EDITORIALI

SCUOLA COME FONDAMENTALE ISTITUZIONE FORMATIVA : LA PIÙ IMPORTANTE, IN QUANTO CAPACE DI ACCRESCERE IL CAPITALE UMANO
di Umberto Tenuta

La scuola è finalizzata a garantite il successo formativo di ogni figlio di donna.[1]
In tal senso, nel RAPPORTO FAURE si legge: <<ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>>[2].
Piaget afferma che perfino i poteri logici non sono innati, ma si sviluppano attraverso il loro esercizio: <<...la logica non è innata nel bambino. Se la logica stessa si costruisce invece di essere innata, ne consegue che il primo compito dell'educazione è di formare la ragione>>[3].
Come scrive il Bruner, <<la scuola è l'ingresso nella vita della ragione. È, certamente, vita essa stessa, e non mera preparazione alla vita; tuttavia è uno speciale tipo di vita, accuratamente programmato al fine di sfruttare al massimo quegli anni ricchi di possibilità formative che caratterizzano lo sviluppo dell'homo sapiens e che distinguono la specie umana dalle altre>>[4].
Come logica conclusione, anche in senso cronologico, nel REGOLAMENTO DELL’AUTONOMIA SCOLASTICA di cui al D.P.R. 276/1990 si afferma che le istituzioni scolastiche debbono garantire il successo formativo ai singoli alunni: <<L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento.
L'autonomia delle istituzioni scolastiche … si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati … alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo>>(Art. 1).
La scuola deve garantire il successo formativo ad ogni singolo alunno, quali che siano le sue caratteristiche personali.
A proposito di caratteristiche personali si parla spesso di potenzialità, adducendone la carenza nei soggetti che non hanno successo.
Al riguardo, però, il DOLL precisache le potenzialità non sono innate ma si sviluppano (per <<capacità potenziali dei singoli noi intendiamo quelle potenzialità di grandezza imprevedibile, che possono scaturire dall’interno della personalità: potenzialità che possono venire sviluppate o ridotte col processo educativo… le capacità potenziali non sono considerate come delle qualità congenite nell’individuo, che divengono attuali attraverso un processo di maturazione su cui non influisce in alcun modo l’ambiente. Anzi, queste capacità si sviluppano e si “manifestano nello scambio dinamico di influssi fra l’individuo e il suo ambiente”. Vengono definite capacità “potenziali” perché sono un modo di essere dell’individuo, sono una capacità individuale di reagire positivamente e in modo praticamente imprevedibile: “senza alcun preconcetto quanto ai… limiti” delle capacità potenziali… porre l’accento sulla personalità umana dotata di capacità potenziali illimitate, …considerare positivo il fatto che gli sviluppi della personalità umana sono imprevedibili…>>[5].
Queste convinzioni sono radicate nelle madri[6], educatrici nate, ma quasi sempre non negli uomini di scuola, che spesso parlano di possibilità formative, considerandole come potenzialità, oltre le quali non si puòandare, se non con interventi speciali e sempre con delle limitazioni.
Dagli handicap e dalle limitate possibilità formative sembra naturale l’insuccesso scolastico e l’esigenza degli interventi di sostegno edi recupero.
Sebbene lo scrivente abbia coordinato per ventisei anni i gruppi per l’handicap, è convinto che l’integrazione ed il superamento degli svantaggi socioculturali non si attuano con interventi specifici ma attraverso la normale attività educativa e didattica personalizzata.
Al riguardo, è opportuno evidenziare che il problema dell’handicap e del recupero sono stati affrontati inizialmente, e di fatti continuano ad esserlo ancora adesso, attraverso interventi di didattica speciale, per cui addirittura si parla di Pedagogia speciale.
Il problema è stato sollevato in modo eclatante da Don Milani, in Lettera da una professoressa[7].
Ma si è trattato di un’affermazione che, assieme alla contestazione studentesca del 1968, ha portato all’affermazione del principio dell’integrazione scolastica di cui alla Legge 118/1971 e successivamente alla L. 517/1977.
Si sono intensificati i Corsi di recupero, soprattutto dopo la Legge270/1982.
C’era stato un documento ministeriale di grande rilievo, il DOCUMENTO FALCUCCIdel 1975[8], ma non è stato mai preso in considerazione nelle sue indicazioni organizzative e psicopedagogiche, per cui l’integrazione degli alunni portatori di handicap prevista dall’art. 28 della L. 118/1971 è stata spesso risolta con i laboratori di sostegno che si sono sostituiti alla scuole o classi specialie sono stati affidati quasi per intero ai docenti di sostegno.
La scuola piramidale è complessivamente cambiata anche all’Università, con la promozione di massa, ma non con il successo formativo.
Gli alunni diversamente abili e gli alunni scarsamente dotati hanno avuto, nel migliore dei casi attività di sostegno o di recupero, ma non sono stati integrati e non sono pervenuti al successo formativo.
Sembra che non si possa fare diversamente!
Eppure nel 1907, la Montessori aveva creato le Case dei bambini[9] e la Moratti le aveva riprese con le unità di apprendimento che, assieme all’autonomia di cui al D.P.R. 275/1999,rappresentano la vera riforma di cui la scuola abbia bisogno per risolvere i suoi crescenti problemi.
Ma sulle unità di apprendimento si è sorvolato: nessuno ne ha evidenziato la portata rivoluzionaria, tranne lo scrivente nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com).
E, colmo dei colmi, il ministro GELMINI le ha, non solo ignorate, ma di fatto abrogate con la fornitura alle scuole delle LIM che, oltre all’ingente spesa di ventimila euro ─ in tempi di carestia! ─ rappresentano, sia la violazione della libertà di insegnamento, la quale comporta anche la scelta da parte dei docenti dei sussidi di cui avvalersi, ove mai essi intendano andare oltre i libri di testo, sia l’abrogazione di fatto delle unità di apprendimento, le quali non hanno bisogno di strumenti in mano ai docenti ma in mano agli alunni: materiali concreti (comuni e strutturati)[10], materiali virtuali[11], iconici e simbolici.

