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FILOSOFIA E BAMBINI


FILOSOFIA  CON  I  BAMBINI:  COME  E  PERCHE’ di Mirella Napodamo

(Mirella Napodano)

 

E’ innegabile che la società contemporanea faccia registrare da qualche tempo una domanda non convenzionale di riflessione filosofica, connessa al bisogno di conferimento di senso ad una realtà sempre più frammentata e spersonalizzante. Questa esigenza è all’origine di varie iniziative spontanee, sorte recentemente un po’ ovunque, come  i café philo – maggiormente diffusi in Francia – i laboratori di  filosofia nelle carceri, nelle Università del tempo libero, ecc. Non c’è dubbio che la filosofia, come scienza dei nessi, contribuisca in maniera molto significativa ad incrementare le attività di life-long learnig e a rendere più pregnanti i percorsi di formazione degli adulti, senza peraltro richiedere – nella forma tematico-colloquiale adottata in questi casi - il possesso particolari prerequisiti culturali da parte dei partecipanti.

In ambito scolastico, l’impulso a precocizzare la riflessione filosofica è pervenuto in Italia dagli USA, (dove i corsi di filosofia sono riservati all’università) ad opera di Mattew Lipman, docente di Logica presso la Montclair State University. Così ha preso vita il movimento Philosophy for Children, che ha promosso anche in Europa già da alcuni decenni la precocizzazione di percorsi di Logica - dalla scuola materna al primo biennio delle  superiori – attraverso attività dialogiche da svolgere sulla scorta di brevi racconti scritti dallo stesso Lipman, con lo scopo di incrementare nei giovanissimi lettori operazioni mentali di carattere prevalentemente logico  (classificazioni, seriazioni, inferenze, ecc.) mediante un piano di discussione prestabilito. Il programma ha avuto vasta diffusione internazionale.

Il laboratorio di Filosofia con i bambini della Scuola Primaria Creature variopinte (l’espressione che dà il titolo al volume di Mirella Napodano Iandoli , ed. ANICIA, è presa dalla Repubblica di Platone)  si colloca in questo filone culturale, caratterizzato dalla promozione di un pensiero complesso, multilogico e multiprospettico, ma propone agli alunni della scuola primaria la riflessione filosofica, oltre che su percorsi di logica, anche e soprattutto su temi teoretici ed etici, estetici, ermeneutici - privilegiando la produzione letteraria di ambito italiano ed europeo - con l’intento di stimolare il pensiero narrativo, la riflessione metacognitiva e l’esperienza autobiografica. Il dialogo in classe non è influenzato da piani di discussione prestabiliti né da una maieutica pilotata, piuttosto si ispira al midrash ebraico, per i caratteri di libertà, democrazia e assoluta parità tra i dialoganti.

Sul piano metodologico, il laboratorio filosofico Creature variopinte privilegia la strategia del cooperative learning sia per l’interazione e la cooperazione linguistico-cognitiva tra pari che per il tutoring esercitato dagli alunni stessi - in maniera del tutto spontanea e colloquiale - nei confronti dei compagni in difficoltà di apprendimento (sono stati già documentati apprezzabili risultati con un alunno dislessico). Il ruolo del docente all’interno del gruppo classe (che ben presto assume i caratteri della comunità di apprendimento) si identifica con quello di tutor/facilitatore dei processi dialogico-argomentativi e delle stesse dinamiche emotive degli alunni, nei confronti dei quali si intende tra l’altro realizzare una vera e propria alfabetizzazione emozionale (Goleman 1994).

Gli argomenti su cui incentrare le discussioni nelle sessioni di attività dialogica (assimilabili ad Unità di apprendimento individuali e di gruppo) sono ripartiti in tre moduli, senza che intercorra tra essi alcuna propedeuticità prestabilita:

  1. Modulo A: I percorsi speculativi “Nel paese delle meraviglie”

  2. Modulo B: I percorsi identitari “Attraverso lo specchio”

  3. Modulo C: I percorsi prosociali “I care”

L’attenzione degli alunni viene convogliata su brevi testi-stimolo costituiti da fiabe di magia, miti greci, narrativa classica; la selezione dei brani ha per scopo – tra l’altro - la promozione della lettura individuale e collettiva come piacere emotivo-cognitivo e la cooperazione interpretativa del testo (U. Eco: Lupus in fabula). Talvolta la discussione si svolge anche su brevi frasi-stimolo di personaggi famosi, sulle quali si esercita il brainstorming. Ciò consente di collegare intimamente la riflessione filosofica ai percorsi disciplinari, di cui essa viene ad operare un’efficace mediazione trasversale, fino a costituirne il comune sostrato concettuale e metacognitivo in un’ottica transdisciplinare.

