FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI


GENITORI E SCUOLE PER I GENITORI di Umberto Tenuta
Il ruolo dei genitori si riconosce sempre più consistente così come più consistente anzi centrale si riconosce il ruolo degli studenti

L'educazione è nata come compito dei genitori e cometale la riconosce l'articolo 30 della Costituzione (“è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”).

Alle origini, i genitori svolgevano questo compito direttamente, nell'ambito della famiglia, della tribù, della società.

Solo in un secondo momento, soprattutto con la scoperta della scrittura, all'inizio estremamente complessa, si sono create le scuole, affidandole a personale particolarmente esperto.

Ma la scuola ha avuto soprattutto un compito di istruzione. L'educazione è rimasta sempre prerogativa dei genitori.

Oggi viviamo in una società complessa, articolata, in cui anche le pareti domestiche si sono aperte ai nuovi media, alle influenze della società.

Peraltro, con la nascita dello Stato moderno, si è affermato il diritto-dovere dei genitori di curare, non solo l'istruzione, ma anche l'educazione dei cittadini, se non dell'uomo e del lavoratore.

L'articolo 3 della Costituzione è abbastanza esplicito (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).

La Repubblica rimuove gli ostacoli...

Alla Repubblica non si riconosce il compito primario dell’educazione e dell'istruzione, che invece si riconosce ai genitori. Alla Repubblica spetta rimuovere gli ostacoli...

Negli anni ‘60 e ‘70 si è parlato di diritto allo studio come insieme di provvidenze, soprattutto economiche, che consentissero la frequenza della scuola anche dei soggetti più bisognevoli, perché a tutti fosse assicurato il diritto alle educazione edall'istruzione,che è il diritto alla piena formazione (“pieno sviluppo della persona umana”), quindi alla condizione umana: uomini si diventa solo attraverso l'educazione e perciò l'educazione è un diritto che va assicurato a tutti.

E diritto e dovere dello Stato creare le condizioni perché questo diritto sia esercitato, ma è diritto-dovere dei genitori di educare ed istruire i propri figli.

Purtroppo, sembra che questo discorso venga capovolto: è diritto dello Stato, come a Sparta, formare i cittadini, i sudditi, i lavoratori, prima che gli uomini.

Nessuno misconosce le esigenze della convivenza democratica, che va assicurata, ma non attraverso il Leviatan, lo Stato assoluto, dinanzi al quale tutti i diritti del cittadino vengono meno, ma in uno stato democratico, in cui il valore primario è costituito dalla persona umana.

Negli anni '80, a proposito dei Programmididattici del 1985, si è diffusamente parlato di personalismo costituzionale.

Qualeche sia la fondazione della persona umana, giuridica, religiosa, filosofica, sta di fatto che la persona umana è il primum a cui tutto il resto va subordinato.

Etra i diritti della persona umana primario è il diritto all'educazione, inteso come piena formazione. Di questo diritto è titolare la persona, e solo in sua vece i genitori.

Occorrericonoscere questo diritto.

La scuola non può presumere di avere il diritto primario di educare e di istruire.

Lo Stato può richiedere che alle nuove generazioni siano assicurate le condizioni per la loro partecipazione alla vita democratica e che quindi sia assicurata la loro piena formazione.

Ma quello dello Stato è un diritto che non può prevaricare sul diritto dei genitori di educare ed istruire i propri figli.

Èin tal senso che nella legge 30/2000 si parlava di cooperazione dei genitori ed anche nel nuovo disegno di legge sulla riforma dei cicli si parla di diritto primario dei genitori all’educazione dei figli.

In tal senso, nel comma 2 dell'art. 1 del Regolamento dell'autonomia si parla di “domanda delle famiglie...”, nell’art. 3 si precisa che il POFviene elaborato dal collegio dei docenti, “tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti” e nel comma 4 dell’art. 8 si afferma che “La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione”.

La nuova scuola non può non vedere la cooperazione dei genitori.

