FAMIGLIE,ENTI LOCALI E ASSOCIAZIONI

Enti locali E Scuola di Anna Marra

Integrazione dei processi formativi

 

Il quadro normativo di riferimento

La Legge n. 59/97 (Legge Bassanini) modifica radicalmente l'organizzazione del servizio pubblico dell'istruzione ampliando l'offerta formativa delle scuole e promuovendo la loro integrazione con il territorio, fermi restando i vincoli nazionali e un irrinunciabile indirizzo unitario.

Il tradizionale modello "verticistico" di organizzazione dell'istruzione viene ad essere sostituito da un modello "orizzontale flessibile" formato dall'insieme delle unità scolastiche nelle quali si fa istruzione, ricerca, formazione, e da un’autorità centrale che assume la responsabilità del governo del sistema e svolge funzioni di indirizzo e di controllo, fissando standard di qualità da rispettare in tutto il territorio nazionale.

Con il D.Ls. 112/98, in attuazione della L.59/97, vengono conferiti compiti amministrativi e funzioni dello Stato alle Regioni e agli Enti locali.

Le principali deleghe conferite alle Regioni (art.138) sono:

·           Programmazione dell’offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale

·           Programmazione su base regionale della rete scolastica

·           Suddivisione del territorio regionale in ambiti funzionali al miglioramento dell’offerta formativa

·           Iniziative e attività di promozione relative all’ambito delle funzioni conferite

La programmazione dell’offerta formativa integrata prevede una forte intesa tra Regioni e istituzioni scolastiche nel rispetto delle funzioni delegate alle regioni e delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico.

Le principali competenze delle Province (per l’istruzione secondaria) e dei Comuni (per i gradi inferiori di scuola) (art.139) riguardano:

·           Istituzione, aggregazione, fusione e soppressione di scuole

·           Redazione dei piani organizzativi della rete di istruzione

·           Servizi di un supporto organizzativo per alunni con handicap

·           Piano di utilizzazione degli edifici e di uso delle attrezzature

·           Iniziative e attività di promozione relative all’ambito delle funzioni conferite

Le principali funzioni esercitate dai Comuni d’intesa con le istituzioni scolastiche, anche in collaborazione con le Comunità montane e le Province, riguardano:

·           Educazione degli adulti

·           Orientamento scolastico e professionale

·           Supporto alle strategie di continuità verticale e orizzontale

·           Attuazione delle pari opportunità di istruzione

·           Prevenzione della dispersione scolastica ed educazione alla salute.

Le iniziative che Comuni e Province potranno promuovere interagendo con le scuole, in una prospettiva di educazione permanente, riguardano, tra l’altro, l’educazione ambientale, l’educazione interculturale, l’attivazione di aule didattiche e laboratori presso i musei e le istituzioni cittadine.

La Legge n.23/96, avente per oggetto “Norme per l’edilizia scolastica”, è la prima legge organica in materia che definisce ruoli e compiti degli Enti locali, del M.P.I., delle istituzioni scolastiche e che avvia una programmazione di medio periodo in sostituzione della decretazione d’urgenza, utilizzata in larga misura nei tempi passati.

Il Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche (DPR 275/99), all’art.3, avente per oggetto il Piano dell’offerta formativa, al comma 4 recita testualmente:”il dirigente scolastico attiva i necessari rapporti con gli Enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti sul territorio”.

L’art. 7, avente per oggetto le reti di scuole, al comma 1 prevede che le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il raggiungimento delle proprie finalità istituzionali.

L’art. 9, avente per oggetto l’ampliamento dell’offerta formativa, prevede che le istituzioni scolastiche singolarmente, in rete o consorziate tra di loro possano ampliare la loro offerta formativa programmando percorsi integrati sulla base di accordi con le regioni e gli enti locali, o promuovendo o aderendo a convenzioni o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale per la realizzazione di specifici progetti. L’accordo di rete, naturalmente, può andare ben oltre il rapporto tra scuole, in quanto può prevedere accordi e collaborazioni con l’ente locale (gestione di beni e di servizi), con associazioni culturali e sociali (scambio e produzione comune di attività formative), con l’Università e centri di ricerca ( iniziative di ricerca comune).

