FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI

 

GENITORI E DOCENTI COOPERANO PER ASSICURARE  IL SUCCESSO FORMATIVO di Umberto Tenuta

L’integrazione dell’azione educativa svolta dai genitori con quella svolta dalla scuola

 

Forse il merito maggiore del Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 consiste nell'aver posto l'alunno al centro della scuola[i]. 

Che poi questa centralità sia riconosciuta e realizzata è un altro discorso, soprattutto in un momento in cui l’attenzione sembra rivolta altrove, alla riforma dei cicli, al ruolo della scuola statale, all’organizzazione della scuola e del lavoro dei docenti. 

Di centralità dell'alunno sembra che non si parli abbastanza: soprattutto dell'assunto fondamentale del Regolamento dell'autonomia scolastica di garantire il successo formativo e di garantirlo ad ogni alunno[ii]. 

Due principi che da soli rappresentano la vera riforma epocale della scuola statale, da quando è nata ad oggi. 

Il fondamentale principio del diritto all'educazione[iii] ─che trova fondamento nella concezione personalistica del Cristianesimo, che la Riforma protestante riafferma per esigenze religiose, che il Comenio  recepisce sul piano pedagogico, recepisce sul piano pedagogico, che la Rivoluzione francese sancisce sul piani politico, che ispira il Movimento delle scuole nuove[iv] e che nella Costituzione repubblicana del 1948 viene sancito con l'affermazione  che << È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>(art. 3 Cost.) e che infine il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al d.p.r. 275/1999 pone come impegno caratterizzante della scuola dell'autonomia: garantire il successo formativo e garantirlo a tutti gli alunni. 

Tutto il processo innovativo e riformatore della seconda metà del XX secolo si ritrova riassunto nel successo formativo garantito a tutti i singoli alunni, nessuno escluso, tutti riconosciuti "capaci e meritevoli", perché tutti destinati alla piena formazione della personalità (<<pieno sviluppo della persona umana>>)(Art. 3, Cost.),. 

Ogni discorso sulle ‘potenzialità’ è fuori posto: non esistono capacità genetiche che determinano il destino formativo delle persone umane, perché il destino formativo è condizionato, se non totalmente, almeno in gran parte, dai sostegni formativi che alle persone umane, sin dal grembo materno, vengono assicurati. 

Oggi le neuroscienze[v] confermano che le basi della personalità si costruiscono nei primissimi tempi di vita attraverso le sinapsi[vi] che si costituiscono soprattutto in riferimento alle sollecitazioni socioculturali. 

Ed allora, il successo formativo può essere garantito a tutte le persone umane, a tutti i figli di donna, a tutti i cuccioli dell'uomo: è questa la battaglia che una società democratica deve combattere concentrando le sue maggiori risorse nel creare le condizioni affinché  nella famiglia, nella società e nella scuola tutto sia fatto perché il successo formativo sia garantito a tutti gli alunni. 

Si tratta di un impegno che deve quindi cominciare con il sostegno alla maternità e che deve trovare poi un nuovo, inedito, innovativo riconoscimento del ruolo formativo svolto nei primi tre anni di vita dalla famiglia: prima della scuola dell'infanzia deve essere riconosciuto il ruolo di una comeniana riedita "scuola del grembo materno" intesa come scuola dei primi tre anni di vita: una scuola nuova, una vera e propria scuola, importante più della stessa scuola dell'infanzia e senz'altro più di ogni scuola successiva alla scuola dell'infanzia.

Il riconoscimento del ruolo formativo della famiglia, dei genitori in primo luogo, è la nuova frontiera del riconoscimento del diritto all'educazione, del diritto al successo formativo, del diritto alla piena formazione della persona umana. 

È ormai obsoleto ogni discorso sulla lotta alla dispersione scolastica che si attardi in interventi a livello di scuola secondaria e che invece non si incentri nei primissimi anni di vita, soprattutto sul ruolo formativo della famiglia: le neuroscienze riconoscono nei genitori i protagonisti primari, fondamentali, decisivi dell'azione formativa e quindi della lotta ad ogni forma di insuccesso formativo e di dispersione scolastica. 

Le potenzialità formative, più che in termini di ‘capacità potenziali’, vanno viste in termini di ‘possibilità formative’, che si costruiscono nei primissimi anni di vita. 

