COOPERAZIONE TRA SCUOLA E FAMIGLIA

SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO: scuola e contesti formativi familiari e socioculturali in genere
di Maria Rosaria Tenuta

La formazione della personalità nei vari contesti formativi

Le esperienze formative dei bambini ne sono risultate frammentate(1), separate, più che distinte: incomunicanti e quindi con il forte rischio dell’incoerenza.
L’educazione familiare e socioculturale si svolgeva con finalità e caratteri suoi propri, che potevano anche contrapporsi a quelli della scuola.
La scuola pubblica, la scuola di massa non è nata per delega della famiglia, come avveniva con il pedagogo e con la scuola privata, ma è nata come iniziativa dello Stato che faceva valere il suo diritto educativo, il diritto di educare, di formare, di istruire i propri cittadini. È noto che inizialmente la scuola pubblica si è posta, anzi imposta, come scuola dell’obbligo, peraltro subita dalle famiglie. Si sono dovuti prevedere sanzioni amministrative e finanche penali (art. 731 C.P.) per assicurare l’osservanza dell’obbligo scolastico.
La separatezza della scuoladalle famiglie e dai contesti educativi extrascolastici si è fattasempre più netta, marcata, differenziata. L’esperienza educativa scolastica ha quasi perduto del tutto i caratteriche sono propri delle esperienze educative extrascolastiche, le quali si configurano con i caratteri della concretezza, della relazionalità, della partecipazioneemotiva ed affettiva. Nella famiglia e nella società si apprende nelle situazioni di vita, ma soprattuttosi apprende per la vita. L’apprendimento è sempre funzionale, sempre correlato a precisi bisogni, esigenze, motivazioni. Si apprende per affrontare i problemi del vivere quotidiano. Non per nulla i programmi delle scuole nuove, ispirate dall’Attivismo pedagogico(2), che si proponevano di superare la separatezza della scuola dalle esperienzeeducativeextrascolastiche, assumevano come principio lo slogan “una scuola per la vita attraverso la vita(3).
Tutte le esperienze innovative si sono poste l’obiettivo di recuperare il carattere“vitale” delle esperienze educative extrascolastiche.
In effetti, tra scuola ed extrascuolasi è creata una separatezza che riguarda sia gli obiettivi formativi che le modalità dell’apprendimento.

LA SEPARATEZZA DEGLI OBIETTIVI FORMATIVI

Le finalità formative della famiglia e della società hanno carattere immediato: nella famiglia e nella società si impara per l’oggi, si impara quello che serve per affrontare i problemi del presente(4).
Invece nella scuola si impara per il domani, per il futuro.
Gli apprendimenti scolastici non hanno finalità immediate, non se ne vede l’utilità, non si sa a che cosa di preciso possano risultare utili. Sembra che l’apprendimento sia fine a se stesso. Lo stesso motto “non scholae sed vitae discimus” vorrebbe appunto esorcizzare questa astrattezza dell’apprendimento scolastico, che sembra destinato a finalità proprie della scuola (scholae) e non invece della vita (vitae).
Ora, è evidente che anche gli apprendimenti scolastici sono finalizzati alla vita, ma ad una vita futura, lontana, di là da venire e quindi incapace dicreare efficaci motivazioni..
La separatezza delle modalità dell’apprendimento scolastico ed extrascolastico
Alla diversità e separatezza degli obiettivi formativi si aggiunge la diversificazione delle modalità dell’apprendimento scolastico da quello extrascolastico.
Fuori della scuolal’apprendimento avviene quasi sempre attraverso le esperienze concrete, in situazioni motivanti: si apprende per risolvere i problemi che la vita pone e si apprende nelle situazioni concrete. Si apprendono le proprietà degli oggetti concreti e si acquisiscono le capacità per utilizzarli o per affrontare le situazioni vitali.
Purtroppo, a scuola l’apprendimento è quasi sempre astratto, avviene in situazioni non problematichee soprattutto a livello di rappresentazione simbolica, attraverso la parola e, al più, le immagini.
Già il Gabelli, nei Programmi didattici del 1888, invocava il ricorso alle esperienze concrete, all’apprendimento intuitivo, ma il suo appello è rimasto largamente disatteso. L’astrattezza ed il verbalismo sono stati denunciati sempre come i mali oscuri e dominanti della scuola .