Esiti del monitoraggio sul rapporto tra scuola ed enti locali

Dal 1 settembre 2001, con il DPR 275/99, è entrato in vigore il Regolamento dell’autonomia scolastica e i Piani dell’offerta formativa sono diventati prassi ordinaria di ogni Istituzione scolastica, mentre prosegue il finanziamento della Legge n.440/97 per l’implementazione dell’autonomia. Si è avviato anche il processo di riforma della struttura amministrativa del sistema scolastico e con la Legge n.53/2003 è stata data delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale.

Nell’anno scolastico 2000/01, che è stato il primo anno di piena attuazione dell’autonomia, il M.P.I.,in collaborazione con gli ex IRRSAE, ha continuato il Progetto di monitoraggio che aveva avviato già durante il biennio di sperimentazione 1998/2000 e che aveva lo scopo di rilevare gli scarti esistenti tra un autonomia “dichiarata” e un’autonomia “realizzata”.

Oggetto di osservazione sono stati i tre macroindicatori di cui alla CM 194/99, e cioè la flessibilità, la responsabilità e l’integrazione. Quest’ultimo indicatore riguarda la coerenza progettuale delle diverse iniziative, nonche’ gli aspetti di relazione costruttiva e funzionale realizzati all’interno e all’esterno della scuola (parole chiave: attivazione interattiva del territorio- costituzione di reti di scuole- ampliamento dell’offerta formativa- sistema formativo integrato- attivita’ negoziale sia con soggetti pubblici che privati). Nel corso del monitoraggio, per quanto riguarda l’integrazione, l’ attenzione degli osservatori si è rivolta in modo particolare proprio sul rapporto tra l’Istituzione scolastica e gli Enti locali.

Gli esiti della ricerca hanno messo in evidenza che gli Enti locali e le associazioni territoriali non hanno collaborato in modo significativo all’elaborazione del POF, e tale dato si abbassa ancora se si prende in considerazione la richiesta di consulenza formalizzata avanzata dalle scuole alle ASL e alle varie associazioni culturali e sportive. I rapporti di consulenza con le ASL, per esempio, si sono limitati a casi particolari e a problematiche prevalentemente sociali (lotta alla droga e al fumo, prevenzione dell’AIDS, alimentazione), senza però che si sia realizzata un’azione sinergica di progetti integrati. Poco attivati anche i rapporti con le Università e con le associazioni professionali che si sono limitate, per lo più, a proporre iniziative soggettive e non formalizzate mediante protocolli di intesa. Anche quando le associazioni e gli enti territoriali sono stati coinvolti da alcuni Istituti professionali e tecnici in progetti di scuola-lavoro, non si è riscontrata una stesura concordata dei progetti realizzati.

Appare evidente che gli Enti locali risultano legati ancora al modello di erogatori di servizi di supporto e non di cogestori di un procedimento progettuale, mentre le scuole, nel momento progettuale, vivono il rapporto con l’Ente locale non in modo paritario, ma di sostanziale dipendenza per quanto attiene ai finanziamenti e alle strutture (mensa, trasporti, manutenzione degli edifici, gestione degli impianti sportivi ecc.). Le scuole, inoltre, anche quando partecipano ad attività promosse da Enti istituzionali e non, dimostrano di non essere abituate a lavorare con soggetti esterni.

Nei casi in cui c’è stata collaborazione con gli Enti locali, non sempre si è riscontrata una correlazione tra la programmazione curricolare e le attività degli Enti stessi. Appare evidente, quindi, che gli enti locali non partecipano in maniera propositiva e operativa alla progettazione educativa delle scuole, ma si limitano a proporre attività sporadiche che, accolte dai collegi dei docenti, non sempre sono funzionali alla realizzazione di una progettazione integrata.

La maggior parte dei docenti ha ammesso che l’integrazione con gli Enti locali non è costante ed è assente nella fase progettuale del POF, che il mondo della scuola e il mondo del lavoro sono due realtà ancora separate e che le associazioni operanti sul territorio sono consultate saltuariamente e, spesso, non se ne conoscono nemmeno le potenzialità.

