EDITORIALI

PROGETTI EDUCATIVI E BUON SENSO
di Umberto Tenuta

La sostituzione della normale attività educativa e didattica con i cosiddetti progetti educativi: una mancanza di buon senso!

Leggere articoli, quali quelli del Professor Luciano Verdone e della professoressa Roberta Martullo, di recente pubblicati su questa rivista, è certamente un conforto per chi da una vita lavora per il rinnovamento della scuola, un rinnovamento che non è nato e che non poteva nascere con le riforme, con le tante riforme che dagli anni ‘70 sono state varate sul piano degli ordinamenti, ma che non hanno minimamente cambiato di una iota il modo di essere della scuola.
La Legge 118/1971, che prevedeva l'integrazione degli alunni portatori di handicap (oggi si chiamano alunni diversamente abili, come se tutti non lo fossimo!); la Legge 517 del 1977 che prevedeva l'individualizzazione dell’insegnamento, le classi aperte e la scheda di valutazione; la Legge 270 del 1982 che ha istituzionalizzato il precariato ed i progetti educativi; la Legge 148 del 1985 che ha introdotto i moduli nella scuola primaria; la Legge 104 del 1992 che ha disciplinato l'integrazione degli alunni portatori di handicap; il D.P.R. 275/1999 che ha regolamentato l'autonomia scolastica ed infine la L. 53/2003 che ha riformato i cicli scolastici con i relativi decreti delegati, tra i quali il D.lvo19 febbraio 2004, n. 59: tutte queste norme avrebbero lasciato bene sperare se dalla Poesia non fosse venuta la saggia avvertenza: <<le leggi son ma chi pon mano ad esse?>> (Dante, Purg., 75).
Certamente gli adempimenti previsti dalle leggi citate sono stati più o meno scrupolosamente attuati, evidentemente solo formalmente, se è vero, come è vero, che la scuola non è cambiata!
Anzi, se ascoltiamo il professor Verdone e la professoressa Martullo, è peggiorata, molto peggiorata, arrivata al fondo!
Il problema è che non basta cambiare gli ordinamenti per cambiare la scuola.
Finora l’Amministrazione scolastica, i Sindacati, le Associazioni, gli Operatori scolastici si sono seriamente impegnati per cambiare gli ordinamenti ma non hanno minimamente pensato al cuore della scuola, che è costituito dall’azione educativa e didattica svolta dentro le aule.

Carta dei servizi, Statuto delle studentesse e degli studenti, D.P.R. 275/1999, Unità di apprendimento prevedevano la centralità (1) degli alunni che apprendono, ma nelle aule i docenti continuano ad attuare progetti ed a sciorinare lezioni, magari ammordenate con gli ipertesti e gli ipermedia, ma sempre lezioni!
Volendo essere, non pessimisti ma realisti, potremmo dire col Verdone e con la Martullo che sono nati gli specialisti degli ordinamenti ma non quelli della didattica!


La prima, la seconda, la terza scheda di valutazione (che poi doveva integrarsi nel Portfolio) ed i Progetti educativi; i moduli didattici al posto delle discipline, il POF al posto della Programmazione educativa non hanno cambiato la scuola.
Eppure bastava sostituire alle unità didattiche le unità di apprendimento (2)!
È stato scritto che la Didatticaè ilcuore dell’autonomia (3) .
Ma il cuore della scuola è rimasto quello di centocinquanta anni fa: lavagna, cattedra e file di banchi: la lezione è divenuta multimediale ed anche ipermediale, ma è rimasta esposizione .dimostrazione, spiegazione del docente agli alunni seduti, con le orecchie tese e gli occhi spalancati.
I docenti continuano ad operare considerando che nella scuola non c'è la centralità degli alunni che apprendono, magari in forma cooperativa (4), e che, apprendendo, si formano.
Ecco, tutto qua!
Eppure i Decreti legislativi conseguenti alla L. 53/2003 ed aventi valore di legge, che tutti sono chiamati ad osservare, avevano previsto le unità di apprendimento.
C'è stato qualcuno che si è soffermato sulle unità di apprendimento?
C'è stato qualcuno che ha detto: signori miei, da oggi in poi, non sono i docenti che insegnano, ma gli alunni che apprendono, magari nella forma del problem solving (5)?
Invece, giù le discipline e la multi–pluri–inter-transdisciplinarità, compreso l’ologramma bertagniano, e viva i Progetti! Progetti educativi, molto meglio se PON e POR, lautamente finanziati, pur nella miseria in cui vive la scuola!
Progetti, PON e POR, e chi più ne ha più ne metta, hanno invaso le scuole.

