COOPERAZIONE TRA SCUOLA E FAMIGLIA

GITE SCOLASTICHE E VISITE DI ISTRUZIONE
di Umberto Tenuta

Qualche preliminare considerazione
Dalla C.M. 14 ottobre 1992, n. 291: <<Resta confermato che le visite guidate e i viaggi di istruzione, ivi compresi quelli connessi ad attività sportive, presuppongono, in considerazione delle motivazioni culturali didattiche e professionali che ne costituiscono il fondamento e lo scopo preminente, una precisa, adeguata programmazione didattica e culturale predisposta nelle scuole fin dall'inizio dell'anno scolastico e si configurano come esperienze di apprendimento e di crescita della personalità, rientranti tra le attività integrative della scuola.
Tale fase programmatoria rappresenta un momento di particolare impegno dei docenti e degli organi collegiali ad essa preposti e si basa su progetti articolati e coerenti che consentono, per ciò stesso, di qualificare dette iniziative come vere e proprie attività complementari della scuola e non come semplici occasioni di evasione>>.
Innanzitutto, la terminologia: visite o gite?
Ma come è saltato in mente al funzionario ministeriale che ha steso la Circolare parlare di GITE?
A scuola si va per apprendere in forma intenzionale e sistematica, non attraverso esperienze occasionali, come nell’extrascuola. Quindi, bando alle Gite. Nella scuola si fanno solo Visite guidate, finalizzate all’apprendimento formativo,che è funzionale, non<<alla crescita della personalità>>, ma alla piena formazione della persona umana (<<È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese>> (Art. 3, Cost.).
Quindi visite di istruzione formativa!
Tutto quello che nella scuola si fa deve avere carattere formativo, anche il gioco, anche le visite, anche le gite.
Pertanto, <<La caratteristica comune delle iniziative didattico-culturali in argomento é dunque la finalità di integrazione della normale attività della scuolao sul piano della formazione generale della personalità degli alunni o sul piano del complemento delle preparazioni specifiche in vista del futuro ingresso nel mondo del lavoro>>.
Formazione generale o formazione professionale, ma sempre formazione!
Poi, saggiamente, la C.M. prosegue: <<Ai fini del conseguimento degli obiettivi formativi che i viaggi devono prefiggersi -obiettivi consistenti, per l'appunto, nell'arricchimento culturale e professionale degli studenti che vi partecipano- é necessario che gli alunni medesimi siano preventivamente forniti di tutti gli elementi conoscitivi e didattici idonei a documentarli sul contenuto delle iniziative stesse.
<<Si suggerisce, quindi, la predisposizione di materiale didattico articolato che consente una adeguata preparazione preliminare del viaggio nelle classi interessate, fornisca le appropriate informazioni durante la visita, stimoli la rielaborazione a scuola delle esperienze vissute e suggerisca iniziative di sostegno e di estensione>>.
Ecco, le visite didattiche, chiamiamole così, debbono essere adeguatamente preparate e deve essere approntato adeguato materiale didattico.
Avviene questo nelle scuole o si parte sapendo solo dove si deve andare?
È un interrogativo che i genitori dovrebbero farsi e fare alla autorità scolastiche, non accontentandosi di avere una risposta positiva, ma prendendo conoscenza del <<materiale didattico>>.
Peraltro, <<Si rammenta che i viaggi devono essere funzionali agli obiettivi cognitivi, culturali e didattici peculiari a ciascun tipo di scuola e di indirizzo di studi>>.
Una cosa sono le visite dei bambini della Scuola dell'infanzia, altra quella degli alunni della Scuola primaria ed altri quelli della Scuola secondaria di primo e di secondo grado.
Per le visite didattiche effettuate <<in località italiane, si sottolinea l'esigenza di promuovere negli alunni una migliore conoscenza del loro paese nei suoi aspetti paesaggistici, monumentali, culturali e folcloristici. Detti viaggi possono altresì prefiggersi la partecipazione a manifestazioni culturali varie, ovvero a concorsi che comportino lo spostamento in sede diversa da quella dove é ubicata la scuola>>.
Conoscenza del loro Paese, ma anche del loro paese: si va dal vicino al lontano: Frabboni ha scritto opere magistrali sulla conoscenza dell’ambiente locale(1) che peraltro era l’oggetto di studio per la Scuola primaria nei Programmi didattici del 1955.
<<Al fine di facilitare il processo di unificazione e di integrazione culturale, devono essere incoraggiate le iniziative di gemellaggio tra scuole di regioni più avanzate economicamente e culturalmente e scuole meno favorite, anche per particolari situazioni geografiche e ambientali>>.
Quando è stata scritta la C.M. 14 ottobre 1992, n. 291 non era in auge il regionalismo!
<<Per i viaggi effettuati all'estero, l'esigenza è rappresentata dalla constatazione della realtà sociale, economica, tecnologica, artistica di un altro paese, specie dei paesi aderenti alla CEE>>.

