BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

PIETRANGELI E., In un tempo andato con biglietto di ritorno, Proposte editoriali, Roma, 2005 di Comandini C.

In questo romanzo di Enrico Pietrangeli ci si ritrova nelle vicende di un adolescente, ambientate nella Roma degli anni Settanta. In un tempo andato con biglietto di ritorno, questo il titolo. Eche vuol dire? Proviamo a pensarci: se biglietto in questa accezione indica un "piccolo stampato, che viene usato come contrassegno del diritto acquisito, mediante pagamento dell’importo relativo, di usufruire di pubblici servizi o di assistere a spettacoli(Devoto‑0li), un biglietto di ritorno serve precisamente per riportarci, dopo essere stati da qualche altra parte, dove giá siamo.

Approfondiamo. "Dove siamo", per così dire, è “il nostro dove vanno tutti", oppure quello 1a cui presenza ci accomuna, che

può pertanto situarsi in ogni tempo, passato, presente e futuro, e che rappresenta, nel suo senso letterale, quel che si dice un luogo comune. Ora “1uogo comune”, già definito topos in Aristotele, a livello retorico e stilistico indica il rnotivo, o la configurazione di più motivi, che vengono ripresi con maggiore frequenza in una scrittura o in un discorso: grosso modo il repertorio e le scalette più usate per “avere presa". L'Utilizzo di motivi generici che rendano efficace un topos può decadere in banalitá (originariamente indica le servitù obbligate nel sistema feudale) e stereotipi (originariamente il dispositivo tipografico per lastampa in serie). A ciò possiamo far risalire l’uso deteriore dell'espressione “1uogo cornute”: e i luoghi comuni banali e stereotipati, lo sappiamo tutti, si sprecano.

Prendiamo quest'altra prospettiva: se un biglietto si stampa per viaggiare, un romanzo si scrive per raccontare delle storie. Un romanzo, per chi sappia entrarci e uscirne, ci porta sempre da qualche altra parte, è come un biglietto di andata e ritorno per ogni spazio tempo andato e a venire. E storie personali e vissuticollettivi vi si intrecciano, definendo il clima di epoche e di periodi. Inoltre, indipendentemente da ciò che può essere accaduto successivamente, i cosiddetti tempi andati esercitano una influenza sottile ma determinante anche sui tempi a venire: anzi, a ben vedere è lo stesso futuro a cui si chiede risposta che sollecita l'immagine di un passato, a cui si torna e da cui si viene.

Emerge quindi dalle pagine di questo romanzo che gli anni Settanta, se sono e hanno avuto inevitabilmente i loro luoghi comuni (e la "topografia" del periodo è offerta già dai capitoli dell'indice), proprio in questi topos hanno espresso in maniera dichiarata la caduta di compromessi comunicativi, come banalità e stereotipi, dall'interno della stessa società di massa, facendo prevalere, in modo provocatorio e trasgressivo e contro ogni buonsensismo, caratteristiche che ci sembra di riconoscere in queste: unione di impegno ed emozione, comunicazione indirizzata alla partecipazione, emancipazione ma anche responsabilità, ricerca interiore e culto del viaggio, e soprattutto, musica, come presenza eloquente e continua, elemento di aggregazione comunitaria, ma anche oracolo privato e rifugio estremo: infatti una smisurata e squisita selezione musicale rappresenta non solo la colonna sonora ma anche l'ambiente della storia qui narrata. Inoltre qui compaiono un angelo che porta messaggi inversi, e strumenti con cui la gente comunica a distanza: ma queste presenze non conducono né a melasse "new age" né a trastulli da "società della comunicazione", e a prevalere è una innocenza/esperienza 'fricchettona", condizione pressappoco comune a molti adolescenti nati nell'arco di almeno tre decenni, e peraltro tuttora condivisa da personaggi di età, estrazione sociale e professioni molto differenziate, al di là delle mode che si sono avvicendate e delle vittime che possono aver mietuto.

Il romanzo di Enrico Pietrangeli racconta di una generazione e di una cultura né banale né stereotipata, che non si subordina a "servitù obbligate", né esiste perché "stampata in serie", ma piuttosto si caratterizza per una intelligenza del sentire aperta alla considerazione del bene comune, nonostante i pochi soldi, le violenze sociali e tutte le insicurezze personali e collettive inevitabilmente subite. Gli occhi dei vent'anni sopravvivono allo scorrere del tempo, in questa storia che segue il suo protagonista in tutte le stazioni della sua "formazione". Lorenzo ci accompagna come puntuale DJ della sua vita quotidiana, e lo troviamo infine a raccontarsi attorno ad una bancarella di dischi. Viene suggellato il parallelismo con chi scrive: indirettamente, è suggerito anche quello con chi legge.

E se chi scrive, per scrivere, si legge e si rilegge, chi legge, nel suo leggere, riscrive ciò che è scritto (Claudio Comandini).

   25 gennaio 2005

 

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