EDITORIALI

RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: I SUOI TRE OBIETTIVI di Umberto Tenuta

La rivista digitale, utilissima nella didattica quotidiana, scritta quanto più possibile dai docenti  

 

 

La Rivista digitale della didattica intende perseguire tre obiettivi di grande portata.

Innanzitutto, intende occuparsi esclusivamente di Didattica.

Poi, si augura che le trattazioni vengano effettuate soprattutto dai Docenti.

Infine, si propone di valorizzare al massimo le metodologie della Ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (Problem solving) e del Cooperative learning, con conseguente utilizzazione delle tecnologie educative (concrete, virtuali, iconiche e simboliche).

 

1)  LA DIDATTICA

Innanzitutto, la Rivista digitale della didattica intende occuparsi prevalentemente, se non esclusivamente, di Didattica, di Metodologia didattica.

Il metodo è la strada che si percorre per raggiungere una meta.

Il metodo ¾méthodos, dal greco meta (lungo) e hodós (strada), <<la strada che si percor­re>>¾  è il cammino da percorrere per raggiungere una meta. Scrive il Vergnano che il metodo <<è l'insieme di principi, regole, operazioni, pratiche che si adottano e seguono consapevolmente in vista del consegui­mento di un fine>>[i].

Nella scuola si opera sempre in forma intenzionale, in vista di determinati fini, che sono gli obiettivi formativi. A scuola i giovani vanno per acquisire  determinate conoscenze, determinate capacità e determinati atteggiamenti.

Le conoscenze, le capacità e gli atteggiamenti  si perseguono più speditamente e più sicuramente seguendo un determinato percorso di apprendimento: itinerario o percorso didattico.

Nella Relazione zoso, propedeutica agli orientamenti per la scuola materna del 1991,  si afferma che la scuo­la deve <<divenire luogo educa­tivamente pregnante, dove nulla è lasciato alla ca­sualità ed all'im­provvisa­zione, ma tutto è predisposto in modo flessi­bile con intelligenza educa­tiva>>, progettando i percorsi didattici.

Per apprendere a calcolare l’area delle figure geometriche, gli alunni seguono un percorso didattico; per apprendere ad orientarsi, gli alunni seguono un percorso didattico (Si ricordi quello di J.J. Rousseau nell’Emilio!); per comprendere il ciclo delle acque, gli alunni seguono un percorso didattico.

A scuola si va per apprendere, per acquisire conoscenze, capacità ed atteggiamenti e quindi per seguire itinerari didattici.

L’attività che si svolge nelle aule è attività didattica. Anche  quando si gioca, si perseguono mete didattiche. Anche  quando ci si muove. Si perseguono mete didattiche. Qualunque attività si svolga nelle aule assume valenza didattica.

Quando nella scuola occorre occuparsi della Didattica, anche quando si raggruppano gli alunni in un determinato modo, lo si fa per raggiungere determinate mete didattiche o educative (obiettivi formativi).

Anche quando nella scuola si entra e si esce, ci si comporta nella prospettiva  del perseguimento di determinate mete educative e didattiche.

Non esiste attività organizzativa, quali il raggruppamento degli alunni, la loro disposizione nei banchi, la scansione degli orari, l’utilizzazione dei sussidi e l’esecuzione di determinati compiti che non abbiano rilevanza didattica.

Anche il cambio dei docenti ha ¾deve avere¾ rilevanza didattica: l’ora di 60 oppure di 50 minuti deve avere rilevanza didattica, l’impiego del PC deve avere rilevanza didattica, l’elaborazione del POF deve avere rilevanza didattica...

La Rivista digitale della didattica intende affrontare direttamente, esplicitamente, chiaramente soprattutto i problemi della Didattica.

Tutte le problematiche  saranno viste nella prospettiva dell’azione didattica: se si parlerà  dei Documenti di valutazione (Portfolio) se ne parlerà per individuarne la loro valenza didattica; se si parlerà del Calendario o dell’Orario, se ne parlerà per effettuarne una valutazione didattica; se si parlerà delle tecnologie multimediali se ne parlerà per valutarne la loro valenza didattica ecc.

Tutte le problematiche saranno affrontate in chiave didattica.

 

2) GLI AUTORI DELLA Rivista digitale della didattica SONO SOPRATTUTTO I DOCENTI

La Rivista digitale della didattica intende valorizzare Internet per collegare in rete il maggior numero possibile di docenti delle scuole italiane.

