BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

CONFORTI G., Uno di noi - Itinerario di formazione della persona , Ionia Editrice, Cosenza, 2006.

Presentazione di Gabriella Cammalleri

 

Sono lusingata dell’essere stata chiamata qui stasera con Voi tutti, per la presentazione del libro dell’Ispettore Giacomo Conforti. Questa è per me l’occasione per manifestare all’autore, al di là di ogni rischio di lusinga o piaggeria che certamente non mi appartiene, la mia stima per la Sua Signorilità dimostrata in ogni contesto e in ogni situazione, la mia amicizia, ormai è datata da più decenni, e soprattutto, il mio apprezzamento per la sua professionalità seria e qualificata che si avvale di un linguaggio semplice, ma non per questo banale, anzi quanto mai efficace per rendere chiari i messaggi pedagogici e didattici che intende e intendeva trasmettere a chi come me, lo ha avuto, per esempio, come docente esperto in diversi corsi di aggiornamento/formazione, non ultimo il corso biennale di specializzazione polivalente per alunni diversamente abili.

Le riflessioni del suo ultimo libro, in effetti, sintetizzano, in modo articolato e completo il valore dell’ itinerario della formazione della persona come equilibrio tra il diritto dell’individuo-persona ad affermare la propria “diversità” e specificità, riconoscendosi e facendosi riconoscere come individuo unico ed irripetibile, e il dovere di assumere  e conformarsi  alle norme etico-sociali della comunità di appartenenza per fruire, alla pari di ciascun altro individuo, di tutti i beni prodotti, nel  suo sviluppo storico,  dalla comunità stessa : equilibrio, cioè, tra la componente  “ontogenetica”, quella che determina la condizione individuale di ciascuno di noi e la sua identità come individuo-persona e la componente “filogenetica”, cioè quella che attiene alla propria specie e determina il passaggio dalla condizione di individuo allo stato sociale, compiendo quello che, con linguaggio derivato della matematica, si definisce “saldo di universo” , ossia il passaggio  da una condizione ad uno stato.

In questo passaggio è affascinante il potersi richiamare a quella speranza che gli esistenzialisti (Heidegger, Jaspers, Marcel, Pareyson) riponevano nella costruzione di una società nella quale ciascuna delle esistenze ritrovi e realizzi le sue possibilità.

L'esistere di ogni singola persona si fa coscienza della situazione in cui è posta per l'altro e si educa alla necessità di soddisfare quei motivi "sociali" per cui ogni esistenza afferma e giustifica la sua presenza specifica ed è chiamata alla responsabilità dei gesti corrispondenti.

L'azione educativa, dunque, si presta ad essere vista come il momento dinamico attraverso il quale l'individuo tende a sollevarsi sul piano dei valori che lo caratterizzano come soggettività singolare e, nel contempo, come soggettività sociale.

Oggi c’è una crisi radicale della formazione poiché appare chiaro che non esistono più modelli prefissati e validi tout court  che si dimostrino adeguati allo stato della realtà delle persone, dei loro bisogni  e delle loro domande.

Ma se leggiamo ogni crisi come un’opportunità, comprendiamo bene  che anche da questa crisi può essere ritrovata una strada nuova per la libertà e per la verità della persona.

In altri termini la crisi assume il suo valore positivo di presa di coscienza dell'inadeguatezza di una situazione quando questa tenda a cristallizzarsi e a resistere alla temporalità che, invece, richiede ed esige il suo mutarsi.

La crisi, dunque, considerata non come aspetto negativo, ma riconosciuto come il segno stesso del tempo orientato in avanti; sintomo che qualcosa in noi e intorno a noi è mutato e sta mutando; espressione della vitalità e dello sviluppo di una crescita spirituale che abbandona ciò che non serve più e cerca ciò che servirà.

E questo mi pare che sia il punto essenziale che si ritrova nelle pagine del libro: la formazione non esiste per autoalimentarsi in astratte teorie o in generalizzazioni spesso fuorvianti, ma esiste per la persona e soltanto per essa; così è nata e per la persona continuerà ad esistere.

