FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI

GENITORI – DIRITTO E DOVERE DI EDUCARE di Umberto Tenuta

La famiglia ha il diritto e il dovere di istruire e di educare i figli, diritto primario

 

I genitori mettono al mondo i figli, li allevano, li allattano, preparando loro le pappine, li crescono quanto più possibile secondo le norme igieniche.

Ma spesso  qui finiscono gli impegni genitoriali.

Tuttavia, anche se non se ne rendono conto, nel frattempo  i genitori provvedono anche all’educazione dei loro figli.

Insegnano loro a parlare, comunicando con loro sulle quotidiane attività della vita.

Insegnano loro le buone maniere: come ci si comporta verso gli altri.

Si preoccupano della socializzazione  dei figli, di insegnare loro a vivere con gli altri.

Più o meno, tutto qui.

Manca la consapevolezza e l’impegno del ruolo educativo più significativo, più incisivo, più consistente che i genitori comunque svolgono, facendo  acquisire ai loro figli la prima alfabetizzazione culturale.

Inspiegabilmente, nei Programmi didattici del 1985, si parla della scuola elementare come scuola della prima alfabetizzazione culturale, dimenticando che esiste un’alfabetizzazione culturale svolta dalla scuola dell’infanzia e anche un’alfabetizzazione culturale svolta dalla famiglia.

La prima alfabetizzazione culturale, intesa ome acquisizione dei linguaggi, dei quadri concettuali e dei metodi di indagine delle diverse discipline i bambini cominciano a realizzarla già nella famiglia.

I primi maestri dei bambini sono i genitori, che insegnano loro a contare, a far di conto, a orientarsi nello spazio e nel tempo, a comunicare e ad esprimersi, ad acquisire i rudimenti delle diverse discipline.

Evidentemente, questo ruolo si diversifica notevolmente da famiglia a famiglia, a seconda del livello culturale dei genitori. In base a questa diversificazione, i bambini arrivano alla scuola dell’infanzia ed alla scuola elementare diversamente alfabetizzati.

I primi condizionamenti  risultano quelli che i bambini acquisiscono nella famiglie.

In questa sede, quello che vogliamo evidenziare è che la prima scuola del bambino è la famiglia.

La scuola del “grembo materno” di cui parla il Comenio non è tanto la scuola dell’infanzia quanto proprio la scuola materna, la scuola delle madri, la scuola domestica, la scuola delle famiglie.

A questa scuola occorre porre maggiore, più esplicita, più diretta attenzione, se vogliamo  combattere il fenomeno della dispersione scolastica, dei divari socioculturali.

Nell’art.9 del Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al d.p.r. 275/1999  si fa riferimento a “iniziative promosse dagli enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti “ e si precisa che Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni”.

Con la generalizzazione della scuola media, divenuta scuola dell’obbligo , si è avuto un innalzamento del livello culturale della maggior parte dei genitori.

Ma  questo non basta.

Non basta, se non matura nei genitori la consapevolezza che i primi anni di vita hanno una grande incidenza nella formazione dei bambini[i].

Purtroppo, perdura ancora il pregiudizio che la scuola comincia a sei anni, con l’ingresso nella scuola elementare intesa come scuola dell’alfabetizzazione culturale, e che la scuola dell’infanzia sia una prescuola, una scuola della “socializzazione”, come pure nella bozza del disegno di Legge di riforma della scuola si scriveva, per un lapsus, ma un lapsus estremamente significativo.

Malgrado l’alto livello culturale  degli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna, ancora alla scuola dell’infanzia non si riconosce quella  importanza che essa merita.

Non  si presta adeguata attenzione alla circostanza che i bambini cominciano la loro alfabetizzazione culturale nella famiglia e nella scuola dell’infanzia.

Si pongono perciò due problemi.

Il primo riguarda la scuola dei genitori.

Occorre che le famiglie siano sensibilizzate a svolgere un ruolo più incisivo nella formazione  dei bambini ed occorre che la scuola dell’infanzia svolga pienamente il ruolo che ad essa assegnano gli Orientamenti educativi del 1991.

Anziché progetti educativi, sperimentazioni ecc., occorre cha la scuola dell’infanzia si impegni a perseguire gli obiettivi formativi posti dai campi di esperienza degli Orientamenti educativi del 1991.

