EDITORIALI

DIRIGENTE SCOLASTICO E RESPONSABILITà FORMATIVA di Umberto Tenuta

Il Dirigente scolasticodeve promuovere le condizioni che garantiscano il successo formativo di tutti i singoli alunni

Quali sono le responsabilità del Dirigente scolastico nella scuola dell'autonomia?

Nella scuola di ieri, le responsabilità del Dirigente scolastico consistevano nell'assicurare il rispetto delle norme. L’amministrazione scolastica centrale aveva già programmato l'organizzazione educativa e didattica in funzione del perseguimento delle mete educative: aveva stabilito gli obiettivi, i criteri metodologico-didattici, le tecnologie educative, gli orari ecc.

Ai Dirigenti scolastici ed ai docenti non spettava altro compito che dare esecuzione alle norme amministrative ed ai Programmi didattici.

Ora la situazione è cambiata.

Il Ministro dell'istruzione indica solo gli “obiettivi generali” e gli “obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni” e fissa alcuni parametri organizzativi. Il resto è lasciato alla responsabilità degli operatori scolastici tutti, in particolare dei Dirigenti scolastici.

Spetta al Dirigente scolastico la responsabilità della gestione della scuola e quindi del perseguimento delle mete formative, che consistono nel successo formativo, da assicurare a tutti i singoli alunni e da intendere, secondo il dettato costituzionale, come “pieno sviluppo della persona umana” , nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni (“Le istituzioni scolastiche riconoscono e valorizzano le diversità”)(art. 4, comma 1, D.P.R. 275/1999).

Come un imperativo categorico pesa sui Dirigenti scolastici la responsabilità di assicurare, non il rispetto delle norme, ma il perseguimento del successo formativo: il Dirigente scolastico ha assolto alla sua funzione e può essere valutato positivamente solo quando ha garantito a tutti i singoli alunni il successo formativo.

Purtroppo, nei vari monitoraggi che si continuano a fare nelle scuole, si rimane ancora legati a logiche tradizionali e si prendono in considerazione le iniziative promosse, le attività svolte ecc., quando invece occorrerebbe prendere in esame i livelli di conseguimento del successo formativo da parte dei singoli alunni.

Il Dirigente scolastico, i docenti e il personale ATA si valutano non sulla base dei progetti, delle iniziative, delle attività promosse e attuate, quanto dai livelli formativi raggiunti dai singoli alunni. La valutazione del medico si effettua non dagli interventi operatori e dalle prescrizioni mediche effettuate, ma dai malati guariti: si va dal medico che offre maggiori garanzie di guarire le malattie dei pazienti.

I genitori cominciano a preferire le scuole che offrono maggiori possibilità di risultati formativi.

L’attenzione va ancora e maggiormente focalizzata sui risultati formativi, che non sono il conseguimento del titolo di studio, ma i livelli di formazione motoria, sociale, matematica, linguistica ecc.conseguiti dai singoli alunni.

In tale prospettiva, il provvedimento più urgente da adottare è l'abolizione del valore legale dei titoli di studio, che di fatto è già operante nel mondo delle occupazioni private, ove la selezione del personale avviene in base alle competenze dimostrate e non ai titoli posseduti.

Se il Dirigente scolastico è responsabile dei risultati formativi dei singoli alunni, evidentementeegli deve impegnarsi primariamente a creare le condizioni perché tal risultati vengano perseguiti.

Pertanto, deve essere messo nella condizione di liberarsi dal gravame degli adempimenti amministrativi, che debbono sempre più fare capo al Dirigente dei servizi amministrativi. Solo così il Dirigente scolastico può impegnarsi nello svolgimento di quelli che sono i suoi compiti specifici.

Al riguardo, volendo entrare nel merito, il primo impegno del Dirigente scolastico è quello di promuovere una programmazione che si configuri come integrazione dei piani educativi personalizzati dei simboli alunni. Se occorre assicurare il successo formativo ai singoli alunni e se questo successo formativo non solo è diversamente configurato, ma si persegue seguendo itinerari rispondenti ai livelli di sviluppo e di apprendimento, agli stili ed ai ritmi apprenditivi dei singoli alunni, occorre non solo la programmazione annuale, costituita dal Piano dell'offerta formativa e dalla Programmazione didattica annuale delle singole scolaresche, che si articoli in piani educativi personalizzati di cui il Piano dell'offerta formativa rappresenta l'integrazione, ma occorre soprattutto l'attività programmatoria periodica, quotidiana, dei singoli momenti dell'attività educativa e didattica. Con l'avvertenza, però, che la programmazione sia, non solo personalizzata, ma anche e soprattutto il frutto di un impegno continuo di ricerca, di studio, di sperimentazione.

