FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI


Sistema formativo integrato di Umberto Tenuta
Oggi non si può più concepire la scuola come mondo a sé stante, non inserito nel sistema formativo integrato

L’istruzione e l’educazione non cominciano quando il bambino va a scuola, a tre o a sei anni. Il processo di formazione del bambino comincia già nel grembo materno e vi si svolge in misura di molto più consistente di quanto non si sia disposti a riconoscere.
Se al momento della nascita lo sviluppo fisico si è già abbastanza realizzato ed il bambino deve realizzare soprattutto la funzionalità dei suoi arti, acquisendo in particolare le abilità motorie, anche sugli altri piani si sono realizzati sviluppi notevoli.
È certamentesoprattutto nei primi anni di vita che il piccolo uomo si forma, acquisendo non solo le abilità motorie, ma anche le capacità espressive e comunicative, emotivo-affettive, relazionali, linguistiche e cognitive. È nei primi tre anni di vita che il bambino acquisisce gli atteggiamenti, le capacità e le conoscenze essenziali che ne fanno un piccolo uomo o una piccola donna. A quattro anni il bambino ha sviluppato già il 50% del suo patrimonio intellettivo[i].
Purtroppo solo di recente, soprattutto con il Freud e la Montessori, si è posta adeguatamente l’attenzione sui primi tre anni di vita, parlando di scoperta dell’infanzia[ii].
Tuttavia, a questa scoperta dell’infanzia non ha fatto riscontro un’attenzione adeguata all’azione educativa che svolgono la famiglia ed i contesti socioculturali dei primissimi anni di vita del bambino.
Si continua a pensare alla famiglia come ad un’istituzione deputata soprattutto all’allevamento, alla crescita fisica del bambino e peraltro non è ancora maturata la consapevolezza del ruolo estremamente formativo svolto dalla stessa scuola dell’infanzia, anche se sul piano teorico se ne riconosce la rilevante importanza nel processo di formazione della personalità.
Di fatto, anche la scuola dell’infanzia viene considerata come un’istituzione che continua l’azione della famiglia e che semmai la sostituisce, la integra e la arricchisce soprattutto sul piano della socializzazione. Malgrado le affermazioni di principio,la scuola dell’infanzia non viene riconosciuta come primo segmento della scuola per la formazione di base, tant’è che la denominazione di scuola primaria viene attribuitasolo alla scuola elementare. Non si riconosce il ruolo formativoprimario né alla famiglia né alla scuola dell’infanzia.
Eppure è maturata la consapevolezza che la formazione di tutte le dimensioni della personalità ha inizio sin dalla nascita.
Comincia sin dalla nascita, eanche prima, la formazione motoria, la formazione emotivo-affettiva, la formazione linguistica, la formazionecognitiva ecc.
Se il processo formativo si attua, più che a cicli, a spirale, occorre pensare ai primi anni di vita come agli anni in cui si gettano le basi della formazione della persona umana in tutti i suoi aspetti.
Sono istituzioni pienamente educative la famiglia, l’asilo nido, la scuola dell’infanzia, il gruppo dei pari, le istituzioni religiose, i mass media, compresa Internet: la società tutta. Come affermava Plutarco, il miglior educatore è la polis.
È incomprensibile il discorso sulla continuità educativa nel momento in cui esso non viene posto all’inizio del processo di formazione del bambino, ma solo a livello di scuola elementare e di scuola media, quasi a voler recuperare un’azione formativa non realizzata.
Prima si creano le separatezze tra famiglia e scuole e società e poi si va alla disperata ricerca di una continuità, senza accorgersi di quanto patetici siano gli appelli alla costruzione di ponti che dovrebbero collegarela famiglia e la scuola dell’infanzia, la scuola dell’infanzia e la scuola elementare, la scuola elementare e la scuola media, la scuola media e la scuola secondaria. Primasi creano i fossati, i dislivelli, i fossati, le discrasie e poi si ricercano i rammendi per alleviarli più che per eliminarli.
Dovrebbe apparire scontata l’esigenza di realizzare sin dall’inizio del processo formativo una continuità prima orizzontale e poi verticale.
