EDITORIALI

TI SALVERO': CHI PUO' AFFERMARLO DELLA SCUOLA?
di Umberto Tenuta

Riforme e controriforme, tutte inutili, anzi dannose.

Una pena la scuola!
La frequentano tutti i giovani dai tre ai diciotto anni, chi con qualche profitto, chi con profitto molto scarso, chi senza profitto, chi addirittura con danni a volte irreparabili.
Ma la scuola c’è: giovani e soprattutto genitori se ne occupano e preoccupano!
Si dice, quasi universalmente, che la scuola non funziona, non raggiunge quasi mai i risultati che le sono assegnati e, quando li raggiunge, non sono sempre ottimali.
Si lamentano gli alunni, silamentano i genitori, si lamenta la società in genere.
E a ragione, considerato che alla scuola si fa carico della formazione dell’uomo: uomini si diventa solo attraverso l'educazione(1) e la sede privilegiata dell'educazione viene comunemente ritenuta la scuola(2).
Certamente all’educazione dà un apporto consistente innanzitutto la famiglia (molto più di quanto comunemente si pensa) e le altre agenzie formative, dalle chiese ai mass media ecc.
Ma la scuola ha un ruolo essenziale!
E questo ruolo essa svolge male, molto male, inadeguato, a volte più dannoso che utile.
Lo dicono tutti e quindi non c'è bisogno di dirlo e di dimostrarlo.
Il problema è come fare in modo che la scuola funzioni e funzioni bene!
A chi spetta questo compito?
Allo Stato, si dice, oggi, nell'età moderna e contemporanea.
Quandosi dice Stato, si dice Repubblica e quindi tutta la comunità nazionale, secondo la concezione riaffermata con l’approvazione del titolo Quinto della Costituzione.
Ma andiamo nel concreto: dell’educazione si occupa la Repubblica tramite il Ministero dell'istruzione (<<È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese>> (Art. 3, Cost.).
Ma si occupano anche e soprattutto i genitori (<<È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio (Art. 30, Cost.).
Solo nell'età moderna lo Stato ha cominciato ad occuparsi della formazione dei giovani. Lo fa attraverso il Ministero della pubblica istruzione e le sue diramazioni: ieri lo facevaautoritariamente attraverso leggi, ordinanze, circolari, programmi, ministri, direttori generali, ispettori, provveditori, dirigenti, docenti...
Oggi si sta attuando un processo di decentramento nel quale il personale della scuola dovrebbe avere un ruolo più consistente.
Ma non lo ha, sia perché il Ministero della PI non sembra disponibile a rinunciare al suo potere, sia perché gli operatori scolastici sembrano disorientati, soprattutto dopo le riforme, in particolare quelle di cui al D.P.R. 275/1999 e soprattutto della L. 30/2000 e della L. 53/2003.
Dovrebbero occuparsene anche i genitori, cooperando con la scuola, come prevede l’art. 1 della Legge 30/2000 e della Legge 53/2003 che statuiscono la <<cooperazione tra scuola e genitori>>: non più la collaborazione, ma la cooperazione.
Ma dovrebbero occuparsene innanzitutto gli operatori scolastici, dai dirigenti ai docenti.
Invece appare estremamente evidente che, malgrado tutte le riforme attuate nell’ultimo cinquantennio, la scuola non è cambiata e non cambia, anzi molto probabilmente è peggiorata.
La scuola non cambia nella sua organizzazione ma non cambia soprattutto nei suoi risultati: “piena formazione della personalità”, cioè il “successo formativo” assicurato a tutti gli alunni, a norma del D.P.R. 275/1999.
Eppure dai risultati dei processi formativi dipende il benessere delle persone, delle società locali e nazionali.

