EDITORIALI


PERSONALIZZARE O OMOLOGARE? di Umberto Tenuta

La scuola non può essere più la scuola della formazione uniforme dei singoli alunni ma deve impegnarsi a promuovere la valorizzazione delle diversità personali

 

La docente Carla di prima elementare parla con la madre dell’alunna Rosetta e lamenta che la bambina procede troppo velocemente nell'esecuzione dei compiti, che però risultano sempre completamente corretti. Evidentemente, Rosetta, dotata di viva intelligenza, appena finiti i compiti, non se ne sta con le mani conserte e la bocca chiusa ma, sopperendo alla carenza di indicazioni operative da parte della docente, mantiene attiva, molto attiva, la sua intelligenza, magari fischiettando, muovendosi, facendo qualcosa di propria iniziativa.

Nel contempo, sempre la docente Carla lamenta con la madre dell’alunno Cico che il bambino è estremamente lento, proprio una lumaca, nell’esecuzione dei compiti, che però anche lui esegue sempre correttamente, seppure impiegando molto più tempo dei compagni. 

Evidentemente, viene da pensare che la docente Carla tiene presenti i tempi della maggioranza degli alunni che stabilisce il ritmo di svolgimento dei compiti: sono essi che determinano quanto tempo occorre per svolgere una determinata attività didattica. 

Forse Rosetta e Cico non sono delle eccezioni, perché molto probabilmente nella classe non tutti gli alunni sono ancora omologati nei tempi e nelle modalità di svolgimento delle attività quando queste non sono direttamente gestite dalla docente: seppure non tutti con la velocità di Rosetta o con la lentezza di Cico, ognuno degli altri alunni procede con tempi diversi da quelli degli altri. Infatti, viene anche da pensare che, ad esempio,  nell'esecuzione di un dettato, la diversificazione dei tempi di scrittura da parte dei singoli alunni, seppure non consistentemente, varierà comunque da alunno ad alunno e la docente dovrà qua frenare e là stimolare. 

L'episodio di Rosetta e di Cico non avrebbe alcun significato se non fosse emblematico del permanere di uno dei canoni fondamentali su cui si fonda il raggruppamento degli alunni nelle classi: le stesse attività, gli stessi tempi, le stesse soluzioni, le stesse modalità e gli stessi criteri di esecuzione dei compiti, ecc.  per tutti gli alunni. 

In  fondo, la classe nasce sul modello dell'ordinamento militare: la stessa divisa, lo stesso passo, gli stessi orari, le stesse attività, le stesse abilità ecc. Tra soldato e soldato non vi debbono essere differenze: tutti uguali in tutto! 

La stessa cosa deve avvenire nella classe: per tutti gli alunni gli stessi orari, le stesse lezioni, le stesse attività, gli stessi insegnanti, le stesse impostazioni metodologico-didattiche, le stesse soluzioni ecc.   

L'omogeneità della classe è un postulato indiscutibile dell'organizzazione della scuola. 

In fondo, anche ai docenti si richiedono le stesse prestazioni, gli stessi metodi, gli stessi tempi eccetera. 

Prima i programmi didattici e poi anche la programmazione educativa in fondo sancivano questa omologazione. 

La programmazione educativa e le stessa programmazione didattica di classe, sin dal suo nascere[1],  consentivano una diversificazione da classe a classe, ma non nell'ambito della stessa classe.  Gli  obiettivi formativi, le metodologie educative e l’organizzazione didattica restavano gli stessi per tutti gli alunni, fatta eccezione solo per gli alunni handicappati e, in forma limitata, anche per gli alunni in situazione di svantaggio socio-culturale. 

Occorre arrivare all'individualizzazione dell'insegnamento[2] di cui alla Legge 517/1977 per prevedere le differenziazioni educative e didattiche da alunno ad alunno.

Tuttavia, l’individualizzazione dell'insegnamento ha avuto scarsa attuazione ed è stata limitata ai soli alunni diversamente abili ed agli alunni svantaggiati, seppure entro certi limiti.

