EDITORIALI

DIRIGENTI SCOLASTICI ED EFFICIENZA INFORMATICA di Umberto Tenuta

Compete ai Dirigenti scolastici promuovere la migliore utilizzazione delle TIC nella didattica delle singole discipline

 

 

Dall’art. 21 della Legge 15 marzo 1997, n. 59(1): L“'autonomia organizzativa è finalizzata alla realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell'efficienza e dell'efficacia del servizio scolastico, alla integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione di tecnologie innovative >/b> … secondo finalità di ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e temporali …L'autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione… Essa si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamentoobbligo di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività scolastica e del raggiungimento degli obiettivi)”.

In applicazione di tali indicazioni, il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 afferma “l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento” ed afferma che le istituzioni scolastiche “favoriscono l'introduzione e l'utilizzazione di tecnologie innovative”.

C’è quindi l’esigenza che i Dirigenti scolastici siano preoccupati di tutto ciò che attiene  all’efficienza  della scuola e che abbiano cura di tutti quegli aspetti organizzativi e funzionali che possano assicurare il perseguimento  degli obiettivi fondamentali della scuola dell’autonomia, i quali sono costituiti dal successo formativo, inteso come “pieno sviluppo della persona umana” e dalla valorizzazione della diversità, intesa come identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni.

Il Dirigente scolastico ha queste responsabilità essenziali.

L’ordinaria amministrazione assume carattere secondario: che ci siano i locali scolastici, che ci siano i servizi amministrativi, che ci siano i docenti, che siano assicurate le supplenze ecc. ecc. sono aspetti secondari: rientrano ancora nella logica della vecchia scuola, della scuola burocratica, della scuola degli adempimenti amministrativi e contabili.

La nuova scuola, la scuola dell’autonomia, è la scuola della produttività. Ma  la produttività della scuola non va misurata in termini economicistici, ma in termini educativi, come successo formativo, cioè come piena formazione, come formazione integrale, originale e massimale della persona umana.

 

È in tale prospettiva che il Regolamento di cui al D.P.R. 275/1999 pone come strumento essenziale della scuola dell’autonomia il  miglioramento dei processi di insegnamento e di apprendimento  anche attraverso l’utilizzazione delle tecnologie educative innovative.

In altra sede(2) abbiamo approfondito queste problematiche.

Ora ne vogliamo richiamare solo alcuni aspetti, quelli che attengono alle tecnologie educative.

Al riguardo, necessita una precisazione preliminare.

Le tecnologie educative non costituiscono un accessorio della scuola, come purtroppo finora spesso è avvenuto.

Finora, come   tecnologie della scuola sono stati al primo posto i libri di testo, la parola del docente, la lavagna di ardesia, i quaderni, le penne.

Solo qua e là i laboratori, malgrado il gran parlare che se ne è fatto, a cominciare dai “campi di esperienza” della scuola dell’infanzia, i quali non sono discipline, né attività di docenza, ma sono contesti di apprendimento, ambienti di apprendimento appositamente attrezzati e gestiti per assicurare ai bambini dai tre ai cinque anni di realizzare la loro formazione  motoria, la loro formazione linguistica, la loro formazione matematica ecc.

Si ricorda al riguardo il superamento del predisciplinare operato nella Bozza dei Nuovi curricoli del 2001 (“Beninteso, i diversi aspetti (oggetto, linguaggio, metodologia di ricerca) da cui viene caratterizzato lo statuto di una disciplina sono in realtà già tutti presenti fin dalle prime fasi del percorso formativo e presenti devono restare sempre. La matematica è la matematica, la lingua italiana è la lingua italiana sia quando vi si accosti un giovane liceale sia quando vi si accosti una bambina di tre anni. Lo statuto di una disciplina non cambia perché mutano, con l’età degli allievi, tappe e scansioni del processo di apprendimento. Se lo statuto disciplinare resta fermo, assai diversa invece è la distanza del soggetto che impara dall’oggetto da imparare: da un legame forte con la contestualità della esperienza diretta degli allievi nella scuola dell’infanzia si passa via via a forme più pronunciate di decontestualizzazione e di astrazione).

Ai campi di esperienza della scuola dell’infanzia seguono i campi di esperienza della scuola elementare genericamente definiti ambiente educativo di apprendimento ovvero, più precisamente, ambiente di apprendimento educativo.

Dopo la lettura dei campi di esperienza degli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna, andremo a leggere le Indicazioni metodologiche relative alle singole discipline della scuola elementare, così come quelle dei Piani di studio delle scuole superiore (Le proposte della Commissione Brocca)(3), e dinanzi a noi si delineerà la nuova scuola, la scuola dell’apprendimento, la scuola che vede gli alunni protagonisti (coprotagonisti) dei processi apprenditivi e formativi anche e soprattutto attraverso l’utilizzazione che essi faranno delle tecnologie educative.

