FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI

Genitori e formazione della personalità di Umberto Tenuta  
Un discorso serio sulla formazione dei giovani deve a cominciare sin dai loro primi anni di vita.  

L'articolo 9 del Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al prevede che le istituzioni scolastiche possono organizzare corsi per i genitori[i]. Qua e là se ne organizzano, soprattutto a livello di scuola secondaria di secondo grado, quando i giovani creano problemi.
Ma è troppo tardi. 
Occorre che i docenti comincino a dialogare con i genitori sin dalla scuola dell'infanzia ed occorre coinvolgere anche i futuri genitori. A 11 ed a 15 anni è troppo tardi, per i genitori e per gli alunni. 
È tardi, perché gli alunni si sono già orientati, hanno già assunto degli atteggiamenti nei confronti dei genitori, della società e della scuola.
Occorre  cominciare prima, molto prima, sin dalla scuola dell'infanzia, per quanto attiene alle iniziative che possano essere assunte dalle istituzioni scolastiche, e sin dalla nascita, per quanto riguarda i genitori.
La personalità si forma soprattutto nei primissimi anni di vita: le neuroscienze oggi confermano che la strutturazione della mente avviene molto precocemente con l'apporto determinante delle stimolazioni socio-culturali che vengono dalla famiglia ma anche dai contesti di vita. Al riguardo, occorre innanzitutto prendere maggiore consapevolezza del ruolo formativo che svolgono i genitori, i quali sono i primi educatori dei giovani, con l'avvertenza però che il termine "educatore" non ha il significato comune di colui che ha la responsabilità dell’acquisizione delle buone maniere nei riguardi dei rapporti interpersonali, ma si qualifica nella prospettiva del "pieno sviluppo e della persona umana" (art. 3, Cost.).
 
I genitori sono i primi educatori dei bambini, cioè i loro primi docenti, nel senso letterale del termine, seppure con l’avvertenza che il docente non è colui che sale in cattedra e fa lezione, ma è soprattutto colui che promuove la maturazione di interessi, di motivazioni, di atteggiamenti, e crea le condizioni che favoriscono i processi apprenditivi.
 
Gli studi di socio-psicologia ci avvertono che gli atteggiamenti dei giovani nei confronti dell'apprendimento, compreso quello scolastico, sono largamente influenzati dal contesto familiare: nell'ambito della famiglia non solo si apprende il linguaggio, fattore determinante dello sviluppo intellettivo, ma maturano gli atteggiamenti[ii] nei confronti della scuola e soprattutto nei confronti degli apprendimenti considerati in generale ma anche specificamente negli indirizzi disciplinari.
 
Se le discipline sono, non solo i linguaggi, i metodi d'indagine e i quadri disciplinari, ma anche e forse soprattutto le propensioni ad osservare la realtà, è evidente che nella famiglia si assumono atteggiamenti positivi o negativi nei confronti della musica, della poesia, della letteratura, del mondo della storia, della realtà geografica, degli esseri viventi (biologia animale e vegetale) e delle scienze tutte (dai fenomeni fisici all'astronomia)... "C'era una volta (quando?), in una terra lontana (quale continente?), una bambina dagli occhi a mandorla (non era forse una cinesina?), che amava scalare le montagne (forse le pendici dell’Everest!) e che non amava mai restare sola, ma chiamava sempre le sue amichette (educazione alla convivenza democratica)...” 
Genitori che si intrattengono, che parlano, che dialogano con i loro figli e ne promuovono la formazione linguistica (non si fa un torto a Chomsky se si dice che la lingua non si sviluppa come una matassa, un mero venir fuori, ma si forma, seppure sulla base delle potenzialità insite nell'uomo come essere capace di apprendere il linguaggio, ma di apprenderlo a diversi livelli di competenza: chi possiede duemila parole opprime chi ne possiede soltanto duecento!).
 