Andateli a contare nelle singole scuole!
Confrontate i tempi dedicati alla didattica disciplinare, pluridisciplinare, multidisciplinare, transdisciplinare, ologrammatica e i tempi dedicati ai Progetti!
Una selva che ha invaso il tempo scuola, antimeridiano e pomeridiano!
Addio interdisciplinarità e ologrammaticità.
Non ce ne è più bisogno: ci sono i progetti, la gramigna che ha sostituito la lingua, la matematica, le scienze, la storia...
Fiumi di inchiostro sono stati versati sulla predisciplinarità nella scuola primaria, come se già i campi di esperienza della scuola dell'infanzia non fossero il protodisciplinare (e nonil predisciplinare!), come precisava la Bozza dei Nuovi curricoli relativa alla L. 30/2000, che pure rappresenta una bella pagina pedagogica: <<Beninteso, i diversi aspetti (oggetto, linguaggio, metodologia di ricerca) da cui viene caratterizzato lo statuto di una disciplina sono in realtà già tutti presenti fin dalle prime fasi del percorso formativo e presenti devono restare sempre. La matematica è la matematica, la lingua italiana è la lingua italiana sia quando vi si accosti un giovane liceale sia quando vi si accosti una bambina di tre anni. Lo statuto di una disciplina non cambia perché mutano, con l’età degli allievi, tappe e scansioni del processo di apprendimento>>. Finanche i dirigenti scolastici sono stati valutati sulla base del numero dei progetti!
Ma, allora, come si può resistere alla tentazione dei Progetti ed alla connessa offerta di decine di migliaia di euro per chi ne attua una ventina?
Con tutto quello che ne segue e che la Martullo evidenzia: gli specialisti o star dei progetti!
E gli altri docenti? Declassati in serie B, confinati nelle discipline, nei ritagli di tempo che i progetti lasciano!
Eppure nessuno si lamenta.
Ed è silenzio!
Ci vuole il coraggio di un Verdone o di una Martullo per evidenziare il decadimento della scuola, invocando un'etica che sembra non venga più coltivata nella scuola, seppure la scuola sia per sua natura chiamata a educare, a formare, prima che a istruire: <<sistema educativo di istruzione e di formazione>> viene definita nella L. 30/2000 e nella L. 53/2003.
La regione Campania vara i progetti delle scuole aperte (6). Le altre regioni la seguono a ruota.
Ebbene, al Verdone ed alla Martullo voglio unire la mia voce, la modesta per voce di un uomo che nella scuola ha operato per più di quaranta anni e che da più di un lustro dirige riviste digitali della scuola: il compito della scuola è il successo formativo dei suoi 750alunni che la frequentano. E il successo formativonon si ottiene coi progetti educativi, con gli ipertesti e gli ipermedia, ma con le unità di apprendimento e la centralità degli alunni (7) che si impegnano ad apprendere e che, impegnandosi ad apprendere, realizzano la loro piena formazione, intesa come formazione integrale, originale e massimale.
<<Le leggi son…>>: si tratta di por mano ad esse!
Nessuno pon mano ad<esse. Ormai gli uomini di scuola sono in tutt’altre faccende affacendati. Altro che fare scuola! E così il personale amministrativo ministeriale, regionale, provinciale. I Gruppi di lavoro? Ma c’era tanto lavoro nelle scuole che non si capisce perchè li abbiano dovuti creare.
Solo i genitori possono salvare la scuola, la scuola dei loro figli.
Ne hanno il diritto, riconosciuto dalla Costituzione: << È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio>> (Art. 30, Cost.).
Suvvia, genitori, svegliatevi!
Ora, <<nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori>> (Artt.1 della L. 30/2000 e della L. 53/2003), voi avete voce in capitolo!
Ecco qualche voce dei capitoli nei quali voi genitori potreste metter voce e far sentire la vostra voce anche nella scuola,perchè il diritto di educare non è tanto quello dello Stato quanto quello dei genitori, come statuisce la Carta costituzionale.