Constatazione o conoscenzaapprofondita?
<<Viaggi di integrazione della preparazione di indirizzo.
Sono essenzialmente finalizzati alle acquisizioni di esperienze tecnico-scientifiche. Al riguardo meritano di essere particolarmente menzionati i viaggi programmati dagli istituti di istruzione tecnica e professionale e dagli istituti d'arte, quei viaggi, cioè, che in attuazione e nel rispetto dei relativi programmi di insegnamento ed in vista di una sempre più efficace integrazione tra scuola e mondo del lavoro, si prefiggono, in via primaria, le visite, in Italia come all'estero, in aziende, unità di produzione o mostre, nonché la partecipazione a manifestazioni nelle quali gli studenti possano entrare in contatto con le realtà economiche e produttive attinenti ai rispettivi indirizzi di studio.
In questa tipologia di viaggi rientrano, oltre quelli aventi carattere di esercitazioni didattiche, sempre nell'ambito dell'istruzione tecnica, professionale e artistica (crociere didattiche ed esercitazioni in mare, tirocini turistici, esibizioni artistiche ...) anche le visite presso le realtà aziendali>>.
Evidentemente, prime di quelle estere, si fanno le visite in Italia: sarebbe strano conoscere come si opera negli altri paesi e non come si opera in Italia!