Ma i genitori esprimono anche il loro amore per le piante, per gli animali, per i paesaggi geografici, per il cielo azzurro percorso dal moto del sole e della luna durante il giorno, ma popolato di stelle durante le notti serene.
 
E perché no, genitori che contagiano ai loro figli il proprio atteggiamento positivo nei confronti delle forme degli animali, delle foglie ecc. (la geometria della natura, anche con le sue simmetrie!), dell'aritmetica (3, 5, 7... fiori), della misura ("7 paia di scarpe ha consumato... ", lontano, vicino, avanti, dietro, sotto, sopra, grande, piccolo...). "C'era una volta... tanto tempo fa, quando gli uomini vivevano nei castelli con i ponti levatoi (!)...” È superfluo continuare. Si dirà che è una questione di classe sociale (mamme che lavorano!) e culturale (mamme analfabete!), ma è soprattutto una questione di atteggiamenti. Sanno, le mamme, che il bimbo che si portano nel grembo le ascolta, almeno sin dal sesto mese di gestazione, e che recepisce i loro discorsi, la musica che ascoltano, oltre che la nicotina che fumano? Mamme e papà sanno che quel bimbo in fasce (si fa per dire!) sente il calore del loro amore più che quello del loro corpo e che comprende su un piano empatico se è accettato, costruendosi così la fiducia di base, che è a fondamento dell'autonomia e dell'iniziativa?
 
Ci si affanna (ma non proprio tanto!) a presentare la psicologia dello sviluppo ai docenti della scuola dell'infanzia, meno a quelli della scuola primaria, troppo poco a quelli della scuola secondaria di primo grado e niente affatto a quelli della scuola secondaria di secondo grado. Ma ci si dimentica dei genitori, anche quando si dà  la stura alla retorica del sistema formativo integrato. Timidamente i Programmi del 1985 parlavano di interazione scuola-famiglia; con grande coraggio di Orientamenti per la scuola dell’infanzia del 1991 prevedevano la partecipazione dei genitori all’attività di programmazione.
 
Riprendendo l'articolo 1 della legge 30/2000, ora la legge 53/2003 riconferma l’esigenza della cooperazione dei genitori.
 
Questa partecipazione non può essere improvvisata occupandosene solo a livello di scuola secondaria, perché si ha bisogno dei genitori per motivare i giovani allo studio e soprattutto per contenere le loro intemperanze. 
Sacrosante esigenze! 
Ma troppo tardi avvertite ed affrontate.
Troppo tardi, perché si impara meglio a 2 anni che a 15 anni e soprattutto perché i rapporti tra genitori e figli non possono cambiare a 15 anni.
Sono patetici gli appelli alla collaborazione con i genitori quando ormai forse è troppo tardi per modificare gli atteggiamenti che nei giovani sono maturati.
 
La pedagogia e la psicologia ci avvertono che è più  agevole prevenire che correggere. 
Se si vuole fare un discorso serio sulla formazione dei giovani, occorre farlo a cominciare sin dai loro primi anni di vita, valorizzando al massimo il ruolo della scuola dell'infanzia e soprattutto il ruolo dei genitori. A tal fine, si richiede un cambiamento di prospettiva, di atteggiamenti, di consapevolezza negli operatori scolastici e negli stessi genitori. Se da una parte, occorre occuparsi della formazione socio-psico- pedagogica dei genitori, dall'altra occorre che gli operatori scolastici, i dirigenti e i docenti innanzitutto cambino i loro atteggiamenti nei confronti delle famiglie, superando l'anacronistica concezione della scuola come corpo separato, hortus conclusus, turris eburnea, nella prospettiva ineludibile di un sistema formativo che per essere efficace ed efficiente non può non essere un sistema formativo integrato. 
È, questa, una fondamentale, primaria, ineludibile consapevolezza che tutti gli operatori scolastici sono chiamati ad assumere se ancora si crede che la scuola possa continuare a svolgere un ruolo nel processo di formazione dei giovani.Questo  ruolo può essere svolto solo d’intesa con i genitori!Ed allora occorre che cambino gli atteggiamenti degli operatori scolastici nei confronti dei genitori e conseguentemente dei genitori nei confronti della scuola.
 
