EDITORIALI

SCUOLE APERTE, IN CAMPANIA
di Umberto Tenuta

“Scuole dentro” e “Scuole fuori”

Per il secondo anno consecutivo la Regione Campania emana il Bando relativo alle “Scuole aperte”, sulla base della delibera della Giunta regionale numero 374 del 23 marzo 2006.
Nel Bando si ritrovano apprezzabili considerazioni, quali le seguenti:

  • <<rinvigorire motivazioni e affezioni alla vita della realtà sociale circostante attivando curiosità e attitudine di collaborazione, integrandoconoscenze, valorizzando stili cognitivi, liberando intelligenze individuali nella piena realizzazione delle proprie potenzialità attitudinali e nella prospettiva di patti generazionali che trovino l’intera realtà sociale partecipe di un processo di condivisione democratica>>;
  • <<Rafforzare la funzione culturale, sociale e civile della scuola nell’azione educativa alla cittadinanza attiva sul territorio>>;
  • <<Favorire percorsi didattici innovativi nelle attività curriculari ordinarie connessi alla riflessione e alle buone pratiche espresse nei progetti di Scuole Aperte>>;
  • <<Favorire forme concrete di partecipazione progettuale, da parte di tutti i soggetti appartenenti alla realtà sociale, in particolar modo i giovani, con il contributo delle famiglie, degli organismi democratici della scuola e delle Istituzioni, dell’associazionismo e del volontariato>>;
  • <<Promuovere la legalità come progettualità di sistema e riappropriazione delle comunità territoriali per favorire la responsabilità attiva, la criticità, la condivisione, la denuncia ed il cammino di reciprocità tra soggetti formali ed informali e di “coamministrazione” con le Istituzioni>>;
  • <<Incoraggiare e moltiplicare reti di collaborazione territoriale in aree e contesti carenti di infrastrutture sociali e luoghi di aggregazione>>.

A nostro parere, l'iniziativa è lodevole nelle intenzioni ma impone almeno tre importanti considerazioni:

a) si rende primariamente necessario che, attraverso il sistema formativo integrato,e soprattutto nella scuola normale, ai giovani sia garantito il successo formativo (<<pieno sviluppo della persona umana>>)(Art. 3, Cost,),inteso come piena formazione della loro personalità, cioèformazione integrale, originale e massimale, acquisisendo, non solo conoscenze (sapere, istruzione, nozioni), ma anche e soprattutto capacità (saper fare, abilità, perizia) e atteggiamenti (sapere essere, interessi, motivazioni, predilezioni, propensioni) (1) relativamente a tutte le dimensioni della personalità (formazione integrale) (2) ;

b) si prende ogni giorno sempre più atto che le istituzioni scolastiche (“scuole dentro”) non sempre riescono ad assicurare tali risultati, come testimonia l'esigenza di creare istituzioni aggiuntive ad esse: scuole aperte(“scuole fuori”);

c) peraltro, la piena formazione della personalità non l’assicurano nemmeno le famiglie, per cui si richiederebbe un’azione di informazione e formazione a loro favore, così come previsto dall'ultimo comma dell'articolo 9 del D.P.R. 275/ 1999 (<<Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni>>), che però le singole istituzioni scolastiche rarissimamente organizzano, non solo per i genitori, ma anche e molto meglio per i genitori e gli operatori scolastici assieme(3) ;