Le unità di apprendimento[12] rappresentano la metodologia che assicura:

  • La centralità degli alunni nei processi di apprendimento[13];
  • L’utilizzazione delle metodologie di apprendimento oggi più accreditate, quali il Problem solving, il Cooperative learning, il Mastery learning;
  • Conseguentemente, la personalizzazione educativa e didattica.

Resta imperante la lezione, magari con il supporto delle LIM generosamente inviate alle scuole dal Ministro della PI, evento estremamente raro.

CONCLUSIONI:

  • bando alla scuola del sapere, qual è quella attuale, e spazio alla scuola del sapere, del saper fare e del saper essere della Cresson[14];
  • bando alla scuola delle lezioni, didatticamente una delle peggiori forme di apprendimento[15];
  • bando alle LIM e, al loro posto nei ripostigli delle scuole, i banchi a due piazze in tutte le scuole, magari con i kit mobili[16];
  • spazio alle unità di apprendimento ed ai conseguenti materiali di apprendimento concreti, virtuali, iconici e simbolici;
  • spazio all’apprendimento costruttivistico attraverso il Problem solving[17] ed il Cooperative learning[18].

Questa è la vera riforma della scuola che, incentrata sulle unità di apprendimento, ha bisogno, non di schede di valutazione, ma di Portfoli secondo lo schema che ne ha dato lo scrivente[19]: alla classe amorfa nella quale gli alunni sono delle sagome si sostituisce la scuola delle fotografie a colori[20] degli alunni che, anziché seduti nelle file dei banchi, lavorano in gruppi.