La scuola, nata come scuola istituita dallo Stato ed imposta ai cittadini: scuola della sovranità dello Stato, titolare del diritto di educare i cittadini sudditi. Gli operatori scolastici non erano altro che rappresentanti dello Stato, parlavano che a nome dello Stato e in una condizione di supremazia. Ai genitori non restava che accettare, subire, prendere atto di quanto gli operatori scolastici facevano in ossequio alle decisioni assunte a livello centrale dallo Stato.
 
A poco a poco, soprattutto con i decreti delegati del 1974, si è cominciato a parlare di partecipazione dei genitori, ma la partecipazione non si è realizzata, innanzitutto perché non è cambiato l'atteggiamento degli operatori scolastici, rimasti ancorati al vecchio modello esecutivo nei confronti del potere centrale, ma impositivo nei confronti degli utenti del servizio scolastico, alunni e genitori. L'integrazione scuola-famiglia prevista dai Programmi del 1985 e sopratutto la partecipazione dei genitori alla programmazione prevista dagli Orientamenti educativi per la scuola materna del 1991 sono rimasti pressoché lettera morta.
 
La cooperazione con i genitori di cui all'articolo 1 della legge 30/2000 e dalla Legge 53/2003 non possono fare la stessa fine. Occorre che gli operatori scolastici (dirigenti scolastici, docenti ecc.) prendano consapevolezza che il diritto di educare appartiene primariamente ai genitori (art. 30, Cost. e) e solo in via sussidiaria allo Stato).
La scuola è un servizio reso agli utenti, i quali non possono non avere voce in capitolo.

Occorre realizzare con tale chiave di lettura non solo la legge 53/2003, ma anche il D.P.R. 275/1999.
 Pertanto, deve cambiare innanzitutto l'atteggiamento degli operatori scolastici, considerando normale la partecipazione dei genitori alla gestione organizzativa e didattica delle scuole. Il Piano dell'offerta formativa va elaborato, a norma dell'articolo 3 del Regolamento dell'autonomia, sentendo anche le associazioni dei genitori. Nella carta dei servizi, mai abrogata, si prevedeva il contratto formativo che impegnava congiuntamente i docenti ed i genitori. È  duro cambiare mentalità, ma occorre cambiarla!
 
Non ci si può accontentare più della partecipazione coreografica, pleonastica, di facciata dei genitori: essi sono parte costitutiva del sistema scolastico e partecipano al suo governo. 
D'altra parte, i genitori debbono essere resi più consapevole delle loro nuove responsabilità, che cominciano sin dalla nascita dei figli, dei quali ad essi incombe la prima formazione, nei primissimi anni di vita, i più decisivi dei processi formativi e apprenditivi. 
In tal senso dovrebbero essere attivati con sistematicità le iniziative per i genitori previste dall'articolo 9 del Regolamento dell'autonomia scolastica.
 
In questi corsi i genitori dovrebbero essere resi consapevoli della dinamica dei processi apprenditivi  e soprattutto dei processi formativi del loro figli e dovrebbero prendere consapevolezza che nel sistema formativo integrato sono tenuti a cooperare con gli operatori scolastici su un piano di pari responsabilità.
 
Se ai docenti si richiede di abbandonare la pretesa di essere detentori assoluti di un potere educativo che a loro lo Stato delega, i genitori debbono divenire consapevoli che non possono delegare le loro responsabilità educative completamente alla scuola. La formazione dei giovani impegna su un piano di parità tutte le agenzie formative, in primis i genitori, con il loro carico di diritti e di doveri.


[i] <<Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni>>(Art.9, comma 5,  D.P.R. 275/1999.

[ii] In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. In merito cfr.: CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,  Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,  Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,  Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,  Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,  Obiettivi: come districarsi?;  TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/