EDITORIALI

LIM: IN CONTRASTO CON LE UNITA’ DI APPRENDIMENTO, GARANZIA DI SUCCESSO FORMATIVO PER TUTTI GLI ALUNNI, LE LIM FAVORISCONO IL PERSISTERE DELLE VIETE LEZIONIESPOSITIVE di Umberto Tenuta

La scuola è nata, sin dalle sue origini, come scuola di èlites, per offrire una risorsa aggiuntiva al fine di rendere possibile l'istruzione e la formazione a chi già godeva di un ambiente familiare e socioculturale di alto livello.

Ma quando, con la Riforma luterana e/o con la Controriforma ─i pareri sono diversi─(1) essa è diventata scuola di massa, come si è riaffermato con la Rivoluzione francese e, in Italia, con la Legge Casati del 1859, si è sperimentato subito che essa non funzionava per la maggior parte degli alunni, soprattutto per coloro per i quali era nata.

I motivi consistevano nel fatto che essa non si ispirava ai principi didattici affermati da Comenio, Herbart, Pestalozzi e soprattutto da Rousseau e dal Movimento delle scuole attive, sostenuti dal Gabelli e dalla Montessori che nel 1907 ha creato le Case dei bambini(2), oltre che, con forza, dalla psicopedagogia contemporanea.

E stata soprattutto la Montessori che non solo ha indicato i motivi dell’inefficienza della scuola della lezione espositiva ma ha proposto e realizzato, con le Case dei bambini, una scuola efficace per tutti gli alunni, anche per quelli che allora venivano definiti anormali ed oggi, con espressione inesatta, alunni diversamente abili.

La scuola risulta una costrizione ─è nata infatti, come scuola dell'obbligo─ e soprattutto non è efficace per la gran parte degli alunni che la frequentano.

Lo ha denunciato con forza Don Milani in Lettera ad una professoressa(3).

Negli anni ‘60 iniziò un‘azione per eliminare la scarsa frequenza, ma questa non bastava: non era sufficiente far andare i giovani a scuola per riuscire ad istruirli e soprattutto a formarli(4).

Per trent'anni, dopo il ’60, si è lottato contro l'evasione e la dispersione scolastica. Nel 1988 iniziò un progetto specifico, impropriamente definito “PROGRESS”, ma ci si rese subito conto che questo non bastava.

Occorreva assicurare il successo formativo a tutti gli alunni, e questo ci si proponeva con la lotta alla dispersione scolastica, anche per quelli che inizialmente venivano definiti anormali, poi handicappati, portatori di handicap, in situazione di handicap ed oggi, con espressione impropria, alunni diversamente abili, come se non fossimo tutti diversamente abili!

C'erano stati nel frattempo leggi importanti, quali la 1859 del 1962, istitutiva della scuola media unica, la L.118/1971 per la frequenza nelle scuole comuni degli alunni cosiddetti handicappati ovvero anormali.

La L. 517/1977 introduceva alcune rilevanti innovazioni: le classi aperte e la scheda personale degli alunni.

Poi vennero i Programmi del 1979 per la scuola media, molto validi, i Programmi del 1985 per la scuola primaria con la conseguente riforma del 1990 che prevedeva la pluralità dei docenti e, infine, i meravigliosi Orientamenti educativi del 1990 per la scuola dell'infanzia. Purtroppo i Piani di studio Brocca non entrarono mai in vigore.

Ma la situazione non cambiò granché.

Infine, arrivò il D.P.R. 275/1990 sull’Autonomia.

Seguì la stagione delle riforme, prima quella della sinistra di cui alla L. 30/2000 e poi quella della destra di cui alla legge 53/2003, con conseguenti decreti delegati.

Quest’ultima costituiva finalmente la riforma che poteva combattere l’insuccesso scolastico e garantire il successo formativo a tutti gli alunni, rendendo possibile anche l'integrazione degli alunni che nel frattempo erano diventati alunni di diversamente abili, espressione tra le più insignificanti, perché, come precisa l'art. 4 del D.P.R. 275/1999, tutti gli alunni sono diversamente abili.

