BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

SEGANTI MARINA ( a cura di).,
LA PEDAGOGIA DEL CON TATTO Sentieri per emozionare stupire conoscere, ARMANDO EDITORE, Roma, 2009
Recensione a cura di Umberto Tenuta

Forse non c’è modo migliore di recensire un libro che riportarne una delle pagine più significative. È quello che abbiamo fatto noi con il libro che presentiamo, riportando l’incipit del capitolo IV che ha per titolo
L’avventura edUcativa. Metodo e ragioni. Insegnare a Studiare nell'ottica della collaborazione famiglia-scuola –( A cura di Daniele Celli, Lia Urbini).
<<Il "Metodo e ragioni. Insegnare a studiare nell'ottica della collaborazione fa­miglia-scnola" richiede il tentativo di rispondere a due domande: Perché studiare?. Come studiare?
Perché val la pena studiare? Che vuol dire: perché vale la pena aiutare i nostri alunni ad introdursi nell'avventura dello studio? E come aiutarli ad organizzare lo studio? Lo studio è innanzitutto, come suggerisce l'origine della parola, una passione, anzi un amore appassionato: studère vuoi dire "amare appassionatamente", nella lingua latina(1). Pertanto, lo studio è applicazione appassionata e si­stematica per quello che viene insegnato. Spesso per gli alunni studiare significa una cosa molto meno gradevole, molto meno suggestiva e in efetti. al di là delle valutazioni personali, in genere "studiare" per i ragazzi significa "leggere e ripetere": aprire un libro, leggere e ripetere. Se lo studio fosse semplicemente questo sarebbe un'esperienza molto banale e molto meccanica e perciò molto poco entusiasmante. Probabilmente lo studio per tanti ragazzi, i nostri studenti, spesso è poco entusiasmante e appassionante proprio perché si riduce alla ripetizione di azioni tra loro sempre uguali, tutto sommato abbastanza meccaniche: appunto, aprire un libro, leggere e ripetere. Ma lo studio è qualcosa di più, molto di più, è un amore appassionato.
Prima questione: perché studiare? Esistono fondamentalmente due tipi di ragioni e motivazioni che spingono allo studio,: motivazioni intrinseche/inteme; motivazione estrinseche/esterne.
Quelle intrinsecbe o inteme potremmo definirle in tre modi: desiderio di conoscere e di apprendere; volontà di diventare competenti o abili in qualche cosa, di acquisire delle capacità; esigenze esistenziali, legate alla realizzazione del proprio “io", della propria persona.
Queste motivazioni intrinseche, ovvero questo impulso interiore, questa spinta interna, costituiscono il fattore fondamentale dello studio. Lo studio, cioè, rispon­de in primo luogo a una curiosità(2) ossia a una domanda di conoscenza, in secondo luogo a un'esigenza di competenza e infine a un'urgenza di autorealizzazione del­la persona.
Esistono poi anche altre motivazioni in qualche modo esterne all'io, estrinseche, per esempio il desiderio di emulazione, l'imitazione degli altri oppure la richiesta o l'obbligo da parte dei genitori; oppure il bisogno di avere successo, di conseguire dei risultati positivi per fare bella figura di fronte agli altri, l'urgenza di costruirsi una carriera.
Questi due tipi di motivazioni sono compresenti e non sono naturalmente scin­dibili le une dalle altre: noi diciamo sempre che non si studia per il voto, ma per sé, però saremmo poco realistici se non sapessimo che il voto è uno stimolo im­portante. È evidente che le motivazioni del primo tipo, quelle interne, sono fon­damentali: le altre, quelle esterne, possono fornire uno stimolo utile, a condizione che si integrino con delle motivazioni personali, veramente proprie, intrinseche all'io appunto. Occorre perciò che ci sia una transizione, un passaggio, perché lo studio sia adeguato, dalle motivazioni estrinseche, che non possano comunque essere azzerate, alle motivazioni intrinseche.

La prima fondamentale condizione perché lo studio sia un' esperienza significativa per i nostri ragazzi è che loro abbiano delle ragioni proprie per studiare>>.
Il volume è molto articolato, comprensivo di diverse problematiche, ma, a nostro avviso, basterebbero le pagine significative che ne abbiamo riportato per motivarne la lettura.

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(1) Studente da studium che in latino significa anche "passione, desiderio, impulso interiore".. Scrive F. Ferrarotti che <<La scuola non sembra in grado di stimolare e far scoprire ai giovani la gioia della lettura, e di riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura>> (Presentazione: FERRAROTTI F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998).
(2) HODKIN R.A., La curiosità innata - Nuove prospettive dell'educazione, Armando, Roma, 1978

27 aprile 2009

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