EDITORIALI

NON SE NE PUÒ PIÙ
di Piero Morpurgo (1)

Nella città medievale di Carcassonne c’è un piccolo Museo della Scuola ove si percepisce il sogno educativo delle riforme ottocentesche: aule povere , ma decorate da pannelli di storia, di anatomia nonché da tabelle di pesi e misure e da quelle carte geografiche che spesso mancano nelle nostre scuole contemporanee. Da quegli arredi si apprezza un senso di rigore, lo stesso che appare dal quadro ove Toulouse Lautrec tratteggia la serietà di un’interrogazione (Museo di Albi).
E c’è nei Buddenbrock di Thomas Mann un bimbo che elenca al babbo i compiti del pomeriggio “preparare una pagina di Cornelio, copiare in bella una fattura commerciale, studiare alcune regole di grammatica francese, i fiumi dell’America settentrionale”.
Proposta indecente per la scuola che oggi annulla la professionalità docente e che insegue il ‘miraggio’ di un malinteso benessere dello studente. Così il sistema scolastico è entrato in agonia e nei tre mesi estivi si è perso tempo.
Davvero non ci voleva molto ad adottare almeno tre provvedimenti:
1) ripristino degli esami di settembre visto il fallimento del metodo dei ‘debiti formativi’ che, tra l’altro, non ha cancellato il sistema delle ‘ripetizioni in nero’;
2) revisione delle direttive sui ‘programmi didattici’ limitando fortemente quei ‘progetti’ che assegnano agli insegnanti compiti che poco hanno a che vedere con la trasmissione di saperi (educazione alla salute, alla sessualità, alla solidarietà, alla guida sicura, alla creatività, settori che comunque potrebbero essere toccati da un usosapiente di letteratura e cinematografia nonché dal recupero dell’insegnamento dell’educazione civica);
3) ridar vita a quel provvedimento che permetteva ai docenti che si dedicavano agli studi di ottenere rimborsi per la frequenza di corsi universitari e per le spese sostenute nell’acquisto di libri.
Ovviamente non basta.
Però si continua a perder tempo e il bell’articolo di Sergio Dini su come limitare il bullismo (La caserma che fa scuola alla scuola, Nuova Venezia 25/11/2006) sembra non sia stato letto e il fenomeno dilaga perché si tollera nelle aule quell’omertà che nelle caserme oggi non c’è più.
Occorre restituire al mestiere di insegnare la sua unicità fondata sull’incompatibilità con l’esercizio di altre professioni. In verità l’ordinamento scolastico lo prevederebbe; però ci sono molti docenti ‘distratti’ dalle loro attività libero professionali. Inoltre, pur conoscendo presidi meritevoli per la loro dedizione alla Scuola, esistono dirigenti scolastici che esercitano anche altre attività.
Di questa ipocrisia non se ne può più! Altrettanto intollerabile è il disprezzo dei manuali; innanzitutto perché i genitori che oggi protestano avrebbero potuto semplicemente far valere le loro osservazioni sui libri nei consigli di classe a ciò dedicati.
Non è sopportabile la litania sulla spesa per i testi scolastici in quanto la disputa sembra ignorare che il prezzo dei manuali è di gran lunga inferiore al costo tipografico di ogni altro prodotto editoriale ed è polemica che induce all’odio per la pagina scritta che costa molto meno di telefonini e scarpe firmate. Invece di indignarsi per una spesa di 1 euro al giorno si potrebbe protestare per la confusione tipografica di opere che disorientano lo studente e per la ripetitività dei brani proposti: sempre le stesse poesie di Pascoli mai il coraggio di presentare l’impegno di questo poeta per il disarmo e la pace espresso in bellissimi versi e sempre le stesse poesie di Ungaretti e quasi mai un brano di Pietro Jahier, e sempre Chichibio e la gru di Boccaccio e mai un’altra opera tratta da una vasta e appassionante letteratura medievale, mai un accenno al processo a Paolo Orgiano come fonte del Manzoni.
In tutto ciò nelle scuole si afferma l’idea fuorviante per cui il libro a stampa non serve più perché ‘tanto c’è Internet’ e così il patrimonio librario delle scuole si impoverisce. Dalla letteratura talmudica alle Confessioni di Agostino, a Verité di Zola, a don Milani è sempre stata evidente la difficoltà del mestiere di insegnare e la necessità di addolcire l’amara fatica dell’apprendere. Sembra che la Scuola del passato, lontano e recente, abbia fatto solo danno cosicché si predilige il dimenticare: ormai si ignora il senso del lavorare assieme tra docenti spirito previsto dalla riforma degli organi collegiali del 1974, si è dimenticato il messaggio sull’istruzione lasciato dall’Assemblea Costituente, si ignora che anche la Scuola dell’800 faceva qualcosa di buono come documentano le ‘Fonti per la Storia della Scuola’ edite dall’Archivio Centrale dello Stato.
E non si ricorda più quale debba essere la vera missione di un insegnante che sembra sia tenuto a rivestire il ruolo di: animatore, psicologo, guida turistica, confessore, surrogato dei genitori; cosicché la professione docente che dovrebbe essere incardinata sul trasmettere conoscenze appare svilita e offesa; un mestiere chiuso dentro una morsa che induce a fare poco; ragion per cui, osservava Mario Draghi, “va eliminato l’incentivo perverso, per famiglie e scuole, a colludere nell’abbassare gli standard qualitativi dell’insegnamento” (Corsera, 10 novembre 2006, p. 11).
Accanto a questo patto scellerato una sorta di silenzioso luddismo percorre i corridoi delle scuole ed è quello per cui si ammette che uno studente possa dire che ‘la linea del Piave è il punto dove gli austriaci si arrestarono a Firenze’ o dove si ammette che un docente di storia confessi pubblicamente che non insegnerà la Grande Guerra poiché non ha studiato l’argomento.
Tanta spensierata tolleranza è pronunciata in nome del fatto che ‘tanto gli studenti verranno giudicati dalla vita’ e dunque perché mai dovrebbero esporsi gli insegnanti! Così non và.
E’ necessario ritrovare il prestigio di chi si dedica all’insegnamento.
Occorre riprendere il messaggio di Emile Zola quando in ‘Verité’ si leva fortissima la richiesta di dignità per gli insegnanti mal pagati: "permettete ai più umili maestri di vivere con dignità e voi vedrete, vedrete, che poco a poco quei maestri si formeranno per divenire gli apostoli della ragione, dell’equità, voi li vedrete diffondersi nelle campagne e nelle città per portare la buona parola della libertà distruggendo ovunque l’errore e la menzogna quasi come se fossero i missionari di una nuova umanità!”

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(1) PIERO MORPURGO medievista e storico delle istituzioni scolastiche, (laurea in filosofia, specializzazione in storia medioevale e moderna, dottorato in storia medievale, master in e-learning) insegna italiano e storia, ha vinto un premio don Lorenzo Milani, un premio Regione Veneto, ha collaborato e collabora con riviste della didattica della scuola, un suo lavoro è stato accolto negli studi di caso INDIRE, è stato membro della Direzione del Laboratorio Nazionale della Didattica della Storia, fa parte della commissione del Ministero dei Beni Culturali per l’ Edizione Nazionale della Scuola Medica Salernitana, cfr. www.morpurgo.wide.it

21 settembre 2007

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