CHE FARE?
Se la scuola non cambia, come è necessario che cambi, che cosa fare perché essa cambi?
Appare lapalissiano che ad occuparsi del cambiamento dovrebbero essere coloro che ne ricevono il maggiore vantaggio: i soggetti interessati all'educazione, e cioè gli studenti e, per essi, i genitori, interessati a questa seconda generazione che è l’educazione, la nascita alla cultura, la formazione umana.
Il bambino nasce immaturo. Ha bisogno di nascere una seconda volta, cioè di nascere alla condizione umana.
<<Come è stato ben espresso da Pieron, il bambino è solo un “candidato alla condizione umana”>>(3).
Aggiunge il Piaget che anche i poteri logici non sono innati, ma si sviluppano attraverso l’educazione: <<...la logica non è innata nel bambino. Se la logica stessa si costruisce invece di essere innata, ne consegue che il primo compito dell'educazione è di formare la ragione>>(4).
Allora, restringiamo il nostro discorso.
Della scuola dovrebbe occuparsi il Ministero della Pubblica Istruzione, anche attraverso i suoi organi, soprattutto gli ispettori per l’assistenza tecnica e la valutazione esterna. Ma gli ispettori tecnici non si sa che fine abbiano fatto, sembra addirittura siano diventati poliziotti scolastici(5), e, per quanto riguarda la valutazione esterna, teniamo presente che si tratta di una problematica complessa, che non può essere gestita dall’INVALSI, soprattutto in regime di autonomia delle scuole: ogni scuola è diversa dall’altra e non possono essere utilizzati strumenti uguali per valutarne la qualità in termini di efficacia e di efficienza.
I dirigenti scolastici, quali primi responsabili del funzionamento delle istituzioni scolastiche, sembrano in tutt’altre faccende affaccendati.
La normativa gliene fa carico ma essi si fermano agli aspetti formali: gli orari, i calendari, la presenza dei docenti, l'elaborazione dei documenti scolastici ecc.
Anche i docenti sono comprimari dei dirigenti scolastici del funzionamento della scuola e se ne occupano elaborando documenti, assicurando la loro presenza nelle classi e "facendo scuola".
Ora, il problema sta tutto qui: “fare scuola".

FARE SCUOLA
Che cosa significa "fare scuola"?
Molte cose!
Cominciamo con la presenza nelle classi, cui molto spesso si accompagna le lezione ex cattedra o la lettura del capitolo del libro di testo e le relative interrogazioni.
Facciamo un passo in avanti: il docente fa lezioni. Utilizza le lavagne di ardesia, ma anche quelle luminose ed informatiche, per far lezione in senso letterale (presentare testi ed immagini).
Che cosa cambia?
Nulla!
Il docente sulla cattedra e venticinque alunni ad ascoltare in religioso silenzio. A volte i docenti fanno ricorso anche alla presentazione di operazioni concrete:
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Ecco un bicchiere colmo d’acqua, nel quale si immerge un oggetto (ad esempio, una pietra) della quale si vuole calcolare il volume. L'acqua che fuoriesce corrisponde al volume dell’oggetto immerso.
Oppure il docente si avvale di una lavagna magnetica e di quadratini metallici coi quali costruisce i due quadrati sui cateti e poi li utilizza per costruire il quadrato sull'ipotenusa.
Bella lezione quella del docente che alla fine conclude: <<avete visto che coi quadrati costruiti sui cateti si può costruire il quadrato sull’ipotenusa e viceversa>>.

Alcuni alunni sono stati distratti dai loro pensieri più profondi, più coinvolgenti; qualcuno forse non ha capito il termine equivalente: a chi volete che possa interessare che il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui due cateti?
Eppure il docente ha fatto del suo meglio: anziché i simboli, ha utilizzato le operazioni con gli oggetti concreti nel presupposto che gli alunni potessero comprenderle a mano a mano che egli le andava effettuando.
Ora si ricorre sempre più agli ipertesti, agli ipermedia ed alle presentazioni video, soprattutto con Power Point.
Ma non ci si rende conto che ciò che importa non è l’insegnamento ma l’apprendimento(6) e che l’apprendimento si realizza soprattutto attraverso le azioni, prima concrete, poi virtuali(7), infine iconiche e simboliche.
Se così stanno le cose, la scuola ha bisogno di un cambiamento radicale, epocale, totale.
Il D.P.R. 275/1999 e la L. 53/2003 con i successivi decreti legislativi lo consentono.