La separatezzatra sistema formativo scolastico e sistema formativo extrascolastico si è andata accrescendo sempre più, anche con l’affermarsidella scuola parallela dei mass media(5).
Si pensi ai beni culturali dell’extrascuola, ma soprattutto al cinema, alla TV ed oggi alle tecnologie multimediali (CD-ROM, PC, INTERNET)(6).
In effetti, più chel'azione educativa e formativa della famiglia, negli ultimi decenni è andato accrescendosi il ruolo formativo costituita dalla scuola parallela dei mass media (cinema, TV, radio, riviste, giornali ecc.), dalle iniziative sportive, musicali ecc. che sono state attivate nella società e di cui i giovani hanno sempre più la possibilitàdi godere: alle occasioniformative, accessibili a tutti, del cinema, della TV, dei giornali, delle riviste, dei dischi, della radio e videocassette ecc., si sono andate sempre più aggiungendo le occasioni, private o aperte a determinate categorie di giovani, delle iniziative di formazionesportiva, le scuole di danza, le palestre, le piscine, le scuole di pianoforte, di chitarra, degli strumenti musicali i più diversi , di lingua straniera, di informatica ecc.
Anche nella scuola sono state create iniziative simili che però non sono riuscite a tenere il passo con quelle extrascolastiche.
Mentre negli anni '60 era la scuola il centro propulsore, invece, negli anni '70, è stato il contesto socioculturale ad avere la preminenza, per iniziativa, non solo dei privati, ma anche degli enti locali.
L'Amministrazione scolastica ha promosso proprie iniziative, soprattutto nelle zone socioculturali depresse, a rischio di devianza e di droga, comunque di insuccesso scolastico.
In particolare, si è andato affermando il ruolo formativo degli enti locali, non tantoquali erogatori di assistenza e di servizi alla scuola, quanto quali diretti gestori di iniziative formative.
Si è trattato del riconoscimento di fatto di un ruolo formativo sempre più consistente svolto dagli enti locali e dalla società civile tutta.
La scuola ha cercato in tutti i modi di occupare questo spazio, di recuperarlo più che di occuparlo, attraverso le attività integrative e gli insegnamenti speciali, ma il suo limite è stata la separatezza tra il curricolo scolastico ed il curricolo extrascolastico, tra le attività disciplinari e le attività integrative.
Questa separatezza ha reso non integrative le attività integrative, configurandole come attività aggiuntive, posticce, di secondaria importanza. Anche quando le attività integrative si sono sovrapposte e addirittura sostituite alle attività curricolari, esse non sono state viste come attività che andavano a realizzare la formazione integrale della personalità, ma sempre come attività accessorie, aggiuntive, secondarie, appunto. Anche quando al curricolo disciplinare si è di fatto sostituito il curricolo integrativo, questo non è stato visto e realizzato secondo una prospettiva organica, sistematica, integrata, che mirasse alla formazione dell'uomo considerato nella sua integralità.Le diverse attività integrative sono rimaste a sé stanti, irrelate e non si sono configurate come parti di un tutto, come tra loro integrantisi per promuovere la formazione unitaria della persona umana .
Le attività musicali, le attività motorie, le attività pittoriche ecc. non si sono integrate in un processo unitario, organico, sistematico, rivolto alla formazione integrale, ma sono rimaste irrelate. Di fatto non sono diventate attività integrative, che tali sono quando sono parti, quando contribuiscono alla formazione unitaria, integrale della persona umana, la quale non può essere mai segmentata, divisa, separata: formazione musicale, formazione linguistica, formazione storica, formazione scientifica non debbono costituire elementi a sé stanti, né quando vengono coltivate come attività curricolari, né quando vengono coltivate come attività integrative.
In effetti, la separatezza dell'extrascuola dal curricolo non è altro che l'indice della separatezza delle diverse parti dello stesso curricolo . Manca nella scuola la prospettiva dell'integrazione(7). La scuola è nata sotto la spinta della divisione, della specializzazione, della disciplinarizzazione del sapere: la scuola è nata dall'esigenza di apprendere, di approfondire determinate, specifiche, distintediscipline.