<<Visite guidate.
Si effettuano, nell'arco di una sola giornata, presso complessi aziendali, mostre, monumenti, musei, gallerie, località d'interesse storico-artistico, parchi naturali, etc.
Per le visite presso i musei si raccomanda di limitare il numero dei partecipanti per rendere possibile a tutti di ascoltare colui che illustra e per evitare danni agli oggetti esposti>>.
Ma non si potrebbe dare la precedenza a queste viste anziché affrontare lunghi e costosi viaggi?
<<Nessun viaggio può essere effettuato ove non sia assicurata la partecipazione di almeno due terzi degli alunni componenti le singole classi coinvolte, anche se è auspicabile la presenza pressoché totale degli alunni delle classi. Al divieto fanno eccezione i viaggi la cui programmazione contempli la partecipazione di studenti, appartenenti a classi diverse, ad attività teatrali, cinematografiche, musicali etc., nonché i viaggi connessi ad attività sportive agonistiche>>.
E l’altro terzo di alunni?
Perché non vanno?
Per libera scelta o perché le famiglie non possono affrontare le spese?
Ma che scuola è questa, che privilegia i privilegiati?
Se visite didattiche, intese alla piena formazione della personalità, si vogliono fare, non dovrebbero essere gli alunni più disagiati ad avere la precedenza?
Ma Don Milani lo dimentichiamo troppo facilmente!
<<In via generale, è consigliabile seguire il criterio della maggior vicinanza della meta prescelta, in modo da contemperare gli inderogabili obiettivi formativi del viaggio con le esigenze non trascurabili, di contenimento della spesa pubblica>>.
Oh, povero Tremonti! Da Napoli si può andare a Ercolano, Pompei, Paestum, ma si va a Porto Empedocle che non offre di meglio!
<<In proposito, si reputa utile rammentare che la progettazione di ogni spostamento, specialmente se organizzato per l'estero, deve essere sempre preceduta da un'attenta analisi delle risorse disponibili (compresi gli eventuali contributi di enti vari) e dei costi preventivabili. Essa pertanto può essere realizzata solo quando l'istituzione scolastica sia fornita di fondi sufficienti, tenuto conto che non possono essere chieste alle famiglie degli alunni quote di compartecipazione di rilevante entità, o comunque, di entità tale da determinare situazioni discriminatorie che vanificherebbero, oltre tutto, la stessa natura e finalità dei viaggi d'istruzione>>.
Ma, oddio, per le gite nei bilanci i fondi ci sono. Non ci sono per i sussidi didattici!
<<In ordine a tale quota di compartecipazione, non possono comunque essere esclusi opportuni sondaggi presso le famiglie degli alunni circa la disponibilità a concorrere. Tali sondaggi si appalesano più che opportuni anche in occasione dell'organizzazione delle "settimane bianche" ed altre iniziative che richiedono tenute e attrezzature relativamente costose, spesso non possedute dalla generalità degli alunni>>.
Ma nei sondaggi, ammesso che si facciano, non dovrebbero essere tenuti presenti soprattutto i pareri delle famiglie più disagiate?
<<Viaggi in Italia. Hanno lo scopo, come si è già detto, di promuovere negli alunni una migliore conoscenza del loro Paese. Si ritiene consigliabile evitare di scegliere come meta località molto lontane dalla sede della scuola, privilegiando la propria regione e quelle confinanti o più vicine.È inoltre opportuno diversificare le mete, in modo tale che accanto alle più note città d'arte nelle quali, specie in taluni periodi dell'anno, più accentuato è il flusso dei turisti stranieri e italiani, siano tenute presenti anche località e centri minori, parimenti ricchi di patrimonio storico, artistico e culturale e, quindi, altrettanto rispondenti agli obiettivi formativi dei viaggi d'istruzione in argomento>>.
Prima i turisti, poi gli studenti!
<< I viaggi d'istruzione sono rimessi all'autonomia decisionale degli organi collegiali della scuola>>.
Nel 1992, quando fu emanata la predetta C.M., non era stato emanato il D.P.R. 275/1999 sull’autonomia, né lo Statuto delle studentesse e degli studenti, né era stata sancita la <<cooperazione tra scuola e genitori>>. Che sottolinea le esigenze degli utenti delle scuola.
<<Si consiglia di utilizzare il treno, ogni volta che i percorsi programmati lo consentano, specie per i viaggi a lunga percorrenza. In proposito, è auspicabile che le località direttamente collegate con la ferrovia siano raggiunte attraverso una oculata combinazione treno + pullman>>.
Ma non si era capito che il rifiuto delle gite da parte dei docenti tendeva a suscitare le reazioni delle agenzie che ormai vivono di gite scolastiche, atteso che oggi le gite son diventate un business al quale resistere è difficile?
Per ora, finiamo qui.
Ma ritorneremo sull’argomento, se non altro per dire che:

d) fattostranissimo, i fondi ci sono per le gite ma non per dotare le scuole di adeguati sussidi didattici, soprattutto di unKit di 12 PC per ogni aula il cui costo è inferiore ai 4000 euro, una bazzecola rispetto alla spesa per le gite.

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(1) Frabboni F. - Zucchini G. L.,L'ambiente come alfabeto. Beni culturali, musei, tradizione, storia, La Nuova Italia, Firenze, 1985; FRABBONI F. (cur.); PAGLIARINI C. (cur.); TASSINARI G. (cur.) Imparare la città. L'extrascuola nel sistema formativo, La Nuova Italia, Firenze, 1990 ; Frabboni F.; Guerra L.,La città educativa verso un sistema formativo integrato, Cappelli, Bologna, 1991. FRABBONI F., VIANELLO G., GAVIOLI G., Ambiente s'impara, Franco Angeli, Milano, 1998 Frabboni F. (a cura di), Educazione e ambiente, Laterza, Roma-Bari, 1990. Frabboni F., Zucchini G., L., L'ambiente come alfabeto, La Nuova Italia, Firenze, 1985.

12 dicembre 2008