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FILOSOFIA E BAMBINI |
FRATTAMAGGIORE (04) - convegno filosofia coi bambini - RELAZIONE di Umberto Landi
Mi interessa e mi intriga molto tutto ciò che da alcuni anni viene definito ‘fare filosofia con i bambini’. Me ne sto interessando più attivamente da quando, circa due mesi fa, a Salerno, mentre il collega Tenuta ed altri presentavano il libro di Mirella Napodano (Creature variopinte) che si occupa di queste problematiche, ho conosciuto Pina Montesarchio e, trasgredendo le buone maniere dell’ascolto silenzioso, le feci una intervista-lampo sulle esperienze da lei realizzate e sulle prospettive dei suoi impegni futuri in questo campo specifico. All’epoca avevo avuto notizie delle sue iniziative solo attraverso la Rivista digitale della didattica(www.rivistadidattica.com) diretta dal collega Tenuta che da un po’ di tempo dedica particolare attenzione e cura a queste esperienze didattiche.
Dopo quell’incontro ho avuto modo di sentire e di incontrare Pina Montesarchio e di leggere qualcosa di quello che lei ha fatto e ha scritto da quando è impegnata a fare filosofia con i bambini. Recentemente ho avuto modo di apprezzare ancora la sua competenza in questo settore, nel corso della fiera del libro svoltasi a Frattamaggiore ed ho anche letto qualcosa di quello che ha scritto. Ho avuto così l’opportunità di apprezzare il lavoro continuo di confronto e di elaborazione che lei va facendo a livello nazionale e anche internazionale (Le tappe percorse nel 2003 – da Ancona a Perugina a Padova sono già un segnale eccezionale di partecipazione ad un percorso dir ricerca di alto profilo). Per quest’ultima ragione anch’io attribuisco molta importanza a questo momento di confronto e di riflessione.
Stamattina avrei dovuto partecipare ad un momento conclusivo (programmato da tempo) di una ricerca-azione sul ‘disagio dei docenti’ avviata, in provincia di Salerno, da una rete di sette Circoli didattici, con il coordinamento scientifico del prof. Antonio Iannaccone che insegna Psicologia dell’educazione in quella Università.
Proprio perché mi interessano molto le problematiche riguardanti le condizioni effettive in cui si realizzano i processi di insegnamento e di apprendimento e le iniziative innovative concretamente finalizzate a migliorare la professionalità e le specifiche prestazioni dei docenti (che spesso provocano disagio e sensazioni di inadeguatezza in molti di essi, specialmente in presenza di cambiamenti e di riforme), ho deciso di partecipare a questo incontro, peraltro auspicato e sollecitato soprattutto dal collega Tenuta che attribuisce ad esso ancora maggiore significato nel processo di definizione, se possibile, delle condizioni e dei criteri metodologici per dare vita ad ‘Una scuola di spirito filosofico dotata’[1].
Non ho particolari competenze in materia o mie esperienze dirette di ‘filosofia con i bambini’ su cui relazionare; ma da quando me ne occupo più intensamente avverto un’esigenza crescente di chiarire a me stesso (e a chi me ne chiede, nel mio lavoro di ispettore) alcuni aspetti preliminari e prioritari di che cosa si possa e si debba intendere con l’espressione ‘fare filosofia con i bambini’.
Questo bisogno –che non è solo un fatto personale– l’ho accennato anche a Pina Montesarchio e al suo Dirigente Antonio Pomponio; e mi sembra questa una sede e un’occasione giusta per cercare di definire insieme qualche idea regolativa e qualche criterio metodologico -condivisibile– sia per andare avanti nelle attività già avviate sia per consentire -a chi volesse cimentarsi in iniziative analoghe - di avere un. minimo di quadro di riferimento su quanto è stato fatto e sui benefici formativi conseguiti.
Comincerò, pertanto con l’esplicitare –in modo propositivo– alcuni interrogativi che, secondo me, investono le condizioni per fare uscire le attività di filosofia con i bambini dall’attuale dimensione ‘pionieristica’ e ‘spontaneistica’ e dare loro una maggiore diffusione o maggiori possibilità di ‘trasferibilità’ e, comunque, una impostazione più solidamente fondata e condivisa.
E questa prospettiva, secondo me, fa e deve i conti con le condizioni in cui si esercita la funzione docente e, quindi, anche con il disagio -cui accennavo prima- che oggi molti docenti avvertono di fronte alle sollecitazioni continue che la società, i processi di riforma e i cambiamenti nei diversi campi della conoscenza rivolgono sempre più insistentemente alla scuola e a chi vi lavora.
A scanso di equivoci, ribadisco che è mio desiderio e mia intenzione cercare di contribuire a definire criteri e obiettivi praticabili in modo diffuso per rendere tali attività e modalità didattiche un momento formativo sempre più efficace e, direi, strategico nei processi di educazione, istruzione e formazione che vengono assegnati alla scuola, oggi, nella cosiddetta ‘società della conoscenza’.