Comunque, quali che siano state le motivazioni che hanno portatoalla creazione della scuola, resta il fatto che la scuola difficilmente mira alla formazione integrale della persona umana: difficilmentela scuolaattiva tutte le dimensioni della personalità, considerate nella loro unità, nella loro integrazione, nella loro interrelazione.
Il concetto di formazione integrale(8), seppure affacciatosi all’orizzonte dell’impegno educativo della scuola, non ha trovato in essa adeguato diritto di cittadinanza.
Alla scuola viene riconosciuto e assegnato il compito di promuovere l’acquisizione delle diverse discipline e la formazione delle diverse dimensioni della personalità (formazione motoria, formazione affettiva, formazione sociale, formazione linguistica, formazione cognitiva…), ma le discipline e le specifiche attività formative restano di fatto separate, distinte, giustapposte. Vengono curate separatamente, anche quandovengono affidate allo stesso docente.
Da una parte vengono attribuite a docenti diversi o a istituzionidiverse (l’educazione religiosa alla chiesa, l’educazione emotivo-affettiva alla famiglia ecc.), dall’altra non si ha la preoccupazionedi integrale, divederle nella loro integrazione, nella loro unitarietà(9).
Il problema si è posto ed è stato affrontato, parlando di formazione integrale, di interdisciplinarità, di unitarietà educativa e didattica, ma non si è mai scesi al fondo della questione, non si è mai affrontato il problema dell’integrazione dell’educazione motoria con l’educazione cognitiva, della formazione musicale con la formazione linguistica, della formazione matematica con la formazione linguistica ecc.
Non è che siano mancati i tentativi in tal senso, come quando si è parlato di educazione psicomotoria, di ambiti disciplinari, di continuità educativa ecc., ma non si è mai pervenuti a soluzioni effettive, organiche, sistematiche.
Di fatto, le discipline e le attività formative sono rimaste separate, come peraltrotestimoniano le indicazioni del D.P.R. 275/1999 relative all’aggregazione delle discipline eattività .
Nel Documento dei saggi sui saperi essenziali si affronta il problema nel momento in cui si parla di persona come sistema integrato (<<Grande importanza va attribuita all’interazione fra i linguaggi della mente e i linguaggi del corpo, che abbatte la tradizionale barriera fra processi cognitivi e emozioni, facendo emergere un’idea di persona come sistema integrato, alla cui formazione e al cui equilibrio dinamico concorrono la componente percettivo-motoria, quella logico-razionale e quella affettivo-sociale>>) e si affaccia la prospettiva dell’insegnamento per temi (<<Questo obiettivo di integrazione fra le diverse componenti in cui si articolano l'esperienza e la conoscenza deve guidare verso la costruzione di una scuola che, nel porre su un piano di pari dignità i diversi saperi, in quanto tutti prodotti della mente umana, superi le tradizionali partizioni disciplinari. Il traguardo finale sarà un insegnamento-apprendimento organizzato per temi, alla cui elaborazione concorrano diversi settori culturali, e in cui l'analisi dei contenuti specifici sia accompagnata ed arricchita da aspetti storico-epistemologici e tecnico-applicativi, in modo da dare una chiara percezione di quanto sia oggi essenziale per la risoluzione di problemi complessi un approccio multidisciplinare integrato>>).
Ma le soluzioni proposte appaiono artificiose, posticce, innaturali, inadeguate. Non si tratta di sostituire le discipline con gli ambiti disciplinari, i contenuti disciplinari con i temi, con i centri di interesse ecc. Ciò che importa è l’integrazione di quanto gli alunni apprendono, è l’integrazione delle conoscenze, delle capacità e degli atteggiamenti.
Per centrare l’obiettivo occorre la forza muscolare per tendere l’arco, occorre la padronanza emotiva per controllare le proprie reazioni, occorre la capacità di stima delle distanze, occorre l’armonia dei movimenti, tutte capacità ed atteggiamenti che sono connessi a diverse attività didattiche e proprie di ciascuna di esse.
Più semplicemente, la Rivoluzione francese si correla alla filosofia illuministica, alla rivoluzione industriale, alla stagione delle grandi scoperte. Arte, Storia, Letteratura, Scienze, Musica sono interconnesse nella storia dell’umanità e della formazione personale dei singoli uomini.