Le unità di apprendimento(5) introdotte dalla Moratti con la normativa di esecuzione della L.53/2003, implicitamente rifacendosi alla Montessori delle Case dei bambini, conteneva una riforma di portata rivoluzionaria: l'abolizione della lezione e la sua sostituzione con le unità di apprendimento.

Ma tutti finsero di non accorgersene!

La lezione continuò a dominare la scena e l'insuccesso scolastico a permanere nella scuola, se non addirittura ad accrescersi, come dimostrano le recenti statistiche internazionali.

Perché?

Nel 1900 Claparéde aveva teorizzato l'individualizzazione dell'insegnamento(6), la quale al suo tempo costituiva una rivoluzione ma nessuno l’attuò, malgrado il gran parlare che se ne fece.

Piaget aveva evidenziato il nocciolo della questione sul piano psicologico, evidenziando che l'apprendimento avviene, prima a livello delle azioni concrete, poi di quelle de iconiche e infine di quelle simboliche:

<<L'intelligenza è un sistema di operazioni... L'operazione non è altro che azione: un'azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle opera­zioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici>>(7).

Bruner ne aveva tratto le conseguenze: <<Se è vero che l'abituale decorso dello sviluppo intellettuale procede dalla rappresentazione attiva, attraverso quella iconica, alla rappresentazione simbolica della realtà, è probabile che la migliore progressione possibile seguirà la stessa direzione>>(8) .

Ma tutti finsero di non capire e le lezioni continuano a dominare la scena della scuola.

Certamente illustri studiosi ne dettarono le metodologie di attuazione.

Innanzitutto il discorso sulla motivazione(9).

Anche Freinet con il movimento di cooperazione educativa(10).

Preziosissimo il lavoro dello psicologo italiano G. Petter con le sue Conversazioni psicologiche(11), ma la lezione resistette e persiste. Certamente, furono erroneamente abolite le pedane ma il docente continuò imperterrito a fare lezioni.

Vi furono anche progetti articolati, come quelli della scuola come centro di ricerca di A. Giunti(12), promosse da La Scuola Editrice di Brescia, ma abortirono.

I docenti facevano lezioni e continuano a fare lezione!

LE UNITA’ DI APPRENDIMENTO

La Moratti, coi suoi consiglieri rimasti sconosciuti ma di grande levatura culturale, operò la più grande rivoluzione degli ultimi tre secoli, delineando una scuola che poteva garantire finalmente il successo formativo a tutti gli alunni, operare l'integrazione degli alunni diversamente abili e realizzare la personalizzazione educativa, garantendo il rispetto della diversità degli esseri umani.

La lezione, nata dalla lettura dei testi sacri da parte del pontefice, posto sulla pedana della cattedrale medievale, non poteva che essere eguale per tutti gli alunni nella durata, nei metodi e quindi nelle modalità di attuazione e di valutazione.

<<Io faccio le parti uguali>>, diceva l’insegnante della scuola di Lettera ad una professoressa di Don Milani(13). <<E, non si accorgeva, la poveretta, che non c’è cosa più ingiusta che far le parti eguali tra diseguali!>>.

Lezioni espositive, lezioni dimostrative, lezioni oggettive, che in fondo si avvalgono dei simboli, della parola del docente, della scrittura e delle illustrazioni dei libri di testo, dei cartelloni che deturpano le pareti, degli oggetti da mostrare (lezione emperiocentrica, come affermava il Titone)(14).

Ma la lezione è sempre uguale, uniforme e soprattutto contraddittoria con i principi che la psicologia dell'apprendimento ha reso noti: l'apprendimento è una costruzione dei concetti, effettuata dagli alunni(15), e non dai docenti, prima a livello concreto, poi a livello iconico ed infine a livello simbolico. Oggi si aggiunge una quarta rappresentazione, che è quella virtuale, più vicina a quella concreta che a quella simbolica(16). Ma quello che importa è che l'apprendimento dovrebbe nascere dall’azione dei singoli alunni e non del docente.

