BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

Nutarelli Anna Rita E Pilini Walter, La filosofia è una cosa pensierosa, Morlacchi Editore, Perugia, 2005.

Recensione della Prof.ssa Pina Montesarchio

 

 

“La verità? No, la verità vieni con “noi” a cercarla. La tua tienitela!” .

Parafrasando le parole di Antonio Machado, i bambini invitano gli adulti, perché diventino loro compagni di viaggio: nessuno sa dove si va, “è camminando che si fa il cammino”.

Che cosa è il tempo, che cosa è l’arte, che cosa è la conoscenza, cos’è la verità, domande importanti ¾ma quale domanda non lo è¾, sono solo alcune delle tante soste del dialogare dei bambini, un andare che porta lontano.

Il libro raccoglie il frutto di due anni di lavoro. Diario di un’esperienza nella Scuola Primaria di Chiugiana di Anna Rita Nutarelli e Walter Pilini.

Heidegger definisce la verità come "Lichtung" la radura, quella parte del bosco in cui non vi sono piante. Dunque, il luogo in cui si realizza una vera e propria illuminazione. Questo significa che se è vero che i sentieri del bosco non portano da nessuna parte e, meno che mai, all'essere, è anche vero che possono condurre a radure in cui l'essere si illumina, in cui cioè si può far luce su di esso.

I pensieri dei bambini come piccole radure.

Raffaele: “Fare il filosofo è bello e emozionante, perché devi fare qualcosa che ha bisogno di coraggio” (p.23).

 Il filosofo deve avere il coraggio di restare da solo, di levare forte il suo grido.

“Noi intellettuali, interessati alle idee; abbiamo fabbricato le armi piú terribili per migliaia di anni, uccisori di masse di uomini in nome di un’idea, una dottrina, una teoria e una religione, tutte queste cose sono il prodotto del nostro lavoro, invenzioni di noi intellettuali[1].

Noi insegnanti, interessati alle idee, non possiamo essere messaggeri di un credo, di una fede che censura i pensieri dei bambini, le loro domande, le loro ipotesi: gli errori della scuola.

“In angoli caldi delle nostre aule, dove ci sono i divani e i tappeti, seduti comodamente” (p.235), così scrivono Anna Rita Nutarelli e Walter Pilini, insegnanti della scuola Primaria di Chiugiana, presentando la loro esperienza di filosofia con i bambini, lavoro che si inscrive nel quadro della innovazione metodologico/didattica come testimonianza forte di un modo bello di ricomporre il divario fra pensiero pedagogico e pratica educativa.

“Lavorare il più possibile senza servirsi di modalità trasmissive del sapere, ma facendo della metodologia della ricerca un cardine del proprio lavoro, all’interno della quale il sapere e la conoscenza si costruiscono e concrescono e dove la formulazione di ipotesi, il dubbio, il diritto alla parola ed il ragionamento sono pratiche abituali del fare scuola quotidiano” (p.3).

Altrove non è così, ci sono scuole dove lo spazio didattico non è pensato come dimensione formativa.

Io nel difficile ruolo di docente dissidente, in una realtà napoletana di periferia, di degrado totale. 

Il suo nome è Giacomo. Piccolo di statura, lo si può facilmente confondere con un alunno di prima, invece frequenta la quinta. Arriva ogni mattina alle 10, solito richiamo alla puntualità; lui si scusa, va a sedersi silenzioso; il giorno dopo di nuovo in ritardo. Quella mattina la sua insegnante si irritò molto nel vederlo entrare a lezione avviata. “Non è possibile, ogni giorno arrivi in ritardo!” Giacomo si sfilò la cartella dalle spalle e la lanciò a terra. Si alzò il grembiule, era in pigiama:“La mattina corro a svegliare mamma ma lei dorme, se stamattina non trovavo il grembiule non venivo a scuola”. Raccolse la cartella, si avviò al suo posto, chiuso nel suo silenzio[2].

 

L'educazione è un atto d'amore e perciò un atto di coraggio. Non si può avere paura del dibattito, dell'analisi della realtà. Non si può sfuggire alla discussione creatrice, se non si vuole trasformare tutto in una farsa. L’educazione come pratica di libertà (Paulo Freire). La scuola non cambia il mondo La scuola cambia le persone. Le persone cambiano il mondo e il modo di fare scuola.

E’ possibile l'esperienza del conoscere, l'entusiasmo per la scoperta del mondo e per la costruzione e ri-costruzione dei saperi in un luogo dove i bambini si recano attrezzati come soldati o escursionisti: zaino in spalla, la merenda e una piccola scorta d’acqua per bere; costretti a stare più ore seduti nei banchi in fila indiana, mentre una voglia ribelle dentro reclama più movimento e più libertà? Una scuola dove un’aula vale l’altra: non è uno spazio identitario, non suscita il senso dell’appartenenza né negli alunni né nei docenti.

Occorrerebbe il coraggio di Freinet e gridare NO! Lasciare il proprio luogo di lavoro per dedicare il proprio tempo e impegno e passione a costruire un’altra scuola. Una scuola cantiere dove costruire insieme ai bambini cose e significati intorno alle cose.

La scuola primaria di Chiugiana è già un’altra scuola.

Senza bambini che imparano da una parte e adulti che insegnano dall'altra, ma alunni co-progettatori e co-produttori della propria formazione, e dell'adulto che impara per tutta la vita.

Il sogno di uno scambio. Tu prendi e dai. Insegni e impari. Gli altri imparano e insegnano.