Ora la Riforma Moratti introduce la personalizzazione educativa[3], che nasce dal discorso pedagogico moderno più avanzato, la quale comporta la personalizzazione non solo delle metodologie ma anche degli obiettivi formativi. 

Ogni  alunno, secondo il suo piano educativo personalizzato, persegue obiettivi sia comuni che diversificati, ma soprattutto procede secondo i suoi livelli di sviluppo e di apprendimento e secondo i suoi ritmi ed i suoi stili apprenditivi.

Con la personalizzazione educativa gli alunni vengono riconosciuti nelle loro diversità: <<Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell'articolo 8 concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo>> (Art. 4, D.P.R. 275/1999).

La classe cessa di essere il luogo della omologazione e diventa −deve diventare− il luogo in cui vengono riconosciute e valorizzate le diversità dei singoli alunni: chi cammina più lento, chi più veloce, chi persegue alcuni obiettivi, chi altri… 

Ogni alunno ha il suo piano educativo personalizzato: si possono verificare intersezioni tra i piani educativi personalizzati dei diversi alunni, dando luogo alla costituzione di gruppi nell’ambito della classe o di più classi oppure comprensivi dell'intera classe o di più classi. 

Le unità di apprendimento previste dalle Indicazioni nazionali di cui D.Lvo n. 59/2004 prevedono gruppi <<individuali,… di livello, di compito o elettivi oppure di gruppo classe>> e possono essere effettuate anche tra classi parallele o in verticale tra classi diverse, interessando due o più classi successive. 

Il gruppo classe rimane solo per le attività che rispondono alle stesse caratteristiche ed alle stesse esigenze formative di tutti gli alunni che compongono la classe.

Di conseguenza le attività educative e didattiche si svolgono tutte in forma personalizzata, cioè nel rispetto delle caratteristiche personali e delle esigenze formative dei singoli alunni. 

La personalizzazione educativa non significa che gli alunni debbano rimanere fermi ai loro livelli di sviluppo o di apprendimento e che non debbano modificare eventualmente i loro ritmi ed i loro stili apprenditivi, ma le modifiche non possono mai costituire una riduzione, un sacrificio o un impoverimento, ma sempre un arricchimento, una ampliamento, un empowerment.

Excelsius, sempre più in alto: questo dev'essere il motto della nuova scuola. 

Se l’alunna Carla è veloce nell'esecuzione dei compiti, deve diventare sempre più veloce; se l'alunno Cico è lento, deve essere stimolato e aiutato a diventare più veloce, quanto più possibile. 

Si dirà che questo non è possibile con le classi costituite da 25 e più alunni. Certamente, 25 alunni  sono troppi ma non possono costituire la giustificazione della mortificazione delle competenze e della omologazione della scolaresca. 

La diversità deve essere favorita, resa possibile, incrementata quanto più possibile.

Come la si realizza? 

Certamente, non con la lezione collettiva, ma con le unità di apprendimento, che prevedono la personalizzazione sia degli obiettivi formativi che dei percorsi di apprendimento dei singoli alunni.

Infatti, nelle Indicazioni nazionali si precisa che <<Il percorso educativo … utilizza gli obiettivi specifici di apprendimento… per progettare Unità di Apprendimento. Queste partono da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi>> (Indicazioni nazionali). Adatti vuol dire adattati, cioè adeguati alle caratteristiche ed alle esigenze formative dei singoli alunni, mentre significativi vuol dire rispondenti agli interessi ed alle motivazioni dei singoli alunni.

Evidentemente, ciò comporta innanzitutto la conoscenza delle caratteristiche personali e delle esigenze formative di ciascun alunno[4]. A tal fine debbono servire il portfolio e le schede di valutazione unificate. In altra sede noi abbiamo offerto un modello di tale portfolio e della scheda personale opportunamente unificati[5].

Poi però si richiede anche la personalizzazione dei percorsi formativi. 