Se nella Grecia del IV secolo la paidèia, ossia l’educazione, aveva uno scopo chiaramente definito che era quello di far giungere la persona all’aretè, all’eccellenza così come diceva Aristotele, ossia alla virtù accompagnata da specifiche abilità che fossero sempre e costantemente sottoposte a concrete verifiche e se la nostra civiltà dell’occidente è cresciuta su un concetto di formazione razionalmente definibile come “performativa”, ossia legata alla realtà personale sempre in “fieri”, in atto di trasformarsi fino all’eccellenza e anche oltre, considerando cioè le possibilità e le risorse dell’uomo, al centro della formazione e quindi come una sorta di centro gravitazionale della civiltà, oggi si avverte quasi uno snaturamento dello scopo centrale della formazione che, troppo spesso, rimane invischiata e impantanata nelle leggi di mercato che richiedono  specializzazioni sempre più raffinate e domandano, in misura quasi esponenziale, crescenti tecniche, a danno della crescita integrale della persona.

Con l’autore riflettiamo che ciascun individuo-persona non è un oggetto della formazione, una sorta di mero fruitore di metodologie sofisticate o ricettore di un’overdose di motivazione, ma un "soggetto" che, innanzitutto, si distingue dagli altri esseri simili e che, nel suo percorso di vita, nel mettere bene a frutto i propri talenti riesce, nella sua “diversità”, a far propri i valori e i modelli di comportamento che sono intrinseci all’intera comunità di appartenenza.

L’azione educativa alla quale egli partecipa, cioè, in quanto regolativa del processo evolutivo di ciascuno, rende l’individuo-persona simile agli altri suoi simili, non certo una sorta di “atleta” manipolato e addestrato per diventare esecutore di “performance” ritenute efficaci e finalizzate al raggiungimento di traguardi sempre più alti e sempre più “oltre”.

Società e d individuo non in antitesi, ma termini di un unico insieme: la società è lo stesso individuo nella molteplicità dei suoi atteggiamenti, nella possibilità di essere ciascuno diverso e tutti insieme, in fondo, eguali.

Il processo attraverso il quale l'individuo va formandosi non è in sola direzione, ma in tutte le direzioni possibili ed imprevedibili che il vivere stesso ogni attimo propone e prospetta.

In un itinerario di formazione della  persona che voglia essere realmente completo e armonico e che,  come sostiene l’autore, inizia con la nascita e finisce con la morte dell’individuo, il libro si presenta come la “testimonianza” vissuta e riflessiva di chi, “uno di noi”, non mira a sconvolgere le risultanze delle teorie pedagogiche così come si sono perfezionate nel tempo con l’apporto di studiosi del passato e del presente, ma vuole significare che “ciascuno di noi”, laddove nel processo di formazione della propria persona si realizzino pienamente le finalità proprie di una equilibrata e corretta educazione, può interiorizzare  concretamente sia il principio dell’appartenenza come persona ad una comune “natura umana”, sia quello della reale “uguaglianza” tra i cittadini.

Il punto nodale, dunque, si esplicita tutto nel passaggio, nel processo evolutivo così come regolato  dall’azione educativa, del soggetto uomo dagli atteggiamenti ai comportamenti ossia al modo di porsi di ciascuno di noi rispetto al proprio vissuto nella duplice dimensione, quella “personale” dettata da determinanti “ontogenetiche”, e quella sociale, caratterizzata da determinanti “filogenetiche” ambientali, di contesto.

Qui si gioca, per ogni individuo, la possibilità di essere persona, che non si esaurisce nella sua individualità, ma al contrario si realizza solo a patto che egli si inserisca nel sistema delle altre vite che si organizzano e si integrano affinché a ciascuno sia data la possibilità di trovare quella parte di umanità che, socialmente, spetta di rappresentare – come diceva Malinovski- "in quel vasto apparato in parte materiale, in parte umano e in parte spirituale con cui l'uomo  può venire a capo dei concreti, specifici problemi che gli stanno di fronte".

La presa di coscienza del sé, dell’altro da sé e della realtà che segnano l’evoluzione dinamica del soggetto nel suo itinerario di formazione regolato dall’azione educativa, determinano l’identificazione di un percorso di vita che è contemporaneamente proprio, nella identificazione  e nella valorizzazione della propria “diversità” e quindi delle proprie risorse o talenti, e comune agli altri nel riconoscimento dell’”alterità” non intesa come dipendenza ma semmai, nel confronto, come complementarietà e reciprocità nella presa di coscienza dell’esistenza di contesti di vita e di esperienza diversi nel tempo e nello spazio.