I docenti e i dirigenti scolastici non possono chiudersi nella loro torre eburnea, rendendo quanto più possibile marginale la cooperazione dei genitori.

Non lopossono fare, perché la norma non lo consente; non lo possono fare perché il diritto di educare appartiene primariamente ai genitori che scelgono la scuola; ma non la possono fare perché la formazione della personalità è la risultante, non di una sola agenzia formativa, ma di un sistema formativo integrato di cui la famiglia costituisce la prima agenzia formativa e che peraltro oggi vede la presenza massiccia e incisiva della scuola parallela costituita, più che dai mass media, da Internet.

Occorre uscire dall'isolamento, cominciando a integrare gli interventi dei singoli docenti nell'ambito della stessa scuola, ma integrando gli interventi delle diverse scuole del territorio e non, attraverso la costituzione di reti di scuole.

E bisogna uscire dal proprio isolamento soprattutto richiedendo, consolidando, favorendo la cooperazione dei genitori e poi degli stessi studenti.

La responsabilità del successo formativo dei giovani è troppo impegnativo perché possa essere assunto solo dalla scuola e soprattutto perché possa essere svolto solo dei docenti. Nonsolo vi concorrono apporti diversi, ma gli apporti si integrano, si coordinano, si completano nella consapevolezza che la formazione deve essere massimale e integrale, oltre che originale.

Occorre assicurare ai singoli alunni il successo formativo, ma il successo formativo va inteso come piena formazione, nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali.

Il ruolo di genitore si fa sempre più consistente così come più consistente anzi centrale si fa il ruolo degli studenti.

È impossibile pensare ad una nuova scuola, in cui l'alunno sia solo il destinatario dei programmi, delle lezioni, dei compiti.

Occorre una rivisitazione della filosofia complessiva, non tanto della scuola, quanto del sistema formativo integrato.

Nonsi può più operare a livello individuale, né da parte di docenti, né da parte delle scuole, ma occorre integrare gli interventi, compresi quelli dei genitori, ai quali occorre riconoscere quello spazio che gli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola dell’infanzia riconoscevano loro nel momento in cui precisavano che “A questo scopo la scuola, avvalendosi di tutti i mezzi previsti e possibili (colloqui individuali, assemblee, riunioni di sezione, consigli di intersezione e di circolo, comitati e gruppi di lavoro), crea un clima di dialogo, di confronto e di aiuto reciproco, coinvolge i genitori nella progettazione educativa, valorizza e potenzia la partecipazione responsabile di tutte le figure e le istituzioni interessate…”

Evidentemente, ciò comporta anche da parte dei genitori la maturazione di una nuova, più approfondita consapevolezza dei processi formativi e che, non solo le famiglie autonomamente, ma anche le scuole,in collaborazione con gli enti locali, possano e debbano promuovere, a norma del quinto comma, art. 9 del Regolamento dell'autonomia scolastica.

Èun discorso nuovo che tutti, dirigenti scolastici, docenti, genitori debbono fare.

Spesso manca la competenza per farlo. Questa competenza occorre acquisirla, al più presto, promuovendo le più idonee iniziative, inizialmente per tutti assieme, dirigenti scolastici, docenti e genitori, poi specificamente e, approfonditamente, per ciascuna categoria.

Ma senza remore, da parte di nessuno!

In sintesi, il diritto/dovere di educare e di istruire i figli appartiene primariamente ai genitori, dei quali le scuole debbono favorire la partecipazione alla programmazione ed all’organizzazione educativa e didattica.

Ciò comporta che ai genitori vengano assicurate adeguate competenze in campo educativo, sia attraverso apposite consulenze da parte dei Sociologi, degli Psicologi e dei Pedagogisti, sia attraverso la creazione di vere e proprie Scuole per i genitori (“iniziative di informazione e di formazione destinate ai genitori degli alunni”)(c. V, art. 9, D.P.R. 275/1999), a cura delle singole scuole, d’intesa con gli Enti locali.