BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

MESSINA G., Socrate, maestro universale, La Meridiana, Molfetta, 2009 di Elisabetta Sabatino

La storia di un tale di nome Socrate” di Giuseppe Messina

La storia di un tale di nome Socrate” , non un libro cheabbia come scopoil presentare una teoria filosofica, ma un libro che racconta la storia di un uomo.
Ed è proprio attraverso la narrazione di una vita che l’autore, Giuseppe Messina, permette al lettore di cogliere come le scelte di vita, i valori fondanti e i principi teorici abbiano influito sull’agire dell’uomo Socrate.
Socrate, simbolo di coerenza e di legalità: con l’agito, e non solo con i suoi dialoghi, fa crollare certezze intellettuali infondate, ma anche valori morali, o per meglio dire, immorali. Scegliendodi morire mostrerà che è chi fa ingiustizia (i cittadini ateniesi che lo condannano a morte) ad essere più infelice di chi – come lui – riceve l’ingiustizia.

L’etica coincide con la pratica!
L’autore sottolinea fin dalle prime pagine come ogni azione di Socrate siaaccompagnata dalla domanda "Che cosa è?" , domanda tipica del fanciullo che si affaccia al mondo, curioso di sapere, perché non sa, capace di meravigliarsi perché sa andare oltre l’ovvio, non ancora annebbiato dall’omologazione e dagli stereotipi.
Ecco perché il libro si presenta fin dall’inizio vincente. E suggestivo! Capace di affascinare per il suo stile agile i giovani lettori.

Socrate: esempio di maestro, di saggio, di educatore, parla in questo libro a piccoli e grandi.
Scopo del processo educativo socratico la maieutica: come l’ostetrica (non poca influenza ha avuto su Socrate la professione della madre) aiuta la donna a partorire, così l’educatore aiuta l’allievo a far emergere la verità che è dentro di sé.
Ma la condizione perchè il metodo socratico possa concretizzarsi è una situazione di dialogo nel quale i partecipanti siano disposti ad esaminare insieme un dato problema, ad entrare in contatto. Si tratta, cioè, di una situazione ideale, che non sempre può verificarsi.
La dialettica è dunque prima ancora che un metodo, una condizione.
Giuseppe Messina presenta Socrate, simbolo del dialogo democratico, del confronto, della ricerca in un tempo in cui sembra non esserci la condizione: da un lato il mondo degli adulti (genitori, docenti, educatori ) denuncia la difficoltà di attenzione e concentrazione da parte delle giovani generazioni, dall’altra si consta quanto sia difficile essere adulti capaci di ascolto attivo, assaliti ogni giorno da invasioni di contrastanti esigenze.
E’ l’ironia, cioè il fingere all'inizio del dialogo di sottovalutarsi, parte integrante del metodo dialogico: Socrate cominciava a porre all'interlocutore una domanda, e ad ogni risposta trae spunto per porne una nuova, finché entrambi si attestano su una verità condivisibile, su un piano di un confronto, che escluda ogni forma di prevaricazione.
Nell’attuale condizione dell’isolamento comunicativo che spesso caratterizza la relazione tra le due generazioni, l’antica e proficua arte della maieutica, resta quindi ancora una valida proposta educativa e diviene un monito, un invito agli adulti: sapersi porre in una condizione di ascolto dei giovani per stimolare a parlare, a cercare dentro di sé le risposte, è l’unico modo per entrare in relazione, in dialogo, è l’unico modo per educare, educere trarre fuori, far uscire.
“La nostra – scrive Postman – è una storia triste ed è tutta nel mito di Sisifo”, re di Corinto, punito per la sua presunzione di voler catturare l’immortalità; agli inferi è condannato a spingere in salita e in eterno un masso su una china, ricominciando sempre da capo. Aspiriamo a possedere la conoscenza assoluta, il “sapere degli dei” e per questo siamo pericolosi per noi stessi e per gli altri.
L’educare, nel tempo della complessità, che ha coinvolto anche il soggetto, che come dice Romei, si è fatto “multiplo” dovrebbe, perciò, infondere nelle nuove generazioni l’interesse a partecipare alla costruzione di una storia, insegnando come argomentare, ragionare, potenziando il pensiero critico: “Insegnare ed apprendere”, l’obiettivo del Libro Bianco,“è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”, da Montaigne a Morin.
Metodo socratico, antico e sempre attuale: "Non è più il modello-prodotto ad essere dominante, ma il modello-processo nel quale sono accentuati processi di ordine superiore, quali la raccolta, l’elaborazione, l’analisi delle informazioni e l’apprendimento autoregolato", sostiene Lowyck
E nel testo “ La storia di un tale di nome Socrate” l’autore stessosi può dire che sia stato un maieuta, nel senso socratico del termine; Giuseppe Messina attraverso la dimensione narrativa aiuta i lettoriad arrivare alla verità. Quale? “Ci sono delle cose alle quali è difficile dare una risposta”: è già questa una verità. La verità di una ricerca, di un percorso interiore che aiuta ogni persona, piccola o grande che sia, ad arrivare a una verità, considerata valore, riferimento, cardine della sua esistenza.
“La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una scintilla che l’accenda e vi infonda l’impulso della ricerca e un amore ardente per la verità (Plutarco).

25 agosto 2009

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