EDITORIALI

LEZIONI NOIOSE BASTA: VIVA LA GIOIA DI APPRENDERE! di Umberto Tenuta

I Ministri europei dell’istruzione avvertono: “Lezioni meno noiose per convincere gli studenti a non abbandonare la scuola”

 

Ma ci voleva proprio un consesso di Ministri dell'istruzione per prendere atto che la scuola non deve essere il luogo della pena di apprendere, che sarebbe come dire della pena di crescere.Alunno[i] è “colui che si alimenta” e che perciò cresce: si alimenta di pane, formaggio e mortadella per far crescere il suo scheletro, i suoi minuscoli, i suoi apparati respiratori, circolatori, digestivi ecc.; si alimenta di cultura per maturare le sue capacità motorie, emotive, affettive, sociali, linguistiche, cognitive, creative ecc.Si cresce fisicamente e culturalmente fuori della scuola e dentro la scuola.La crescita è processo di autorealizzazione, di umanizzazione, di nascita alla condizione umana, e come tale è sostenuta dal desiderio, dal piacere, dalla gioia: i bambini desiderano diventare grandi e provano gioia quando avvertono di crescere. È la forza della vita che si esprime nelle piante, negli animali e negli uomini.Come sia potuto avvenire che la gioia di crescere, di divenire adulti (alimentato, perciò cresciuto), di autorealizzarsi sia diventata una pena appare incomprensibile.Eppure si è verificato!L'autorealizzazione umana (<<pieno sviluppo della persona umana>>)(Art.3, Cost.) è diventata una pena, una sofferenza, una condanna nella scuola, che da luogo dell’amore del sapere (filosofia)[ii] si è trasformata in luogo della pena dell'imparare, nel momento in cui il processo dell'apprendimento scolastico si è dimostrato incapace di promuovere il pieno sviluppo della persona umana e si è configurato come acquisizione di un inutile fardello di conoscenze.Il problema non consiste nel fatto che le conoscenze acquisite nella scuola siano lontane dal vissuto quotidiano dei giovani, ma nel fatto che esse non sono più percepite dagli alunni come strumenti della propria autorealizzazione, della formazione dei loro atteggiamenti e delle loro capacità, che sono innanzitutto capacità di comprendere il mondo umano, naturale e artificiale per poter vivere ed affermarsi in esso.E perciò non si tratta di sostituire le discipline di studio, perché se si vuole comprendere il torrido caldo dell’estate, non si può non studiare il buco dell'ozono e quindi l'astronomia, la chimica, la fisica, l’economia ecc., ma nel far sì che lo studio delle discipline non si risolva in accumulo, sedimentazione, archivio di conoscenze che non aiutano a comprendere il mondo e che soprattutto non aiutano a sviluppare le capacità cognitive, linguistiche, matematiche, creative ecc.Ciò che occorre non è la sostituzione dei contenuti dell'insegnamento, ma la loro utilizzazione per far crescere gli alunni operando in modo che essi, non solo siano conoscenze comprese, ma diventino formativi di capacità ed atteggiamenti che facciano crescere gli alunni e li facciano diventare capaci di comprendere e di affrontare i problemi della vita.Purtroppo si stenta a prendere atto che si tratta di un problema metodologico-didattico.Il problema della scuola non è tanto un problema organizzativo, quanto un problema metodologico-didattico.La riforma della scuola non deve riguardare tanto quello che gli alunni debbono apprendere, che non può non essere la cultura che l'uomo ha costruito nel lungo corso dei secoli, realizzando la propria umanità, quanto perché e come gli alunni debbono apprendere.Occorre che la scuola diventi luogo in cui gli alunni apprendano, non tanto per istruirsi, quanto per fermarsi o, se si vuole, luogo in cui l'istruzione assuma valenza formativa: attraverso l'istruzione gli alunni debbono acquisire le competenze in termini di atteggiamenti, capacità e conoscenze essenziali[iii].Ma per operare questo cambiamento, per perseguire questo obiettivo formativo, occorre che cambi il modo di organizzare e soprattutto di fare scuola.Occorre che la scuola, da luogo della lezione espositiva, frontale, collettiva, si trasformi in ambiente di apprendimento educativo[iv], nel quale gli alunni si sentano impegnati a riscoprire, ricostruire, reinventare i saperi, lavorando in gruppi, più o meno consistenti.In tal senso, occorre assicurare la centralità degli alunni[v], che si realizza quando ci si preoccupa innanzitutto delle loro motivazioni.Il primo compito dell'insegnamento è la motivazione degli alunni.Anziché preoccuparsi di quello che debbono esporre agli alunni, i docenti debbono innanzitutto preoccuparsi di far nascere motivazioni, interessi, bisogni conoscitivi, facendo appello soprattutto all’innata curiosità umana[vi].E poi debbono resistere alla tentazione di offrire le conoscenze già bell’e confezionate, le definizioni dei concetti, le formule (<<retorica delle conclusioni>>, direbbe Schwab)[vii]. Debbono organizzare le situazioni che consentano agli alunni, utilizzando appositi strumenti (materiali didattici comuni e strutturati, oggetti virtuali ecc.), di reinventare, ricostruire, riscoprire (problem solving)[viii] le conoscenze mettendo in moto le loro capacità, le loro intelligenze, le loro volontà.In questo modo i giovani sviluppano le loro capacità e maturano i loro atteggiamenti, oltre che acquisire le conoscenze essenziali.Solo così la scuola viene vissuta come luogo della propria autorealizzazione umana e l'attività di apprendimento viene vissuta con gioia[ix].Occorre restituire all'apprendimento il suo significato di amore del sapere (filosofia) ed agli studenti il loro ruolo di coloro che amano il sapere[x], perché avvertono di essere alunni, cioè soggetti che si alimentano per crescere, per poter divenire adulti (alimentati, e perciò cresciuti, adulti).Ma se è facile cambiare i contenuti e l'organizzazione della scuola, estremamente difficile è cambiare il modo di fare scuola. Come affermava il buon Gabelli nell'800[xi], cambiare i metodi è come cambiare le teste, e le teste non si possono cambiare dall'oggi al domani.La più grossa difficoltà del cambiamento della scuola risiede nella carenza di competenze metodologico-didattiche in chi fa le riforme ed in chi dovrebbe aiutare i docenti a fare scuola meglio, rendendo la scuola il luogo della gioia di apprendere per gli alunni ma anche il luogo della gioia di insegnare per i docenti.Quindi, opportuna quanto mai l’ammonizione dei Ministri. Ma non basta rendere meno noiose le lezioni: occorre rendere gioioso l’apprendimento, restituendo ai giovani la gioia di imparare che essi portano con sé sin dal grembo materno e che manifestano sin dai primi giorni di vita, riuscendo a conservarla fino a quando qualcuno, a cominciare dai genitori, non si incarica di distruggere la loro sete di sapere, la loro voglia di esplorare il mondo che li circonda, il loro bisogno di porre domande, la loro innata curiosità.L’avvertenza dei Ministri va perciò innanzitutto ai genitori e poi ai docenti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria: nessuno ha il diritto di distruggere l’innato bisogno di crescere, alimentandosi di cultura, che ogni essere umano porta con sé e tutti hanno il dovere di alimentarlo: non c’è modo migliore di farlo che soddisfare le domande, i perché, le curiosità dei giovani.È questa la tanto conclamata centralità degli alunni!

