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FILOSOFIA E BAMBINI


Filosofia con i bambini, quale formazione di Pina Montesarchio Raccogliere voci…

 

La filosofia ha un impegno con l’infanzia, con qualsiasi persona aperta alla possibilità di un altro modo di esistere. La filosofia è una scommessa contro il pensiero affermativo, nelle cose che oggi appaiono più ovvie, naturali e normali. Mostra ciò che è problematico nei nostri stili di vita sociali, apre la nostra esistenza all’esperienza del non pensato, rende il cammino favorevole a una nuova esistenza.

Così ci educhiamo nella filosofia.

Fare filosofia è un esercizio che deve coinvolgere tutti perché vale la pena di pensare un mondo in cui tutti possano essere artefici dei loro pensieri, sostenitori dei loro esercizi di pensiero, creatori di ciò che pensano![i]

Ritengo la pratica di dialogo filosofico attività che problematizza argomentativamente in modo critico.

Di seguito i nodi che, a mio giudizio, rendono filosofica una didattica:

¨     un io cosciente (l’alunno); non è banale pensare che occorra riflettere sull’io cosciente come soggetto che deve essere messo in grado di aprirsi alla domanda;

¨ una domanda che va fatta nascere (e che porta inscritta in sé il desiderio definitorio dell’io, il “che cosa è” greco, non quello pirandelliano);

¨    un intento dell’io pensante rappresentato dalla risposta con valore veritativo (sono proprie della filosofia infatti l’aspirazione all’universalità e la tensione verso la totalità, intesa non tanto come somma, ma come orizzonte a cui riferire gli oggetti filosofici);

¨    una continua apertura dell’io che, riflettendo sul suo pensare, si ponga la domanda sul significato del suo indagare;

¨      un momento fondante: la dotta ignoranza, il saper di non sapere, lo stupore;

¨     un procedimento: lo sviluppo critico-argomentativo che nulla presuppone e che tutto mette in discussione attraverso un metodo confutativo;

¨      un metodo interiore: il dubbio;

¨    uno scopo: dare un senso alla propria e altrui esistenza, con tutte le implicazioni che ciò comporta, di ordine politico, etico, pratico, ecc...

Prendere in esame le coordinate su cui poggia la filosofia rappresenta la via più corretta per costruire una scuola di spirito filosofico dotata.

Spetterà poi alla professionalità del docente trovare le strategie più adatte perché il suo lavoro in classe con i bambini abbia questa valenza.

Filosofia con i bambini, quale formazione è il nome che da il titolo alla mia proposta di formazione docenti della Scuola Primaria,[ii] accolta favorevolmente, in questi anni, da più scuole della Campania.

 

Finalità del corso

¨     Apprendere competenze e tecniche per favorire nei bambini l'avvio alla riflessione filosofica a partire dalle loro domande spontanee sul mondo.

 

Momenti di riflessione

¨   Socrate, una provocazione a pensare.

¨     Cosa significa pensare?

Che cosa penso?

Come lo esprimo?

Potrei dirlo anche…

¨      Come può una parola significare qualcosa?

Dietro queste parole

Queste immagini,

Questi suoni…

Quali pensieri?

¨   Il legame domanda/risposta

La formulazione della domanda,

la formulazione delle ipotesi.

Il confronto e l’arte dell’intendersi.

Una domanda, tante  risposte.

Ogni risposta, un punto di vista…

Oltre la risposta, altre domande…

Quando una domanda può definirsi filosofica?

¨     L’importanza del dialogo.

¨     La costruzione della comunità di ricerca.

¨     Il ruolo dell’insegnante facilitatore.

¨    La scelta e l’uso del materiale, strutturato e non, per l’attivazione di una sessione di ricerca.

¨      Il piano fisico del testo, il piano metafisico della discussione: esempi di discussione.

¨     Le sette regole dell’arte di ascoltare.

¨    Noi educatori, mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri.

¨     L’importanza epistemologica e pedagogica dell’errore.

¨      Rappresentare il pensiero: la costruzione di mappe concettuali.

 

La recente esperienza di formazione docenti nel I Circolo Didattico di Cava dei Tirreni ha coinvolto 20 insegnanti di scuola primaria.

Nel dibattito sono emerse alcune rilevanti questioni di ordine pedagogico:

¨     Il dialogo filosofico non si può curriculare bensì attraversa il curriculare in tutti i momenti della vita scolastica.

¨     Il dialogo filosofico non trova spazio in un team docenti che si connota per una forte incongruenza didattica.

¨     Il dialogo filosofico permea la relazione educativa, la rende autentica, il suo significato e il suo valore sta interamente in essa.