d) le istituzioni scolastiche, non solo incentrano ancora la loro attività sull'esposizione del sapere (conoscenze disciplinari), ma spesso, troppo spesso, lo fanno attraverso l'utilizzazione di metodologie che oggi sono ritenute non adeguate, in particolare attraverso le lezioni espositive.
Se le carenze formative delle famiglie sono di difficile soluzione, più agevole sarebbe operare nelle mondo della scuola. Mentre le famiglie sono rimaste nella loro condizione di abbandono a se stesse, perché mancano specifiche e intenzionali iniziative di formazione dei genitori, nelle scuole si registra il progressivo venir meno di ogni esigenza di iniziative di formazione degli operatori scolastici, che pure negli anni ‘70 e ‘80 si erano andate prospettando, soprattutto sulla base del D.P.R. 419 del 1974.
Vero è che ogni proposta di considerazione delle competenze degli operatori scolastici è andata delusa ed i numerosi monitoraggi attuati a nulla hanno portato, rimanendo fini a se stessi.
Rilevante è risultato il clamoroso fallimento del cosiddetto "concorsone ", che non si proponeva di togliere nulla a nessun docente ma di dare un premio ai docenti più impegnati.
Peraltro, come era logico aspettarsi, non hanno avuto risultato nemmeno le certificazioni della frequenza dei corsi di formazione.
L'aver proclamato che l'aggiornamento non è un diritto-dovere, ma esclusivamente un diritto degli operatori scolastici ha portato alla rarefazione sempre più crescente di ogni iniziativa di formazione dei docenti.
In effetti, manca una politica dell'aggiornamento degli operatori scolastici, in particolare dei docenti e dei dirigenti scolastici.
Al riguardo, purtroppo si deve prendere atto che l’istituto dell’'accreditamento delle agenzie di formazione è stata l'ennesima manifestazione dell'Amministrazione scolastica centraledi mantenere nelle proprie mani la gestione dell'aggiornamento, senza alcuna preoccupazione di creare un sistema funzionale affidato alle singole istituzioni scolastiche (FORMANET (4)), senza cadere, come oggi avviene, nella burocratizzazione, nella improvvisazione, nel pressappochismo e soprattuttonella frammentazione e soprattutto nella rarefazione sempre più consistente delle iniziative di formazione.
L'aggiornamento di cui si parla nel D.P.R. 275/ 1999 ha portato all'isolamento delle scuole e degli operatori scolastici, nei quali scarseggia di molto quella responsabilità su cui l’autonomia faceva affidamento.
Tolti di mezzo gli adempimenti obbligatori, il Piano dell'offerta formativa spesso si riduce ad un documento formale e la verifica dei risultati delle istituzioni scolastici ad un adempimento ancora più formale che solo in poche scuole incide sull'organizzazione e sull'azione educativa e didattica nel modo indicato dalle unità di apprendimento. Sono soprattutto queste che risultano più problematiche.
Potremo dire che molto spesso non è stato colto il profondo significato innovativo delle unità di apprendimento: dare senso alla centralità dei singoli alunni, come pure il D.P.R. 275/ 1999 statuisce, realizzare la scuola della piena formazione (pieno sviluppo della persona, che è formazione integrale, originale e massimale, da realizzare primariamente nella normale attività educativa e didattica dell'orario scolastico e, poi, con le attività complementari di cui all'articolo 9 dello stesso Regolamento.
Le scuole si debbono aprire (“scuole aperte), ma aprirsi non significa che debbono cessare i loro compiti o essere sostituite da quello che si fa "fuori". Prima del "fuori", c’è il "dentro”.
Ma al "dentro" non si presta l'attenzione che, anche qui, solo formalmente, si presta al "fuori", malgrado le lusinghevoli dichiarazioni di intenti.
Occorre avere il coraggio di prendere atto che la scuola non assolve compiutamente e adeguatamente i suoi compiti formativi, non garantisce il successo formativoe non lo garantisce a tutti i singoli alunni.
È questo il problema della scuola!
Da qui la disaffezione, lo scontento, la noia, cui faceva riferimento a Rimini il ministro Letizia Moratti.
Da qui la morte preannunciata della scuola nel 2015, come previsto dal Convegno di TUTTOSCUOLA.
Dirigenti e docenti demotivati, spesso improvvisati (si pensi a tutto il precariato, compreso quello dirigenziale, impegnato nella scuola ed abbandonato a se stesso!).
Si denunciano gli scarsi livelli di formazione degli alunni, ma nulla si fa per realizzare la scuola delle unità di apprendimento, dell'autonomia, del successo formativo.
Allora, prima dei PON e dei POR, prima delle scuole aperte, viene il problema della scuola normale, della scuola "dentro".
Che cosa avviene "dentro" le aule, ogni giorno, in ogni disciplina, in tutte le classi?
La scuola resta la scuola del sapere, giacché le "capacità" e gli "atteggiamenti" dove stanno?
Non è questione di fondi. I fondi per le scuole aperte, per i PON ed i POR ci sono; ci sono i fondi per le visite didattiche, pardon, per le gite scolastiche sulla Costa Azzurra!
Ma mancano (?) i fondi per creare un sistema organico di formazione dei docenti (5), permanente, qualificato, democraticamente gestito, permanente, relativo a tutti gli aspetti della formazione della personae che quindi riguardi l'aggiornamento (formazione) relativa ai contenuti delle singole discipline, alle metodologie educative e didattiche, agli aspetti organizzativi della scuola.
Ben vengano le “scuole aperte”, a condizione che le scuole che si aprono siano scuole che garantiscano il successo formativo e lo garantiscono a tutti i singoli alunni, senza il presupposto che poi a questi pensino le "scuole aperte".
Le scuole possono arricchirsi con i rapporti esterni (reti di scuole e Sistema formativo integrato), ma non possono essere sostituite da essi: le scuole aperte presuppongono le scuole del mattino, quelle delle unità di apprendimento relativa alle singole discipline di studio. Se la scuola non funziona bene al mattino, è una mera velleità pensare di sostituirla con le scuole del pomeriggio: le scuole possono essere integrate dalle "scuole aperte" ma giammai da esse sostituite.
E allora, assieme al Decreto dirigenziale 349 del 3 agosto 2006, se ne faccia un altro, magari a livello ministeriale, relativo alle scuole, alle "scuole" senza aggettivi, perché:

