FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI


tempo per fare i genitori di Antonella Pusateri
Sindrome da ADHD etichetta per i bambini più vivaci

Che ormai la sindrome da ADHD sia diventato un facile modo di cui molti esperti si avvalgono per etichettare prontamente i bambini più vivaci come affetti da un qualche problema da trattare con psicofarmaci, è cosa risaputa.
Sembra che diagnosticare la presenza di questa malattia nei bambini che oggi appaiono più irrequieti, serva paradossalmente a tranquillizzare quei genitori che soffrono per l’avere un figlio molto vivace, poiché vedono la loro vita sociale rovinata e non sono in grado di dare una spiegazione di ciò che accade al loro figliolo.
Quando un bambino è “maleducato”, nel senso più comune del termine, a risentirne in una coppia è sicuramente la possibilità di uscire di casa per recarsi in casa di amici, al cinema, al ristorante etc.Un genitore di un bambino di nove anni si è rivolto a me chiedendomi una consulenza poiché il suo bambino era a suo dire “molto difficile da gestire nel comportamento” ed inoltre ha aggiunto” quando noi genitori siamo a casa di persone non familiari sentiamo il disagio di questo suo modo di comportarsi”.
Stando cosi le cose sembra che per un genitore sia molto più facile accettare di presentare alla società un figlio con sindrome da “Deficit di attenzione e iperattività” che non dover ammettere che il disagio che il bambino manifesta con un comportamento difficile sia dovuto alla presenza di genitori poco attenti ai suoi bisogni di amore, comprensione, empatia, accoglienza, contenimento.
Ma non solo, il compito di un genitore è anche quello di educare, di porre dei limiti al figlio, di porre delle regole.
Ma oggi la maggior parte degli uomini ha dimenticato qual è il ruolo che acquisisce e gli compete con la nascita di un figlio, e non sa più esercitare alcun potere che abbia come fine l’educazione dei figli.
E’ preferibile che il piccolo soffra di un disturbo, e nel frattempo si spera che non sia neanche tanto grave, anzi  guaribile in poco tempo, piuttosto che costringersi, come famiglia, come coppia, come padre e madre, ad interrogarsi e capire perché il bambino si comporti in una data materia e sentirne magari, in qualche misura, il peso della responsabilità.
Ma se, come penso,  il  comportamento turbolento del bambino è espressione di un disagio che i genitori contribuiscono a far nascere e mantenere nel tempo?
Interrogarsi in questi termini può fare molto male ad una coppia che non voglia perdere l’indipendenza e che non voglia rinunciare a nessuno dei piaceri di cui l’ epoca della complessità ci permette di godere.Purtroppo oggi gli adulti hanno sempre meno tempo e voglia di fare i papà e le mamme.
Magari non è soltanto una colpa attribuibile al singolo, magari è una condizione generale che accomuna tutti quanti poiché siamo tutti preda della frenesia che caratterizza queste giornate post - moderne.Si è sempre più stressati, si va sempre più dietro alle lancette degli orologi, ogni singolo istante della  giornata che ci accingiamo a vivere è già stato programmato anzitempo da noi o da chi per noi.
Se prima a potersi permettere il lusso di stare tutto il giorno fuori casa era esclusivo appannaggio degli uomini, oggi anche le donne conducono la medesima vita dei loro mariti.In tempi non molto lontani gli uomini erano soliti delegare la propria responsabilità genitoriale alla madre, che restando a casa si occupava da sola dell’educazione della prole.Oggi anche le mamme passano gran parte della loro giornata fuori casa ed è diventata prassi anche per loro delegare la responsabilità del ruolo materno ad altre figure, quali la baby-sitter, la nonna e nel peggiore dei casi la Tv.