Siamo profondamente convinti che le unità di apprendimento(8) introdotte dai predetti decreti possano cambiare la fisionomia della scuola. Alla lezione, alle unità didattiche, ai moduli didattici si sostituiscono le unità di apprendimento, nelle quali l’accento si sposta dall’insegnamento all’apprendimento: non più il docente che fa lezione ma gli alunni che apprendono attraverso processi costruttivi(9) e cooperativi(10).
Attraverso questi processi si realizza, non solo l’acquisizione di competenze, in termini di conoscenze, capacità ed atteggiamenti(11), ma anche la personalizzazione educativa(12).
Anche se nel passato si parlava frequentemente di istruzione educativa,espressione con la quale in fondo si giustificava il limitarsi della scuola alla sola istruzione, intesa come trasmissione del sapere(13), seppure nell’implicito presupposto che il sapere svolge anche una funzione educativa, il che non è affatto vero, perché spesso i più agguerriti delinquenti sono uomini di grande cultura.
L’istruzione, il sapere, le conoscenze non bastano.
Occorre che la cultura diventi formativa di capacità e di atteggiamenti(14).
Al riguardo, importante è la specificazione contenuta nel Libro Bianco della Cresson(15), ove si parla espressamente di sapere, saper fare e sapere essere: conoscenze, abilità o capacità, atteggiamenti e motivazioni.
Ammesso e non concesso che la lezione possa far acquisire conoscenze, essa non può far acquisire capacità ed atteggiamenti.
Le capacità si formano attraverso il fare, l’azione diretta, l’esperienza: ma nella scuola gli studenti stanno seduti, immobili, silenziosi, intenti solo ad ascoltare o a vedere.
Che dire poi degli atteggiamenti, intesi come motivazioni, interessi, propensioni al fare?
La scuola è formativa solo se non si limita a far acquisire conoscenze, ma si impegna soprattutto a far maturare capacità ed atteggiamenti.

LA SCUOLA ATTUALE E QUELLA DA REALIZZARE
Recita l’art. 397 del TU 16 aprile 1994, n. 297 che <<La funzione docente è intesa come esplicazione essenziale dell'attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità>>.
Il tutto sta in quella <<trasmissione della cultura>>.
Cultura non è solo il complesso delle conoscenze ma anche l’insieme dei valori, degli atteggiamenti, dei valori.
Se la scuola riuscisse a trasmettere ovvero a far acquisire anche le capacità e soprattutto gli atteggiamenti, assolverebbe anche al suo compito formativo, educativo (bildung).
Ma sappiamo che non può farlo con la lezione logocentrica, ma nemmeno con quella esperienziale (empiriocentrica)(16).
La lezione non basta(17).
Occorre una didattica dell’apprendimento, quale è prevista dalle unità di apprendimento(18).
Ma realizzare una scuola dell’apprendimento significa realizzare una scuola della costruzione dei saperi(19), una scuola laboratorio: non una scuola coi laboratori, ma una scuola laboratoriale(20).
Certo la bibliografia è vasta, ma bastano tre libri:
MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 2000;
AGAZZI R., Come intendo il museo didattico, La Scuola, Brescia, 1973;
VARISCO M.B., Nuove tecnologie per l’apprendimento, Garamond, Roma, 1998.
Si potrebbe aggiungere, significativamente, il piano di una sperimentazione finita, non si sa perché: GIUNTI A., La scuola come "centro di ricerca", La Scuola, Brescia, 1973.
L’obiezione è pronta: i materiali didattici nelle scuole non ci sono!
È vero! Non ci sono i materiali didattici ma ci sono, e sempre, e in abbondanza, e spesso di non elevata qualità, i libri di testo.