1) garantiscano il successo formativo;
2) lo garantiscano a tutti i singoli alunni;
3) bandiscano la noia dell’ascoltare lezioni, anche prevevoli, e impegnino gli alunni in attività di apprendimento (“unità di apprendimento”);
4) restituiscano a coloro che frequentano la scuola il loro vero nome, che è studenti.

Solo dopo sicreino le scuole aperte: ma allora non ce ne sarà bisogno, perché la scuola sarà sempre aperta, attraverso gli obiettivi formativi personalizzati e le molteplici attività opzionali che in essa verranno normalmente svolte.
L’attuale normativa prevede le attività opzionali: sono le scuole aperte dentro la scuola normale!
Si vogliono impiegare altri docenti?
Si riduca il numero degli alunni per classe, perché è insopportabile l’attuale situazione che vede più di 25 alunni per classe, quando il massimo non dovrebbe superare i 20 alunni!
E poi, si introducano nella scuola normale altra figure professionali: psicologo, sociologo ecc.
Ma viene una curiosità: i problemi della scuola chi li affronta?
Chi scrive è stato nella scuola 47 anni: 9 da docente, 12 da dirigente e 27 da ispettore tecnico. Non è stato mai chiamato per un parere.
Perciò, li dà gratis, i pareri, da questa rivista, sapendo che sono parole al vento!

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(1) In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995; CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,Obiettivi: come districarsi?;TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
(2) In merito cfr.: MARITAIN J., Umanesimo integrale, Borla, Torino, 1963; CARRARA G, M., Formazione integrale nel pensiero di don G. Alberione e del P.L.M. Rulla - licenza in Psicologia - Roma, Pont. Univ. Gregoriana, Istituto di Psicologia – 1982; Franta H., Individualità e formazione integrale, LAS, Roma 1982; Chenaux P.,Umanesimo integrale di Jacques Maritain, Jaca Book, Milano, 2006.
(3) In merito cfr. la rubrica famiglie, enti locali ed associazioni della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA
(4) Vedi in INTERNET: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA:www.rivistadidattica.com; http://www.edscuola.it/archivio/didattica/ ; AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO; www.disced.unisa.it/ava/index.htm;
(5) Vedi nota 4.

23 luglio 2007

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