Nel passato si affermava che il docente imprimeva (“inculcava”, “imprimeva”) le conoscenze nella mente degli alunni, quasi come una stampa (imprimere, dal francese imprimere).

Perciò, si pensò di superare le parole con le immagini (immagini da mostrare: carte geografiche, cartelloni, immagini alla lavagna, sui computer e, ultima trovata, tanto decantata, le LIM).

Dopo i piani p s t d, rispettosi delle autonomie delle scuole, oggi la Lavagna Interattiva Multimediale (LIM)!

Tralasciamo i 20 mila euro già spesi e i 30 mila preannunciati per l'acquisto diretto da parte del Ministero della pubblica istruzione e non dalle scuole, come avveniva finora.

Al riguardo, sottolineiamo innanzitutto la violazione della libertà di insegnamento di cui all'articolo 1 del T.U. 194/1994 e poi dell'autonomia delle scuole di cui al D.P.R. 275/1999: il ministro, non solo acquista direttamente le LIM, ma organizza i corsi per insegnare come si utilizzano! Si ritorna al tempo dei programmi, di quelli peggiori, quali quelli dell’Orestano del 1904 che indicavano minuziosamente i contenuti ma anche i criteri per insegnarli!

Un salto indietro di 100 anni!

Ma, poi, non comprendiamo come la nuova ministra della pubblica istruzione contraddica le indicazioni della precedente ministra del suo stesso orientamento politico.

Letizia Moratti aveva operato la più coraggiosa riforma della scuola, anzi la riforma più valida che si potesse fare.

Perché la nuova ministra la contraddice con le LIM che servono solo ai docenti per fare lezione e non invece agli alunni per apprendere, come se bastasse insegnare perché gli alunni apprendano, costruendo, scoprendo, inventando le conoscenze. È operando così che, non solo si acquisiscono e si comprendono le conoscenze, ma, cosa più importante, si formano le capacità e gli atteggiamenti, come prevede il Libro bianco della Cresson (Sapere, saper fare, saper essere)(17).

La contraddizione è peraltro aggravata dalla promessa di fornire gli alunni di PC.

Ma se gli alunni avranno i PC, a che servono le LIM?

Ovviamente a riempire gli archivi delle scuole, perché gli alunni utilizzeranno solo i PC!

Occorre scegliere tra le unità didattiche e le unità di apprendimento!

Le unità didattiche hanno dimostrato nei secoli, anche con gli audiovisivi degli anni ‘60/’70, antesignani delle LIM, la loro inefficienza.

Le unità di apprendimento, a cominciare dalla Montessori, hanno dimostrato che con esse finanche gli alunni diversamente abili possono apprendere.

Perché spendere 50 mila euro per le LIM che non servono a nulla e non fornire ogni classe di 13 Notebook dal costo complessivo di quattro o cinque mila euro, che peraltro potrebbero essere utilizzati anche nella forma dei Kit mobili, trasportabili da classe a classe?(18)

Ma tralasciamo i motivi che consigliano alla ministra di comprare le LIM, ma torniamo alle unità di apprendimento che sostituiscono le unità didattiche.

Le unità didattiche non possono che essere uguali per tutti gli alunni e, quindi, violando l'articolo 4 del D.P.R. 275/1999, non possono rispettare le loro diversità, i loro livelli di sviluppo e di apprendimento, le loro diversità dei ritmi e degli stili apprenditivi, le loro motivazioni, per cui si pongono in contrapposizione alle unità di apprendimentodel la Moratti, che ha realizzato la riforma delle riforme, ha reso inutile ogni altra riforma della scuola.

Alla Moratti, donna di grande intelligenza (non per nulla è una grande dirigente di azienda!) si deve peraltro il Portfolio(19), un altro strumento rivoluzionario che finalmente risolve il secolare problema della valutazione realizzando la conoscenza degli alunni e non la loro valutazione selettiva coi voti?