Scrive, infatti, l’autore: “ la percezione dell’altro da sé e della realtà esterna costituiscono la condizione fondamentale per l’avvio dei processi acquisitivi nello sviluppo – apprendimento... Il soggetto in sviluppo, cioè,  non solo ha bisogno di realizzare l’esercizio del fare da sé, come prima modalità per svincolarsi dalla dipendenza dell’altro, ma anche di appropriarsi della modalità dell’essere e del fare che egli riscontra negli altri e che ritiene importante assumere per sé, al fine di essere uguale all’altro”.

Nella globalizzazione della moderna società, il rischio che la formazione si appiattisca su standard di apprendimento che ripropongono un  “sapere uguale” per tutti fra “diversi”, ossia come diceva Don Milani, facendo “parti uguali tra disuguali” viene superato e avviato dal concetto di personalizzazione dei piani di studio, introdotti dalla legge sull’autonomia delle Istituzioni Scolastiche e ribadito con forza dalla Riforma Moratti.

Ne scaturisce, così, una proposta educativa finalizzata ad una formazione che miri a superare le “dissonanze”, cioè le carenze e le insufficienze che ogni alunno o gruppo di alunni mostra in rapporto al profilo formativo degli altri compagni, facendo, invece, emergere il corredo di competenze, i "talenti", di ciascuno di loro.

Il valore aggiunto dell’azione educativa ha come finalità non la semplice acquisizione quantitativa di contenuti disciplinari, perché così facendo resteremmo nell’ambito dell’istruzione semplicisticamente intesa, ma piuttosto la stimolazione a motivare il soggetto – persona ad estrinsecare tutto il suo potenziale e la pluralità delle sue capacità e i suoi diversi interessi che non attengano solo al curriculare ma anche e soprattutto all’ "esperienziale ".

Se la formazione, etimologicamente, ruota intorno al concetto morfogenetico del formare, ossia del “dare forma”, è da questo significato originario che bisogna partire per comprendere che, “dare forma”, implica una funzione strutturante rispetto ad una situazione precedente, ossia un processo orientato, nel tempo e nello spazio, nel quale ogni tappa raggiunta costituisce l’ ”imput” per nuove tappe e nuove acquisizioni non solo culturali ma comportamentali, come capacità di adeguamento e riadeguamento alle variabili del contesto, in una circolarità che deve portare l’individuo persona in un traguardo finale, non più, a mio parere, identificabile con l'ormai ripetuto ad “imparare ad imparare”, ma piuttosto proiettato nell'"imparare a divenire", così che possa cogliere coerentemente i cambiamenti sociali, scientifici, tecnologici, consentendogli una più completa partecipazione nei processi con i quali viene a contatto.

Si determina, in tal modo, quel processo di apprendimento caratterizzato da una dinamicità di comportamenti per cui, secondo il Lindgren, "l'individuo acquisisce cambiamenti nel comportamento, aumenta le capacità operative riorganizza le idee, o scopre nuove vie di comportamenti e nuovi concetti e informazioni".

Ogni comportamento implica, dunque, da una parte delle scelte ma, come attività di discernimento è, altresì, caratterizzato da vincoli: si tratta, ancora una volta, di trovare, nelle diverse situazioni e nella pluralità dei contesti nei quali il soggetto uomo interagisce, un equilibrio che non è sinonimo  di stabilità e di stasi quanto, piuttosto, di dinamicità e di un divenire che consenta alle abilità di diventare capacità, superando i vincoli che potrebbero essere determinati dall’acquisizione di mere conoscenze statiche ostacolo, queste,  per una maturazione, nel soggetto, di competenze misurabili e spendibili nei diversi contesti.

La consapevolezza dell’individuo di ciò che accade e quindi la capacità di governare i processi in atto significa, in definitiva, che l’azione educativa  come attività mirata ad orientare, sostenere e guidare il processo di sviluppo – apprendimento, nella sua azione regolativa ha efficacemente sostenuto l’itinerario di formazione consentendo non più e non solo ad “uno di noi” ma a  “ciascuno di noi” congiuntamente, la realizzazione della maturazione dell’identità, la conquista dell’autonomia e lo sviluppo di competenze, ossia una formazione integrale e soprattutto armonica della nostra individualità di soggetti i quali,  in quanto persone, aprano orizzonti nuovi  e più ampi all’anelito insaziabile dell’anima che, per dirla con le parole di Aristotele “è atto primo  in un corpo che è in potenza” (Aristotele, De Anima).   

                           

4 aprile 2006

 

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