Innanzitutto una continuità orizzontale tra tutte le agenzie e gli operatori educativi che intervengono nel processo formativo. Lacontinuità o unitarietà educativa va realizzata già all’interno della famiglia, tra i genitori, tra i genitori e i fratelli, i nonni, gli zii ecc.
Poi si impone la continuità tra la famiglia e le istituzioni religiose, i gruppi dei pari, i mass media ecc.
Infine la continuitàva realizzata tra le diverse scuole e soprattutto tra le scuole, la famiglia e le altre agenzie formative del territorio.
In questa sede, pur tenendo presente il sistema formativo nella sua integralità, intendiamo rivolgere la nostra attenzione soprattutto alla continuità tra scuola e famiglia.
È la famiglia la fondamentale agenzia formativa, per diritto riconosciuto dalla Carta costituzionale che attribuisce ai genitori il dovere ed il diritto di istruire ed educare i figli(“è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”) (Art. 30).
Il diritto all'educazione ed all'istruzione è un diritto soggettivo dell’essere umano.
In quanto solo attraverso l’educazione, il figlio dell’uomo si fa uomo, egli ha diritto all’educazione[iii].
Nessun’altra istituzione si può arrogare questo diritto primario, che è diritto alla condizione umana e quindi alla vita.
Reclamare il diritto all'educazione ed all'istruzione non significa reclamare uno dei tanti diritti della persona umana, ma il diritto fondamentale alla sua esistenza come tale, perché senza educazionesi rimane allo stato animale e non si diventa esseri umani, persone umane, uomini nella pienezza del significato che tale termine assume nel nostro attuale contesto socioculturale.
Le capacità umane, da quelle cognitive a quelle espressive, comunicative, linguistiche, cognitive, logiche, estetiche ecc. si acquisiscono solo attraverso l’educazione e quindi l’educazione è un diritto primario dell’essere umano, del singolo individuo, che i genitori esercitano in surroga, fino a quando dura l’età minore e l’incapacità giuridica del bambino di esercitare il suo diritto all’educazione.
I genitori hanno il diritto ed il dovere di educare i propri figli, anche se nati fuori del matrimonio, in surroga dei figli.
Essi, e non altri, hanno questo diritto.
Nessuno può arrogarsi il diritto primario di educare i bambini, nemmeno lo Stato. Anche lo Stato deve riconoscere il primato dei genitori.
Non è più consentita la perpetuazione della concezione spartana dell’educazione attribuita solo allo Stato, né di quella illuministica ed idealistica, alla quale è ispirata la nascita della scuola moderna.
Quando nell’età moderna, soprattutto dopo la Rivoluzione francese, è nata la scuola di massa, essa è stata concepita come scuola dello Stato, come scuola statale. Lo Stato ha dettato i Programmi didattici e gli ordinamenti, le finalità formative, perfino le metodologie educative e didattiche.
La famiglia è rimasta emarginata ed è maturata la convinzione che spettasse allo Stato stabilire le finalità formative dell’educazione concepita come obbligo, e non come diritto.
E anche quando negli anni ’70 si è cominciato a parlare di diritto allo studio, questo diritto lo si è inteso più sul piano dei servizi che delle finalità formative.
Si è continuato a mantenere estranea la famigliaai processi formativi.
Era sempre lo Stato e per esso la scuola e i docenti a stabilire le finalità formative.
Anche quando qualche concessione è stata fatta e, ad esempio, nei Programmi didattici del 1985 si è parlato di interazione formativa della scuola con la famiglia, si è però subito aggiunto che ciò doveva avvenire nell’ambito delle norme sulla partecipazione (“La scuola elementare riconosce di non esaurire tutte le funzioni edu­cative; pertanto, nell'esercizio della propria responsabilità e nel qua­dro della propria autonomia funzionale favorisce, attraverso la parteci­pazione democratica prevista dalle norme sugli organi collegiali, l'in­terazione formativa con la famiglia, quale sede primaria dell'educazione del fanciullo e con la più vasta comunità sociale”).