Non aveva scritto lo Zavalloni, uno dei più grandi esperti di docimologia, che la valutazione non interessa gli alunni ma i docenti che debbono conoscere gli alunni per personalizzare i loro percorsi di apprendimento?(20)

Ma tant'è! La formazione dei giovani, il loro successo formativo, la piena formazione della loro personalità interessano solo gli alunni ed i loro genitori, ai quali la Costituzione riconosce il dovere il diritto di educare ed istruire i propri figli (Art. 30).

Ma anche questo viene disatteso nel momento in cui si creano i rappresentanti dei genitori e non si dà ad ognuno dei due genitori di ogni alunno la possibilità di intervenire nella gestione della scuola, che è un servizio a favore dei cittadini e non dello Stato.

Dopo l'esperienza del Comunismo, del Nazismo e del Fascismo si doveva capire che il diritto di educare appartiene primariamente ai genitori e, solo per l'educazione alla convivenza democratica, allo Stato.

Ma se prevale la volontà di comprare le LIM e non di offrire ai singoli alunni la possibilità di utilizzare i materiali concreti, quelli virtuali ed infine quelli iconici e simbolici, vuol dire che all'amministrazione della pubblica istruzione del sistema educativo di istruzionee di formazione ─che correttamente dovrebbe essere chiamato sistema di istruzione e di formazione personalizzata─, ogni discorso sulla riforma della scuola è un mero esercizio retorico che non garantisce quel diritto che il Rapporto Faure esprimeva con il motto “Ogni essere umano è destinato ad essere un successo ed il mondo deve assicurare questo successo>>(21).

Certamente, di tutto questo sono responsabili i genitori, i quali ignorano l'articolo 30 della Costituzione(22), che le scuole hanno l'obbligo di far conoscere ed attuare, organizzando i corsi per i genitori previsti dall'ultimo comma dell'articolo 9 del D.P.R. 275/1999.

Ma tant'è!

Malgrado oggi si riconosca che la formazione umana costituisce il valore più grande da perseguire, la tradizione dell'insuccesso formativo forse fa comodo a chi non ha a cuore il benessere dei cittadini e preferisce le èlites. come sempre è avvenuto, perché a nessuno è mai stato a cuore il valore, la dignità, il diritto di essere uomini che è diritto di ogni figlio di donna.

Quale considerazione oggi continuano ad avere i genitori anche nel loro bene più grande che sono i loro figli!

Certo, la Costituzione non fa distinzione, ma parla di genitori cui spetta il diritto di istruire ed educare i propri figli all'articolo 30.

Perciò, diciamo ai genitori, padri e madri, di andare tutti nelle scuole a far presente che le lezioni espositive non hanno più ragione di esistere, anche se supportate dalle LIM, e di reclamare con forza, in nome dell’autonomia didattica dei docenti, le unità di apprendimento della Moratti, nella ovvia consapevolezza che le unità di apprendimento si fondano sulla disponibilità di materiali concreti, di materiali virtuali, di materiali iconici e infine di materiali simbolici, di cui ogni scuola deve essere dotata come condizione per garantire che ogni figlio di donna vada incontro al successo formativo.

Verrà questo giorno?

A proposito, chiariamo che non mancano i fondi, come dimostra l’acquisto delle LIM.

Comunque, ripetiamo che Letizia Moratti aveva fatto la più grande riforma che si potesse fare attraverso l'introduzione delle unità di apprendimento.

Lo faccia anche la sua collega, cambiando rotta e favorendo l’acquisto di materiali didattici concreti, comuni e strutturati, nonché di Kit mobili di 13 Notebook(23), spostabili da classe a classe, in modo che nella scuola si attuino finalmente i principi più affermati della psicopedagogia contemporanea: Problem solving, Cooperative learning, Learnin by doing.

Diversamente, la scuola arretra sempre più, come sta avvenendo.

Non sono certamente le LIM che la renderanno efficace, capace di garantire il successo formativo a tutti i singoli alunni, come richiede il D.P.R. 275/1999 e tutti i cittadini italiani, i quali non si lasciano ammaliare dalle LIM, ma sono attenti ai risultati formativi dei loro figli in termini di conoscenze e soprattutto di capacità e di atteggiamenti.

