FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI


AMPLIAMENTO DELL'OFFERTA FORMATIVA EDMINIZIATIVE PER I GENITORI di Umberto Tenuta
Le iniziative di formazione per i genitori nella scuola dell’autonomia

Recita l'articolo 9 del Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 che
1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra loro consorziate, realizzano ampliamenti dell'offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali. I predetti ampliamenti consistono in ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei propri alunni e, coordinandosi con eventuali iniziative promosse dagli enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti.
2. I curricoli determinati a norma dell'articolo 8 possono essere arricchiti con discipline e attività facoltative, che per la realizzazione di percorsi formativi integrati le istituzioni scolastiche programmano sulla base di accordi con le Regioni e gli Enti locali.
3. Le istituzioni scolastiche possono promuovere e aderire a convenzioni o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale, anche per la realizzazione di specifici progetti.
4. Le iniziative in favore degli adulti possono realizzarsi, sulla base di specifica progettazione, anche mediante il ricorso a metodi e strumenti di autoformazione e a percorsi formativi personalizzati. Per l'ammissione ai corsi e per la valutazione finale possono essere fatti valere crediti formativi maturati anche nel mondo del lavoro, debitamente documentati, e accertate esperienze di autoformazione. Le istituzioni scolastiche valutano tali crediti ai fini della personalizzazione dei percorsi didattici, che può implicare una loro variazione e riduzione.
5. Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni”.
Le indicazioni contenute nel primo comma e soprattutto nel quarto comma potrebbero falsare l'esatta interpretazione delle indicazioni contenute nel quinto comma (“iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni”).
Il problema dell’educazione degli adulti si è posto, soprattutto negli anni ‘50, attraverso i Corsi popolari. Si trattava di lotta all’analfabetismo, condotta nell'interesse degli adulti, più che dei giovani.
L'istituzione della scuola media dell'obbligo con la legge1859 del 1962 e l’istituzione della scuola materna con la Legge 444 del 1968 hanno elevato i livelli di alfabetizzazione dei genitori.
Anche se restano alti tassi di analfabetismo o di analfabetismo di ritorno, tuttavia a noi sembra che il riferimento del Regolamento dell’autonomia scolastica ai genitori degli alunni vada inteso in una prospettiva nuova, pensando non tanto agli adulti, quanto specificamente ai genitori.
Negli ultimi 50 anni si è andata ampliando la collaborazione e la cooperazione dei genitori alla gestione della scuola, anche attraverso l'istituzione degli organi collegiali della scuola con i decreti delegati del 1974.
Si è prevista una rappresentanza dei genitori, non solo nei consigli scolastici provinciali, nei consigli scolastici distrettuali, ma anche nei consigli di circolo o di istituto e nei consigli di classe e sono state previste anche le assemblee dei genitori.
Tuttavia, dobbiamo riconoscere che gli organi collegiali non hanno avuto fortuna, né tra i docenti (collegi dei docenti, consigli di circolo e consigli di classe con la presenza dei soli docenti), né tra i genitori.
L'esperienza della partecipazione risulta troppo lontana, troppo estranea alla realtà della nostra scuola, alla cultura dominante nella scuola, che è cultura dell'isolamento, dell'individualismo, dei ruoli separati e distinti, dei singoli docenti e dei singoli alunni. Occorreavere il coraggio di riconoscere che nella scuola italiana mancavano i presupposti per la realizzazione di una collegialità operativa dei docenti, che nella scuola elementare si era avviata con la Legge 148/1990, seppure con enormi difficoltà, perché oggi non sembra vero di poterla superare con la figura del docente prevalente, docente che in effetti piace alla maggior parte dei docenti, così come piace l'isolamento dei docenti nelle scuole secondarie.
Ancorapiù precari risultavano i presupposti per una partecipazione dei genitori nei consigli di circolo o di istituto, nei consigli di classe, nei consigli scolastici distrettuali e negli altri organi collegiali.
Occorreperciò fare uno sforzo, sia per realizzare la collegialità operativa dei docenti in tutte le forme in cui essa viene prevista anche nel Regolamento dell'autonomia, sia per la partecipazione dei genitori, realizzando il disegno voluto dai decreti delegati del 1974 della scuola come una comunità scolastica, nella quale i genitori hanno pieno diritto di cittadinanza, una cittadinanza che deve essere non sopportata, ma accettata, anzi favorita, voluta, richiesta.
Evidentemente, come per tutte le cittadinanze, occorre un’adeguata formazione alla cooperazione dei genitori alla vita della scuola, così come occorre una formazione dei docenti nel campo della relazionalità, ciò che nei campi disciplinari, didattici ed organizzativi.
In tale prospettiva, a noi sembra che enti locali e istituzioni scolastiche possono promuovere specifiche iniziative rivolte ai genitori, iniziative mirate alla loro informazioni ed alla loro formazione.
Innanzitutto, l'informazione.
Il complesso delle riforme in atto nella scuola, a cominciare dal Regolamento dell'autonomia scolastica, richiede un’informazione non di poco conto.
Ma soprattutto preme l'esigenza della formazione: occorre che i genitori imparino il loro mestiere (1), che è mestiere difficilissimo, soprattutto oggi, nel momento in cui i giovani vivono le esperienze più diverse e contraddittorie, estremamente complesse.
Occorre primariamente raggiungere un'intesa sulle finalità dei processi educativi: docenti e genitori debbono avere piena consapevolezza del significato che assume la piena formazione della persona umana e insieme debbono cooperare per il suo perseguimento, senza deleghe, assumendosi ciascuno la sua parte di responsabilità.
Quello delle finalità educative è discorso primario, pregiudiziale ad ogni altro discorso, anche per i docenti.
Il Regolamento dell'autonomia lo pone nel momento in cui attribuisce al Ministro dell'istruzione il compito di definire gli “obiettivi generali” e gli “obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni” e, in via provvisoria, alle istituzioni scolastiche il compito di estrapolare dai programmi didattici gli “obiettivi formativi e competenze” (art. 13, D.P.R. 275/1999).
È discorso primario per i docenti, ma è discorso primario anche per i genitori.
Poi vengono le questioni di metodo, che anch’essi debbono coinvolgere docenti e genitori.
Se è vero che ci sono procedure didattiche di competenza specifica dei docenti, tuttavia i principi di fondo debbono essere condivisi dai docenti e dai genitori.
Che la scuola non possa essere più il luogo della trasmissione del sapere, la scuola della scolaresca seduta ad ascoltare, ad imparare ed a ripetere, ma che vadano riviste le impostazioni metodologico-didattiche, in ossequio all'esigenza che ogni processo di apprendimento muova dalla motivazione degli alunni e li veda coinvolti nei processi ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving), dovrebbe essere una esigenza che i docenti condividono con i genitori oltre che con gli alunni. Il contratto formativodi cui parla (parlava?) la Carta dei servizi ha (aveva?) questo significato.
Quanto più i docenti si aprono, partecipano i loro metodi, i loro itinerari educativi e didattici, tanto più aumenta la loro possibilità di successo.
Lo stesso discorso riguarda la Valutazione.
Non è più concepibile che la valutazione sia utilizzata come motivazione dell’apprendere, come minaccia, come spauracchio, come timore e terrore degli alunni.
Comescriveva Zavalloni, nella valutazione l'alunno è fuori causa: egli è solo il testimone della validità o non validità degli itinerari didattici, che si pongono sempre come ipotesi di percorsi didattici da verificare in concreto, con i singoli alunni (2).
Nella scuola dell'obbligo il documento di valutazione dovrebbe servire, non per informare i genitori, ma per coinvolgerli nei processi didattici, seppure solo sul piano motivazionale.
Ci sono aspetti della didattica troppo tecnici perché possano essere condivisi dai genitori, ma nessuna remora deve impedire ai genitori di interessarsi a quanto gli alunni vivono dentro le aule.
I figli non cessano di essere tali quando diventano scolari.
Le “iniziative di informazione e di formazione destinate ai genitori degli alunni”vanno rivolte a tutti i genitori, sia perché conoscano il mondo della scuola nella sua realtà, non solo fisica, ma soprattutto organizzativa, pedagogica, metodologico-didattica e diventino capaci di interagire con esso, sia perché maturano gli atteggiamenti, le competenze e le conoscenze necessarie a svolgere il ruolo di genitori nell’ambito delle famiglie.
L’ampliamento dell’offerta formativa della scuola è funzionale al ruolo formativo che la scuola svolge (“I predetti ampliamenti consistono in ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei propri alunni”), nella consapevolezza però che essa opera nell’ambito di un sistema formativo integrato di cui la famiglia è elemento costitutivo essenziale, primario, ineliminabile.