Si apprende cominciando dalla manipolazione: Piaget afferma che «L'intelligenza è un sistema di operazioni... L'operazione non è altro che azione: un'azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici»(21).
Così il Bruner sintetizza questo itinerario: «All'inizio il mondo del fanciullo è noto a lui principalmente attraverso le azioni abituali, che egli usa, per affrontarlo. Successivamente si aggiunge una tecnica di rappresentazione attraver­so l'immagine, che è relativamente libera dall'azione. Gradualmente si aggiunge un nuovo e potente metodo di tradurre azioni ed immagini nel linguaggio che favorisce un terzo sistema di rappresentazione»(22).
Ora si possono aggiungere anche i materiali virtuali.
Ne consegue che innanzituttovengono i materiali concreti, comuni e strutturati, poi quelli virtuali e infine quelli iconici e simbolici dei libri di testo.
Non si può fare a meno dei materiali concreti, peraltro oggi in parte sostituibili dagli oggetti virtuali secondo lo standard SCORM. Mancano i fondi! Ma chi lo dice?
Basta eliminare le “gite” scolastiche, sostituendole con le visite didattiche nell’ambiente, secondo le indicazioni del Frabboni(23)

E poi, non si dimentichino, assieme ai materiali didattici strutturati dei quali è stata antesignana la Montessori(24), i materiali comuni, le “cianfrusaglie agazziane”(25) che ogni mattina finiscono nella spazzatura.
Oggi c’è il problema delle tecnologie informatiche: un mezzo bluf, secondo Umberto Eco che nel Libro dei saggi così scriveva: <<Nel momento in cui ci sarà il banco a due piazze, dovranno esserci dei CD-Rom nultimediali capaci di insegnare la lingua, la matematica, la storia e così via. La situazione attuale dell’editoria multimediale in Italia è la seguente. Un disco didatticamente ben fatto e capace di sostituire l’insegnamento orale costa moltissimo lavoro ed ha un prezzo elevato. Pertanto l'editoria multimediale produce materiale di tipo ludico, a livello di divulgazione elementare, pieno di immagini bellissime, didatticamente nullo… In America ci sono dei dischi da 30 dollari ma sono appunto delle bufale. Se nasce il banco a due piazze, gli editori si metteranno a produrre materiale a prima vista gradevole ma didatticamente insufficiente>>(26) .
Nelle riviste digitali da noi curate abbiamo offerto alcuni oggetti virtuali: BILANCIA MATEMATICA VIRTUALE, ABBACO VIRTUALE, REGIONI D’ITALIA VIRTUALI(27).
Abbiamo anche preso atto che i laboratori informatici delle scuole sono diventati obsoleti, perché sostituibili dai kit mobili: 12 notebook wireless su un carrello che si sposta di aula in aula!(28)

Perché LA SCUOLA NON CAMBIA?
La scuola non cambia perché non può cambiare!
Per cambiare ha bisogno di docenti capaci di promuovere l’apprendimento attraverso le unità di apprendimento personalizzate.
Ma i docenti attuali a malapena sanno fare lezioni, ricordando le loro esperienze scolastiche vissute da alunni.
Poi nessuno, soprattutto nei Corsi di aggiornamento, ivi compresi soprattutto i PON, che rappresentano un grande sperpero del denaro che potrebbe essere destinato ad un aggiornamento serio, ha insegnato ed insegna loro come organizzare la scuola perché gli studenti apprendano attraverso le unità di apprendimento.
E non lo insegnano per due motivi:
a) pochissimi sono gli esperti dell’organizzazione delle unità di apprendimento;
b) non si possono organizzare nelle singole scuola Corsi di aggiornamento per i docenti di tutte le discipline: si può forse organizzare un corso di aggiornamento per i cinque docenti di Matematica?
Allora, qual è la soluzione?

