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FILOSOFIA E BAMBINI


domanda - Una domanda e tutto intorno ad essa la vita di Pina Montesarchio

Nelle nostre città, difficili e amare occorre riscoprire l'antica pratica del filosofare: sentinella contro l'indifferenza e la noia, il fanatismo e il nichilismo

 

La domanda è davvero una domanda se è senza risposta.

La domanda ha bisogno del tempo dilatato e lento della riflessione, in cui riscoprire l'infanzia dell'intelletto, in cui si è disposti a prendere congedo dalle cose passate, a ricominciare sempre da capo, emancipandosi dalle preoccupazioni della velocità, dell'efficienza a tutti i costi, dell'antagonismo, del godimento narcisistico autoreferenziale.

Provare stupore, meraviglia di fronte all'ovvio e all'insolito, provare spaesamento e destabilizzazione, guardare le cose dal punto di vista di ciò che è possibile e ancora non c'è, che può non avere radici preesistenti, sospendere nel silenzio le verità, non disporre di certezze da cui partire, mettere in questione tutto, lo scacco di fronte all'abisso del non conosciuto, del silenzio e dell'indicibile, disattendere le aspettative, guardare sotto una luce diversa ciò che è scontato, creare mondi possibili di senso, ridescrivere il mondo e se stessi a partire da tracce esistenti nella memoria e nel linguaggio.

Partire dalle proposte e dalle idee degli altri, da parole dette o da testi scritti e discutere, confutare e criticare, comunicare e argomentare. Riflettere e ragionare insieme è una grande risorsa: si moltiplicano le opportunità per tutti di conoscere e di ricercare. Dove si accendono più luci per guardare, vi è l'opportunità di vedere più cose e si rischia meno di inciampare in ostacoli imprevisti.

Quando si discute insieme, in gruppo, il pensiero circola e si distribuisce tra le persone che ragionano e discutono; ciascuno parte da se stesso e da quello che dicono gli altri in modo circolare e continuo, ha molte più opportunità di quante non ne abbia da solo di aprire o chiudere orizzonti, di percorrere sentieri, di navigare e viaggiare tra isole di pensieri e di immagini, di concetti e di metafore, tra poesie e ragionamenti.

Socrate privilegiava la ricerca vivente attraverso la relazione comunicativa. Si andava a cercare le persone in piazza o le andava a incontrare per strada, nelle case di amici, nei tribunali e così via. Nell'epoca del villaggio globale della comunicazione, dell'industria culturale, di internet, della televisione onnicomprensiva, è anacronistica un'esperienza di filosofia in gruppo attraverso l'oralità?

Promuovere la riflessione filosofica al di fuori delle istituzioni tradizionali, valorizzando l'incontro libero tra le persone quando i volti si incrociano con una intensità che vuole andare oltre l'esistenza anonima: quella del si dice e del si fa?

Vi sono delle condizioni per fare un'esperienza di filosofia che necessariamente contemplano il rispetto delle regole procedurali del comunicare razionale e democratico, tollerante ed aperto, rispettoso dell'altro e disponibile all'ascolto.

Occorre garantire un clima di autenticità e di serenità, bandendo pregiudizi e antagonismi personalistici; occorre garantire il rispetto delle idee di tutti, assicurare impegno all'ascolto attento, orientare i discorsi alla moderazione, anche nella forma e nel tono, evitare alterazioni e non consentire violenze verbali.

La distribuzione della parola ai partecipanti, la chiarezza, la semplicità, la franchezza nell'esposizione, l'impegno a dare ragione argomentata delle proprie affermazioni, a rendere controllabili, criticabili pubblicamente le proprie idee, disponibilità alla problematizzazione, a non essere dogmatici, ma disponibili al cambiamento, ad accettare il dubbio e l'errore.

Le procedure regolano solo in parte il discorso, attraverso il contenuto delle regole enunciate, ma esse non garantiscono mai automaticamente i loro effetti senza l’adesione del gruppo e di ciascuno. Impegno, ascolto, fiducia, rispetto, tolleranza, sono attitudini finalizzate a tradurre valori, senza i quali il dibattito filosofico è impossibile.

Ma questa etica comunicazionale non concerne solo il rispetto delle persona. È necessario sottomettersi all’esercizio della ragione, al "miglior argomento" (Habermas), alla ricerca della verità. Perché è possibile, a livello di procedura, scambiarsi democraticamente delle banalità o dei pregiudizi. È possibile, a livello di processi, discutere con piena fiducia in un gruppo e nel rispetto delle persone senza che ci sia un lavoro concettuale. Perché il dibattito sia filosofico, è necessaria un’esigenza intellettuale: "sapere di cosa si parla e se ciò che si dice è vero". Cioè mettere in opera, su nozioni e problemi fondamentali dei processi di concettualizzazione, di problematizzazione, di argomentazione. Il gruppo è in questo senso una comunità di ricerca, in cui si osa proporre senza mai imporre, in cui si ha bisogno degli altri per modificare il proprio pensiero.

È infine un luogo dove la riflessione filosofica può interpellare i soggetti volontari che si sottomettono all’esercizio della ragione e della critica, e attraverso di loro, interpellare la città, come una parola vera, garantendo la qualità razionale dei dibattiti, di cui il discorso democratico, che si alimenta dell’argomentazione, ha proprio bisogno per recuperare credibilità.

Nelle nostre città, difficili e amare, dove spesso gli intellettuali stanno “arrocati”, intendendo la riflessione filosofica esperienza per privilegiati, quasi una sorta di status simbol, occorre riscoprire l'antica pratica del filosofare come strumento creativo per affrontare il quotidiano e la filosofia deve ritrovare una sua nuova dimensione: sentinella contro l'indifferenza e la noia, il fanatismo e il nichilismo.

11 aprile 2005

 

 

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