Se non si vogliono sprecare le scarse risorse finanziarie disponibili, occorre spenderle nella “scuola del grembo materno” più che nella scuola primaria e tanto meno nella scuola secondaria, quando ormai ogni iniziativa è destinata ad avere scarsissimi risultati, come peraltro abbondantemente testimoniano i progetti realizzati, a cominciare dal cosiddetto progetto Progress. 

Il sistema scolastico è nato capovolto, dalla fine anziché dall'inizio: è nato dall'università! 

L'ultima scuola istituita, almeno a livello di scuola statale, è stata la scuola dell'infanzia con la legge 444 del 1968. 

Occorre raddrizzare il sistema formativo, riservando le prime e maggiori cure alla "scuola del grembo materno". 

Si impone innanzitutto un’azione tempestiva volta a richiamare l'attenzione dei genitori sull'importanza del loro ruolo formativo, sin dalla nascita dei bambini, e da portare avanti con la stessa cura anche durante gli anni della frequenza della scuola dell’infanzia e delle scuole successive. 

È  stata scarsa, quando non addirittura di fatto combattuta, la valorizzazione del ruolo formativo dei genitori. 

Se condizioni di difficoltà, dovute soprattutto a svantaggi socio-culturali ed economici, potevano e possono giustificare gli interventi compensativi che sin dagli anni ‘60 sono stati realizzati, prima con le attività integrative, poi con il prolungamento del tempo scolastico[vii], ora deve essere fatto ogni sforzo perché nei genitori maturi la consapevolezza dell'importanza del loro ruolo formativo, la cui surroga da parte di altre istituzioni, quali gli asili infantili nei primi tre anni di vita, può essere giustificata solo con obiettive difficoltà, le quali però non possono mai giustificare un’abdicazione ed una delega totale dell'azione formativa.

I genitori debbono sapere quanto importante sia il loro ruolo formativo nei primi tre anni di vita e lo Stato deve creare le condizioni perché essi possano assolvere quanto più possibile a questo ruolo. 

Poi, occorre che i genitori possono partecipare quanto più possibile alla progettazione dell'azione formativa della scuola raccordandola a quella che essi sono chiamati a svolgere in parallelo, riservandosi tempi adeguati. 

In tale prospettiva, occorre che maturino due consapevolezze: 

1) l’educazione è diritto primario delle persone umane (e nessuno può decidere del destino formativo delle persone)  e, in via di surroga dei genitori, così come peraltro sancisce la costituzione (“è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio” (Art. 30, Cost.); 

2) se appare evidente che a 18 anni i giovani possono decidere autonomamente del loro piano formativo a livello universitario, non si vede perché questo diritto non debba appartenere ad essi, e per essi ai genitori, nei primissimi anni di vita. La pretesa di un’educazione di Stato, di uno Stato che si attribuisce, con il suo sistema scolastico, il diritto di educare i giovani, stabilendo autonomamente le finalità formative oltre che le modalità organizzative della scuola, appare inaccettabile in una società democratica. 

Solo il retaggio, più o meno consapevole, di uno Stato assolutistico può giustificare la pretesa di un’educazione di Stato, e quindi della preminenza della scuola statale. 

Pertanto, tenere presente il diritto dei genitori di educare ed istruire i figli sancito dalla Costituzione significa riconoscere il diritto educativo dei genitori per conto dei figli. 

D'altra parte, anche nell'ordinamento scolastico si riconosce ai genitori il diritto di impartire direttamente l'istruzione (scuola paterna ed istruzione paterna, riconosciuta dal Testo unico del 1928 e dalla legge 1859 del 1962) ed ora recepito ne T.U. 297/1994. 

Si impone un cambiamento di mentalità che deve portare, da una parte, i genitori a prendere coscienza delle loro responsabilità educative e, dall'altra, deve portare gli operatori scolastici a prendere consapevolezza che la scuola costituisce un servizio (Cfr.

 la Carta dei servizi, inspiegabilmente entrata nel dimenticatoio). 

C'è un diritto primario da difendere, da sostenere, da valorizzare: è il diritto educativo dei genitori. 