In questa folle corsa  che le porta a passare 7 ore a dormire, 8 ore al lavoro, un’ora in palestra, un’ora al bar con le amiche, due ore a fare shopping, due alla pulizia della casa, due al cinema o al teatro, credo che non resti proprio nulla per la cura dei  bambini.E cosi, in questo caos totalizzante, gli unici a farne le spese sembrano essere proprio i più piccoli, i bambini, i figli della società complessa.
D’altra parte anche le loro giornate non sono più serene di quelle dei genitori.
Questi, per la verità, si preoccupano di continuo dei loro piccoli, ma in una maniera particolare e tutta “moderna”, poiché sono sempre all’affannosa ricerca di  una sana sistemazione nella quale collocarli per passare il tempo durante la loro assenza.E così i bambini trascorrono tutta la mattinata a scuola e dividono il tempo dei loro pomeriggi tra recupero post – scolastico, lezioni di danza, lezioni di musica, sport.Al ritorno a casa poi i genitori non mancheranno di far trovare loro qualche nuovo giocattolo simbolo dell’amore che li lega ed a testimonianza del fatto che, nonostante i mille impegni, si sono ricordati dei loro “cuccioli” che li aspettano, da qualche parte.In questo modo si cerca di materializzare ciò che dovrebbe appartenere solo alla sfera dei sentimenti.
E poi ci si meraviglia che i bambini siano stressati e mostrino chiari segni di insofferenza .Nel tentativo disperato di tenere testa a tutti gli impegni che grandi e piccoli hanno, non c’è davvero più il tempo materiale per consentire agli adulti di fare i genitori  e conoscere i propri figli, stare con loro, scambiarsi qualche gesto affettuoso, interessarsi di come hanno trascorso la giornata, comprenderne i bisogni.
Sono rari i momenti che genitori e figli trascorrono assieme per capirsi, giocare.In virtù di queste considerazioni, e da sempre schierata dalla parte dei minori, considero quanti hanno il dovere di educare e proteggere i piccoli, i principali responsabili dell’ “irrequietezza” piuttosto che dell’ “iperattività” che, come vogliono gli esperti, caratterizza i piccoli di oggi.Se non  altro perché penso che tale irrequietezza sia, nella maggior parte dei casi,   il manifestarsi di un disagio dovuto al non poter correre, muoversi, schiamazzare, o semplicemente giocare liberamente, senza nessuno che programmi la loro intera giornata.
Tale irrequietezza è frutto della mancanza fisica ed ideale di un genitore che accolga il bambino e funga da contenitore per i suoi momenti di gioia e difficoltà, che funga da esempio, che educhi e ponga delle regole, precise, da rispettare.Invece oggi i bambini non hanno più confini, pensano di potersi permettere tutto, discutere alla pari con un genitore che rifiuta egli stesso il ruolo del genitore, perché preferisce essere un amico per il figlio.Ma non possiamo dare adito a delle confusioni di ruoli nel tentativo di costruire il mito del genitore perfetto.
Il genitore per una serie di motivi, prima fra tutte le differenze generazionali, non può essere amico del figlio.Il genitore rappresenta l’autorevolezza, la guida, la fonte sicura a cui rivolgersi nei momenti di disagio, il sostegno a cui ricorrere quando si è in difficoltà.
L’amico è qualcos’altro, è un confidente, ma non è un’ “ancora di salvezza” quale solo il genitore può essere.D’altra parte, se cosi non fosse, se quelli dell’era moderna fossero realmente i genitori perfetti, che non tengono all’autorevolezza, alla disciplina, che hanno adottato come metodo educativo il permissivismo, che accontentano in tutto i loro figli, ma perché allora ci ritroviamo dei bambini stressati, iperattivi, turbolenti, incontrollabili?
E perché poi, una volta divenuti adolescenti, questi ragazzi mostrano chiaramente di non avere alcun riferimento etico?
Forse su tutto ciò dovremmo interrogarci ancora di più di quanto non si faccia già  nei salotti televisivi del pomeriggio, che hanno il solo scopo di riempire i palinsesti, e che prendono avvio soltanto dopo un grave episodio di cronaca che ha come protagonisti i ragazzi.

4 aprile 2006

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