FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI

Enti locali E Scuola: UNA COLLABORAZIONE NECESSARIA di Umberto Tenuta

Occorre riconoscere e valorizzare il ruolo degli enti locali nei processi educativi

 

Chi sono gli Enti locali se non la prima forma di organizzazione sociale sovrafamiliare, intesa a provvedere alla migliore convivenza delle persone abitanti in un determinato territorio?

Purtroppo, questa concezione dei comuni sembra smarrita ed i comuni vengono visti solo nella loro dimensione burocratica (registrazione delle nascite, rilascio di certificati ecc.), amministrativa ( impianti di illuminazione, costruzione di strade, circolazione stradale ecc.), giuridica (regolamenti di igiene, polizia urbana ecc.).

Per quanto riguarda la scuola, il discorso è più complesso.

La scuola italiana è nata, con la Legge Casati del 1859, come scuola dei Comuni.

Le difficoltà di funzionamento hanno portato alla statalizzazione delle scuole con la Legge Daneo-Credaro del 1911  e con Legge del 1933.

La scuola è diventata scuola statale: è sembrata una conquista! Soprattutto per i docenti.

Agli Enti locali sono rimaste solo alcune incombenze: provvedere ai locali scolastici, all’arredamento, all’assistenza ecc.

Ma tra scuola ed Enti locali si è creata una barriera, una frattura, una separazione, se non un contrasto.

Da una parte la scuola, con i suoi dirigenti e dall’altra  gli Enti locali con precisi obblighi, molto spesso disattesi.

In effetti, la scuola non è nata come esigenza avvertita dagli utenti, ma come imposizione, come obbligo, che si è arrivati a sancire finanche sul piano penale con l’art. 731 del Codice Penale.

Indubbiamente, l’istruzione è un interesse dello Stato, che deve assicurare la formazione del cittadino.

Ma il problema non è tanto quello della formazione del cittadino, qunato quello della formazione dell’uomo.

A  cominciare da Sparta, la formazione del cittadino è stata anteposta alla formazione dell’uomo, che invece veniva curata ad Atene.

Si è consolidato il pregiudizio, almeno a livello di scuola di base, dell’obbligo scolastico, e non del diritto all'educazione ed all'istruzione, dell’educazione intesa secondo il dettato della Costituzione repubblicana del 1948 come “pieno sviluppo della persona umana”.

Siccome oggi si va finalmente prendendo sempre più consapevolezza che uomini non si nasce ma si diventa soprattutto attraverso l’educazione, l’educazione viene riconosciuta sempre più come un diritto, un diritto alla piena formazione della persona umana, sin dalla nascita, anzi sin dalla gestazione nel grembo materno.

Occorre insistere su questo concetto: uomini, cittadini e lavoratori si diventa solo attraverso l’educazione, e pertanto l’educazione è un diritto, prima che un dovere.

Ogni essere umano ha diritto all’educazione.

<<Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>>[i].

Oggi  il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al d.p.r. 275/1999  parla proprio di successo formativo, da intendere come piena, integrale, originale  e massimale formazione della persona umana.

Alla piena formazione  provvede innanzitutto la famiglia. È diritto e dovere dei genitori provvedere all’educazione dei giovani (<<è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio>>)[ii].

La formazione non si realizza solo nel chiuso della famiglia, ma si attua attraverso  tutta la ricchezza  delle stimolazioni socioculturali che il bambino ha la possibilità di vivere anche nel vicinato, nelle strade, nei giardini, nei parchi gioco, nel paesaggio complessivo, nelle più varie agenzie formative.

Occorre che gli Enti locali avvertano sempre più  che è loro dovere assicurare non solo le strade e l’illuminazione pubblica, ma anche gli spazi verdi per i giochi dei bambini: non più solo una città a misura degli adulti, ma anche una città a misura dei bambini.

Occorre assicurare ai bambini spazi all’aperto e spazi chiusi. Spazi all’aperto, quali giardini, parchi per i giochi, che vadano a sostituire i cortili di buona memoria;  spazi all’aperto ciclabili; spazi liberi e spazi attrezzati.

Spazi naturali da difendere (giardini, boschi, campagne ecc.), ma anche spazi al chiuso, come biblioteche per le libere letture dei bambini, per il gioco libero ed educativo dei bambini  e dei giovani, piscine, campi di gioco, musei, pinacoteche ecc.

Pensiamo a un ente locale che, sulla base degli artt. 138 e 139 del Dlg. 112/1998, pensi alla scuola, non solo per le norme antincendio ed antisismiche, non solo per l’assistenza fisica, per i trasporti e le mense, ma anche e soprattutto pensi alla scuola sul piano educativo,  sul piano propriamente formativo,  e veda il suo nuovo ruolo anche e soprattutto in questa prospettiva, promovendo un rapporto nuovo con le scuole: superando il divario, il fossato, le distanze e le contrapposizioni.

Occorre un processo di integrazione tra scuola ed Enti locali che veda i due enti parimenti impegnati a promuovere la formazione dei giovani.

I Comuni, le Comunità montane, la società civile hanno il dovere di occuparsi di quello che avviene dentro le scuole.

E la scuola nulla ha da tenere da questo nuovo ruolo degli Enti locali, ma tutto da guadagnare, nell’impegno comune di assicurare il successo formativo a tutti i giovani.  

 


[i] FAURE E. (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249.

[ii] Art. 30, Costituzione repubblicana del 1948.