Un dialogo in un luogo caldo, dove ognuno ascolta l’altro prima di parlare e dove ognuno insegna a chi impara, imparando da lui.

 La Scuola di Chiugiana ha il sapore antico della mia infanzia. L’impasto di farina a lievitare in un luogo caldo. Piccoli pezzi da infornare, ed era pane. Le uova disposte in un cesto stavano in un luogo caldo, la chioccia teneva la covata. L’attesa era grande, poi d’improvviso il becco dei pulcini rompeva il guscio, era una festa, lo stupore e la gioia era comune ai bambini e agli adulti, in quel luogo caldo.

“La filosofia propone una parola agli amici ed insieme riflettono. Il capo non c’è, però c’è quello che scrive le idee degli altri, naturalmente anche la sua; le mette insieme con quelle degli altri filosofi per ottenere un unico significato”.( Francesco, alunno di IV, p.24)

Anna Rita Nutarelli e Walter Pilini non intendono la filosofia come una materia nuova, piuttosto un clima nuovo che aiuta a superare i confini talora rigidi delle varie discipline, nell’ottica della complessità.

 

Fare filosofia, perché? (p.229)

§         Per sviluppare l’autonomia dell’apprendere.

§         Per acquisire un senso critico.

§         Per vivere la classe come luogo nel quale si dialoga, si interpreta, si comunica per crescere insieme, sia dal punto di vista intellettuale, sia da quello emotivo.

§         Per abituarsi a porsi continuamente dei perché.

§         Per apprendere la fatica del coinvolgimento personale.

§         Per rifuggire da qualsiasi atteggiamento dogmatico e fondamentalista.

§         Per formare, prima e più che informare.

§         Per abituarsi allo stupore e alla curiosità.

§         Per l’esigenza di sviluppare la comprensione umana in un quadro di educazione alla mondialità, alla pace e all’attraversamento dei conflitti.

§         Per avviare i bambini/e ad un atteggiamento filosofico inteso come disposizione alla riflessione e alla comunicazione, sia cognitiva che emotiva.

§         Per impadronirsi del linguaggio metaforico, intendendo le metafore, non solo come mezzo espressivo, ma come strumento conoscitivo chiave per interpretare il reale.

§         Per (ri) dare a bambini/e il diritto alla parola, da cui, oggi, sembrano essere sempre più espropriati, ed all’ascolto.

 

 “Se un essere che fa parte di un gruppo, ha problemi e difetti e un altro lo allontana e lo elimina, perde l’occasione di capire quello che sa fare veramente”.(p. 186)

Un invito, quello dei bambini, a convertire lo sguardo, chi perde non è chi viene allontanato ma colui che allontana.

Se il parlare dei bambini fa riflettere l’adulto, è importante che ciò accada.

Altrimenti il parlare dei bambini sarà vano, un prospettare ipotesi che l’adulto accoglie come solo esercizio del pensiero e non come piccole radure …..l’aprirsi di un altro scenario sul mondo, forse mai considerato prima.

 

Annarita e Walter sono insegnanti capaci di stare fuori dalle righe (quando ce n’è bisogno) coniugando utopia e disincanto. Ai bambini non danno risposte ma la parola.

 

Elisa “Male è quando si uccide, quando non si considerano gli altri e si fa finta di niente” (p.149).

Quando si fa finta di niente, quando non ci si accorge dell’altro, come se non esistesse.

Un ignorare l’altro che è un togliergli la vita.

L’indifferenza, il male più grande.

 

Gerica “La felicità, quando vado in un parco, trovo un bambino o una bambina che vuole giocare con me e giochiamo insieme” (p. 166)

Felicità è il sollievo di non essere più soli, la gioia di condividere, di fare cose insieme.

 

Dietro le voci dei bambini intravedo i loro gesti, mi sono familiari. Quello stringersi nella riflessione che fa l’espressione più seria, e la meraviglia quando il dialogo prospetta un’altra apertura, un’ipotesi non considerata ma che infine raccoglie l’attenzione di tutti.

Lo sforzo di dare ragione delle proprie ragioni prende forma in una mappa che traccia il percorso dei pensieri dei bambini (p.105). Mappe che i bambini costruiscono tracciando linee che legano parole, che le allontanano e le stringono poi in un nodo di definizione più alta. Sono gli stessi alunni a dire i concetti che vogliono evidenziare e i legami fra i concetti espressi, costruendo così il percorso del ragionamento non riconducibile ad altri ma personale, proprio della comunità di bambini che vive insieme il tempo del dialogo e della ricerca, nella consapevolezza dei propri processi mentali, tappa fondamentale per il raggiungimento di un apprendimento autonomo, in un ambiente collaborativo e cooperativo che rimanda l'apprendimento alla sua vera natura di processo sociale.

 

La filosofia è una cosa pensierosa è un libro scritto a quattro mani, più due per ogni bambino che ha partecipato a questa avventura del fare filosofia.

Il libro di Rita Nutarelli e Walter Pilini è un viaggio formativo, non un chiudere i conti. Un messaggio rivolto a ciascun insegnante a fare della propria vita di docente una ricerca permanente di senso.

Perché ricordare il proprio lavoro, riscriverlo, vuol dire aprirlo al senso. * * *


[1] Popper K. R., In search of a better World [Alla ricerca di un mondo migliore], Rodledge, London-New York, 1992, pagg. 188-189 [trad. di G. Zappitello]

[2] A.S.2002/2003, Alunno di V, I.C “E.Unita” Afragola (NA).

 

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