Programmare significa ricercare attraverso quali strategie i singoli alunni possono perseguire gli obiettivi formativi delle singole discipline di studio. Se il successo formativo va garantito, occorre assicurare le condizioni che rendano possibile l’apprendimento e che lo rendano possibile a tutti gli alunni. Nella scuola tradizionale, l'insegnante faceva la sua lezione e che poi avessero capito ed appreso cinque o dieci alunni su venticinque aveva scarsa importanza, non era problema dei docenti, ma semmai degli alunni e delle loro famiglie che dovevano provvedere alle attività di recupero. Ora la situazione è diversa. Spetta ai docenti ricercare, individuare, organizzare le situazioni che rendano possibile l'apprendimento di tutti i singoli alunni.

è questa la più profonda innovazione della scuola dell'autonomia. è questo il nocciolo della qualità della scuola. Tutti gli altri sono meri esercizi retorici, non più tollerabili.

Ma in questa responsabilità dei docenti è coinvolto anche il Dirigente scolastico. Egli non può ritagliarsi una responsabilità distinta da quella dei docenti: egli è pienamente coinvolto nella responsabilità dei quotidiani, singolari, specifici interventi educativi e didattici che si svolgono dentro le aule e che riguardano i singoli alunni. è coinvolto, non tanto o non solo nel senso che deve partecipare alla loro programmazione, ma soprattutto nel senso che deve individuare, ricercare ed organizzare le condizioni che mettano i docenti nella condizione di poter elaborare percorsi formativi efficaci.

In tale prospettiva, il primo adempimento del Dirigente scolastico è quello di promuovere l'analisi delle competenze disponibili nelle singole istituzioni scolastiche per poterle valorizzare al massimo.

Non solo la scuola dell'autonomia, ma anche la scuola dei decreti delegati del 1974, si configura come una comunità scolastica e, nello spirito del Team teaching, vanno valorizzate le competenze personali dei singoli docenti, non solo delle singole classi, ma di tutta la scuola. Mentre il DPR 416/1974 faceva riferimento al compito del collegio dei docenti di esaminare i casi di scarso profitto per individuare i possibili rimedi, il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999fa riferimento ad una flessibilità organizzativa che il collegio di docenti deve gestire valorizzando le specifiche risorse professionali e materiali esistenti nelle singole istituzioni scolastiche ovvero reperibili anche in reti di scuole. Il successo formativo è correlato al miglioramento dell’organizzazione scolastica, attraverso l’utilizzazione delle competenze presenti nell'intero collegio di docenti, da valorizzare nelle forme ritenute più opportune[i].

Ma non basta prendere atto delle risorse disponibili: occorre migliorarle.

è forse è questo il maggiore impegno del Dirigente scolastico: promuovere il miglioramento dei processi formativi attraverso il miglioramento delle competenze professionali e delle tecnologie educative.

Purtroppo, è mancato e spesso manca ancora un’adeguata strategia di miglioramento delle risorse professionali, perché l'aggiornamento non è stato attuato in funzione del miglioramento delle competenze disciplinari, didattiche, relazionali ed organizzative dei docenti.

Non se ne sono create le condizioni attraverso la costituzione di appropriate reti di scuole che consentissero ai docenti delle singole discipline di coltivare e di incrementare le loro competenze(FORMANET)[ii]. Troppo spesso, nelle scuole l'aggiornamento si è risolto in discorsi generici, vaghi, retorici, intorno a problematiche generali che non hanno messo i docenti di matematica nella condizione di apprendere le conoscenze matematiche, la didattica della matematica, le strategie del lavoro di gruppo, le modalità di utilizzazione delle tecnologie educative più adeguate.

Il modello organizzativo dell'aggiornamento non ha messo i docenti delle singole discipline nelle condizioni di acquisire le competenze specifiche sul piano disciplinare, didattico, relazionale ed organizzativo per assicurare il successo dei processi di apprendimento a tutti i singoli alunni.

Si impone per il Dirigente scolastico l’esigenza di promuovere la costituzione di reti di scuole (Formanet) che siano in grado di garantire ai singoli docenti la possibilità concreta, effettiva, immediata di migliorare le loro competenze, ripartendosi i campi di aggiornamento.

é impossibile, logicamente impossibile, oltre che contrario ad ogni principio di efficienza e di efficacia che ogni scuola possa creare le condizioni per l’aggiornamento dei docenti delle diverse discipline. Occorre che le scuole si costituiscano in reti, a norma dell'articolo 7 del Regolamento dell'autonomia, e si ripartiscano le tematiche dell'aggiornamento, attrezzandosi per specifici campi di aggiornamento e offrendo così ai docenti della rete la possibilità di realizzare l'aggiornamento di cui hanno bisogno nelle scuole che lo curano e che risultano meglio attrezzate a tal fine.

Peraltro, il Dirigente scolastico deve farsi carico anche del miglioramento delle risorse materiali, in particolare delle tecnologie educative, in queste comprendendo, non solo le tecnologie multimediali, ma anche le altre tecnologie educative, costituite dalle attrezzature didattiche e dai materiali concreti, comuni e strutturati.