CARTA DEI SERVIZI:

Ricordate la dimenticata Carta dei servizi (c'è un’abilità straordinaria nel dimenticare le buone norme!).
Elenchiamo qualche norma:

  • l’allievo deve conoscere:
    - gli obiettivi didattici ed educativi del suo curricolo
    - il percorso per raggiungerli
    - le fasi del suo curricolo
  • il docente deve:
    - esprimere la propria offerta formativa
    - motivare il proprio intervento didattico
    - esplicitare le strategie, gli strumenti di verifica, i criteri di valutazione
  • il genitore deve:
    - conoscere l’offerta formativa
    - esprimere pareri e proposte
    - collaborare nelle attività.

D.P.R. 275/1999–REGOLAMENTO DELL’AUTONOMIA

Ecco qualche voce particolarmente significativa:
<<Le istituzioni scolastiche…(promuovono) il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione.
<<L'autonomia delle istituzioni scolastiche… si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo…
<<Il Piano dell'offerta formativa … è elaborato dal collegio dei docenti … tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti…
<<Le istituzioni scolastiche… concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo…regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni.
A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune… possono essere programmati, anche sulla base degli interessi manifestati dagli alunni, percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività … assicurano comunque la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli enti locali in materia di interventi integrati … adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il miglioramento dell'offerta formativa… L'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono organizzati in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale… esercitano l'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali e curando tra l'altro: ..la formazione e l'aggiornamento culturale e professionale del personale scolastico; c) l'innovazione metodologica e disciplinare; d) la ricerca didattica sulle diverse valenze delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e sulla loro integrazione nei processi formativi; e) la documentazione educativa e la sua diffusione all'interno della scuola; f) gli scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici… La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione… realizzano ampliamenti dell'offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali. I predetti ampliamenti consistono in ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei propri alunni e, coordinandosi con eventuali iniziative promosse dagli enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti…
Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni.

<<UNITA' DI APPRENDIMENTO>>

Facendo tesoro del discorso pedagogico degli ultimi secoli, le unità di apprendimento, rese obbligatorie ma di rado attuate nelle scuole, rappresentano l’innovazione più significativa della scuola dei nostri giorni.
In esse dovrebbero confluire i Progetti, i PON, i POR ecc.
Si legge nel Decreto Legislativo 19 febbraio 2004, n. 59:

  • << Le Unità di Apprendimento, individuali, di gruppi di livello, di compito o elettivi oppure di gruppo classe (8), sono costituite dalla progettazione:
  • diuno o più obiettivi formativi tra loro integrati(definiti anche con i relativi standard di apprendimento, riferiti alle conoscenze e alle abilità coinvolte);
  • delleattività educative e didattiche unitarie, dei metodi, delle soluzioni organizzativeritenute necessarie per concretizzare gli obiettivi formativi formulati;
  • delle modalità con cui verificare sia i livelli delle conoscenze e delle abilità acquisite, sia se e quanto tali conoscenze e abilità si sono trasformate in competenze personali di ciascuno.

PORTFOLIO

Potremmo aggiungere il Portfolio (9) , se esso fosse visto come cartella sociopsicopedagogica dell’alunno (10), e non come un inutile, ingombrante, laborioso album della memoria, che assume l’unica funzione di far perder tempo ai docenti e di creare incresciose polemiche coi genitori!

