EDITORIALI


DENTRO LE AULE di Umberto Tenuta

Occorre ritornare ad occuparsi di quanto avviene dentro le aule, ove gli alunni imparano e si formano

 

della scuola non si parla abbastanza e quando se ne parla, non se ne centrano i problemi essenziali,  non si arriva al cuore: il cuore della scuola è la didattica[i], l’attività che svolge dentro le aule e che vede parimenti coinvolti docenti ed alunni nell’impegno di crescita personale, umana e culturale.

Per troppo tempo la scuola è stata illuministicamente identificata con  l’istruzione, intesa come acquisizione delle conoscenze, anziché con l’educazione, intesa come formazione degli atteggiamenti e delle capacità, oltre che come acquisizione delle conoscenze[ii].

Mentre l’acquisizione delle conoscenze, soprattutto delle conoscenze che non si riferiscono alla esperienza comune, viene riconosciuta come compito preminente della scuola, invece la formazione della personalità viene ritenuta un processo spontaneo, effetto del mero sviluppo, del venir fuori, dell’emergere delle dotazioni genetiche: nessuno pensa che le conoscenze siano innate, ma quasi tutti sono più o meno inconsciamente convinti che gli atteggiamenti e le capacità siano il risultato di un mero processo di sviluppo, di una formazione spontanea, geneticamente determinata.

Si ritiene che a scuola si vada, più o meno dotati, solo per acquisire le conoscenze.

In tale prospettiva spesso si muovono anche i docenti, impegnandosi nella trasmissione delle conoscenze, soprattutto attraverso la lezione frontale, verbale o intuitiva che essa sia, ma quasi sempre espositiva: presentazione delle conoscenze già bell’e fatte, ordinate, sistemate (<<retorica delle conclusioni>>, dice lo Scwabb)[iii].

Si afferma pure, astrattamente, che l’istruzione è educativa, ma manca un impegno formativo diretto intenzionale, sistematico. Si programma l’acquisizione delle conoscenze ma non la formazione degli atteggiamenti e delle capacità.

Anche se non si nega la formazione degli atteggiamenti e delle capacità, essi vengono dati quasi sempre per innati: intelligenti si nasce! La capacità di risolvere i problemi, la capacità di scrivere temi, la stessa capacità di dipingere o di sentire e produrre la musica sono ritenute doti innate: <<dotati e meritevoli>>, si dice finanche  in una Costituzione democratica qual è indubbiamente quella del 1948.

Troppo spesso si ritiene che gli alunni siano più o meno dotati, più o meno portati per determinate discipline: il loro merito consiste solo nell’impegnarsi a sfruttare le capacità di cui sono dotati.

Non è abbastanza radicata nella scuola la consapevolezza che non solo le conoscenze, ma anche le capacità e finanche gli atteggiamenti si formano: si formano nei primi anni di vita, nella famiglia,nella scuola dell’infanzia, nella scuola elementare ed anche nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado.

Occorre pensare alla scuola come a luogo formativo, luogo del <<pieno sviluppo della persona umana>>, inteso come piena formazione, come formazione integrale, come formazione di tutte le dimensioni della personalità: atteggiamenti, capacità e conoscenze motorie, sociali, morali, religiose, linguistiche, cognitive, matematiche, scientifiche, storiche ecc.

I bambini si formano fuori della scuola, innanzitutto nella famiglia e nella società, ma i bambini ed i giovani in genere si formano anche nella scuola, a cominciare dagli asili nido, dalla scuola dell’infanzia, dalla scuola elementare, fino alle scuole secondarie ed all’università, per tutto il corso della vita (lifelong learning).

In tale prospettiva, dentro le aule gli alunni imparano e si formano: acquisiscono conoscenze, ma anche capacità ed atteggiamenti.

Gli alunni crescono[iv] anche nella scuola: si alimentano della cultura e acquisiscono capacità ed atteggiamenti.

Dentro le aule si forma l’homo sapiens, ma anche l’homo habilis e l’homo patiens[v].

Ecco, la scuola deve recuperare la sua dimensione formativa!

Dentro le aule, gli alunni imparano, sì, le conoscenze, ma sviluppano soprattutto le capacità e gli atteggiamenti: diventano non solo capaci ma anche meritevoli.

Dentro le aule si acquisiscono le conoscenze (conoscenze linguistiche, storiche, geografiche, matematiche ecc.: sapere), ma si formano anche le capacità (abilità, competenze: saper fare) e forse soprattutto si formano gli atteggiamenti (interessi, motivazioni, predilezioni, propensioni…: saper essere).

in tal senso, nella scuola i bambini ed i giovani si alimentano di cultura (sapere, saper fare e saper essere) [vi] e crescono, diventano alunni (alunno, colui che si alimenta e quindi cresce) e nello stesso tempo diventano studenti (Da studium, amore: amanti del sapere, filosofi)[vii].