Questo diritto comporta tre iniziative: 

1) una prima iniziativa ─da realizzare mediante i corsi per i genitori, compresi quelli previsti dall'articolo 9 del Regolamento dell'autonomia scolastica─ volta a rendere sempre più consapevoli i genitori della rilevante importanza che la loro azione formativa assume nella formazione e nel destino dei propri figli. Si tratta di rendere i genitori consapevoli che essi possono influire sin dei primi tre anni di vita nella valorizzazione delle possibilità formative del loro figli: le potenzialità dei figli non sono date in via definitiva al momento della nascita. Intelligenti ("capaci e meritevoli") non si nasce ma si diventa anche attraverso l'azione formativa che nei primi tre anni di vita svolgono i genitori, chiamati non solo ad allevare i loro figli sul piano fisico, ma anche a coltivare le loro possibilità formative sul piano motorio, emotivo-affettivo, sociale, linguistico, cognitivo, espressivo, matematico, scientifico, storico ecc.

La ricerca universitaria sul piano socio-psico-pedagogico deve concentrarsi sui primi tre anni di vita riscoprendo l'infanzia[viii], dopo il Freud[ix] e la Montessori[x]; 

2) la seconda azione riguarda l'acquisizione della consapevolezza da parte dei genitori che essi non possono dedicare al loro ruolo educativo, delegandolo in toto agli asili infantili, alle scuole dell'infanzia, alla scuola primaria ecc. L’azione formativa dei genitori deve continuare, non solo nelle pareti domestiche, ma anche attraverso la loro partecipazione alla progettazione dell'organizzazione educativa e didattica svolta dalla scuola.  Non si tratta del piccolo espediente dei genitori che offrono le loro prestazioni educative nell'ambito dell'azione educativa svolta dalla scuola, ma della partecipazione di tutti i genitori, nessuno escluso, alla progettazione dell'azione educativa e didattica, nelle forme previste soprattutto dal Regolamento dell'autonomia scolastica.  In tale prospettiva, si richiede un cambiamento di atteggiamento dei docenti, resi consapevoli della nuova configurazione della scuola: una scuola, non tanto partecipata, quanto integrata.  Se i Decreti delegati del 1974 parlavano della partecipazione dei genitori, ora il Regolamento dell'autonomia scolastica parla del sistema formativo integrato[xi] e della cooperazione dei genitori alla progettazione dell'azione educativa e didattica[xii]. 

Occorre integrare gli interventi formativi rivolti ai giovani, rivedendo la problematica della continuità educativa, da considerare non tanto nel segno della continuità quanto della integrazione e soprattutto dell’unitarietà. 

Tutti coloro che si prendono cura del progetto formativo dei giovani debbono integrare i loro interventi, rendendoli coerenti, se non unitari. Non si tratta di raccordare gli interventi, partendo dalle competenze maturate nelle famiglie, ma non si tratta nemmeno di integrarli, con un’azione compensativa e di recupero. 

Il problema vero è la coerenza e l'unitarietà educativa. 

La prima e più importante forma di continuità educativa è quella orizzontale: tra scuola ed extra scuola (famiglia ed altri enti educativi), ma anche tra i diversi docenti della stessa scuola. 

Innanzitutto, l'unitarietà educativa e didattica fra scuola e famiglie (già nei Programmi didattici del 1985 si parlava di interazione formativa tra scuola e famiglia!). 

I docenti debbono fare lo sforzo di superare la loro presunta autonomia, la loro presunta libertà di insegnamento, che non è, non può essere, libertà di decidere del destino formativo dei giovani. Anche nel momento in cui va a scuola, il giovane non perde il suo diritto a decidere del suo destino di vita, del suo progetto di vita, nell'ambito di un ordinamento statale che impone regole di civile convivenza, di responsabilità democratiche, di impegno lavorativo (<<effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>(art. 3 Cost.). 

Lo Stato, e per esso i docenti, ha il diritto di pretendere che i giovani siano formati al fine di poter partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Questa formazione è e può essere realizzata nelle sedi più diverse: ieri nelle famiglie e nelle scuole private, oggi nelle famiglie, nelle scuole paritarie, nelle scuole statali. 