È diffuso il rilievo  circa  l’isolamento dei docenti, non sempre disponibili a lavorare in gruppo e soprattutto isolati. Si dice che ogni docente lavora per conto suo, senza confrontarsi con i colleghi, senza avvantaggiarsi della collaborazione e della cooperazione con i colleghi.

Non sappiamo quanto questo rilievo sia fondato, anche se conosciamo la scarsa competenza relazionale che viene assicurata ai docenti nei processi formativi.

Tuttavia, noi ci proponiamo di rompere la spirale dell’isolamento e di offrire a tutti i docenti la possibilità, non solo di avvantaggiarsi del lavoro collaborativo con i colleghi anche i più lontani, ma anche  di vedere valorizzati i loro studi, le loro esperienze, le loro ricerche.

La Rivista digitale della didattica intende offrire a tutti i docenti la possibilità  di far uscire dall’isolamento dell’aula scolastica gli itinerari didattici predisposti dai singoli docenti e di metterli a disposizione dei colleghi tutti.

Ogni docente responsabile predispone l’itinerario didattico che i propri alunni seguiranno nell’apprendimento di determinati concetti, abilità ed atteggiamenti.

Il docente esamina le situazioni dei propri alunni, fissa  gli obiettivi che gli alunni debbono perseguire e predispone i percorsi di apprendimento, approntando le tecnologie educative necessarie. Nel contempo predispone adeguati strumenti per poter effettuare la verifica in itinere dei processi di apprendimento degli alunni, al fine di rilevare eventuali  inadeguatezze e mettere a punto gli aggiustamenti necessari già durante lo svolgimento dei processi di apprendimento, oltre che dopo la verifica finale, quando  attiverà gli interventi di recupero, di consolidamento, di approfondimento e di arricchimento.

Chiediamo a tutti i docenti di inviare i loro itinerari didattici perché essi entreranno a fare parte di un repertorio (Indice analitico) a disposizione dei docenti che debbono affrontare gli stessi obiettivi, al fine di mettere  a punto i loro itinerari didattici avvalendosi anche degli apporti che possono  venire dalle esperienze  già realizzate dai colleghi.

 

3) LE METODOLOGIE DELLA RICERCA / RISCOPERTA / REINVENZIONE / RICOSTRUZIONE (PROBLEM SOLVING),  E DEL COOPERATIVE LEARNING

  Il terzo obiettivo che la Rivista digitale della didattica si propone di perseguire è costituito dal privilegio accordato alle metodologie della ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving)[ii] e del cooperative learning[iii].

Si ritiene infatti che esistano fondati motivi per questa preminenza accordata al problem solving  ed al cooperative learning.

Innanzitutto, si ritiene che gli alunni debbono comprendere prima che apprendere e che per comprendere occorre  riscoprire, reinventare, ricostruire i concetti. Con Bruner e Laeng possiamo affermare che noi conosciamo veramente solo quello che abbiamo scoperto personalmente e che anche quello che ci è insegnato, per essere compreso, deve essere riscoperto.

Come scrive S.Tommaso d’Aquino: <<vi è un doppio modo di acquistare la scienza: uno quando la ragione naturale da se stessa giunge alla conoscenza di cose ignote ¾e questo modo si chiama invenzione; l’altro quando la ragione naturale viene aiutata da qualcuno dall’esterno ¾ e questa maniera si chiama dottrina (insegnamento). In ciò in vero che viene prodotto dalla natura e dall’arte, l’arte procede allo stesso modo e con gli stessi mezzi che la natura. Come infatti la natura guarirebbe riscaldando chi soffre di frigidezza, così fa pure il medico; per cui si dice che l’arte imita la natura. Il simile accade anche nell’acquisto della scienza: il docente cioè conduce altri alla scienza di cose ignote allo stesso modo che uno, scoprendo, conduce se stesso alla conoscenza di ciò che ignora>>[iv].

Il che, tradotto in termini operativi, significa che quando si vuole che gli alunni apprendano  un concetto, vanno messi  in una condizione analoga a quella di coloro che per primi hanno da soli proceduto alla sua scoperta.

Oggi si è convinti che la scoperta sia favorita dal lavoro cooperativo e pertanto intendiamo privilegiare la metodo del cooperative learning.

Il lavoro cooperativo assume enorme rilevanza positiva, non solo  nel saper favorire i processi di apprendimento[v], ma anche nel saper rendere possibili i processi educativi. La formazione sociale, emotiva, affettiva, morale ecc. si possono perseguire solo quando gli alunni lavorano in gruppo e la scuola si configura come un vivaio di relazioni umane, anziché come l’insieme delle torri isolate costituite dai singoli alunni nell’hortus conclusus della scuola.