Questa personalizzazione non può essere resa possibile dalla lezione frontale, espositiva, sia essa verbale che intuitiva o multimediale, alla quale si debbono sostituire le attività di apprendimento dei singoli alunni (Unità di apprendimento).

Anche su queste abbiamo dato delle indicazioni operative[6]. 

La scuola si trasforma e diventa, non più il luogo dell'omologazione, ma il luogo della personalizzazione, il luogo dove ogni alunno possa esprimere il meglio di se stesso, possa raggiungere i più alti livelli formativi e apprenditivi.

Quali siano questi livelli per ogni alunno nessuno lo sa. Occorre aver presente sempre il motto: excelsius! 

Carla deve diventare sempre più veloce, ma anche Cico deve diventare sempre più veloce.

Non solo più veloci, ma anche più esperti, più competenti, più realizzati. 

Il fine della scuola dell'autonomia è il successo formativo ed il successo formativo consiste nella piena formazione, intesa come formazione integrale, originale e e massimale: 

a) formazione integrale, concepita come formazione di tutti gli aspetti della personalità (motoria, sociale, emotiva, cognitiva, linguistica...); 

b) formazione originale, concepita nel rispetto delle diversità personali, quali che esse siano; 

b) formazione massimale, concepita come il più alto livello possibile di formazione delle singole dimensioni della personalità.

Nessuna di queste esigenze può essere trascurata, compresa la originalità, che è il carattere distintivo che fa di ogni persona umana una personalità, unica, irripetibile, singolare, e come tale un valore, che appartiene solo all’uomo, perché senza questa singolarità ogni essere umano sarebbe sostituibile.

E invece ogni essere umano deve poter dire “come me non c’è nessuno sulla faccia della terra”!

 

 



[1] <<Nel periodo delle vacanze annuali il maestro formerà per la sua scuola il programma didattico, dal quale apparisca, non solo lo sviluppo che sarà dato alle materie d'insegnamento soggette ad esame, ma pure l'estensione che prenderanno le altre, di cui si fa parola in particolari istruzioni. Esporrà succintamente le ragioni che gli consigliarono di dare ai singoli insegnamenti un ordine e una estensione particolare secondo i bisogni della scuola>>(LOMBARDI F.V., I programmi per la scuola elementare dal 1860 al 1985, p.  127).

[2] In merito cfr.: TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998; AA.VV., L’individualizzazione dell’insegnamento, Provincia autonoma di Bolzano, 1991; BALDACCI M., L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1993; CLAPARèDE E., La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1972; DOLL R. C. ET ALII, L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1969; DOTTRENS R., L'insegnamento individualizzato, Armando, Roma, 1960; DUNN R., DUNN K., Programmazione individualizzata, Armando, Roma, 1979; GARDNER J. Et alii, Programmazione educativa individualizzata, ERIKSON, Trento, 1991; MEIRIEU P., Lavoro di gruppo e apprendimenti individuali, La Nuova Italia, Firenze, 1990; Petracchi G., Individualizzazione classi aperte interclasse, La Scuola, Brescia, 1985.

[3] In merito cfr.: FLORES D'ARCAIS G., Le "ragioni" di una teoria personalistica della educazione, La Scuola, Brescia; FLORES D'ARCAIS G., Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, La Scuola, Brescia, 1994; GARCíA HOZ V., L’educazione personalizzata. Individualizzazione e socializzazione nell’insegnamento, Le Monnier, Firenze, 1982; RUSKIN R.S. (a cura di), Il sistema di istruzione personalizzata, Giunti e Lisciani, Teramo, 1982; DAZZI D., La personalizzazione dell’insegnamento, DE AGOSTINI, 1999.

 [4] TENUTA U.,  Le fotografie a colori dei nostri alunni, in: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA ( www.rivistadidattica.com), Rubrica PROGRAMMAZIONE

[5] Cfr. RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA ( www.rivistadidattica.com) nella rubrica RIFORMA.

[6] Cfr. RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA ( www.rivistadidattica.com) nelle rubriche RIFORMA e PROGRAMMAZIONE.

[6] Ibidem.