A prescindere dall’alfabetizzazione culturale avviata già nella famiglia, la scuola dell’infanzia può svolgere un ruolo estremamente significativo, perché precoce, tempestivo, ancora in tempo ad evitare condizionamenti insanabili una volta che i bambini siano giunti alla scuola elementare e soprattutto alla scuola media.

Occorre  puntare sulla famiglia e sulla scuola dell’infanzia.

Occorre puntare su queste due istituzioni educative con maggiore consapevolezza, con maggiore decisione, con maggiori risorse, se si vogliono evitare i danni della dispersione scolastica che poi si manifesteranno nella scuola media e nella scuola secondaria.

 

LA Famiglia COME Scuola DELLA PRIMA ALFABETIZZAZIONE CULTURALE

Occorre mettere le famiglie, tutte le famiglie, nella condizione di assolvere al loro  ruolo decisivo di sedi della prima alfabetizzazione culturale dei bambini.

In questo senso, la scuola dell’infanzia e la scuola elementare possono svolgere un ruolo decisivo per la formazione dei genitori anche avvalendosi delle indicazioni di cui all’art. 9 del Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al d.p.r. 275/1999, ma anche gli Enti locali possono operare efficacemente in questa direzione.

Poi, occorre valorizzare la scuola dell’infanzia.

Occorre valorizzare la scuola dell’infanzia come scuola a pieno titolo, come primo segmento del sistema scolastico. Come scuola primaria.

La scuola primaria non è la scuola elementare, ma è la scuola dell’infanzia.

Occorre smetterla con i discorsi infondati sulle prediscipline. Giustamente la Bozza dei Nuovi Curricoli del 2001precisava che “Beninteso, i diversi aspetti (oggetto, linguaggio, metodologia di ricerca) da cui viene caratterizzato lo statuto di una disciplina sono in realtà già tutti presenti fin dalle prime fasi del percorso formativo e presenti devono restare sempre. La matematica è la matematica, la lingua italiana è la lingua italiana sia quando vi si accosti un giovane liceale sia quando vi si accosti una bambina di tre anni. Lo statuto di una disciplina non cambia perché mutano, con l’età degli allievi, tappe e scansioni del processo di apprendimento. Se lo statuto disciplinare resta fermo, assai diversa invece è la distanza del soggetto che impara dall’oggetto da imparare: da un legame forte con la contestualità della esperienza diretta degli allievi nella scuola dell’infanzia si passa via via a forme più pronunciate di decontestualizzazione e di astrazione”.

Il bambino comincia a fare le prime esperienze matematiche, fisiche, geografiche, logiche, linguistiche ecc. nella famiglia e le continua nella scuola dell’infanzia.

Occorre realizzare un continuum formativo che abbia inizio sin dalla nascita e che proceda a spirale, secondo un processo che sia rispettoso delle caratteristiche apprenditive e formative dei bambini, ma che trovi nelle famiglie e soprattutto nella scuola dell’infanzia una maggiore considerazione.

Occorre pensare ai genitori come a veri e propri educatori, nel pieno significato del termine, non limitandone il ruolo alla crescita fisica, all’allevamento, ma estendendolo all’educazione: educazione linguistica innanzitutto, ma anche educazione matematica,  educazione geografica, educazione scientifica ecc.

Ancora più incisivo e più istituzionale in questo senso è il ruolo della scuola dell’infanzia.

Famiglia e scuola dell’infanzia debbono essere prese in maggiore considerazione.

Se occorre aggiornare i docenti della scuola elementare, ancor più occorre aggiornare i genitori ed i docenti della scuola dell’infanzia anceh sul piano dell’alfabetizzazione culturale che essi sono chiamati ad assicurare ai bambini.

La RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA si muove in questa prospettiva.

Appositi interventi saranno dedicati a queste tematiche, chiarendone meglio il sig e favorendone quanto più possibile la realizzazione.

La RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA è la rivista dei docenti, ma è anche la rivista dei genitori e la rivista degli amministratori degli Enti locali.

In tale prospettiva, si chiede il più largo contributo di idee da parte dei genitori e da parte degli amministratori degli Enti locali.


[i] Mazzetti R. (a cura di), Scoperta dell’infanzia e nuove prospettive dello sviluppo dell’uomo, Edizioni Beta, Salerno, 1970.