FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI


PEDAGOGISTI di Umberto Tenuta
Il compito dei Pedagogisti è anche quello di aiutare i genitori a promuovere la formazione integrale dei bambini

 

Il bambino nasce incompiuto: nove mesi di gestazione biologica non gli bastano per divenire un uomo. Ha  bisogno di una più lunga gestazione nel grembo culturale della società per pervenire alla condizione umana.
L'educazione è complementare alla gestazione biologica nel grembo materno. 
Solo attraverso l'educazione si diventa uomini[i].
Al riguardo, è opportuno riflettere che alunno è termine che deriva da alere, alimentarsi, e quindi significa crescere, per diventare adulti (adulto è colui che si è alimentato, e perciò è diventato adulto). 
Il bambino, ogni bambino è alunno, non solo nella scuola, come si riteneva un tempo, ma anche fuori della scuola, nella società tutta (società educante di cui parla  Faure)[ii]. 
Educa  la società tutta: la società educante, il sistema formativo integrato.  Oggi si va prendendo sempre più consapevolezza che il sistema formativo integrato non è costituito solo dalla scuola, ma comprende tutte le altre esperienze formative (famiglia, istituzioni religiose, agenzie per la formazione motoria, scuole di danza, di musica, di canto e ecc.).  Il sistema formativo integrato comprende anche i mass media e oggi Internet. 
L'educazione  non è più un processo confinato nell'ambito limitato e ristretto della scuola, ma è un processo aperto, esteso, comprensivo di tutte le esperienze socioculturali del bambino.
Gli educatori non sono perciò solo i docenti, ma tutti gli operatori del sistema formativo integrato. 
Di fatto, invece, si ritiene che di educazione e quindi di pedagogia debbano occuparsi solo i docenti. E tutti gli altri operatori dell’educazione vengono abbandonati a se stessi. Vengono  abbandonati a se stessi innanzitutto i genitori, ma anche i docenti dei corsi di educazione motoria, di educazione musicale, di formazione corale, di formazione pittorica ecc. 
Eppure si dovrebbe riconoscere la necessità della pedagogia come scienza dell’educazione in tutti i contesti nei quali si promuove la formazione umana (motoria, sociale, affettiva, morale, religiosa, sociale, estetica, espressiva, linguistica ecc.).  
I genitori sono educatori nati, così come li vedeva Pestalozzi[iii], ma i genitori hanno bisogno non solo di arte educativa ma anche di scienza dell’educazione. È pertanto un errore non pensare alla formazione pedagogica dei genitori e di tutti coloro che si occupano della formazione dei bambini (formazione musicale, motoria, sportiva, artistica ecc.).
Se oggi non possiamo non parlare di sistema formativo integrato, occorre pensare che coloro che si occupano dei bambini non hanno bisogno solo del pediatra e semmai della psicologo, ma anche del pedagogista.
Occorre pensare innanzitutto alla formazione sociopsicopedagogica dei genitori. Genitori non si è solo per istinto, ma si diventa anche attraverso una specifica formazione, e questa formazione deve riguardare non solo le norme igieniche e nipiologiche che possono assicurare  i medici, ma hanno bisogno anche dell’apporto degli psicologi e dei pedagogisti.
L’educazione è un’arte ed una scienza allo stesso tempo.
È forse maturo il tempo perché sorgano ovunque scuole per i genitori, nelle quali, assieme all’igiene, alla nipiologia, alla psicologia, alla sociologia, vi sia anche la pedagogia. La preparazione al matrimonio è non solo preparazione alla convivenza degli sposi ma anche alla formazione dei genitori, cui la Costituzione riconosce il diritto e il dovere di educare e di istruire i propri figli. Per istruire ed educare i figli, i genitori hanno bisogno anche degli esperti dell’educazione, che sono gli psicologi e anche i pedagogisti.
La pedagogia non si insegna solo ai docenti ma a tutti coloro che nelle più diverse agenzie formative (motorie, pittoriche, musicali, religiose ecc.) si occupano dell’educazione integrale del giovane.  Un nuovo, inedito, ma ineludibile spazio si apre all'attività per i pedagogisti, che è quello del sistema formativo integrato.
Spetta ai pedagogisti  dare il loro autentico, qualificato, scientifico contributo alla formazione di tutti coloro che si occupano dell’educazione e della crescita dei bambini, sin dalla loro nascita, perché l’educazione comincia dalla nascita, anzi sin dalla gestazione. È  soprattutto nei primi mesi e nei primi anni di vita, prima negli asili di infanzia e poi nella scuola dell'infanzia, che i bambini cominciano a realizzare la piena formazione della loro personalità.