¨    Fare filosofia con i bambini favorisce la riflessione in un'ottica metacognitiva.

¨     La pratica didattica è pratica di formazione adulti, in particolare per quel che attiene le pratiche didattiche che privilegiano l’interrogazione esistenziale.

¨      Fare filosofia con i bambini pone l'adulto in una condizione privilegiata di formazione.

¨    Il dialogo filosofico educa alla resistenza, alla ribellione contro ogni forma di potere indiscusso. Se la scuola sia pronta a vivere queste risposte e a promuoverle…è un problema aperto.

 

Il corso è terminato stringendo tutti i partecipanti intorno a una riflessione:

¨      fare filosofia con i bambini è vivere un’altra relazione educativa che trova nel NON SAPERE e nell’ ASCOLTO la sua espressione più alta.

Come un sentiero che apre lo sguardo a spazi più aperti che si intravedono in lontananza, questioni aperte  aprono la via a nuovi scenari e impongono di ripensare seriamente il fare scuola sul piano metodologico-didattico.

 

¨   Dare al bambino risposte a domande che non si è mai posto, oppure dirgli con quali domande deve interrogare se stesso, la vita e il mondo?

 

Se fare domande è fare sapere…[iii]

 

L’idea di amicizia nelle domande dei bambini[iv]

Olimpia: Che cos’è l’amicizia?

Leandro: Amicizia è tutto?

Sossio: E’ bella per tutti?

Alessandro: Com’è l’amicizia?

Giuseppe: Come si forma l’amicizia?

Enza: Amicizia è volersi bene?

Pasquale: L’amicizia è uccidere?

Mario: Amicizia è guerra?

Iolanda: L’amicizia deve essere per forza voluta da tutti?

Vincenzo: E’ l’amicizia che ci fa vivere insieme?

Antonio: Perché esiste l’amicizia?

Annarita: Da dove viene l’amicizia?

Elio: Amicizia porta amore tra due persone?

Antonio: Amicizia è solo stare insieme?

Ilena: Con l’amicizia si comunica?

Miriam: Perché l’amicizia non dura?

Pasquale: Amicizia è stare sempre vicino?

Nunzia: Perché se fra due persone c’è amicizia, poi finisce?

Andrea: C’è ancora l’amicizia?

Jolanda: L’amicizia è eterna?

Giuseppe: L’amicizia è un obbligo?

Andrea: Se l’amicizia ha uno scopo qual è?

Luigi: A cosa serve l’amicizia?

Vincenzo: Cosa ci fa capire l’amicizia?

Gianfranco: Se l’amicizia è importante per noi, cos’è importante per l’amicizia?

Mina: E’ stato importante questo lavoro, abbiamo scoperto tante cose sull’amicizia.

Nunzia: Abbiamo detto cose che ci fanno riflettere.

Vincenzo: Siamo stati insieme a farci domande, abbiamo VISSUTO l’amicizia.

 

L’idea di uguaglianza nelle domande di bambini[v]

Miriam: Com’è l’uguaglianza?

Leandro: Da cosa si riconosce l’uguaglianza?

Vincenzo. In cosa dobbiamo essere uguali?

Maria: Perché l’uguaglianza vale solo per alcune persone?

Ilena:L’uguaglianza esiste davvero?

Enza: L’uguaglianza è amore?

Miriam: L’uguaglianza è pace?

Valentina: Come fa l’uguaglianza a rendere uguali le persone disuguali?

Arcangelo: Se l’uguaglianza viene pensata nel modo sbagliato cosa succede?

Maria: L’uguaglianza è guerra?

Pasquale: L’uguaglianza è violenza?

Leandro: Cosa succederebbe se l’uguaglianza non esistesse?

Arcangelo: L’uguaglianza produce dolore?

Raffaele: L’uguaglianza è morte?

Ilena: L’uguaglianza è disubbidire?

Vincenzo: L’uguaglianza esiste in un modo o in tanti modi?

Arcangelo:L’uguaglianza vive nella povertà? E’ nella disuguaglianza che si pensa a costruire l’uguaglianza?

Alessia: L’uguaglianza si maschera?

Maria: Come si crea l’uguaglianza?

Domenico: Com’è nata l’idea di uguaglianza?

Marco: Perché dovremmo essere tutti uguali?

Francesco: Che significa essere uguali?

Annalisa: Se siamo uguali fisicamente siamo uguali in tutto?

Vincenzo: Come possiamo far vivere l’uguaglianza?

Christian: Cosa porta l’uguaglianza?

Antonio: L’uguaglianza vive nel tempo?

Francesco: Il significato di uguaglianza è cambiato col tempo?