POF

Infine dovremmo dare attuazione ai POF, nei quali, se elaborati secondo le indicazioni del D.P.R. 275/1999, si riassume, si unifica, si integra tutta l’organizzazione e l’attività educativa e didattica della scuola, dai PON ai POR, ai Progetti educativi più vari, alle gite scolastiche (pardon, alle visite didattiche), visti non come attività a sé stanti ma in una prospettiva interdisciplinare, ologrammatica, integrata degli apprendimenti disciplinari realizzati attraverso le unità di apprendimento, sia in orario normale che in orario aggiuntivo (<<percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività>>).

Ecco due grafici che indicano il cambiamento della scuola:

L’impresa è immane: trasformare i docenti da insegnanti che fanno lezione ad animatori dei processi di apprendimento.
Clayton scrive che <<si può tracciare il seguente modello dell'attività dell'insegnante:

Egli:

1.determina i risultati auspicati;
2.esamina lo scolaro e valuta il suo livello effettivo di apprendimento;
3.specifica gli obiettivi dell'insegnamento alla luce dei punti 1) e 2);
4.seleziona le informazioni, i temi di studio e mette a punto i metodi;
5.impegna lo scolaro in attività che presume lo portino all'apprendimento;
6.dirige e guida le attività di apprendimento;
7.crea situazioni che permettano di utilizzare gli apprendimenti acquisiti;
8.valuta i risultati del processo>>
(11)

Parole al vento!
Eppure, si tratta di impostazioni didattiche già realizzate!
Maria Montessori, un secolo fa, nel 1907, in uno dei quartieri più poveri di Roma, creava le case dei bambini e aboliva la funzione del docente che fa lezione, sostituendola col docente che progetta le unità di apprendimento, anima e coordina le attività di apprendimento degli alunni.
L’assurdità consiste nel fatto che le unità di apprendimento costituiscono una trasformazione che la legge ha introdotto ma che tutti fingono di ignorare.
Certamente, attuare le unità di apprendimento costituisce un’impresa è immane: trasformare i docenti da insegnanti in animatori dei processi di apprendimento!
Oddio, questo costa fatica, tanta fatica e poi comporta di abolire le file banchi, di attrezzare le scuole dei sussidi per l'apprendimento, utilizzando, al posto dei libri ditesto, i materiali concreti, comuni e strutturati, i materiali virtuali, i materiali conici ed i materiali simbolici (12).
Ma non siamo mica attaccati a discorsi antiquati quali quelli dell'etica!
Uniamoci al coro e gridiamo anche noi: viva i progetti!
Tanto, si tratta di progetti educativi,quali che essi siano.
Sennò perchè li finanzierebbero?
Diversamente, aumenterebbero gli stipendi dei docenti e le risorse tecnologiche delle scuole!
Ma, dulcis in fundo, una domanda viene spontanea: oltre alle mamme, c’è qualcuno cui sta a cuore il successo formativo dei singoli alunni, inteso come piena formazione della personalità, cioè come formazione integrale, originale e massimale?
Ha ragione il Professor Verdone: nessuno verifica quello che si fa nelle scuole, soprattutto quando si esibiscono i Progetti educativi finanziati (PON, POR ecc.)!
Una gita scolastica sulla Costa Azzurra vale senz’altro più delle discipline in cui si è codificato il sapere dell’uomo, come ci insegna il Cassirer (13). Allora, addio al romanticismo della ricerca disciplinare, del fare storia, scienze, matematica ecc.
Viva i Progetti!
E, cara Professoressa Martello, addio anche all’etica!
Parliamoci chiaro: i Pon ed i POR portano migliaia di euro nei bilanci delle scuole e fanno dimenticare facilmente i suoi scrupoli.
Stia certa, nessuna l’ascolterà, nessuno ci ascolterà!
Almeno fino a quando i genitori, i millecinquecento genitoridi ogni scuola non entreranno nelle scuole e non faranno sentire la loro voce, l’unica voce che è pienamente convinta di quanto dice il Rapporto Faure nella testata della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA.

