BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

CRAVERI B., Amanti e regine. Il potere delle donne, Adelphi, Milano, 2005.

Presentazione della scrittrice BARBARA D’ALTO

SALONE DELLA PROVINCIA DI SALERNO, 18 ottobre 2005.

Erano presenti: BENEDETTA CRAVERI, GAETANO ARENARE,  ROSA GIULIO, MARIA ROSARIA PELIZZARI, GIUSEPPE MERLINO, CLARA CAPPUCCIO

 

Ho letto Amanti e regine, questo straordinario libro di Benedetta Craveri, in un’atmosfera alla Italo Calvino, quello, per intenderci, di “Se una notte d'inverno un viaggiatore[1]:

<<Raccogliti. Allontana da te ogni pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto". 

Complice una provvidenziale influenza e una pioggia ininterrotta, ho dato inizio a questo viaggio tra regge ed alcove, urla di folla e patiboli, dame di incredibile bellezza e regine imperiose,  rumori di spada, tende, parrucche, merletti e veleni. E su tutto, quella che Montesquieu chiama "la delicata, lieve, perpetua menzogna dell'amore". 

Una rappresentazione che la potenza evocativa della parola ha reso viva e palpabile una narrazione che è più di una narrazione: una straordinaria macchina del tempo che ti strappa al presente e ti scaraventa nella storia. 

Ho continuato a leggere ininterrottamente. Pioveva ancora, nella mia realtà, ed era ormai sera, quando madame La Vallière entrava in convento. 

Un palcoscenico su cui ha visto dispiegarsi e scatenarsi la storia. 

 

Ma qual è il teatro della storia, qual è il palcoscenico dove si sono create le condizioni che hanno determinato i grandi accadimenti, le grandi rivoluzioni, dove sono state prese le grandi decisioni? La scacchiera dove si sono spostati re e regine, ministri e consiglieri? Figure lontane, raggelate dal tempo, ma eterne come l'eterno andare dell'uomo. 

I luoghi istituzionali, naturalmente, ma anche luoghi segreti e impensabili, luminosi e oscuri: regge, salotti, alcove... 

Ma  non solo luoghi fisici. Ché questi sono aspetti secondari e consequenziali. Epifenomeni. 

Quelli più appassionanti, talvolta sconvolgenti e terrificanti sono i luoghi dell'anima. È l'anima il vero palcoscenico dei fatti, la forza motrice della storia. L'animo umano con tutto il suo inverecondo bagaglio di passioni, ora sommesse, ora urlanti, ora delicate, ora violente.

Ogni essere umano è un cosmo, è un brulichio di personalità virtuali; ogni psichismo secerne una proliferazione di fantasmi, di sogni, di idee. 

Ognuno vive, dalla nascita alla morte, una storia particolare fatta di allegria e di lacrime, prostrazioni ed esaltazioni; ognuno porta una possibilità di amore e di tenerezza, ma anche di odio, rancore, vendetta. 

E quando l'indagine storica è svolta senza trascurare l'indagine sui sentimenti umani, il risultato è il disvelarsi, come nel caso di  Amanti e regine”, non solo di una microfisica del potere, ma anche di una microfisica dell'anima. Attraverso la narrazione si delinea, perciò, un continuo "andare oltre", al punto che i personaggi, pur descritti in tutta la loro greve umanità, finiscono col rinviare a degli universali antropologici, allo stesso modo con cui i luoghi fisici sembrano configurarsi come metafore dei luoghi dell'anima.

 

Francesista di valore, scrittrice dotata di grande capacità evocativa, in questo straordinario libro che esamina un intenso segmento di storia che va da Caterina dei Medici  (andata sposa ad Enrico II) fino a Maria Antonietta e Luigi XVI, Benedetta Craveri percorre non tanto e non solo regge ed alcove, letti e troni ma, attraverso questi, risale lungo i sentieri impervi dell'anima di uomini e donne ─donne soprattutto─ amanti e regine che, con lo scatenarsi delle passioni, hanno finito col determinare la storia. 

Nel suo ultimo lavoro "La civiltà letteraria europea, da Omero a Nabokov", Pietro Citati sostiene che ogni libro contiene un libro segreto che bisogna scoprire. Il libro segreto di Amanti e regine è il libro dell'anima, è lo scavare nei sentimenti e nelle passioni che hanno determinato la storia. È  la sua capacità di disoccultare.

Questa capacità di disoccultare fa sì che la storia delineata da B. Craveri vada oltre la schiuma dei fatti, la crosta degli eventi e diventi multidimensionale, antropologica, psicoanalitica. 

 

Edgar Morin in “Terra patria” sostiene che la storia degli storici è  in ritardo antropologico rispetto alle tragedie greche, agli elisabettiani,  rispetto a Shakespeare che hanno dimostrato come le tragedie della storia siano le tragedie delle passioni, della dismisura, dell'accecamento umano. 

Tutta  la complessa natura dell'animo umano si è espressa nella storia: grandezza e orrore, sublimità e atrocità, splendori e miserie. Realtà ambivalenti e complesse della natura umana si sono espresse e continueranno ad esprimersi nella storia fino a quando durerà l'avventura umana. 