In merito, un passo avanti si è fatto con gli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna, nei quali si è parlato di partecipazione dei genitori alla programmazioneeducativa (“coinvolge i genitori nella progettazione educativa, valorizza e potenzia la partecipazione responsabile di tutte le figure e le istituzioni Interessate”). Occorretuttavia arrivare all’art. 1 della Legge 30/2000 per trovare la forte affermazionedella cooperazione della scuola con i genitori (“Il sistema educativo di istruzione e di formazione è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell'età evolutiva, delle differenze e dell'identità di ciascuno, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con le disposizioni in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo”).
Tale fondamentale principio si ritrova anche nel nuovo disegno di legge di riforma dei cicli presentato dalla Moratti.
La concessione dei buoni scuola si inquadra in questo processo. Sta a significare il diritto dei genitori di educare e di istruire i figli, e quindi di avere voce in capitolo nella scelta della scuola e nella programmazione educativa (Elaborazione del POF). Èdifficile far passare questa visione, che è una visione che supera ogni vieta concezione statalistica dell’educazione, realizzata in nome dello Stato, e non in nome della persona umana[iv].
Se ci poniamo in una prospettiva nella quale il primum non è lo Stato ma la persona umana, allora occorre pensare al pluralismo scolastico, alla libera scelta delle istituzioni educative ed il sistema formativo integrato va incentrato, non sulla scuola statale, ma sulla famiglia prima e sull’alunno poi, chescelgono le istituzioni educative e didattiche ed attuano il raccordo delle loro azioni formative[v].
Sono i genitori che, fino alla maggiore età, stabiliscono quali agenzie formative debbono frequentare i propri figli e quali finalità formative essi debbono perseguire.
È in tal senso che si pone anche il problema della Quota nazionale, della Quota riservata e della Quota aggiuntiva degli obiettivi formativi.
Se si vuole essere coerenti con la visione personalistica dell’educazione, occorre riconoscere alla persona il diritto di orientarsi, di scegliere anche una quota degli obiettivi formativi, quella che assicura la valorizzazione delle identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni[vi].
Se è vero che spetta allo Stato la formazione del cittadino e dell’uomo, attraverso la Quota nazionale, è anche vero però che spetta agli alunni ed ai genitori la scelta della Quota riservata, la quale non va intesa come quota riservata alle scuole, che la utilizzano in riferimento alle esigenze astratte del territorio, ma che la debbono utilizzare in riferimento alle esigenze effettive espresse dai singoli alunni (“La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione”) (Art. 8.4, Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al d.p.r. 275/1999).
La centralità del processo formativo si sposta, si deve spostare sull’alunno, sulla persona umana, sull’uomo e quindi sulla famiglia.
Si è detto che è estremamente difficile operare questa inversione di orientamenti, di convinzioni, di ideologie.
È difficile soprattutto che lo Stato e la scuola prendano consapevolezza che non è un loro diritto primario la formazione delle nuove generazioni ma che questo compito essi svolgono in surroga dell’alunno e della famiglia che lo rappresenta.
È questo il concetto della sussidiarietà.
C’è un diritto primario, che è il diritto del figlio di donna, del cucciolo dell’uomo, alla sua umanizzazione, alla sua formazione umana, alla sua educazione.
Se questa non gli viene assicurata dalla famiglia e dalle altre agenzie formative (istituzioni religiose, sociali, culturali ecc.), interviene lo Stato.
Ciò che importa non è la frequenza della scuola statale ma il “pieno sviluppo della persona umana£, la piena formazione dell’uomo, del cittadino e del lavoratore.
Occorre che la formazione integrale sia assicurata.
Spetta allo Stato garantire che questo avvenga e se la famiglia e le altre istituzioni educative non provvedono, provvede lo Scuola statale.
Ma non si può pensare ad una istituzione diversa dalla famiglia che possa decidere del destino formativo del bambino, che possa stabilire il suo orientamento di vita, la sua identità personale, sociale, culturale, professionale, religiosa ecc.
È necessario riconoscere formalmente la centralità della persona umana; è necessario soprattutto nel momento in cui si impone la globalizzazione e si rischia di negare le identità, non solo delle persone ma anche delle etnie, delle nazioni, delle religioni, delle culture locali.