NOTE

1) In merito cfr.: AMMANITI M., Crescere con i figli, Mondadori, 1999; BALDO E., Professione: genitore, Edizioni Paoline, 1998; BIMBI F. - Castellano G. (a cura di), Madri e padri, Franco Angeli, Milano, 1990; BOLLEA G., Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, 1995; CORSETTI S. (a cura di), Il mestiere di genitore, Centro Italiano di Solidarietà di Roma, 1995; FABRE N., Sono felici lontano da noi?, Edizioni Scientifiche Magi, 2000; FARMAN J., Genitori, alla larga!, Bompiani, 1998; FARRI MONACO M., PEILA CASTELLANI P., Il figlio del desiderio, Bollati Boringhieri, Torino, 1994; GORDON T., Genitori efficaci, La Meridiana, Molfetta, 1994; GOTTMAN G. - DECLAIRE J., Intelligenza emotiva per un figlio, Rizzoli, Milano, 1999; HARRIS M., Capire i bambini, Armando, Roma, 1999; HARRIS RICH J., Non è colpa dei genitori, Mondadori, Milano, 1990; HONEGGER FRESCO G., Essere genitori, red, Como, 1995; LEACH P., Come allevare il bambino dalla nascita ai 6 anni, Mondadori, Milano, 1978; LEE S., Ciò che ogni bambino vorrebbe che i suoi genitori sapessero, Bompiani, Milano, 1974; LEGRAND L., Politiche dell'educazione, Anicia, Roma, 1990; MACARIO L., Genitori: i rischi dell'educazione, SEI, Torino, 1988; MAKARENKO A.S., Consigli ai genitori, Italia-URSS/Noi Donne, Roma, 1950; PANIZON F., Cari genitori, Laterza, Bari, 1998; PAZZAGLI A. - BENVENUTI P. - GUERRINI DEGL'INNOCENTI B., Bambini e genitori, Loggia de' Lanzi, Firenze, 1995; PETTER G., Il mestiere di genitori, Rizzoli, Milano, 1992; READ BAKER K. FANE F.XENIA, Il mestiere di genitore, Armando, Roma, 1972; SPOCK B., Il manuale dei genitori del Dr. Spock, Bompiani, Milano, 1989; THE BOSTON WOMEN'S HEALTH BOOK COLLECTIVE, Noi e i nostri figli, Euroclub su lic. Feltrinelli, Milano,1980.
2) ZAVALLONI R., Valutare per educare, La Scuola, Brescia, 1961.

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