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(1) UMBERTO TENUTA, La flessibilità nella scuola e centralità degli alunni –La scuola dell’autonomia come scuola della flessibilità, Anicia, Roma, 2002, con CD-ROM.
(2) In merito cfr.:Unità didattiche e unità di apprendimento di Umberto Tenuta; Unità di apprendimento e creatività didattica di Umberto Tenuta; Unità di apprendimento e loro articolazione di Umberto Tenuta; Unità di apprendimento: come realizzarle? di Umberto Tenuta; Unità di apprendimento: Modello B di Umberto Tenuta; Unità di apprendimento: progettare unità di apprendimento di Umberto Tenuta; Unità di apprendimento: schema di Umberto Tenuta, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(3) www.edscuola.com/archivio/didattica/didten.
(4) In merito al cooperative learning cfr.: PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991;PONTECORVO C. (a cura), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura), I contesti sociali dell’apprendimento.Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995.; VARISCO A.M. (a cura), Nuove tecnologie per l’apprendimento, Garamond, Roma, 1998.
(5) In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Pe la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992.
(6) In merito cfr.: UMBERTO TENUTA, Scuole aperte, in Campania, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)
(7) Oddio, Statuto delle studentesse e degli studenti di cui al D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249, dove sei andato a finire?
(8) Vedi Paragrafo finale sulla personalizzazione delle UNITÀ DI APPRENDIMENTO.
(9) In merito cfr.: Portfolio delle competenze di Umberto Tenuta; Portfolio, fascicolo personale e piani educativi personalizzati di Umberto Tenuta; Portfolio e documenti di valutazione di Umberto Tenuta; Portfolio e scheda di valutazione unificati: la “filosofia” formativa della valutazionedi Umberto Tenuta; Portfolio integrato nella progettazione curricolare di Elisabetta Giannelli; Portfolio: la sua "filosofia" formativa di Umberto Tenuta; Portfolio: modello B di Umberto Tenuta; Portfolio: un'ipotesi di portfolio di Umberto Tenuta
(10) TENUTA U., Non <<radiografia>> dell’alunno ma <<cartella pedagogica>>, in Scuola Italiana Moderna, La Scuola, Brescia, 1 gennaio 1978, n. VII, pp. 11ss.
(11) CLAYTON T.E., Insegnamento e apprendimento, Martello, Milano, 1967, p. 14.
(12) In merito cfr.: AA. VV., Catalogo ragionato dei sussidi didattici, Centro Didattico Nazionale di Studi e Documentazione, Firenze, 1971; AGAZZI R., Come intendo il museo didattico, La Scuola, Brescia, 1968; Ciari, B., Le nuove tecniche didattiche, Editori Riuniti, Roma, 1972; DOMENIGHINI L., Sussidi didattici e scuola di base - Orientamenti educa­tivi e metodologici, La Scuola, Brescia, 1980; FONTANA TomMASUCCi L., Istruzione programmata e macchine per insegnare, Armando, Roma, 1968; GIUNTI A., La scuola come "centro di ricerca", La Scuola, Brescia, 1973; GOSTINI G., L’apprendimento euristico per unità didattiche, La Scuola, Brescia, 1969; LOLLINI P., Didattica e computer - Quando e come il computer nella scuo­la, La Scuola, Brescia, 1985; MARIANI L., Strategie per imparare, Zanichelli, Bologna, 1996; SKINNER B.F., La tecnologia dell'insegnamento, La Scuola, Brescia, 1972; Talamo, (a cura di), Apprendere con le nuove tecnologie, Firenze, La Nuova Italia, 1998; TENUTA U., I numeri in colore, LA SCUOLA, BRESCIA, ill. a colori, pp.96, illu­strato a colori, 1994; TENUTA U., Itinerari aritmetici, LA SCUOLA, BRESCIA, 1991; TENUTA U., Itinerari di Logica Probabilità Statistica Informatica, LA SCUOLA, BRESCIA, 1992; TENUTA U., Itinerari geometrici, LA SCUOLA, BRESCIA, 1991; TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare ¾ Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989; Tornar C., Procedure e tecniche del processo didattico, La Nuova Italia, Firenze, 1996; Trentin G., Insegnare e apprendere in rete, Bologna, Zanichelli, 1998.
(13) CASSIRER E., Saggio sull’uomo, Armando, Roma, 2004.

3 settembre 2007