L’abbiamo realizzata come Nucleo dell’Autonomia nella provincia di Salerno, ma ormai si va estinguendo perché non adeguatamente sostenuta(29). Docenti laureati con 110 e lode conoscono bene la Matematica, le Scienze, la Lingua italiana, la Storia e la Geografia… ma non sanno organizzare unità di apprendimento e non conoscono i materiali didattici necessari(30).
Non li conoscono e non li richiedono.
Restano nelle scuole i cartelloni alle pareti e non mancano mai i libri di testo e le parole dei docenti.
Ma si dimentica che oggi nelle aule ci sono alunni che sui loro PC domestici sorvolano a bassa quota i territori delle più diverse nazioni!
Volete che imparino la Geografia sulle logore carte geografiche appese alle pareti senza annoiarsi mortalmente?
Fuori della scuola ferve la vita e nella scuola regna sovrano il silenzio dei cimiteri.
ALLORA QUALI RIFORME?
Cicli, Anticipi, Portfoli ecc sono diversivi.
La scuola non si riforma con le leggi ma se ne promuove il processo di rinnovamento continuo creando un sistema di autoaggiornamento e abolendo le famigerate agenzie di formazione, i PON, i POR et similia.
E poi, ma non ultimo provvedimento, premiando il merito riconosciuto sul campo di lavoro e non attraverso gli attuali sistemi.
Infine, non si dimentichi che, a norma dell’art. 30 della Costituzione repubblicana, il diritto di istruire e di educare appartiene ai genitori, i quali sono chiamati a cooperare con la scuola a norma degli artt. 1 della L. 30/2000 e della L. 53/2003.
La loro cooperazione deve essere sostanziale e preparata dai corsi di formazione di cui all’ultimo comma dell’art. 9 del D.P.R. 275/1999.
Se la nuova Ministra vuole fare qualcosa che serva a qualcosa, lasci stare i cicli e badi a quello che avviene dentro le aule.
Progetti, Scuole aperte, Gite scolastiche, PON, POR et similia non cambieranno la scuola nemmeno con questo ministero.
Tre secoli di discorso pedagogico si muovono nella direzione che abbiamo delineato.
Certamente, malgrado l’età, si tratta di una discorso nuovo che avrà molti più avversari che amici.
Eppure, i diritti dei bambini sono affermati nelle Carte internazionali ed anche nelle Leggi dello Stato italiano.
Verrebbe da dire, col Poeta:”Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?”
Tanto i bambini non hanno voce in capitolo e non l’hanno nemmeno i loro genitori.
Da questa Rivista Digitale della Didatticacontinueremo ad informarli.
Chissà che un giorno non capiscano qual è la scuola necessaria ai loro figli.
Quel giorno finirà la scuola statale, della quale il Convegno di TUTTOSCUOLA del 2005 ha pronosticato la morte entro il 2015. Evidentemente, si tratta di una morte che è già avvenuta di fatto, in quantola scuola continua a vegetare solo perchénon si possono licenziare quindicimila dirigenti scolastici e alcuni milioni di docenti ed operatori scolastici vari.
E quel giorno tutti gli elettori ne terranno conto ed i politici avranno le mani libere per por mano alla creazione della scuola dell’apprendimento formativo, della scuola delle unità di apprendimento.
Quel giorno che ci auguriamo non sia troppo lontano, si avvereranno il motto del Rapporto Faure(31) e le norme del D.P.R. 275/1999(32).

N.B.
Pubblichiamo questo articolo sulla RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com), lo inviamo ai Genitori attraverso i loro Link, ma soprattutto lo inviamo alla Ministra della PI nella speranza che abbia possibilità, che i Suoi colleghi non hanno avuto, di realizare una scuola che garantisca il successo formativo a tutti gli alunni, guadagnandosi il plauso di tutti i genitori che sono la maggioranza dell’elettorato attivo.