Evidentemente, una siffatta metodologico-didattica richiede l’impiego di adeguate tecnologie educative.

Mentre alla lezione frontale del docente può bastare la parola orale e semmai scritta sul libro di testo, all’attività di ricerca sono indispensabili i materiali didattici. L’insegnante può spiegare, non solo con la propria voce, magari  con un disegno alla lavagna o addirittura con un cartellone o con una diapositiva o un lucido della lavagna luminosa, che i triangoli possono essere rettangoli, equilateri, isosceli o scaleni. Invece per fare questa scoperta, gli alunni debbono poter disporre innanzitutto di triangoli in plastica, in legno o in cartoncino da classificare a livello operatorio concreto e solo in un secondo momento possono effettuare la loro classificazione a livello digitale anche avvalendosi delle loro riproduzioni virtuali sul PC.

A seconda dei livelli di sviluppo e di apprendimento degli alunni, assumono maggiore rilevanza i materiali concreti, comuni e strutturati, i materiali virtuali, i materiali iconici ed i materiali simbolici[vi].

Indubbiamente, oggi un ruolo essenziale è ricoperto dalle tecnologie digitali, ma a condizione che esse vengano utilizzate soprattutto per la costruzione di tecnologie educative virtuali (strumenti didattici virtuali) ovvero ambienti virtuali di apprendimento[vii].

Un impiego delle tecnologie digitali per continuare a fare lezione frontale, espositiva o dimostrativa, anche sperimentale, non costituisce certamente  un grande avanzamento nel processo di rinnovamento della Didattica e quindi nell’assicurare che tutti gli alunni possano conseguire e non solo perseguire il successo formativo.

Anche l’enfasi sulle tecnologie multimediali (CD-ROM, Internet, ipertesti ed ipermedia ecc.) va ricondotta  nell’ambito di un discorso didattico serio che miri, non solo a far acquisire conoscenze, ma anche a promuovere la formazione di capacità e di atteggiamenti, impegnando gli alunni personalmente, soprattutto attraverso il lavoro di gruppo, nella costruzione (ricostruzione)/invenzione (reinvenzione)/scoperta (riscoperta) dei concetti, delle idee, delle teorie.  


[i] VERGNANO I., Il problema della società educativa, Paravia, 1975, 92.1.

[ii] In merito cfr.: AEBLI H., Didattica psicologica, Giunti-Barbèra, Firenze, 1968; BROWN S.I., WALTER M.L., L’arte del problem posing, SEI, Torino, 1988; CLAYTON T.E., Insegnamento e apprendimento, Martello, Milano, 1965; DE BENI M. (a cura di), Costruire l’apprendimento, La Scuola, Brescia, 1994; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969;  GARDNER H, Educare al comprendere, Feltrinelli, Milano, 1994; GIBSON J.T., Psicologia per la classe, La Scuola, Brescia, 1986; GIUNTI A., La scuola come "centro di ricerca", La Scuola, Brescia, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; Laeng M., «Strategie didattiche», in Enciclopedia pedagogica, La Scuola, Brescia, 1989-1994; MARIANI L., Strategie per imparare, Zanichelli, Bologna, 1996; MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; PONTECORVO C., Psicologia dell’educazione, Lisciani & Zampetti, EIT, Teramo. 1973; TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare ¾ Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989; TITONE R., Psicodidattica, La Scuola, Brescia, 1977; Tornar C., Procedure e tecniche del processo didattico, La Nuova Italia, Firenze, 1996; Trentin G., Insegnare e apprendere in rete, Bologna, Zanichelli, 1998; Vertecchi B., La didattica tra certezza e probabilità, La Nuova Italia, Firenze. 1990; Vygotskij L.S., Pensiero e linguaggio, Giunti-Barbèra, Firenze, 1967; Vygotskij, L., Strumento e Segno nello Sviluppo del Bambino. Laterza, Bari, 1997;WERTHEIMER, Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1976.

[iii] In merito cfr.: Johnson, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO  C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995

[iv] S. TOMMASO D’AQUINO (a cura di M. Casotti), De magistro, La scuola, Brescia, 1957, p 28.

[v] Sembra definitivamente dimostrato che i processi della riscoperta, se opportunamente guidati, favoriscono non solo i processi della comprensione ma anche quelli della memorizzazione.

[vi] In merito cfr.: TENUTA U., Quarta rappresentazione, AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO www.disced.unisa.it/ava/index.htm  oppure www.ava-ut.it    

[vii] In merito cfr.:  AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO www.disced.unisa.it/ava/index.htm  oppure www.ava-ut.it