 


[i] Alunno deriva da alere, alimentarsi, e quindi significa crescere,: chi si alimenta (alunno) cresce, diventa adulto (Participio passato di alere, cioè alimentato, e quindi cresciuto).
[ii] Dal gr. philosophía, comp. di philo- 'filo' e sophía 'sapienza'; propr. 'amore del sapere' (Dizionario Garzanti della Lingua Italiana)
[iii] Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. In merito cfr.: CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
[iv] TENUTA, U. L'attività educativa e didattica nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1989.
[v] TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003, con CD-ROM.
[vi] HODGKIN R.A., La curiosità innata - Nuove prospettive dell'educazione, Armando, Roma, 1978.
[vii] SChwab J.J., Brandwein p.F., L’insegnamento della scienza, Armando, Roma, 1965.
[viii] Sul problem solving, cfr.: G.MOSCONI, V.D'URSO, La soluzione di problemi. Problem-sol­ving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973;  PETRACCHI G., Apprendimento scolastico e insegna­mento, La Scuola, Brescia, 1981; AUSUBEL D.P., Educazione e processi cognitivi, Angeli, Milano, 1978. Per un approfondimento della problematica del pensiero intuitivo, cfr. BRUNER J.S., Dopo Dewey - Il processo di apprendimento nelle due culture, Armando, Roma, 1972.
[ix] TENUTA U., Gioia di Imparare ; Gioia di imparare / Gioia di insegnare ; Gioia e Gusto di Imparare , in DIDATTICA@EDSCUOLA.COM del sito Http://www.edscuola.com/dida.html; TENUTA U., La gioia di imparare, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
[x] Studente da studium che in latino significa anche "passione, desiderio, impulso interiore".. Scrive F. Ferrarotti che <<La scuola non sembra in grado di stimolare e far scoprire ai giovani la gioia della lettura, e di riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura>> (Presentazione: del volume FERRAROTTI F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998).
[xi] GABELLI A., Il metodo di insegnamento nelle scuole elementari d'Italia, La Nuova Italia, Firenze, 1973.

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