I primi anni di vita sono i più preziosi ai fini della riuscita del processo di formazione della personalità. Il più  grosso errore che si possa commettere è quello di aspettare la scuola dell'infanzia o peggio la scuola elementare per dare inizio al processo educativo dei bambini. A quattro anni i bambini hanno già sviluppato il 50% del loro patrimonio intellettivo.
Ma a tre anni debbono avere appreso almeno due lingue[iv] e debbono avere appresso a suonare il violino[v] ecc.   Soprattutto, nei primi anni di vita i bambini imparano le lingue e realizzano la loro prima alfabetizzazione culturale in tutti i vasti campi delle conoscenze umane.  Sarebbe un grave, pericoloso e imperdonabile errore per la formazione dei bambini se coloro cui è affidata la loro  educazione  non si avvalessero anche dell'apporto degli specialisti dell'educazione, quali sono i pedagogisti.
Se vogliamo che tutti i bambini vadano incontro al successo formativo, che costituisce l'obiettivo fondamentale della nuova scuola, della scuola dell'autonomia, occorre non aspettare, né i tre, né i sei anni, ma occorre cominciare a utilizzare le scienze dell'educazione sin dalla nascita dei bambini, creando scuole per i genitori, scuole che si occupino, non solo di alimentazione e di cure fisiche, ma anche di crescita culturale e di formazione delle capacità umane su tutti i piani del sapere umano, da quello motorio a quello musicale, linguistico, matematico, scientifico, storico, geografico ecc.
Occorre  perciò che i professionisti delle scienze dell'educazione diano il loro contributo innanzitutto alla formazione di tutti gli operatori dell’educazione dei bambini, sin dalla nascita, creando innanzitutto le scuole per i genitori.   Le scuole per i genitori Come è noto, diversi enti si occupano della formazione dei genitori, a cominciare dalle chiese. Anche il Ministero dell’istruzione ha promosso e promuove corsi per genitori. In particolare, il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 prevede espressamente corsi per genitori.
Tuttavia, quella che manca è la piena consapevolezza che il ruolo educativo dei genitori richiede specifiche competenze pedagogiche in senso lato, anche specificamente educative e didattiche, in quanto occorre pensare al ruolo educativo ed istruttivo dei genitori: è dovere e diritto dei genitori istruire ed educare i propri figli.
Occorre pensare alle scuole per i genitori in termini molto concreti: il ruolo dei genitori non è solo quello di promuovere l’acquisizione delle buone maniere, ma è anche e soprattutto quello di promuovere specificamente la formazione delle capacità e degli atteggiamenti che attengono a tutte le dimensioni della personalità, comprese quelle linguistiche, cognitive, matematiche, storiche, geografiche ecc.
Si tratta di un territorio tutto aperto, inesplorato, da approfondire, occupandosi anche delle metodologie educative e didattiche che attengono a tali azioni formative dei genitori. In tale prospettiva, la pedagogia non può rimanere su un piano generico, ma deve specificamente occuparsi anche delle metodologie educative e didattiche: il pedagogista deve scendere dal suo piedistallo teorico e dimostrare competenze anche sul piano della concreta azione educativa e didattica.
Il limite che finora ha caratterizzato la pedagogia, soprattutto a livello universitario, è stata la sua separatezza dalla concreta azione educativa e didattica,  continuando a pagare lo scotto dell’eredità gentiliana. Le scuole per i genitori richiedono ai pedagogisti competenze di vasto respiro, generali e specifiche allo stesso tempo: nelle scuole per i genitori il pedagogista non può che essere anche docente!


[i]Scrive Kant che “La bestia è già resa perfetta dall'istinto...  L'uomo invece... non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire... La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell'umanità. Una generazione educa l'altra... L'uomo può diventare tale solo con l'educazione” (KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953, pp.25-27).

[ii] FAURE E. (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973

[iii] PESTALOZZI E., Come Geltrude istruisce i suoi figli, La Nuova Italia, Firenze, 1929; PESTALOZZI E., Madre e figlio, La Nuova Italia, Firenze, 1951.

[iv] TITONE R., Bilingui a tre anni, Armando, Roma, 1973.

[v] IBUKA M., A un anno si pattina, a tre si legge, e si suona il violino, Armando, Roma, 1984