FAMIGLIE, ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI

COOPERAZIONE TRA SCUOLA E FAMIGLIA NEGLI ORIENTAMENTI DELLA SCUOLA DELL'INFANZIA DEL 1991
di Umberto Tenuta

Un modello di cooperazione ante litteram

L’art.1, sia delle L. 30/2000 che della L. 53/2003, prevedono la <<cooperazione tra scuola e genitori>>.
C’è un modello ante litteram di tale cooperazione negli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola dell'infanzia che mi piace riportare di seguito:
<<4. Ambienti di vita e contesti educativi
La domanda di educazione può essere soddisfatta quando la famiglia, la scuola e le altre realtà formative cooperano costruttivamente fra loro in un rapporto di integrazione e di continuità. È quindi utile avere presenti tutte le possibili interazioni esistenti fra i vari contesti educativi, poiché una prospettazione che li considerasse isolatamente risulterebbe parziale e forviante.
<<La famiglia rappresenta il contesto primario nel quale il bambino, apprendendo ad ordinare e distinguere le esperienze quotidiane e ad attribuire loro valore e significato, acquisisce gradualmente i criteri per interpretare la realtà, struttura categorie logiche ed affettive, si orienta nella valutazione dei rapporti umani e viene avviato alla conquista e alla condivisione delle regole e dei modelli delle relazioni interpersonali attraverso l'interiorizzazione delle norme di comportamento e la loro progressiva strutturazione in un sistema di valori personali. Inoltre, sulla base delle esperienze di comunicazione e di relazione, costruisce le sue capacità linguistiche fino allo sviluppo dei processi simbolici e delle abilità espressive.
<<La scuola poi, come la famiglia, si colloca nel quadro di tutte quelle situazioni ed esperienze che il bambino vive in maniera non ancora formalizzata (costumi, tradizioni, consumi, attività artistiche, sportive e di tempo libero, insediamenti urbani e rurali, strutture edilizie e così via), ma che per lui rivestono comunque grande importanza.
<<La scuola dell'infanzia accoglie ed interpreta la complessità dell'esperienza vitale dei bambini e ne tiene conto nella sua progettualità educativa in modo da svolgere una funzione di filtro, arricchimento e valorizzazione nei riguardi delle esperienze extrascolastiche, allo scopo di sostenere il sorgere e lo sviluppo delle capacità di critica, di autonomia del comportamento e di difesa dai condizionamenti.
<<La distinzione dei compiti, sulla base del comune riconoscimento del diritto del bambino all'educazione, è la condizione necessaria per stabilire produttivi rapporti fra le diverse agenzie educative. Vanno in ogni modo evitate le situazioni di ambiguità, prevaricazione ed indebita supplenza, ricercando le convergenze che nascono dalla condivisione delle finalità, dalla cooperazione solidale e dalla partecipazione attiva e finalizzata.
A questo scopo la scuola, avvalendosi di tutti i mezzi previsti e possibili (colloqui individuali, assemblee, riunioni di sezione, consigli di intersezione e di circolo, comitati e gruppi di lavoro), crea un clima di dialogo, di confronto e di aiuto reciproco, coinvolge i genitori nella progettazione educativa, valorizza e potenzia la partecipazione responsabile di tutte le figure e le istituzioni interessate.
L’ambientamento e l'accoglienza rappresentano un punto privilegiato di incontro tra la scuola e le famiglie, in quanto forniscono preziose opportunità di conoscenza e collaborazione, che possono venire avviate tramite contatti ed incontri già prima della frequenza dei piccoli. È sicuramente importante la capacità dell'insegnante e della scuola nel suo insieme di accogliere il bambino in modo personalizzato e di farsi carico delle emozioni sue e dei suoi familiari nei delicati momento del primo distacco, dell'ambientazione quotidiana e della costruzione di nuove relazioni con i compagni e con altri adulti.
Le situazioni connesse a relazioni familiari difficili o a condizioni di precarietà richiedono una cura specifica, che non va comunque disgiunta dall'attenzione a porre sempre in atto le condizioni per una efficace collaborazione>>.
<<Coinvolge i genitori nella progettazione educativa>>
Ecco il significato profondo della cooperazione tra scuola e genitori.
Se si legge il D.P.R. 275/1999 (Regolamento dell’autonomia scolastica), si ritrovano insistenti indicazioni in ordine all’ascolto degli alunni e delle famiglie, oltre che del contesto complessivo del sistema formativo integrato.
Gli eventi di questi giorni, con un Ministro che procede secondo le sue vedute ed i genitori che protestano accanto ai docenti, è una chiara testimonianza che senza i genitori la scuola non cambia.
Questo lo deve capire il Ministro, ma lo debbono capire anche i Dirigenti scolastici ed i docenti.
Il diritto di educare è riconosciuto dall’art. 30 della Costituzione ai genitori (Art. 30, Cost. It., 1948) <<È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio…>>.
Allo Stato spetta solo il compito di rimuovere gli ostacoli: <<È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese>> (Art. 3, Cost.).
In tale prospettiva, lo Stato istituisce anche le sue scuole, che però si pongono accanto alle scuole private e paritarie.
Spetta ai genitori scegliere quale scuola far frequentare ai propri figli e cooperare con esse per la piena formazione della personalità dei propri figli.
In particolare, dopo le esperienze delle scuole naziste, comuniste e fasciste, sarebbe inconcepibile che i genitori affidassero allo Stato una delega incondizionata per la formazione dei propri figli: da ciò la cooperazione!

3 novembre 2008

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