Maturare questa nuova consapevolezza è certamente un impegno non facile: troppo recente, troppo presente e anche troppo consolidata è la prospettiva di una scuola i cui operatori decidono autonomamente del destino delle persone, dell'organizzazione scolastica e dell'impostazione dell'azione educativa e didattica.

L’impresa che si prospetta non è agevole, né per i genitori, troppo tentati dalla facile delega, né per i docenti, troppo legati ad un’autoreferenzalità, che si confonde troppo spesso con il valore del loro ruolo professionale.

Ma così non è.

Se i genitori non hanno grossi problemi, quando non si verificano situazioni di particolare difficoltà dei figli nei processi apprenditivi e formativi, i docenti si ritrovano in una situazione di mancato riconoscimento della rilevanza del loro ruolo formativo e sono costretti a difenderlo da soli. 

La separatezza tra docenti e genitori è la causa prima della scarsa importanza politicamente riconosciuta alla scuola. 

I genitori sono stati abituati a ritenere che i problemi della scuola non siano i loro problemi e perciò se ne disinteressano. 

I docenti sono perciò isolati, privi dell'appoggio dei genitori e quindi della forza necessaria ad imporre il soddisfacimento delle loro esigenze sul piano del riconoscimento del loro ruolo professionale ed economico. Creare un sistema formativo integrato significa unire le forze, legare la scuola alla società, soprattutto attraverso le famiglie: i problemi della scuola non sono i problemi dei dirigenti scolastici, dei docenti, del personale ATA ed ausiliario, ma sono anche i problemi dei genitori, delle famiglie, e quindi della società tutta.

Ma tutto ha un costo: la partecipazione delle famiglie alla vita della scuola ha un costo per i genitori; l’accettazione di questa partecipazione dei genitori ha un costo per gli operatori scolastici. 

Ma è un  costo che vale la pena di affrontare, e per i vantaggi che ne derivano ai fini del miglioramento dei processi formativi, e per i vantaggi che agli operatori scolastici derivano sul piano del riconoscimento del loro ruolo. 

Purtroppo, è carente la consapevolezza relativa al ruolo formativo dei genitori ed è carente la consapevolezza relativa al salto di qualità del ruolo dei docenti che da questa consapevolezza nasce.

Questo spiega l'attuale situazione di stallo: i genitori non si muovono, i docenti non chiedono la modifica dello statu quo. 

In questa situazione i politici non hanno grossi problemi, perché i docenti costituiscono una minoranza che non pesa più di tanto, e perché la gran maggioranza dei genitori non si muove, stante la mancata consapevolezza dei gravi danni che la scuola così com'è oggi organizzata produce nella formazioni dei loro figli.

Stranamente, le uniche forze che oggi hanno peso sono quelle del mondo del lavoro, solo coloro che hanno interesse alla formazione professionale dei giovani decidono del destino della scuola. 

I politici non possono che obbedire alla logica delle maggioranze: oggi le maggioranze sono quelle del mondo del lavoro! 

Il punto debole del discorso che andiamo facendo sta proprio nel fatto che i politici non hanno interesse ad ascoltarlo ed ai genitori nessuno si premura di assicurare la piena consapevolezza del loro ruolo educativo. 

Forse solo gli operatori scolastici potrebbero cogliere la logica del nostro discorso, riconoscendo il ruolo formativo dei genitori e impegnandosi, anche con le proprie iniziative (Cfr. art. 9, D.P.R. 275/1999.), a promuoverne la consapevolezza, realizzando così un’intesa tra operatori scolastici e genitori che, nel mentre assicurerebbe le migliori condizioni ai processi formativi dei giovani, metterebbe i politici nella condizione di operare scelte gradite alla maggioranza dei cittadini. 

Fino a quando gli operatori scolastici non coglieranno la forza della logica del discorso che abbiamo appena fatto, continuerà a imperare la logica del divide et impera: scarsa importanza sarà riconosciuta alla scuola ed ai suoi operatori; nessun intervento sarà effettuato a favore della formazione dei genitori ai fini dello svolgimento del loro ruolo educativo.

La piena formazione dei giovani è problema di grandissima importanza, in quanto da esso discende il destino del mondo del lavoro, della convivenza democratica, del benessere personale: forse le logiche di parte si rivelano troppo limitate, miopi, inopportune per tutti. 

