EDITORIALI

ISTRUZIONE E FORMAZIONE DEI GIOVANI NELLA SCUOLA DEI NOSTRI GIORNI
di Umberto Tenuta

ALLA FESTA DELLA VITA

Scrive Nietzsche:
"Nichilismo: manca il fine, manca la risposta al perché. Che cosa significa nichilismo?
Che i valori supremi perdono ogni valore".

Sono una ragazza di 16 anni, che talvolta avverte una notevole sfidu­cia nei confronti della nostra socie­tà. Continuamente, durante la gior­nata, mi trovo dinanzi a fatti che mi portano ad avere una visione in­certa dell'esistenza in sé, in quan­to mi accorgo che tutti i valori, progetti, ideali in cui credevo si sgretolano a contatto con la socie­tà e con il potere, riducendosi soltanto a forma tralasciando la vera sostanza.
Leggo, ascolto, mi sento dire che si utilizzano pretesti per scatenare guerre da cui trarre vantaggi eco­nomici; sento dire che l'inquina­mento sta producendo danni che i nostri figli e nipoti dovranno tam­ponare e affrontare, mentre mi sembra che qui a ognuno interessi soltanto l'essere presente, il con­sumo, il guadagno; mi rendo conto che pochi al potere riferiscono quello che pensano solamente per­ché lo pensano, senza secondi fini; sento dire che si riesce a manipo­lare popolazioni tramite la comuni­cazione di massa, offuscando la ve­rità e ponendo uno specchio tra la persona e la realtà stessa.
Mi accorgo con i miei occhi che non ci sono modelli da seguire al­l'infuori del "ricco e furbo" e della "celebre realizzata velina": entram­bi spesso sostenuti daìl'intramon­tabile proverbio "II fine giustifica i mezzi". Ma la verità? Mi chiedo: esiste ancora una verità, si può sbrogliare il tutto e ricavare un senso?
Perché qui c'è in ballo la nostra esistenza. Mi appare tutto come una corsa allo sbaraglio, un "arraf­fa-arraffa" collettivo, una gara in cui vince chi riesce ad avere sem­pre di più, e non importa se per far­lo deve calpestare ogni valore e re­gola, anzi meglio se lo fa, perché accresce la sua popolarità, in quanto è riuscito ad arrivare in ci­ma da solo, con ogni mezzo.
Non voglio apparire troppo pessimi­sta, ma tra i giovani una volta si voleva cambiare il mondo, mentre adesso mi sembra che nessuno ab­bia più un obiettivo, a parte talvol­ta il raggiungimento della ricchez­za e della celebrità (che coincide quasi sempre con l'apparizione in Tv), a parte quelle scarpe firmate o quel cellulare supermoderno in cambio della promozione.
Tutti hanno progetti a brevissimo termine che riguardano soltanto la riuscita personale, come se questa "omologazione individualista" avesse contagiato il mondo giova­nile e rimpiazzato ogni valore.
La cultura non è più un obiettivo, pochi credono ancora che con es­sa si possa essere realizzati e, ma­gari, contribuire per migliorare le cose.
Ma intanto il vuoto interiore si ve­de, e l'insicurezza cresce. È ancora possibile fare qualcosa?
Laura, Firenze
laura.bonaiuti@libero.it

(Dalla Rubrica RISPONDE UMBERTO GALIMBERTI, IL VENERDì, La Repubblica, Anno 13, n. 623, 15 novembre 2008)