Se esiste un’esigenza di universalismo, che è l’universalismo della natura umana, perché l’uomo è tale in qualunque parte del mondo viva, esiste però anche un’esigenza di localismo, di rispetto delle identità, che sono identità innanzitutto personali.
E pertanto il sistema formativo integrato non può non essere incentrato sulla persona dell’alunno.
Le diverse agenzie formative si costituiscono in sistema, integrano i loro apporti formativi, non perché possono rendere i loro interventi formativi coerenti con una visione della formazione dell’uomo universale, che prescinda dalle esigenze delle singole persone umane, dei singoli alunni, quali essi e le loro famiglie possono e debbonoavere il diritto di esprimere.

Evidentemente, occorre che la centralità dell’alunno sia ricorsonosciuta nel nome dell’umanità dell’uomo, dei suoi valori umani e non dei suoi valori (disvalori) individuali, secondo una vieta concezione individualistica.
In educazione così come ha prevalso una concezione universalistica, statalistica, illuministica, ha cercato di prevalere anche una concezione individualistica[vii].
La centralità dell’alunno va ricercata sulla base dei valori della persona umana (“rationalis naturae individua substantia”)(Boezio). Individualizzatidua, sì, ma rationalis naturae. È questo un discorso importante, da approfondire.
In questa sede, ci limitiamo aribadire la centralità dell’alunno.
Il sistema formativo integrato, in tutte le sue articolazioni, a cominciara dalla scuola, non può non essere incentrato sul ricorsonoscimento e sulla valorizzazione delle identità personali. L’impegno della Scuola dell’autonomia non è quello di sostituirel’assolutismo centralistico con l’assolutismo localistico, il programma nazionale con il POF, ma è quello di privilegiare i Piani educativi personalizzati: ogni alunno ha diritto ad un suo piano educativo personalizzato, nel quale si integrano gli apporti formativi della famiglia, delle istituzioni religiose, sociali, scolastiche ecc.
Il sistema formativo si integra non perché si ritrova in una qualsiasi forma di assolutismo, di universalismo, di globalismo, ma perché si rende funzionale alla piena, armonica, integrale, originale e massimale formazione della persona umana nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni.
È questo il concetto dell’educazione, intesanon come azione formativa, plasmatrice, modellatrice, ma come servizio alla persona (“rationalis naturae individua substantia”).
In tale prospettiva, la Rivista didattica digitale intende dare adeguato spazio, non solo alle problematiche educative della scuola, ma anche a quelle della famiglia e delle altre istituzioni educative, nessuna esclusa, secondo una corretta concezione del sistema formativo integrato.

---------------

[i] In merito cfr.: ROMANINI L., La metodologia moderna nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1955; ROMANINI L., Il movimento pedagogico all’estero (vol. I - Le idee; vol. II - Le esperienze), La Scuola, Brescia, 1955; SUCHODOLSKI B., Pedagogia dell’essenza.pedagogia dell’esistenza, Armando, Roma, 1965.
[ii] MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 2000; Mazzetti R. (a cura di), Scoperta dell’infanzia e nuove prospettive dello sviluppo dell’uomo, Edizioni Beta, Salerno, 1970
[iii]) Scrive Kant che <<La bestia è già resa perfetta dall'istinto...L'uomo invece... non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire... La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell'umanità. Una generazione educa l'altra... L'uomo può diventare tale solo con l'educazione>> (KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953, pp.25-27).
[iv] AYER A.J., Il concetto di persona, Il Saggiatore, Milano, 1966;FLORES D'ARCAIS G., Le "ragioni" di una teoria personalistica della educazione, La Scuola, Brescia; FLORES D'ARCAIS G., Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, La Scuola, Brescia, 1994; RIGOBELLO A., (a cura), Lessico della persona umana, Studium, Roma, 1986
[v] TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM.
[vi] TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni,Anicia, Roma, 2002, con CD-ROM.
7 In merito cfr.: ROMANINI L., La metodologia moderna nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1955; ROMANINI L., Il movimento pedagogico all’estero (vol. I - Le idee; vol. II - Le esperienze), La Scuola, Brescia, 1955; SUCHODOLSKI B., Pedagogia dell’essenza.pedagogia dell’esistenza, Armando, Roma, 1965;