Non si comprende la musica del Settecento se non si far riferimento al clima culturale, sociale, politico ed economico del tempo.
È questa integrazione che nella scuola occorre ricercare e realizzare.
La formazione cognitiva non può procedere senza la formazione motoria, senza la formazione affettiva, senza la formazione sociale, senza la formazione estetica, senza la formazione linguistica. Tutte si integrano, perché si correlano l’una all’altra, perché si condizionano, perché si riconducono all’unitaria formazione dell’uomo, della persona umana o al suo bisogno di conoscere e di comprendere (<<Il programma, necessariamente articolato al suo interno, mira ad aiu­tare l'alunno, impegnato a soddisfare il suo bisogno di conoscere e di comprendere, a possedere unitariamente la cul­tura che apprende ed elabo­ra>> Programmi didattici 1985).
In tale prospettiva, si pone l’esigenza dell’integrazione, non solo delle diverse discipline e attività, ma anche delle diverse istituzioni educative, della scuola e della famiglia, della scuola e della società, della scuola e degli enti locali, della scuola e delle associazioni.
Il sistema formativo integrato(10) nasce dall’esigenza di realizzare la formazione unitaria, coerente, integrata della persona umana.
In tale prospettiva, risulta incomprensibile come la famiglia , la scuola, gli enti locali possano procedere ciascuno per suo conto e si impone con forza l’esigenza del raccordo, dell’unitarietà, dell’integrazione.
Il D.P.R. 275/1999 assegna alla scuola il compito specifico di ricercare l’integrazione, nel momento in cui impegna la scuola ad elaborare un POF che comprenda il curricolo scolastico ed il curricolo extrascolastico (il POF <<esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa>>). Alla scuola, quale istituzione educativa intenzionale e sistematica, viene riconosciuto il compito di ricercare l’integrazione(11). Il che non significa che l’iniziativa non possa muovere dalle altre istituzioni educative, a cominciare dalle famiglie, dagli enti locali, dalla chiesa ecc.
Ogni istituzione conserva la sua autonomia, ma ciascuna deve operare all’insegna della formazione unitaria, armonica, integrale della personalità.
L’integrazione, l’unitarietà, la coerenza può essere ricercata e trovata solo nella misura in cui agli interessi di parte si antepongono gli interessi del soggetto educando.
Famiglia, Scuola, Società, Stato, Enti locali, Chiese non possono operare se non all’insegna della salvaguardia degli interessi dell’alunno, che è il solo titolare del diritto all'educazione ed all'istruzione.
Diversamente, ciascuno reclamerà i suoi diritti, che sono diritti di parte, e come tali parziali, limitati, unilaterali.
Lo Stato tenterà di far valere i suoi diritti, che sono quelli di Sparta o di Atene, che sono quelli della dittatura o della democrazia, che sono quelli del cittadino o del lavoratore.
Le chiese tenteranno di far valere i loro diritti, che sono quelli di una determinata fede religiosa.
Il mondo della produzione tenterà di far valere le sue ragioni, che sono quelle della produzione, dell’economia, dell’interesse aziendale.
Si tratta di interessi, di prospettive, di esigenze, tutte legittime, ma che vanno non solo contemperate ma anche subordinate all’interesse della persona umana, alla quale spetta decidere del suo destino, del suo progetto di vita, secondo valori non individualistici, ma personalistici.
Anche l’alunno non può operare scelte che obbediscano a logiche individualistiche, egoistiche, limitate, parziali.
Occorre salvaguardare i valori che sono propri dell’uomo, della persona, dell’umanità. Ma non si può prescindere dalla persona umana. Ogni istituzione educativa è espressione di esigenze formative particolari, ma tutte debbono subordinarsi all’esigenza che è propria dell’alunno di realizzarsi come uomo, come cittadino, come lavoratore, nella sua inconfondibile originalità.
Occorre raccordare, rendere coerenti gli interventi formativi dei vari enti, della famiglia, della scuola, degli enti locali e delle associazioni.
La coerenza va realizzata nel rispetto dei principi che ispirano la vita civile, sociale, morale (educazione alla convivenza democratica), assicurando la formazione dell’uomo, del cittadino e del lavoratore, nell’ambito di una società aperta, globale.