In linea di massima potremmo sinteticamente dire che il Dirigente scolastico:

a) deve rivolgere primariamente la sua attenzione al successo formativo, nella consapevolezza che, a norma del Regolamento dell'autonomia scolastica, esso va garantito ai singoli alunni;
b) deve promuovere il miglioramento della professionalità dei docenti delle singole discipline nei quattro settori fondamentali delle competenze disciplinari, didattiche, relazionali ed organizzative, attraverso la promozione della costituzione di reti di scuole,ciascuna delle quali diventi polo di aggiornamento in una specifica disciplina o ambito disciplinare;
c) deve promuovere l'arricchimentodelle tecnologie educative che gli alunni debbono potere utilizzare nei processi di apprendimento, i quali debbono vedere privilegiati la metodologia della ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving)[iii], auspicabilmente nella forma del lavoro di gruppo (cooperative learning)[iv];
d) deve bandire ogni vieta forma di valutazione selettiva, assicurando diritto di cittadinanza solo alla valutazione formativa[v], intesa quale strumento quale strumento per individuare le strategie educative e didattiche più adeguate anche alle caratteristiche personali dei singoli alunni.

E' appena il caso di evidenziare che la rivista digitale della didattica si pone in tale prospettiva, soprattutto nel momento in cui sollecita i docenti a pubblicare i loro itinerari didattici, mettendoli così a disposizioni dei docenti di tutte le altre scuole. Si crea così una rete di competenze (Starnet)[vi], alla quale possono attingere i singoli docenti: gli itinerari didattici, elaborati dei docenti singolarmente o in gruppo, diventano risorse cui possono attingere tutti i docenti, facendone un uso intelligente, soprattutto attraverso l'adeguamento alle caratteristiche ed alle esigenze personali dei singoli alunni.

Il giorno in cui il frutto di ogni serio impegno di studio, di apprendimento, di ricerca e di sperimentazione dei docenti delle singole scuole sarà pubblicato e messo a disposizione di tutti i colleghi, si avrà una risorsa in più cui attingere nel personale impegno programmatorio che, come ogni attività di ricerca, non può non avvalersi del lavoro svolto dagli altri. Così come la comunità degli scienziati rende noti i risultati delle singole ricerche, per favorirne l'avanzamento, allo stesso modo i docenti delle singole scuole sono espressamente invitati a mettere gli itinerari didattici da loro elaborati a disposizione dei colleghisulla rivista digitale della didattica, perché costituiscano termine di confronto e motivazione a proseguire nel miglioramento delle strategie e delle tecnologie educative e didattiche.

In tale prospettiva, la rivista digitale della didattica sarà grata anche ai Dirigenti scolastici che vorranno rendere note le strategie da loro attivate per assolvere nel migliore dei modi alle loro responsabilità istituzionali.

La scuola è un organismo vivo, perché tutti gli operatori scolastici sono attivamente e consistentemente coinvolti nel miglioramento dei processi apprenditivi e formativi volti a garantire il successo formativo ai singoli alunni.

Studi, ricerche e itinerari didattici e proposte vanno indirizzati a:umberto.tenuta@tin.it

[i] La “filosofia” del lavoro di gruppo dei docenti (Team teaching) è così espressa da BAIR e WOODWARD: <<preparare un orario in modo tale che l’insegnante più adatto si trovi nell’aula giusta, con il materiale più opportuno, al momento opportuno, per il ragazzo o per il gruppo di ragazzi che possano trarne il massimo beneficio>> (BAIR M., WOODWARD R.G., La pratica del team teaching, Loescher, Torino, 1973, p.36). In merito cfr.: Starne: una rete di stelle, in mdxz
[ii] In merito cfr.:
[iii] In merito cfr.: AEBLI H., Didattica psicologica, Giunti-Barbèra, Firenze, 1968; BROWN S.I., WALTER M.L., L’arte del problem posing, SEI, Torino, 1988; CLAYTON T.E., Insegnamento e apprendimento, Martello, Milano, 1965; DE BENI M. (a cura di), Costruire l’apprendimento, La Scuola, Brescia, 1994; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; GARDNER H, Educare al comprendere, Feltrinelli, Milano, 1994; GIUNTI A., La scuola come "centro di ricerca", La Scuola, Brescia, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; MARIANI L., Strategie per imparare, Zanichelli, Bologna, 1996; PONTECORVO C., Psicologia dell’educazione, Lisciani & Zampetti, EIT, Teramo, 1973; TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare ¾ Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989; WERTHEIMER, Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1976.
[iv]In merito cfr.: Johnson, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVOC. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995;. Ligorio M.B., Apprendimento e collaborazione in ambienti di Realtà Virtuale. Teoria, metodi, tecniche ed esperienze, Garamond, Roma 2002
[v]LUMBELLI L., Un approccio alla valutazione formativa: per una metodologia dell’interrogazione orale, Scuola e città, 1990, n. 2, pp. 8-18.
[vi] TENUTA U., Starnet:una rete di stelle nella scuola dell’autonomia, nella Rubrica FONDAMENTI di RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com

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