Fare scuola così significa trasformare radicalmente l’attuale impostazione della scuola: ai docenti che fanno lezione agli alunni seduti nei banchi con le mani conserte, gli occhi aperti e le orecchie tese, con o senza l’ausilio dei libri testo e dei materiali didattici, si sostituisce un’aula con tavoli di tre/quattro alunni, che dispongono di adeguati materiali da utilizzare per la scoperta/costruzione dei concetti, con la guida discreta dei docenti che hanno la grande virtù di tacere, lasciando che siano gli alunni, lavorando in gruppo intorno ad un problema, scoprire/costruire i concetti, acquisendo contemporaneamente capacità ed atteggiamenti.
Evidentemente questa impostazione metodologico-didattica comporta un lavoro di progettazione e di reperimento dei materiali da parte dei docenti che si sostituisce alla preparazione della lezione espositiva, anche se empiriocentrica, secondo la definizione del Titone.
Ma, se vogliano che tutti gli alunni apprendano i saperi e, nel contempo, acquisiscano capacità ed atteggiamenti, occorre percorrere questa strada, che è quella delle unità di apprendimento e sperimentata largamente dalla Montessori nelle Case dei bambini.
Solo così si attua, non solo l’individualizzazione, ma anche e soprattutto la personalizzazione educativa che risolve il problema di tutti alunni nell’ambito della classe o a classi aperte, realizzando peraltro anche l’effettiva integrazione degli alunni in situazione di handicap e svantaggiati.
Sarebbe ora che la si smettesse di trastullarsi intorno ad attività di recupero, di sostegno, di ampliamento che ora aiutano a sperperare i fondi dei PON, senza garantire il successo formativo a tutti gli alunni che frequentano la scuola.

------
[1] Scrive Kant che “La bestia è già resa perfetta dall'istinto...L'uomo invece... non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire... La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell'umanità. Una generazione educa l'altra... L'uomo può diventare tale solo con l'educazione” (KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953, pp.25-27).
[2] FAURE E, (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249
PIAGET J., Dove va l'educazione, Armando, Roma, 1974, p. 51.
[3] BRUNER J. S., Dopo Dewey, Armando, Roma, 1964, p. 17.
[4] DOLL R. C., L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1969, pp. XI, pagg. 19, 21.
[5] BOLLEA G., Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli , Milano, 2003..
[6] DON MILANI, lettera ad una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1967.
[7] In meriro cfr.:. DOCUMENTO FALCUCCI, in DOCUMENTI E NORME dela RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
[8] MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 2000
[9] Afferma il Piaget che <<L'intelligenza è un sistema di operazioni... L'operazione non è altro che azione: un'azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle opera­zioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è ne­ces­sario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici>>.
[10] In meriro cfr.: ABACO VIRTUALE, BILANCIA MATEMATICA VIRTUALE, REGIONI D’ITALI VIRTUALI, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com).
[11] In merito si vedano i saggi e gli schemi dello scrivente nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
[12] Ove questa centralità viene ignorata, come nella imperante lezione collettiva, si ignorano le difficoltà di apprendimento.
[13] CRESSON, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995. Ma anche: TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.
[14] A prescindere dalla Psicologia costruttivistica, già Tommaso D’Aquino aveva scritto:
[15] In meriro cfr.i KIT MOBILI nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com). Al riguardo cfr: UMBERTO TENUTA, PC-I PC NELLE SCUOLE ed i PC NELLA DIDATTICA, nella citata rivista. Ma vedi anche:PC & Didattica, PC in Aula; PC per... in METODOLOGIA EDIDATTICA (http://www.edscuola.it/archivio/didattica/)
[16] In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992
[17] In merito al cooperative learning , cfr. PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola , NIS, Roma, 1991;PONTECORVO C. (a cura), La condivisione della conoscenza , La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCHERMAGLIO C., (a cura), I contesti sociali dell'apprendimento.Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana , LED, Milano, 1995
[18] In meriro cfr. i saggi egli shcemi dello scrivente nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com).
[19] In meriro cfr.: http://www.edscuola.it/archivio/didattica/

2 marzo 2009

HomePage