Parto da alcune costatazioni, e, a mo’ di flash, in maniera frammentaria, richiamerò qualche dato -relativo alla scuola e all’extrascuola- per trarne spunto per qualche domanda e qualche proposta:
a) Siamo in presenza di una molteplicità di iniziative e di realizzazioni molto variegate che, pur richiamandosi spesso a Lipman e alle sue opere, fanno pensare ad una sorta di ‘ arcipelago di esperienze’; e tra molte delle ‘isole’ di tale arcipelago non sempre ci sono collegamenti e relazioni.. Con ciò non voglio sollecitare una sorta di ‘verbo‘ unico ma un minimo di punti di riferimento ‘condivisibili’.
Intanto sotto l’espressione ‘fare filosofia con i bambini’ (che mi sembra da preferire senz’altro a ‘filosofia per i bambini’ indotta da philosophy for children vengono ricondotte una serie di attività didattiche che evocano molteplici istanze psicopedagogiche e una gamma assai vasta e variegata di iniziative educative e didattiche già in qualche modo praticate, per altre motivazioni e/o comunque sotto altro nome. Si va dall’educare a pensare alla formazione al pensiero complesso, alla creatività, al cooperative learning, alla metacognizione, al problem solving, alla logica, alla formazione della mente critica, all’educazione emotiva, all’educazione alla convivenza democratica e/o civile, al dialogo, ecc.
In qualità di ispettore tecnico impegnato, per dovere istituzionale e per intima convinzione, nei processi di innovazione e di miglioramento dell’efficacia dei processi formativi scolastici, avverto l’esigenza di addivenire ad un minimo di criteri e di obiettivi condivisi e condivisibili affinché l’essenziale di tante esperienze possa essere realizzato nella ordinarietà del fare scuola dal maggior numero possibile di docenti.
b)‘Si avverte da più parti il bisogno di filosofia’ ha detto e ha scritto Pina Montesarchio. Il non pensare non appartiene all’uomo, dice il mio amico Guido Ravasi che, come Presidente del Centro Unesco di Milano, qualche anno fa, ha tenuto un ciclo di incontri su ‘La filosofia come modo di vita: la figura del filosofo nel pensiero antico’ e ne ha raccolto gli atti in un volume che ho letto con interesse.
Un altro Club Unesco, quello di Udine, nell’ambito di un progetto ‘Spazio pensiero’ ha dato vita ad un ciclo di incontri, in una trattoria, ‘Aperitivo con Socrate’.
Altri parlano di ‘filosofia come terapia’ .
Mi fermo qui per esprimere il timore che la ‘filosofia’ possa diventare una sorta di panacea e un bisogno ancora più urgente: definire un’idea di filosofia ‘condivisibile’ nel nostro tempo.
Mentre tutto questo –ed altro, immagino– avviene intorno alla scuola, dalle scuole dove si sono avviate e realizzate iniziative di filosofia con i bambini (da Palermo a Varese, nella scuola dell’infanzia; dappertutto nella scuola primaria),viene un coro di dichiarazioni tutte positive e solo positive: i bambini dimostrano interesse, disponibilità e capacità; le loro famiglie sono entusiaste.
E qui consentitemi e scusatemi (oltre Pina Montesarchio, vedo l’ins. Vallone che da poco è impegnata in queste attività nel I Circolo di Cava dei Tirreni) una mia prima considerazione critica, quasi una ‘provocazione’: ho letto parecchi resoconti di esperienze e di realizzazioni ma, fino ad ora, non ne ho trovato uno che descrivesse anche qualche difficoltà incontrata e le iniziative eventualmente adottate per superarle. Forse ho letto poco, anzi sicuramente ho letto poco, ma sto ancora cercando un resoconto che mi consenta di ripercorrere, in modo essenziale, l’itinerario di una esperienza articolato nei suoi punti fondamentali: siamo partiti da qui…. siamo passati di qui ….. abbiamo affrontato questi problemi…. siamo arrivati qui…. potremmo/vorremmo andare in questa direzione….
Senza aggiungere altre considerazioni e senza pretendere una ‘uniformità omologante’, ritengo sia il momento per cercare di definire –se è consentito– lo ‘specifico’ o il ‘caratterizzante’ del ‘fare filosofia con i bambini’ anche in relazione ai processi di riforma e di innovazione in corso, onde evitare che questa sorta di ‘movimento’ possa essere considerato (da molti dei docenti cui ho fatto cenno sopra) o una cosa ‘che abbiamo sempre fatto’ o una cosa troppo difficile che richiede una preparazione culturale e professionale particolare.
Elio Damiano ha scritto da qualche parte che le innovazioni prendono piede effettivamente quando, passato il primo momento di entusiasmo, proprio della fase iniziale si stabilizzano ad un buon livello di routinizzazione (attribuendo valore non negativo al concetto di routine). Penso più o meno la stessa cosa di tutto ciò che si va facendo sotto il nome di ‘filosofia con i bambini’.
Mi sono permesso di dirlo qui con franchezza, perché attribuisco importanza a questo incontro di riflessione e riconosco a Pina Montesarchio il merito di operare bene in queste iniziative soprattutto perché da anni si confronta, in ambiti qualificati e non ristretti, su queste problematiche, e partecipa attivamente al processo di elaborazione e di definizione di obiettivi, criteri e modalità per fare filosofia con i bambini, come ho avuto modo di leggere nel suo prezioso: ’La metafisica dei bambini’.