Riporto la lettera scritta da una sedicenne, indubbiamente eccezionale, che mi ha particolarmente colpito, nel gran parlare che oggi si fa della condizione giovanile, senza peraltro affrontare, se non in termini repressivi(1), il problema educativo ovvero, meglio, formativo della scuola(2).
Se è vero che negli artt. 1 delle Leggi 30/2000 e 53/2003 si afferma che la scuola è un <<sistema educativo di istruzione e formazione>>, ove peraltro l’aggettivo “educativo” è pleonastico, se non addirittura pericoloso(3), stante la presente del più adeguato aggettivo “formativo”.
Bastava dire: la scuola, “sistema di istruzione e di formazione”.
Ora, prendiamo atto della prima parte della Lettera della Bonaluti, sulla quale non abbiamo la competenza per intervenire, ma soffermiamoci sulla seconda parte, che riguarda i giovani e la loro formazione.
Quale formazione (“educazione”) ricevono i giovani oggi nel sistema formativo integrato i cui nuclei fondanti sono costuiti, da una parte, dalla famiglia, stante il diritto e il dovere dei genitori di educare e di istruire i propri figli, sancito dall’art. 30 della Costituzione, e, dall’altra, la scuola non può rimanere contraddittoriamente quella illuministica, nata dalla Rivoluzione francese, e quella gentiliana delle discipline di studio.
Ove sta il “formativo” (“educativo”) nella scuola?
I richiami non mancavano negli ex Programmi didattici e nelle attuali Indicazioni didattiche (Quali?).
Ma nelle aule, quando si fa Matematica, Lingua, Storia, Filosofia ecc. si fa solo istruzione o si fa anche formazione?
In nostri precedenti scritti(4) abbiamo parlato del sapere, saper fare e saper essere del Libro Bianco della Cresson(5), ma non ci sembra che nelle scuole si ponga attenzione, non dico al saper fare, quanto al saper essere.
Ma il tragico sta nel fatto che nella scuola, così com’è organizzata oggi, fondata quasi esclusivamente sulla lezione espositiva, non c’è spazio per la formazione. Mancano i due presupposti fondamentali della Pedagogia moderna: il Problem solving(6) ed il Cooperative learning(7).
Testimonianza lampante ne sono, non solo l’acquisto, ma perfino l’invio alle scuole delle LIM da parte dell’attuale Ministro della PI, LIM che contraddicono le UNITÀ DI APPRENDIMENTO introdotte dalla Moratti, che rappresentavano la riforma più profonda della scuola dopo quella genti liana, di segno opposto e causa prima dell’attuale organizzazione della scuola, nella quale il Professore di Matematica conosce la Matematica ma nulla delle scienze pedagogiche.
Atteso che la Matematica, la Lingua, la Storia ecc. oggi si possono apprendere anche attraverso Internet, nella scuola dovrebbe essere privilegiata la formazione (“educazione”): una volta si parlava di “istruzione educativa”!
Non sono così ingenuo da pensare che basti una riforma della scuola perché i giovani siano tutti come la Laura.
Ma la Laura non è nata Laura!
Chiedo venia al Prof. Umberto Galimberti, cui mi accomuna solo il nome, se non faccio riferimento alla Sua Risposta che, ad ogni buon fine riporto di seguito:
L'atmosfera nichilista che caratterizza la condizione giovanile è nota. Le ra­gioni sono state ben individuate da Mi­guel Benasayag in L'epoca delle pas­sioni tristi (Feltrinelli), secondo il quale ai giovani d'oggi il futuro non appare più come una promessa ma come una minaccia. Perciò essi vivono l'assoluto presente in quella festa della vita che la giovinezza concede, senza sporgere lo sguardo sul futuro che fa paura per la sua indecifrabilità.
Ma il futuro non è il tempo che viene e sopraggiunge. Il futuro è il tempo che si costruisce. Naturalmente non riu­scire a individuarne i contorni retroagi­sce sul presente demotivando impe­gno e applicazione, e inducendo i ge­nitori che, a loro volta delusi, non san­no indicare un futuro credibile ai figli, a diventare con loro contrattuali ("se sei promosso ti compro il motorino") allenandoli così fin da piccoli a una lo­gica di mercato che prende il posto di un'autorità e di un'esemplarità di cui i giovani, anche se non lo danno a ve­dere, sono alla ricerca.
Tra chi, come lei, non si appiattisce sul presente e pensa al futuro, il rischio è quello di abbandonarsi al lamento e al­la rassegnazione. Che cosa posso fare davvero io? Con gli altri molto, come sempre è accaduto nella storia. E se gli altri non ci sono o non ci stanno si può sempre adottare la logica individualisti­ca, egemone nel nostro tempo, per co­struire, nonostante tutto, se stessi, per­ché il futuro sarà inevitabilmente per ciascuno di noi come lo abbiamo co­struito e non come lo vorremmo so­gnando, o lo attendiamo aspettando. Dopo di che, se dal futuro individuale passiamo al futuro collettivo, che dire di una società che trascura i giovani, i quali, come è noto, dispongono dai 15 ai 30 anni del massimo della forza bio­logica, sessuale (che tra l'altro vuoi di­re procreatìva) e intellettuale? Può dav­vero questa società che non utilizza la sua forza proiettarsi nel futuro?
lo credo di no. E allora il nostro declino non è un orizzonte verso cui ci stiamo avviando, ma un percorso su cui già abbiamo fatto molta strada.

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(1) In merito cfr.:il Concorso a Ispettori tecnici del Ministero della PI (ISPETTORI TECNICI, ALIAS POLIZIOTTI SCOLASTICI di Umberto Tenuta, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(2) In merito cfr.: EDUCAZIONE - IL COMPITO FORMATIVO DELLA FAMIGLIA, DELLASCUOLA E DELLA SOCIETÀ di Umberto Tenuta; ATTEGGIAMENTI di Umberto Tenuta; ATTEGGIAMENTI, CAPACITA' e CONOSCENZE di Umberto Tenuta, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(3) In merito cfr.: EDUCARE: EX-DUCERE? di Umberto Tenuta, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(4) In merito cfr.: TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.
(5) Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;
(6) In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992
(7) In merito al cooperative learning , cfr. PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola , NIS, Roma, 1991;PONTECORVO C. (a cura), La condivisione della conoscenza , La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura), I contesti sociali dell'apprendimento.Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana , LED, Milano, 1995

7 gennaio 2009

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