Il laboratorio “Creature variopinte” prevede l’utilizzo simultaneo di tutti i linguaggi, in un approccio olistico, per la valorizzazione dell’autoespressione corporeo-cinestetica (teatro-danza, musica), linguistico–cognitiva (scrittura e lettura creativa) ed espressiva (attività grafico-pittorico-plastiche) connessa ai percorsi identitari di ciascuno. Inoltre, l’attività laboratoriale si giova delle modalità di comunicazione digitale per la cooperazione a distanza con scuole partners italiane ed europee (nel qual caso è previsto l’utilizzo dell’inglese come lingua veicolare) e della sistematica  documentazione pedagogica delle attività svolte.

 Molti degli aspetti metodologico-didattici fondanti del laboratorio filosofico sono connessi alla Riforma Moratti: innanzitutto, l’approccio olistico, che risponde al principio della “sintesi e dell’ologramma”, per cui gli obiettivi specifici dell’apprendimento – approfonditi mediante il dialogo filosofico - non sono mai “rinchiusi su se stessi, ma sono sempre un complesso e continuo rimando al tutto.”

Anche gli obiettivi generali del processo formativo proposti in Creature variopinte sono in piena sintonia con quelli delineati nelle Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati nella Scuola Primaria, in particolare per quanto concerne:

  • valorizzare l’esperienza individuale attraverso la riflessione metacognitiva, facilitando il percorso dal mondo delle categorie empiriche a quello della formalizzazione;

  • favorire – attraverso la pratica dialogica -l’esplicitazione delle idee e dei valori presenti nell’esperienza personale;

  • apprezzare il valore della diversità nella dialettica identità/alterità;

  • potenziare il valore della corporeità nella crescita individuale;

  • praticare l’impegno personale e la prosocialità.

Ulteriori elementi di sintonia sono rinvenibili nella formulazione degli Obiettivi Specifici di Apprendimento e nell’impegno per la documentazione pedagogica, ed in particolare per la redazione del portfolio delle competenze, che in Creature Variopinte assume la connotazione di una narrazione  autobiografica delle tappe più significative del percorso formativo (diario di bordo, memorie di gruppo, produzione di metafore, conversazioni registrate, mappe cognitive, elaborati ludico-grafici, griglie di comprensione, questionari di verifica, ecc.), favorendo il massimo coinvolgimento e la responsabilizzazione personale di ciascun alunno.

In tal modo, Creature variopinte assume la connotazione essenziale di un laboratorio di metacognizione pienamente attuabile nella prassi scolastica quotidiana, senza bisogno di particolari adattamenti organizzativi in termini di spazio (è sufficiente un setting ottenuto disponendo i banchi a cerchio) e di tempo (sono sufficienti 2 ore settimanali di discussione filosofica e più o meno altrettanto per i laboratori concernenti i linguaggi verbali, non verbali e digitali). Non occorrono particolari attrezzature didattiche oltre a quelle di cui normalmente ogni scuola è dotata, in particolare sul piano multimediale e informatico.

Infine, il volume Creature variopinte si presta ad essere utilizzato sia come guida didattica per l’avvio e l’implementazione dell’esperienza di Filosofia con i bambini nella Scuola Primaria (attingendo anche all’ampia documentazione pedagogica allegata in Cdrom)  che come manuale di formazione in servizio per i docenti, per l’attuazione della didattica laboratoriale nel contesto della Riforma Moratti. Infatti, entrambi i percorsi formativi sono fondati sull’utilizzo delle medesime strategie laboratoriali, in virtù del principio che il training formativo deve essere prima sperimentato soggettivamente dal docente per poter poi essere impiegato con efficacia nella prassi laboratoriale.

 

 

 21 marzo 2005

 

 

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