Prendere consapevolezza che la migliore formazione dei giovani costituisce la migliore garanzia per un futuro migliore per tutti e sotto tutti i punti di vista è forse la strada sulla quale a tutti conviene incamminarsi con le iniziative che noi abbiamo prospettato:

a) rendere consapevoli i genitori del loro fondamentale e decisivo ruolo educativo, sin dai primissimi anni di vita dei bambini, attraverso l'attuazione di specifiche iniziative formative a loro destinate; 

b) operare perché negli operatori scolastici maturi un atteggiamento favorevole alla partecipazione piena ed effettiva dei genitori alla progettazione ed all'organizzazione del sistema scolastico;

c) realizzare in tal senso una piena sinergia tra i genitori, gli operatori scolastici e l'amministrazione scolastica.

È, questa, una prospettiva ineludibile, che può essere solo rinviata, ma che è destinata ad essere comunque attuata, al più presto possibile: meglio oggi che domani!

gennaio 2004


[i] TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003, con CD-ROM.

[ii] TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003, con CD-ROM.

[iii] Molinari L., I diritti degli studenti. Una scuola democratica a servizio della persona, Palombo, Palermo, 1995; SILVESTRI  L., I diritti del fanciullo e le “carte” degli organismi internazionali, Paravia, Torino, 1970; PIAGET J., Dove va l'educazione, Armando, Roma, 1974;    REGUZZONI M., Diritto allo studio e obbligo scolastico, in "I maestri d'Italia", SI­NASCEL CISL, Roma, 28-29 settembre 1990, pp.1-9.

[iv] ROMANINI L., Il movimento pedagogico all’estero (vol. I - Le idee; vol. II - Le esperienze), La Scuola, Brescia, 1955.

[v] In merito cfr.: Bear M. F., Connors B. W., Paradiso M. A., Neuroscienze. Esplorando il cervello, Masson, Milano,1999; Boncinelli E., Il cervello, la mente e l'anima, Mondadori, Milano, 1998; Damasio A. R., L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, Milano, 1996; Gazzaniga M. S., La mente della natura. Il cervello umano tra ereditarietà e ambiente, Garzanti, Milano, 1997; Gazzaniga M.S., La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza, Guerini, Milano, 1999; Kandel E. R., Schwartz J. H., Jessell T. M., Fondamenti delle neuroscienze e del comportamento, CEA, Milano, 1999; Ledoux J., Il cervello emotivo, Baldini e Castoldi, Milano, 1999; Prochiantz A., La costruzione del cervello, Theoria, Roma, 1992; Robertson I.H., Il cervello plastico, Rizzoli, Milano, 1999; Rosenzweig M. R., Leiman A. L., Breedlove S. M., Psicologia biologica. Introduzione alle neuroscienze comportamentali, cognitive e cliniche, CEA, Milano 2000.

[vi] Ledoux  scrive che <<Tu sei le tue sinapsi…I nostri geni possono condizionare la maniera in cui ci comportiamo, ma i sistemi di gran lunga responsabili di ciò che facciamo e di come lo facciamo sono plasmati dall’apprendimento>>(LEDOUX J., Il Sé sinaptico – Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002).

[vii] Cfr.  Legge 820/1971 istitutiva della scuola a pieno tempo.

[viii] Mazzetti R. (a cura di), Scoperta dell’infanzia e nuove prospettive dello sviluppo dell’uomo, Edizioni Beta, Salerno, 1970.

[ix] FREUD S., Opere, Boringhieri, Torino, 1966-1980.

[x] MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 1999; MONTESSORI M., La mente del bambino. Mente assorbente, Milano, Garzanti, 1987; MONTESSORI M., Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti, 1992; MONTESSORI M., Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti, 1992; MONTESSORI M.,  L’autoeducazione nelle scuole elementari, Milano, Garzanti, 1992; MONTESSORI M.,  Formazione dell’uomo, Milano, Garzanti, 1993; MONTESSORI M., Dall’infanzia all’adolescenza, Milano, Garzanti, 1994.

[xi] TENUTA U., Sistema formativo integrato, RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com

[xii] Prevista già dalla Legge 30/2001 ed ora dalle Legge 53/2003.

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