria II C.D. “G.Mazzini” Frattamaggiore nel periodo ottobre-novembre 2006, nel tempo di due ore settimanali in orario curriculare.
II lavoro si colloca nell’ambito del progetto “Il sole è di tutti” a cura della dott.ssa Pina Montesarchio, finalizzato a promuovere pari opportunità educativo-didattiche per tutti gli alunni, assumendo come base comune l’interrogazione esistenziale.
Quando con i miei alunni abbiamo iniziato questo percorso ero già impegnata in un lavoro di riflessione sulle emozioni, lavoro che consisteva nel tentativo di portare i bambini alla conoscenza delle proprie emozioni.
Lo scopo era quello di far comprendere quali sono i pensieri, le idee, le convinzioni che provocano l’emergere delle diverse emozioni.
Nel corso degli incontri i bambini hanno sollevato questioni come gli adulti, anzi è sembrato che lo facessero con più profondità e sensibilità.
Ho desiderato di ritornare alunna perché ho pensato di non aver avuto alla loro età la stessa opportunità.
Dicevo sempre “si” perché tutto quello che dicevano i grandi era detto bene, non immaginavo potesse esistere il contrario.
Così ho alzato la mano, volevo intervenire su una domanda difficile di Pina:
Ma in quel momento non ero l’alunna che sarei voluta essere, né l’insegnante che accompagnava i bambini nel loro ragionare: ero l’osservatore e basta.
Sono stata combattuta dal desiderio di intervenire, e l’impegno assunto di osservare in silenzio.
Ho ripreso il vecchio detto “non si può non comunicare”, l’ho sostituito col “non si può non partecipare”.
ll lavoro ha preso spunto da una lettura in cui un certo malessere si manifesta nella protagonista, poco considerata dal gruppo dei coetanei, spesso derisa.
Questa mattina la signora maestra ci ha detto che faremo una recita per tutta la scuola. Quando ha assegnato le parti, ero sicura che non ne avrei avuta una. Poi ha detto: “E ora, Elfie, una parte per te!”
Ho detto a me stessa: “Evviva! Ci sono anch’io! Evviva! Sono nello spettacolo!”
“Tu sarai la porta” ha detto.
Prima che potessi dire una parola Sergio ha detto: “Signora maestra, posso chiuderla?”
Era proprio quello che mi ci voleva.
La scuola, bah!
Domande
Davide: perché Elfie era sicura di non avere la parte?
Vito: Elfie perché conclude dicendo la scuola bah?
Ciro: perché Elfie non capisce la scuola?
Ilenia: Perché Elfie non dà un nome alla maestra?
Francesco: Perché Elfie dice era quello che mi ci voleva?
Filippo: perché Elfie non si accontenta della parte che ha avuto?
La domanda di Davide fa emergere il tema dell’insicurezza, quando non ci si sente preparati.
Quali emozioni sentiamo quando ci sentiamo in situazioni che pensiamo di non sapere affrontare?
Parlano i bambini
Come risolviamo questo problema?
La domanda di Ilenia rappresenta un invito a riflettere sui rapporti formali e informali. I bambini stabiliscono che il rapporto formale produce:
Discutiamo prima e poi rappresentiamo con disegni, i luoghi dell'insicurezza.
I luoghi dei sensi di colpa
Francesco: quando una persona fa una cosa, ma sa che è sbagliata. Quando un tuo compagno si fa male e tu non lo soccorri, poi finisce in ospedale e tu senti un senso di colpa.
Il senso di colpa è di chi sa come ci si comporta?
Filippo: Il senso di colpa aumenta se ci sono conseguenze gravi.
Francesco: Non sono d’accordo, se sai che possono essere conseguenze gravi allora presti aiuti, altrimenti no? Un aiuto va prestato indipendentemente dalle conseguenze.
Chi ha impresso nella nostra mente e nel nostro cuore la scritta
“Devi comportarti così”?
Gabriella: Secondo me crescendo, non tanto le persone, sono le esperienze, vivendole, capisci piano cosa devi fare.
Domenico: Gesù…è Lui che ci dice cosa è giusto, Lui ci ha dato la vita.
Carlo: Dai familiari che vediamo ogni giorno, perché il tempo che passiamo con loro è tanto.
E’ una questione di tempo?
Filippo: Dalle persone che danno buoni consigli.
Filippo: Non possiamo fermarci a un solo consiglio, dobbiamo ascoltare tanti consigli per poi capire quello che è buono per noi, metterli in pratica.
Non immaginavo che bambini di 9 anni riuscissero con tanta chiarezza a rilevare le varie espressioni del senso di colpa. Sono seduta in cerchio con i bambini, alzo mano, anch’io avverto il bisogno di intervenire sui sensi di colpa.
Il senso di colpa:

Quando ti accorgi che a te tocca un privilegio che altri non hanno…
Un esempio?
Maria spiega che se in seguito ad un incidente lei non riporta danni mentre un'amica viene portata in ospedale, lei oltre a dispiacersi per l'amica vive il senso di colpa del privilegio d'essersi salvata.
Francesco dice che se un fidanzato capisce che non sta più bene con la sua fidanzata, non la lascia perchè avverte un senso di colpa…poi però passa il tempo e il senso di colpa, e lui non sa più come liberarsene.
L'esempio riportato da Francesco diverte tutti.
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(1) Docente di Scuola Primaria presso il II C.D. “G.Mazzini” Frattamaggiore, laureata in Psicologia.
(2) Nel progetto “Il sole è di tutti”, referente Pina Montesarchio, deliberato dal collegio dei docenti del II C.D. “G.Mazzini” di Frattamaggiore nell’A.S. 2006/’07, si legge: “…Gardner aveva prospettato una nona intelligenza riconoscendole il piano esistenziale. La mia idea è che questa intelligenza sia terreno comune di tutti i bambini e i ragazzi. Tutti i bambini si chiedono "perchè". Ma non tutti i bambini sanno relazionare oppure possiedono un codice linguistico abbastanza ampio tale da poter tradurre in parole i propri perchè. Utilizzare la modalità di lavoro del filosofare come "lente di ingrandimento" per vedere a distanza ravvicinata le altre intelligenze, per rilevare i punti di forza di ciascun bambino, come ricchezza di linguaggio oppure capacita di vivere il confronto con l'altro, per elaborare ipotesi di bridging, cioè di ponte, tra un punto di forza e un punto di debolezza individuato in un alunno, e prospettare possibili interventi didattici mirati a recuperare le lacune emerse…In una prospettiva che pensa la pratica didattica come pratica formativa, si delinea la necessità di costituire, all'interno della scuola, uno spazio di ricerca, che coinvolge in questo ripensamento docenti e genitori, che ripensa l'attività didattica e si interroga su problematiche condivise e non , ne prospetta la soluzione. Spazio che assume la filosofia come metodo di ricerca a partire dal filosofare con i bambini. Il progetto rappresenta un’ipotesi di formazione docenti, in un clima di partecipazione/socializzazione di esperienze didattiche, facendo riferimento a un docente esperto interno alla scuola. L’ipotesi progettuale si carica di una grande ambizione: declinare le voci partecipazione e socializzazione di esperienze secondo uno spirito di profonda cooperazione educativa: pratica comune agli alunni, ai genitori e ai docenti, così dovrebbe essere!”.
(3) M.Lipman, Elfie, Liguori 2000, pag.6
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