BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

STIO R., Intorno ai quaranta – Uomini e donne in mezzo al guado, Plectica, Salerno, 2007
(Presentazione di Umberto Landi)

È opinione diffusa che lo snodo dei quarant’anni rappresenta per molte persone un momento di crisi, di ripensamento, disorientamento o più mature riflessioni, di rottura di equilibri emotivi, esistenziali, spesso di situazioni coniugali: Immagini di sé, convinzioni, relazioni amorose che fino a qualche anno prima sembravano solidamente costruite a sostegno di profili umani, ruoli e funzioni… a un certo momento entrano in crisi. Perchè la vita spiazza donne e uomini, aprendo per alcuni nuove prospettive e migliori ipotesi di vita, per altri facendo riemerge ‘demoni del passato’ e aprendo squarci in cui affiorano delusioni, insoddisfazioni, rimpianti, suggestioni nuove che non sempre approdano a nuove e gratificanti dimensioni affettive e relazionali o a più solide identità.
Renzo Stio, dopo aver dato valide prove del suo impegno di dirigente scolastico e di studioso, con alcune significative pubblicazioni nel campo delle scienze dell’educazione, un anno fa ha dato alle stampe questa sua primaopera di narrativa in cui presenta una dozzina di profili umani –donne e uomini intorno ai quaranta─ colti in situazioni esistenziali realistiche e delineati con uno stile leggero, ma arguto, che rende la lettura assai gradevole e sempre interessante.
I personaggi su cui si è posata l’attenzione dell’Autore non hanno niente di eccezionale o di eroico; danno anzi il senso della quotidianità della condizione umana nel nostro tempo e dei suoi contesti di vita. Ma non sono figure banali, forse anche perché, come dice Levinas, ‘le vite comuni richiedono più coraggio di quelle dei samurai’.
I protagonisti sono tutti quarantenni o giù di lì, ma sullo sfondo dei loro profili esistenziali ─tratteggiati con la levità propria di alcuni modi e mezzi dell’arte pittorica e in qualche caso con l’abilità dello sceneggiatore– affiorano o s’intravedono le esperienze proprie degli anni dell’infanzia, dell’adolescenza o della prima giovinezza con tutto quello che di incompiuto e riemergente esse si lasciano dietro. Per certi aspetti, la sensibilità del pedagogista e dell’uomo di scuola non è scomparsa; ha solo fatto un passo avanti ed ha allargato il campo di osservazione, facendo spazio, in qualche racconto, a contesti di vita più aperti e variegati (Che fai ? Ti nascondi? ) vivacemente rappresentati con un linguaggio più colorito e più audace..
Ad una recente presentazione tra persone di scuola, piuttosto mature, è stato rilevato, e giustamente, che non esiste solo una svolta dei quarant’anni ma tutta la vita è una continua transizione con possibili e continue occasioni di crisi, ad ogni età. Una lettura ‘empatica’ consente di dire –come l’Autore, da poco quarantenne, ha confermato– che guardandosi intorno egli ha voluto rappresentare bozzetti e schizzi di personaggi e di vita cogliendoli in tutte le categorie sociali, in quella fase della maturità, ancora assai vicina alla giovinezza, in cui ogni persona può scoprire tratti della propria identità imperfetta o provare qualche disagio per la propria condizione mentre assapora o intravede altri orizzonti, presa com’è –oggi più che in ogni altra epoca passata─ dalle suggestioni di sentirsi vocata –o semplicemente esposta ad una infinita possibilità di realizzazioni.
Colti nel loro guardarsi indietro, intorno o dentro ( l’Autore non scava a fondo nelle singole storie, lievi e tuttavia profonde, limitandosi a descrivere quello che succede intorno ai quaranta ) nella descrizione fluida di profili umani e situazioni, talvolta si nota una vena di sottile ironia sempre mitigata dalla simpatia per vicende tanto umane, quasi a voler dire ‘sono cose che capitano agli umani’; anzi che ho visto capitare a persone reali.
Qualche storia è una vera perla per la delicatezza con la quale la nostalgia dell’infanzia ─con la evidenza del principio del piacere– deve cedere il passo alla durezza della vita adulta tenuta ad obbedire al principio di realtà in cui prevalgono la consapevolezza del dovere, il lavoro e il tran tran quotidiano. Ma si può ben dire che ognuna delle altre dieci presenta profili umani ed esistenziali tratteggiati con abilità artistica che si nota anche nel linguaggio appropriato e moderno, solo qualche volta ricercato. Da Due amiche al Professor Tardisio a Chiara di Eskimo e polacchine, le figure umane che il lettore si trova di fronte danno la sensazione di personaggi che l’autore mette rapidamente sulla scena dove in modo semplice ognuno presenta la sua vicenda evocando esperienze amare ma mai disperate giacché anche le storie più difficili (quelle di Joshua- Geometria ? e di Aldo.. In fondo) alla fine hanno una conclusione in qualche modo ‘positiva’.
E il mondo della scuola nel quale l’Autore ─a parte il tempo che vi ha trascorso come alunno– vive e lavora da oltre venti anni? Non è scomparso. C’è innanzitutto il professor Tardisio che nella difficoltà di replicare alla osservazione, neanche tanto balorda di quel ragazzo della IV D col piercing al sopracciglio destro e l’elastico nero… avverte tutto il disagio di una sua, presunta, sicurezza dovuta forse più a quella che Francesco De Bartolomeis chiamava la sovrapposizione del mio (il ruolo) sull’io (la sua fragile identità emotiva); e perciò abbandona il campo. E il giorno dopo, tornato in quella classe con l’intenzione di dare una risposta adeguata all’arguto alunno… riceve una seconda (o terza ?) ferita che aggrava il suo disagio quando lo studente lo invita a partecipare al ballo, in spiaggia, quella sera. E all’imbarazzo visibile del professore dice ‘si liberi,professore, si liberi e venga con noi’. E il maturo professore avrebbe forse motivi per andarci visto che il suo menage coniugale con la sua Annetta presenta segni evidenti di crisi. Ma –come in un riproporsi del rapporto pirandelliano tra la forma e la vita─ resta bloccato negli argini di una scialba ma rassicurante quotidianità.
E c’è anche Sette per uno sette. Il titolo rievoca qualcosa di una celebre poesia di Jacques Prevèrt, ma i personaggi hanno connotazioni specifiche di vita di scuola che, ritornando attraverso le immagini sbiadite di un vecchio filmino Super 8,riportano la mente agli anni dell’infanzia e ai sogni mancati. E negli occhi del protagonista spunta più di una lacrima.
Ma indipendentemente dai contesti in cui vivono, protagonisti sono sempre donne e uomini intorno ai quarant’anni con i loro vissuti in cui non mancano disagi, nostalgie, rimpianti, sofferenze, ma anche tentazioni, speranze e la ricerca di un modo per andare avanti e in qualche caso trovare se stessi e/o ripartire per un nuovo cammino.

10 novembre 2008

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