Ma è la letteratura a coglierne il senso, i significati ultimi. La letteratura ha un destino: è troppo vasta e profonda per essere un campo settoriale. Possiede il mondo, e in questo senso entra in tutti i campi. Anche nella storia e nella politica…

 

La ricchezza ideativa di "Amanti e regine" è proprio il suo collocarsi sulla linea di displuvio dove si saldano, con la passione e col sangue, le vertebre della storia e della letteratura. 

Ne risulta una narrazione che si snoda con la compostezza del rigore scientifico (basti esaminare la ricchezza delle fonti) e la capacità di esaminare, con sguardo maturo ed attento, tutto il sistema venoso dei sentimenti umani che nell'Antico Regime hanno irrorato la microfisica del potere. E in questo narrare scorrono sotto i nostri occhi, vivissime e plastiche, una serie di figure femminili –da Caterina dei Medici, passando per una serie di favorite e amanti occasionali, fino a Maria Antonietta che nell'ultimo tragitto che la porta alla ghigliottina, si erge sul carretto, tragica e altera, i capelli deturpati dalle forbici rivoluzionarie, il labbro inferiore sporgente in segno di disprezzo. 

È la ghigliottina il momento della verità, quello che fa emergere la regalità del sangue, della razza –razza asburgica– mentre madame du Barry, che è solo regina di cuori, davanti alla ghigliottina umanamente piange, supplica, urla, chiede pietà. 

Donne, sì –donne che per il potere del casato o solo per il potere della bellezza, per la capacità di sottomissione, il fervore dell’ambizione o del loro ardore, lo slancio dell'intelligenza o dell’astuzia– hanno inciso sulla politica e sulla storia. 

Il  risultato è l'acquisizione di un potere enorme, a volte esercitato in modo diretto e legale (con la reggenza in caso di regine che, vedove del sovrano, in virtù della legge salica conservavano il trono al delfino, come nel caso di Maria dei Medici o di Anna d'Austria); a volte in modo indiretto, più sotterraneo e tortuoso ma ugualmente incisivo, come nel caso di molte regine madri che governavano nell'ombra scegliendo cardinali, e ministri, o nel caso delle favorite.

 

Vite femminili privilegiate perché passate con il matrimonio (mai di “inclinazione”) o con la seduzione, attraverso il talamo del re di Francia in tempi di totale soggezione e inconsistenza per le donne. 

Ma vite femminili anche dannate per il forte senso di precarietà del loro potere soggetto sempre e comunque agli umori del re. 

Un potere precario, traballante, transeunte, tellurico come la vita stessa. 

Per questo affilano le loro armi: la bellezza, l'intelligenza, la scaltrezza, la prevenzione e, se necessario, la crudeltà. 

Così, l'altra faccia del potere, della ricchezza e del fasto,  è un carico di ansia, dolore, senso di abbandono e, per qualcuna diventata peso inutile, intralcio o ingombro per i desideri del re o per il bene della nazione, un destino di ripudio (si pensi alla regina “Margot” e alla sua “corona perduta”); un destino di monacazione (si pensi a Madame La Vallière); o un destino di morte (come per due delle sorelle Mailly).

 

Ancora  più triste, di una tristezza struggente e acuminata come una spada inserita nel fianco è la morte di per se stessa, quella avvenuta senza dolo o senza violenza. A fare i conti con essa, sovrane e regine, ministri e cardinali,  favorite e amanti occasionali. 

Ed è qui, in questo luogo non luogo, che si scarnificano i fatti, che viene fuori la realtà, quella delle favorite, allontanate subito dal palazzo, avvolte in un lenzuolo, talvolta aggredite dalla folla che fa scempio dei loro corpi; ma anche quella dei sovrani, intimoriti di fronte alla maestà della morte, intimoriti dal ricatto religioso della pena eterna, pronti a barattare la salvezza col ripudio della favorita. Salvo poi a reintegrarla nei ranghi, non appena si fosse allontanato il pericolo della morte. 

Al rumore e furore di una vita tra fasti e splendori, per favorite ed amanti occasionali, la morte cala come una realtà tristissima e sconsolata. 

Si pensi allo scenario del corteo funebre della Pompadour che si allontana sotto una pioggia torrenziale, mentre Luigi XV segue da lontano, da un terrazzo della regia, come un amante qualunque che non vuole e non può compromettersi neppure di fronte alla morte. 

Eppure, queste donne, alcune in particolare, hanno inciso non solo sulla storia ma anche sulla cultura, sull'arte. Una imprevedibile, illuminata Pompadour che difende l'Enciclopedia, ma ancora più imprevedibile madame Du Barry che crea lo stile Du Barry e che fu allieva di Roussseau.

Prosaicamente e poeticamente queste donne hanno fatto un tratto di storia. 

Prosaicamente, lottando, ingannando, attraendo, uccidendo; e poeticamente, amando, sognando, gioiendo, scomparendo.

E così, in questa straordinaria narrazione che non è un guardare dalla serratura, nè una storia di puro femminismo, la storia si umanizza e riconduce alle sue vere radici, quelle dell'animo umano. 

Sicché, l’ordine e il disordine, il combinarsi degli eventi tra loro sono in correlazione con l’ordine e il disordine dell'animo umano e del combinarsi delle passioni tra loro. 


4 aprile 2006


[1] CALVINO I., Se una notte d’inverno un viaggiatore, Oscar Mondatori, Milano, 1994.

 

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