I genitori, dal canto loro, hanno dichiarato che l’integrazione deve avvenire prima di tutto all’interno della scuola attraverso l’istituzione di classi aperte e di laboratori, e che le assemblee, con la partecipazione degli enti locali, potrebbero costituire occasioni significative di crescita e di avvicinamento di mondi separati ma interdipendenti. E sono convinti che si capirà l’importanza della scuola solo se l’integrazione metterà intorno allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti, per conoscere e discutere sui problemi scolastici ed arrivare a soluzioni condivise.

 In conclusione, i dati del monitoraggio hanno messo in evidenza che, anche se ci sono state da parte degli Enti locali, accanto ai tradizionali servizi di supporto, iniziative finalizzate all’ampliamento dell’offerta formativa ( attività di progetto inerenti la musica, lo sport, l’ambiente, i beni culturali ed altro), non si è ancora pervenuti a momenti concreti di coprogettazione tra scuole ed Enti locali.

         

Le prospettive

L’ampliamento delle competenze trasferite agli Enti locali dalla normativa vigente (D.Ls. 112/98) richiede un nuovo tipo di rapporto con le istituzioni scolastiche e gli altri enti territoriali, da instaurarsi mediante l’istituzione di momenti formalizzati per l’elaborazione e la cogestione di progetti utili all’intera comunità. L’ampliamento e la differenziazione dell’offerta formativa vanno viste sempre in rapporto allo sviluppo del territorio e alla crescita sociale e civile della comunità scolastica e territoriale.

 La scuola dell’autonomia è anche la “ scuola” del Comune e della Provincia, in relazione alle specifiche competenze. Alle istituzioni scolastiche compete la gestione del “servizio di istruzione” mentre agli Enti locali compete la programmazione, promozione e gestione amministrativa dell’offerta formativa sul territorio. Istituzioni scolastiche ed enti locali dovranno tendere ad una collaborazione sempre più stretta nella gestione della domanda formativa e nel confronto con tutte le risorse formative presenti sul territorio, nella consapevolezza che gli enti locali, rispetto alla scuola, hanno una capacità di lettura del territorio molto più ampia ed oggettiva e una conoscenza più diretta ed analitica di tutti i soggetti che possono relazionarsi con la scuola.

Offerta formativa qualificata, sostegno all’autonomia scolastica e integrazione dei processi formativi sono le tre funzioni che gli enti locali e le istituzioni scolastiche potranno svolgere insieme, attraverso un dialogo continuo e costruttivo, nell’interesse di un servizio pubblico di qualità sul quale si investirà maggiormente nei prossimi anni per la formazione delle nuove classi dirigenti.

Gli Enti locali sono consapevoli che la scuola dell’autonomia deve tendere a realizzare un servizio scolastico ricco e flessibile, ottimizzando l’uso di risorse e strutture e coordinandosi con il contesto territoriale per realizzare percorsi integrati tra i diversi sistemi formativi. Molte scuole, però, corrono il rischio di rimanere isolate in quanto tendono a restare radicate al concetto di una scuola come servizio, che reclama servizi e strutture, e non avvertono la necessità di aprirsi all’esterno e di valutare l’impatto che i POF hanno sul territorio.

La scuola dell’autonomia deve essere invece aperta al territorio, capace di entrare in rete con altre scuole, di stringere rapporti con soggetti esterni, di uscire dallo spazio angusto della propria scuola e di diventare luogo di produzione di attività culturali da porre al servizio del proprio contesto territoriale e, nello stesso tempo, di essere capace di offrire ai propri allievi tutte le opportunità formative di cui il territorio dispone.

All’interno del nuovo sistema di istruzione e formazione, i componenti ( scuole ed enti locali), per svolgere le proprie funzioni con efficacia, efficienza ed economicità, devono possedere cultura, professionalità e risorse (finanziarie, strumentali, umane) e devono essere capaci, nel rispetto reciproco dei propri ambiti di competenza e delle funzioni specifiche, di individuare campi di azione che richiedono lavoro in comune, condividendone obiettivi, scelte, decisioni nell’interesse della comunità scolastica e territoriale.

Il confronto, la ricerca continua del dialogo, la negoziazione e la condivisione delle operazioni da compiere e dei risultati da conseguire, rappresentano le condizioni necessarie perché si realizzi l’effettiva integrazione tra tutti i soggetti territoriali coinvolti nei processi formativi.  

 

gennaio 2004

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