I campi di esperienza  della scuola dell’infanzia,  gli ambienti di apprendimento della scuola elementare, della scuola media e  della scuola secondaria sono costituiti anche e soprattutto da tecnologie educative: materiali concreti, comuni e strutturati; materiali iconici; materiali simbolici.

Oggi si aggiungono le tecnologie educative virtuali(4).

Tutti questi materiali vanno però intesi come materiali che non gli insegnanti ma gli alunni utilizzano per riscoprire, inventare, costruire i concetti (problem solving)(5), auspicabilmente nella forma del lavoro di gruppo (cooperative learning)(6).

Il successo formativo si assicura agli alunni, ai singoli alunni, se la scuola utilizza le tecnologie educative più efficaci, più valide, più capaci di favorire l’apprendimento e la formazione degli alunni nei vari campi.

Ma, al riguardo, non possiamo sottacere che tra gli strumenti didattici i docenti debbono potersi avvalere, non solo della loro voce (e speriamo che non la perdano, sgolandosi!), non solo dei materiali concreti sia comuni che strutturati (e speriamo che essi siano abbondanti e ben selezionati nelle nostre scuole), per costituire laboratori  adeguati per tutte le discipline), non solo i materiali iconici (cartelloni, diapositive, lucidi ecc. (e speriamo che essi non siano pochi!), ma anche dei materiali informatici, veicolati dai PC, che ormai esistono in ogni scuola, almeno in numero di 14 (2 per il progetto 1a e 12 per il progetto 1b del PSTD).

 

L’UTILIZZAZIONE DIDATTICA DEI PC

Ecco, sui PC desideriamo soffermare la nostra attenzione.

Da ogni parte se ne sottolinea l’importanza, la validità, l’efficacia.

Ed è così!

In questa sede non possiamo soffermarci a evidenziare e  sottolineare quanto i PC possano contribuire a migliorare i processi di apprendimento degli alunni, rendendo possibile, non solo l’apprendimento ma anche la comprensione dei concetti, se essi vengono utilizzati non tanto per fare lezione quanto per apprendere attraverso il Problem solving ed il Cooperative learning.

 

Non si tratta di utilizzare i PC per  consentire ai docenti di effettuare ricerche su Interne o per produrre dei CD-ROM ovvero per fare ancora una volta lezioni frontali.

I PC non dovrebbero servire per predisporre i CD-ROM che danno lustro alle scuole, esaurendone le risorse finanziarie.

In  particolare, i PC servono, se sono utilizzati soprattutto dagli alunni, dai singoli alunni, nei laboratori di Storia, di Matematica, di Scienze, di Lingua, di Musica ecc. che è possibile creare in tutte le scuole, anche con un poco di fantasia, magari ricorrendo alla turnazione delle classi nei laboratori o meglio all’impiego dei Kit mobili di notebook(7).

Tuttavia, quello che intendiamo evidenziare, sottolineare, ribadire è che i PC nella scuola vanno utilizzati interamente, per tutte le ore di apertura della scuola, e anche dopo, almeno dai docenti, 24 ore su 24, come andava affermando l’allora Direttore Generale nel presentare il PSTD.

I PC vanno utilizzati intensivamente, nel nome dell’efficacia dei processi di insegnamento e di apprendimento, ma anche nel nome  dell’efficienza dell’organizzazione educativa e didattica della scuola.

Dell’una e dell’altra sono garanti i Dirigenti scolastici. Sui Dss grava la responsabilità dell’impiego più efficace dei PC nella didattica di tutte le discipline da parte di tutti i docenti: dei docenti di tutte le discipline, non solo dei docenti di Matematica e di Scienze, ma anche dei docenti di Musica, dei docenti di Storia e di Geografia, dei docenti di Educazione artistica ecc.

 

LE NUOVE COMPETENZE DEI Dirigenti scolastici

Occorre con forza resistere alla persistente tentazione di  appiattire la funzione dei Dirigenti scolastici nella gestione ordinaria, amministrativa, contabile della scuola.

Sui Dirigenti scolastici grava la piena responsabilità di garantire il successo formativo e  di garantirlo a tutti i singoli alunni, anche attraverso il migliore impiego delle tecnologie educative, compresi i PC che fanno bella mostra dentro ogni scuola del territorio nazionale.

In altra sede abbiamo fatto riferimento  all’utilizzazione dei PC(8) e ci ripromettiamo di continuare a farlo soprattutto sulla RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA nel sito www.rivistadidattica.com.

In questa sede vogliamo solo  riassumere  gli impieghi che dei PC già esistenti nelle scuole e di quelli che è sempre possibile acquisire è opportuno fare.

Innanzitutto, ribadiamo che i PC debbono essere utilizzati intensivamente, per tutta la durata dell’orario scolastico, dai singoli alunni delle diverse classi della scuola nelle loro attività di apprendimento mediante riscoperta (problem solving) auspicabilmente nella forma del cooperative learning.