Sì, la scuola come luogo per crescere, per diventare adulti, per autorealizzarsi: la scuola, non più luogo di pena, ma luogo della gioia di crescere, di realizzarsi, di farsi uomo.

E chi non porta innato questo bisogno di autorealizzarsi, di crescere, di diventare adulto?

Dentro le aule si continua, si migliora, si perfeziona il processo della crescita umana, della formazione umana, dell’autorealizzazione personale.

E perciò “dentro le aule” si celebra il processo del <<pieno sviluppo della persona umana>> che dà significato alla scuola, che ne giustifica l’esistenza.

Occorre ritornare dentro le aule: occorre impegnarsi a studiare, a ricercare, a mettere a punto le strategie educative e didattiche più efficaci, capaci veramente di mettere tutti gli alunni nella condizione di autorealizzarsi, di pervenire al successo formativo, perché ogni essere umano ha diritto ad essere un successo[viii],  come sono convinte tutte le mamme, e le mamme hanno sempre regione[ix].

Da trent’anni si continua a parlare di altri problemi, problemi importantissimi, ma secondari rispetto al problema del successo formativo che il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 pone come obiettivo fondamentale della nuova scuola, della Scuola dell’autonomia, dando finalmente attuazione al dettato dell’art. 3 della Costituzione ( <<È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>.

Ecco, occorre rientrare nelle aule, per lavorare in esse, per rinnovare l’attività educativa e didattica che in esse si svolge e che vede, deve vedere, i docenti impegnati, più  che nel fare lezione, presentando, illustrando, esponendo e dimostrando i concetti, nel promuovere i processi di ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving)[x] degli alunni, auspicabilmente nella forma del lavoro di gruppo (cooperative learning)[xi], in modo che essi abbiano la possibilità, non solo di comprendere e apprendere le conoscenze, ma anche e soprattutto di formarsi, acquisendo atteggiamenti e capacità.

Occorre ritornare  dentro le aule per aiutare i docenti ad organizzare il quadro degli obiettivi formativi, i percorsi di apprendimento, gli itinerari didattici.

Ma occorre ritornare dentro le aule per arricchirle degli strumenti necessari non per fare lezione (cattedra e lavagna) ma per ricercare, scoprire, inventare, disponendo di strumenti didattici concreti, comuni e strutturati[xii], ma anche tecnologie educative[xiii], in particolare tecnologie educative virtuali, soprattutto ambienti virtuali di apprendimento[xiv].

Dentro le aule” è il nostro appello, è il nostro richiamo, è il nostro invito, per abbandonare finalmente  le chiacchiere di coloro che si disperdono in vaniloqui, soprattutto perché mancano delle competenze necessarie per mettersi accanto ai giovani impegnati a soddisfare  i loro bisogni di comprendere e di apprendere le conoscenze e soprattutto di acquisire competenze e atteggiamenti per crescere, per autorealizzarsi, per diventare adulti, come essi desiderano nel fondo del cuore e come essi vorrebbero che anche la scuola li aiutasse a diventare.

Dentro le aule”, per stare più vicini agli alunni, per ascoltarli e per aiutarli di più!

Dentro le aule”,per essere non solo insegnanti ma anche educatori!



[i] TENUTA U.,  Didattica, cuore dell’autonomia, in Il Dirigente scolastico, Scuola Snals, Roma, gennaio 2000.

[ii] In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,  Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,  Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,  Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,  Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,  Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.

[iii] SChwab J.J., Brandwein p.F., L’insegnamento della scienza, Armando, Roma, 1965.

[iv] Alunno deriva da alere, alimentarsi, e quindi significa crescere,: chi si alimenta (alunno) cresce, diventa adulto (Participio passato di alere, cioè alimentato, e quindi cresciuto).

[v] TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5. 

[vi] Cresson E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995.

[vii] "Studium" in latino significa anche "passione, desiderio, impulso interiore". Scrive Ferrarotti che <<La scuola non sembra in grado di stimolare e far scoprire ai giovani la gioia della lettura, e di riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura>> (Presentazione: FERRAROTTI F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998).  

[viii] <<Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>> (FAURE E. (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249).

[ix] BOLLEA G:, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, Milano, 1995.

[x] In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Pe la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992.

[xi] In merito cfr.: Johnson, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO  C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995

[xii] In merito cfr.: DOMENIGHINI L., Sussidi didattici e scuola di base - orientamenti educa­tivi e metodologici, La Scuola, Brescia, 1980; UMBERTO TENUTA, L'attività educativa e didattica nella scuola elementare-Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989.

[xiii] VARISCO A.M. (a cura), Nuove tecnologie per l’apprendimento, Garamond, Roma, 1998

[xiv] In merito cfr.: http://www.ava-ut.it/ 

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