Christian: Allora il significato di uguaglianza cambierà ancora in futuro?

Domenico: Grazie a tutte queste domande abbiamo raccolto informazioni per sapere cos’è l’uguaglianza?

 

¨   Quali altri sentieri di ricerca hanno saputo delineare i docenti impegnati in altre esperienze di filosofia con i bambini?

¨   Quanti saranno?

¨  In quali altri luoghi sono impegnati a “filosofare”?

La loro testimonianza risulta preziosa.

E’ tempo di raccogliere le cento/mille voci dei docenti della Campania! * * *


[i] Kohan Walther Omar, Infanzia e Filosofia, Ed. Morlacchi, Perugina, 2006.

[ii] Un corso di formazione come occasione per portare, restituire, ad altri docenti, la mia esperienza sul campo. Nella prima parte del Discorso sul metodo Cartesio scrive: “Non intendo dunque insegnare qui il metodo che ciascuno deve seguire per ben giudicare la propria ragione, ma solo far vedere in che modo ho cercato di guidare la mia.. propongo questo scritto solo come una storia, o se preferite come una favola, nella quale, accanto ad alcuni esempi che si possono imitare, se ne troveranno forse anche molti altri che a ragione non verranno seguiti.” Le sessioni di dialogo con i bambini rappresentano una realtà che più è analizzata e più è svuotata, Si tratta, infatti, di vivere direttamente con i bambini l’esperienza del filosofare. Il rischio è di banalizzare il momento nel riferirlo. Già Nietzsche, ne “Il viandante e la sua ombra” nell’edizione del 1886 di Umano, troppo umano, scrive: “Un dialogo che nella realtà delizia è, se trasformato in scrittura e letto, un quadro con prospettive del tutto false: tutto è troppo lungo o troppo corto.” Resta in me, tuttavia, l’esigenza di testimoniare.

[iii]Aristotele puntualizzò alcune categorie della realtà, che potremmo così schematizzare:

  1. essere il ciò che qualcosa è= (sostantivo)       

  2. essere di una certa quantità=(aggettivo quantitativo)  

  3. di una certa qualità=(aggettivo qualificativo)   

  4. in una certa relazione=(aggettivo comparativo)          

  5. in qualche luogo= (avverbio di luogo) 

  6. in qualche tempo=(avverbio di tempo)           

  7. in una certa posizione=(avverbio intransitivo) 

  8. avere qualcosa= (inteso come habitus)         

  9. fare qualcosa=(verbo attivo)  

  10. subire qualcosa= (verbo passivo)

1          [103b] Dopo di ciò bisogna dunque definire i generi dei predicati, nei quali sono presenti i quattro predicati sopraddetti. Essi generi sono, quanto al numero, dieci: essere il ciò che qualcosa è, essere di una certa quantità, di una certa qualità, in una certa relazione, in qualche luogo, in qualche tempo, in una certa posizione, avere qualcosa, fare qualcosa, subire qualcosa. E infatti sempre l’accidente e il genere e il proprio di qualcosa e la definizione saranno compresi in uno di questi predicati, dato che tutte le posizioni costituite mediante questi ultimi indicano o il ciò che qualcosa è o l’essere di una certa quantità, o qualità, o qualcuno degli altri predicati.

         È chiaro dalle cose stesse che chi indica il ciò che qualcosa è qualche volta indica l’essere, qualche volta l’essere di una certa quantità, qualche volta l’essere di una certa qualità e qualche volta qualcuno degli altri predicati. E infatti quando, essendo proposto un uomo come oggetto, uno dica che l’oggetto propostogli è l’uomo o vivente, dice il ciò che è e indica l’essere di quello. Quando invece, essendo proposto come oggetto un colore bianco, uno dica che l’oggetto propostogli è bianco o colore, dice il ciò che è e indica la qualità. E ugualmente anche se, essendo proposta come oggetto una grandezza di un cubito, dica che l’oggetto propostogli è una grandezza di un cubito, dice il ciò che è e indica la quantità, e parimenti per le altre cose; infatti ciascuna delle simili cose, sia che si dica essa di se stessa, sia che di essa si dica il genere, essa indica il ciò che è; quando invece essa si dica di altro, allora non indica il ciò che è, ma la quantità, la qualità o uno degli altri predicati. Aristotele, I Topici, Loffredo, Napoli, 1974, pagg. 93-94

[iv] Alunni di 4° II C.D. "G.Mazzini" – Frattamaggiore – A.S.2005/2006.

[v] Alunni di 4° II C.D. "G.Mazzini" – Frattamaggiore – A.S.2005/2006.

 

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