EDITORIALI

DISLESSIA… E SCUOLA NON PERSONALITA!!!
di Umberto Tenuta

Non integrazione ma personalizzazione educativa per tutti gli alunni, tutti diversamente abili.

Mi ero impegnato a commentare la nota “DISLESSIA: IL DISIMPEGNO DELLA SCUOLA di Enrico Rialti”, pubblicata nella rubrica ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com .
Mantengo la promessa, non tanto per l’impegno quanto per una esigenza che mi ha accompagnato nei 47 anni vissuti nella scuola, di cui 26 anche con i soggetti che oggi vengono definiti “alunni diversamente abili”, come se tutti non fossimo diversamente abili! Chi volete che non sia diversamente abile? Ci sono due persone uguali nei sei miliardi di esseri umani che popolano il pianeta? No, tutti diversi! E se tutti sono diversi, nessuno è diverso.
Ma la scuola è fatta per gli alunni uguali, che non esistono, e perciò non è la scuola di nessuno: chi si salva lo fa per meriti suoi, non della scuola!
Quale operatore scolastico capisce che “Nessuno potrà mai capire cosa significhi essere dislessici nel mondo della scuola. Nessuno potrà mai capire, dal di fuori, cosa si provi a sentirsi umiliati per tutta la propria infanzia e sentirsi ripetere giorno dopo giorno che non sarete mai capaci di avere successo in niente”.
Ed è anche la nostra storia. Noi abbiamo deciso di condividerla perché quando l'ingiustizia colpisce i ragazzi non può mai passare sotto silenzio”. Tranne che nella scuola!
Nostro figlio, ragazzo dislessico, studente di un liceo scientifico parificato fiorentino: tante le difficoltà incontrate nel corso della sua carriera scolastica, ma anche tanto l'impegno, la tenacia, la dedizione nello studio”.
Tanto l’impegno del ragazzo dislessico, a fronte del disimpegno di chi dislessico non è!
Eppure sembra che la scuola di oggi…o non conoscano affatto la realtà di questi ragazzi o, peggio, non vogliano conoscerla”.
Non la conoscono. Non hanno gli strumenti per conoscerla: docenti di classe non formati sul piano didattico; docenti di sostegno formati, ieri, dai Corsi biennali, oggi, peggio ancora, dall’Università”.
“Non volevamo credere... l'anno scolastico 2006/2007 si era svolto in un clima idilliaco, con rapporti di stima ed affetto fra studenti e docenti e risultati scolastici impeccabili.
Ma è bastato che nuovi docenti prendessero in carico la classe ed il clima si è tramutato, ma a spese, per l'appunto, dei due alunni con dislessia evolutiva…La scuola ha declinato ogni offerta, ha negato la necessità che i docenti approfondissero le loro conoscenze su questa realtà così diffusa e così fraintesa”.
Ma perché approfondire la conoscenza dei dislessici quando non la approfondisce per nessun alunno con la farsa del Portfolio?
In un paese, Italia, in cui ancora così poco ci si adopera per gli studenti dislessici, che un istituto, per lo più cattolico, rifiuti la possibilità di ampliare le occasioni di aiuto a chi è in difficoltà è vergognoso. Risultato: sia nostro figlio che l'altra ragazza dislessica sono stati bocciati”.
La scuola non aiuta nessuno: quello che gli alunni imparano, lo imparano da soli, soprattutto se figli di papà, coi “cromosomi più potenti”, direbbe Don Milani.
La scuola è rimasta quella medioevale, della cattedra e delle file di alunni, tutti sconosciuti, malgrado le Schede ed i Portfoli.
E nonper colpa dei docenti, ai quali nessuno ha mai detto e dice come si insegna, anzi come si apprende: per insegnare basta essere laureati in Matematica, in Lingua italiana ecc. senza alcuna conoscenza di Didattica, perché la Didattica all’Università è ignorata, volutamente ignorata, soprattutto dopo la Riforma Gentile del 1923. Ladidattica non la si insegna nemmeno ai docenti di sostegno, i quali poi la dovrebbero insegnare ai colleghi, atteso che, a norma della C.M. 3 .9.1985, n. 250, <<La responsabilità dell'integrazione dell'alunno in situazione di handicap e dell'azione educativa svolta nei suoi confronti è, al medesimo titolo, dell'insegnante di sostegno, dell'insegnante o degli insegnanti di classe o di sezione e della comunità scolastica nel suo insieme>>.