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(1) <<La bestia è già resa perfetta dall'istinto... L'uomo invece... non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire... La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell'umanità. Una generazione educa l'altra... L'uomo può diventare tale solo con l'educazione>> (KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953, pp.25-27).
(2) Come scrive il Bruner, <<la scuola è l'ingresso nella vita della ragione. È, certamente, vita essa stessa, e non mera preparazione alla vita; tuttavia è uno speciale tipo di vita, accuratamente programmato al fine di sfruttare al massimo quegli anni ricchi di possibilità formative che caratterizzano lo sviluppo dell'homo sapiens e che distinguono la specie umana dalle altre>>. (BRUNER J. S., Dopo Dewey, Armando, Roma, 1964, p. 17).
(3)OSTERRIETH P.A., Introduzione alla Psicologia del bambino, Giunti-Barbèra, Firenze, 1980, p. 25.
(4) PIAGET J., Dove va l'educazione, Armando, Roma, 1974, p. 51.
(5) In merito cfr.: TENUTA U., Ispettori tecnici, alias poliziotti scolastici - lettera aperta; TENUTA U., Poliziotto scolastico:errata corrige. il carabiniere, il colonnello, il capitano; TENUTA U., Poliziotto scolastico, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(6) V. l’ampia bibliografia sul’apprendimento, ma soprattutto sul passaggio dall’insegnamento all’apprendimento.
(7) Vedi precedenti note del Piaget e del Bruner, ma vedi anche: TENUTA U.,Quarta rappresentazione, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(8) In merito cfr. i tanti articoli di Umberto Tenuta sulle Unità di apprendimento, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(9) In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992. Si veda, in particolare, la bibliografia sulla didattica costruttivistica.
(10) In merito al cooperative learning cfr.: JOHNSON, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano
(11) In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;.CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
(12) In merito cfr.: FLORES D'ARCAIS G., Le "ragioni" di una teoria personalistica della educazione, La Scuola, Brescia; FLORES D'ARCAIS G., Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, La Scuola, Brescia, 1994; GARCíA HOZ V., L’educazione personalizzata. Individualizzazione e socializzazione nell’insegnamento, Le Monnier, Firenze, 1982; RUSKIN R.S. (a cura di), Il sistema di istruzione personalizzata, Giunti e Lisciani, Teramo, 1982; DAZZI D., La personalizzazione dell’insegnamento, DE AGOSTINI, 1999
(13) <<1. La funzione docente è intesa come esplicazione essenziale dell'attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità>>. (Art. 395 - Funzione docente, in: Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297).
(14) V. nota n. 9.
(15) : Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995
(16) TITONE R., Psicodidattica, La Scuola, Brescia,1977.
(17) TENUTA U., Lezione frontale o ricerca?, in http://www.edscuola.com/archivio/didattica/
(18) In merito cfr.RIVISTA DIGITAEL DELLA DIATTICA (www,rivista didattica.com), soprattutto nella Rubrica RIFORMA DELLA SCUOLA,
(19) In merito cfr.: Costruttivismo e approccio per competenze, in http://www.cdviadana.it/approfondimenti.doc, ma anche: Costruttivismo, in http://it.wikipedia.org/wiki/Costruttivismo
(20) In merito cfr.: TENUTA U, Scuola e laboratori oppure scuola laboratorio?Vedi anche altri articoli dello stesso autore suilaboratori nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com.
(21) PIAGET J., Avviamento al calcolo, la Nuova Italia, Firenze, 1956, p. 31.
(22) BRUNER J.S., Studi sullo sviluppo cognitivo, Armando, Roma, 1967, p. 7.
(23) In merito cfr.:FRABBONI F., VIANELLO G., GAVIOLI G., Ambiente s'impara, Franco Angeli, Milano, 1998 Frabboni F. (a cura di), Educazione e ambiente, Laterza, Roma-Bari, 1990. Frabboni F., Zucchini G., L., L'ambiente come alfabeto, La Nuova Italia, Firenze, 1985.
(24) MONTESSORI M., Op. cit.
(25) AGAZZI R., OP. cit.
(26) Ministero della pubblica istruzione, Documento dei saggi sui saperi essenziali, Roma, 1998
(27) In merito cfr.: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com, http://www.edscuola.com/archivio/didattica/
(28) TENUTA U., Computer in ogni aula con i kit mobili, in METODOLOGIA E DIATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/
(29) In merito cfr.: TENUTA U., Una rete per l’aggiornamento, in METODOLOGIA E DIDATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/ (rubrica ORGANIZZAZIONE); TENUTA U., Reti per l’aggiornamento (FORMANET), in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, III, pp.419ss.
(30) TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare - Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989; DOMENIGHINI L., Sussidi didattici e scuola di base - Orientamenti educativi e metodologici, La Scuola, Brescia, 1980.
(31) <<ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>> (FAURE E, a cura di, Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249).
(32) <<L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>> (D.P.R. 275/1999, Art. 1).

8 luglio 2008

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