A tal fine occorre assicurare la disponibilità di software adeguati, utilizzabili per scoprire, inventare, costruire i concetti, le idee, le teorie, e non per insegnarli..

Al riguardo, è già posasse fare ricorso a software come LOGO, MICROMONDI, TOOL BOOK, VISUAL BASIC,  FLASH, DIRECTOR ecc.

Da qualche tempo abbiamo avviato anche noi la costruzione  di tecnologie educative virtuali del tipo Bilancia matematica virtuale(9).

Altri software in questa direzione occorre che siano approntati. Nella Rubrica METODOLOGIE E TECNOLOGIE vi faremo continuo riferimento, auspicando che soprattutto i docenti con adeguate competenze si impegnino a costruire tecnologie educative virtuali, oggetti virtuali manipolabili dagli alunni mediante il mouse.

Al riguardo, non si può dimenticare l’avvertenza di Umberto Eco(10) ed ovviare  a tale situazione con un impegno diretto degli operatori scolastici, nella convinzione oggi largamente diffusa che i software possano continuare ad essere utilizzati ancora soprattutto dai docenti per fare lezione, magari con l’utilizzazione degli ipermedia e delle ricerche tramite Internet.

Occorre seguire una politica dell’aggiornamento del tutto diversa che, nel mentre assicuri a tutti i docenti le competenze comuni per l’uso dei software, miri però alla formazione di docenti capaci  di predisporre software nel senso da noi  sopraindicato.: strumenti didattici virtuali che gli alunni possono utilizzare, più che per imparare i concetti, per comprenderli ed apprenderli, attraverso le attività di scoperta, di costruzione, di invenzione, mettendo in moto la loro passione per l’apprendere che li qualifica come studenti (filosofi) (11).

In tale impegno, al primo posto stanno i Dirigenti scolastici che la nuova normativa valorizza e  responsabilizza, esaltandone la funzione nella comunità scolastica, costituita da operatori  che siano tutti valorizzati nelle loro specifiche competenze (STARNET9(12).

 

 

NOTE

 

1) Delega al governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa. (pubblicata nella gazzetta ufficiale n. 63 del 17 marzo 1997).

2) n merito cfr.: TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM.; TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni,  Anicia, Roma, 2002, con CD-ROM.; RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA nel sito www.rivistadidattica.com

3) Piani di studio della scuola superiore e programmi dei primi due anni –Le proposte della Commissione Brocca, STUDI E DOCUMENTO DEGLI ANNALI DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, N. 56, Le Monnier, Firenze, 1991; Piani di studio della scuola superiore e programmi dei trienni –Le proposte della Commissione Brocca, STUDI E DOCUMENTO DEGLI ANNALI DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, N. 59-60, 61, Le Monnier, Firenze, 1992.

Sono reperibili al seguente indirizzo: http://www.japhost.com/annaliistruzione/index.html

4) In merito cfr : Umberto Tenuta.Rappresentazione virtuale  - è nata una nuova realtà, la realtà virtuale in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA nel sito www.rivistadidattica.com

5) In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992.

6) In merito cfr.: Johnson, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO  C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995.

7) In merito cfr.: TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM.; TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni,  Anicia, Roma, 2002, con CD-ROM.; RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA nel sito www.rivistadidattica.com

8 In merito cfr.: AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO nel sito AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO

www.disced.unisa.it/ava/index.htm  oppure www.ava-ut.it; Scuola Italliana Moderna, La Scuola, Brescia; Il Dirigente scolastico, Scuola SNALS, Roma ecc.

9) In merito cfr.: AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO nel sito AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO www.disced.unisa.it/ava/index.htm  oppure www.ava-ut.it .  Cfr. anche gli Abaci virtuali, Regioni d’Italia virtuali ecc.

10) Nel momento in cui ci sarà il banco a due piazze, dovranno esserci dei CD-Rom nultimediali capaci di insegnare la lingua, la matematica, la storia e così via”.La situazione attuale dell’editoria multimediale in Italia è la seguente. Un disco didatticamente ben fatto e capace di sostituire l’insegnamento orale costa moltissimo lavoro ed ha un prezzo elevato. Pertanto l'editoria multimediale produce materiale di tipo ludico, a livello di divulgazione elementare, pieno di immagini bellissime, didatticamente nullo….In America ci sono dei dischi da 30 dollari ma sono appunto delle bufale. Se nasce il banco a due piazze, gli editori si metteranno a produrre materiale a prima vista gradevole ma didatticamente insufficiente” (Umberto Eco, I materiali della Commissione dei saggi, Le Monnier, Roma, 1997, pp.144 e 145).

11) Studente da  studium che in latino significa anche "passione, desiderio, impulso interiore". Scrive Ferrarotti che “La scuola non sembra in grado di stimolare e far scoprire ai giovani la gioia della lettura, e di riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura (Presentazione: FERRAROTTI F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998).  

12) In merito cfr.: http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html

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