Ma il raccordo e la coerenza vanno realizzatenel rispetto delle esigenze personali, attraverso le quali debbono esprimersi le esigenze locali, sociali, economiche.
Si deve porre al centro della nuova scuola la persona umana nella sua inconfondibile identità. Pertanto, occorre realizzare un sistema formativo integrato nel nome della persona umana.
L’integrazione, il raccordo, la coerenza vanno realizzate nel nome della persona umana, al di là di ogni sociologismo e di ogni economicismo.
Il sistema formativo integrato è ¾deve essere¾ al servizio della persona umana.
A questo riguardo, si pongono alcuni problemi cruciali, che riguardano essenzialmente il diritto di educare. A chi appartiene il diritto di educare, di stabilire se le esigenze dell’alunno a divenire uomo, cittadino e lavoratore sono soddisfatte?
Innanzitutto, è un diritto o un dovere divenire uomo? È un diritto o un dovere divenire cittadino? È un diritto o un dovere divenire lavoratore?

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(1) VICO G., L’educazione frammentata, La Scuola, Brescia, 1993.
(2) In merito cfr.: MENCARELLI M.,Op. cit.; AGAZZI A., Oltre la scuola attiva - Storia essenza signi­ficato dell'attivismo, La Scuola, Brescia, 1955; CASOTTI M., La scuola attiva,La Scuola, Bre­scia, 1954; BINI G., La pedagogia attivistica in Italia, Editori Riuniti, Roma, 1971; ROMANINI L., Il movimento pedagogico all’estero (vol. I - Le idee; vol. II - Le esperienze), La Scuola, Brescia, 1955.
(3) Decroly O., Una scuola per la vita attraverso la vita, Loescher, Torino, 1972.
(4) Gardner H., Educare al comprendere, Feltrinelli, 2001.
(5) In merito cfr.: Sorice M., Le comunicazioni di massa, Editori Riuniti, Roma, 2000; Fabris, G. Sociologia delle comunicazioni di massa, F. Angeli, Milano, 1992; Mc Quail, D. Sociologia dei media, Il Mulino, Bologna,2001.
(6) In merito cfr. SCURATI C.(a cura di), L'educazione extrascolastica, La Scuola, Brescia, 1986.
(7) Intesa, non nel senso comune, dell’integrazione sociale e culturale, quanto nel senso dell’unitarietà, dell’integrazione appunto delle diverse componenti della personalità e quindi delle diverse attività educative e didattiche.
(8) In merito cfr. MARITAIN J., Umanesimo integrale, Borla, Torino, 1963.
(9) TENUTA U., Ologramma e prospettiva unitaria dell’attività educativa e didattica, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(10) In merito cfr.: Frabboni F., Guerra L. (a cura di), La città educativa. Verso un sistema formativo integrato, Cappelli, Bologna, 1991; FRABBONI F. (a cura di), Un’educazione possibile. Il sistema formativo trapolicentrismo e specialismo, Firenze, La Nuova Italia, 1988; FRABBONI F., GENOVESI G., L'ambiente come alfabeto, La Nuova Italia, Firenze, 1986; Marcuccio M.(acura di),Costruire il sistema formativo integrato. Il nuovo obbligo scolastico e formativo in Provincia di Parma, Franco Angeli, Milano, 2004; Massa R., L’educazione extrascolastica, La Nuova Italia, Firenze, 1977; FRABBONI F., PAGLIERINI C., TASSINARI G. (a cura di), Imparare la città.L’extrascuola nel sistema formativo, Firenze, La Nuova Italia,1990;SCURATI C.(a cura di), L'educazione extrascolastica, La Scuola, Brescia, 1986; Morgagni E. (a cura. di), Scuolapiù. Scuola, Enti locali, società, verso un sistema formativo integrato, La Nuova Italia, Firenze, 1986; Frabboni F., Sì, l’educazione è possibile. Ma a un patto, in Un’educazione possibile. Il sistema formativo tra «policentrismo» e «specialismo», La Nuova Italia, Firenze, 1988.
(11) PATTO EDUCATIVO TRA SCUOLA E TERRITORIO, In www.didaweb.net/liste/leggi.php?a=690&lista=001

8 gennaio 2010