La lettera dei genitori prosegue: <<il problema è il danno che una scelta del genere può comportare a un ragazzo che lotta quotidianamente con un apprendimento difficoltoso e che, invece di essere aiutato, si vede negato il diritto allo studio, si vede privare di ogni autostima ed ambizione (ed è lunga la lista di riferimenti offensivi da parte di docenti alle difficoltà che sono tutto fuorché volontarie) solo perché la scuola non ha voluto cercare di CAPIRE chi aveva davanti, COME fare per aiutarlo…In tutto l'anno, quasi esclusivamente compiti scritti (docenti e dirigente dovrebbero leggere meglio le circolari ministeriali sui DSA)>>.
Non sono state mai presi in considerazione il DOCUMENTO FALCUCCI del 1975, magna charta dell’integrazione e tutta la normativa sulla comune responsabilità dei docenti tutti della scuola.
In effetti, l’integrazione non è avvenuta.
E non poteva, non può avvenire, se non si personalizza l’attività educativa e didattica per tutti gli alunni come prevedono le unità di apprendimento, il solo strumento che consente la personalizzazione educativa per tutti gli alunni, perché tutti gli alunni sono diversamente abili, come i sei miliardi di esseri umani che popolano il pianeta.
Ma la scuola è rimasta selettiva, fondata sulla lezione gentiliana e sui libri testo, ora anche o soprattutto digitali!
L’aggiornamento non esiste(1), malgrado le ingenti somme che si spendono, soprattutto con i PON.
Dirigenti, docenti ed alunni sono abbandonati a se stessi.
L’integrazione resta una chimera, di cui sono vittime gli alunni che avrebbero bisogno di una scuola fondata sulla personalizzazione educativa e su una metodologia didattica rinnovata, così come si prevede all’art. 1 del D.P.R. 275/1999 (<<esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>).
Il miglioramento non si attua e le spese le fanno tutti gli alunni, in particolare gli alunni più bisognosi.
<<Io me la cavo!>>.
Ma gli altri?
E che importa, a chi importa?
Tanto la scuola resta di fatto selettiva, anche se alza i voti e promuove tutti!
Resta selettiva, fatta per una casta di alunni che della scuola non ha bisogno.
Che poi il Regolamento del’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 prescriva di garantire il successo formativo a tutti gli alunni, a chi volete che importi?
Che poi il Rapporto Faure affermi che <<Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>>(2) a chi volete che importi?
L’Amministrazione scolastica ha altro cui pensare.
Gli Ispettori tecnici sono spariti e stanno per diventare esperti di procedura penale(3).
Non restano che i Genitori.
Se mille, un milione, venti milioni di Genitori, di alunni tutti diversamente abili, quali sono tutti gli alunni, nessuno uguale ad un altro, pubblicano lettere come quella che abbiamo pubblicato, forse qualche speranza che la scuola cambi esiste.
Ora possono farlo più fondatamente, perché gli artt. 1 della L. 30/2000 e della L. 53/2003 prevedono la <<cooperazione tra scuola e genitori>.
Ma anche questa è ancora una chimera!

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(1) In merito vedi gli articoli dello scrivente sulla RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com .
(2) FAURE E. ,a cura di, Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249.
(3) In merito cfr. gli articoli di Umberto Tenuta sulla RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com.

14 luglio 2008

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