Le unità didattiche delle LIM questi risultati non li assicurano, come secoli di storia hanno insegnato.

Solo le unità di apprendimento possono garantire il successo formativo dei singoli alunni, perché si fondano sui principi più accreditati della psicopedagogia moderna e non sulla vieta lezione espositiva, quale rimane in fondo anche quella effettuata con le LIM.

Dopo il gran clamore che si sta facendo sulle LIM, subentrerà inevitabilmente la grande delusione e l’amarezza dei genitori e degli stessi uomini di scuola che già oggi dimostrano, nel sentirsi deprivati della loro sacrosanta libertà di insegnamento e della loro autonomia didattica, solennemente sancite dal D.P.R. 275/1999, che la ministra Letizia Moratti aveva ben tenuto presenti.

Ci auguriamo che la nuova ministra prenda atto che le unità di apprendimento, non solo garantiscono il successo formativo a tutti gli alunni, compresi quelli impropriamente definiti alunni diversamente abili, ma rendono possibile la personalizzazione formativa(24) (educativa), nel rispetto della diversità dei singoli alunni che la lezione, anche se supportata dalle LIM, non può assicurare, in quanto il docente può fare solo lezioni eguali per tutti, anche se supportati dalle LIM.

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(1) CATALFAMO G., Le origini dell’educazione popolare, La Scuola, Brescia, 1964.
(2) MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 2000.
(3) DON MILANI, lettera ad una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1967.
(4) EDUCARE Riteniamo che la definizione della scuola, contenuta nelle due recenti riforme, di “Sistema educativo di istruzione e formazione, sia inesatta. Parlare di educazione (ex-ducere) )significa far propria la concezione innatistica delle potenzialità che contrasta con la concezione moderna della formazione della personalità, nella quale l’azione formativa ha maggiore incidenza dei fattori genetici. In merito cfr.: EDUCARE: EX-DUCERE? di Umberto Tenuta, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com).
(5) In merito cfr.: UMBERTO TENUTA. Le unità di apprendimento, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(6) CLAPARÈDE E., Lascuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1952
(7) PIAGET J., Avviamento al calcolo, la Nuova Italia, Firenze, 1956, p. 31.
(8) BRUNER J.S., Verso una teoria dell'istruzione, Armando, Roma, 1967, p. 85. Vedi anche: UMBERTO TENUTA, Insegnare ed apprendere, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com): Umberto Tenuta, il primo impegno del docente: motivare gli alunni, Ivi.
(9) In meriro cfr.: UMBERTO TENUTA, il primo impegno del docente: motivare gli alunni, IN RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(10) FREINET C., I detti di Matteo, La Nuova Italia, Firenze, 1962, p. 8.
(11) PETTER G., Conversazioni psicologiche con gli insegnanti, 2 volumi, Giunti, Firenze. FREINET C., I detti di Matteo, La Nuova Italia, Firenze, 1962, p. 8.
(12) GIUNTI A., “La scuola come ''centro di ricerca'', La Scuola, Brescia, 1973.
(13) DON MILANI, lettera ad una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1967
(14) TITONE R., Psicodidattica, La Scuola, Brescia,1977.
(15) In meriro cfr.: Dal cognitivismo al ostruzionismo di Silvano Tagliagambe (http://www.mceimem.it/ricerca/eduscientifica/Silvano%20Tagliagambe/Costruzionismo(1).doc
(16) UMBERTO TENUTA, Quarta rappresentazione in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(17) In meriro cfr.: TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?,nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html;Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995.
(18) Computer in ogni aula con i kit mobili.di Umberto Tenuta, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(19) In meriro cfr.: in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(20) ZAVALLONI R., Valutare per educare, La Scuola, Brescia, 1961.
(21) Dal sottotitolo della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com) :<<ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>>(FAURE E, a cura di, Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249).
(22) <<E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio>>.
(23) In meriro cfr.: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(24) Personalizzareo omologare?di Umberto Tenuta, inRIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)

19 ottobre 2009

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