BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI


BARBARA D’ALTO, Dal fronte Psiche,
Edizioni Intra Moenia, Napoli, 2007.

Presentazione di Umberto Tenuta

Da dove se non dal Fronte Psiche?
Dal fronte bellico, con il rombo degli aerei, gli spari delle mitragliatrici, i colpi di cannone?
Ma che sono anche questi se non percezioni filtrate dal cuore che le sente, evocando altre esperienze, senza le quali nonavrebbero significato?
Non cronaca, ammesso pure che questa possa esistere allo stato puro, asettico, radiografia della realtà.
Certo, resterà deluso chi in questo libro cercherà storie d’amore, come pure la bellissima immagine del frontespizio potrebbe lasciar pensare. Non sono storie rosa, anche se il sentimento le pervade tutte, a volte struggente, a volte dolce, a volte colmo di malinconia.
Sono storie dell’anima.
Storie che nascono dal fronte della vita, quella di tutti igiorni, quella che sprofonda nella nostra psiche e testimonia quello che siamo.
Tutte avvincenti, perché tutte struggenti: ripercorrerle equivarrebbe ad una riscrittura del libro senza averne le capacità, che la Scrittrice possiede a livelli altissimi, frutto dei geni ma soprattutto della passione letteraria che ancora piccola di età l’ha messa a contatto coi grandi della Letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi.

Nate dal profondo dell’anima, da sole, come acque purissime che sgorgano dalle sorgenti, senza che nessuno le abbia incanalate: come ogni opera letteraria, non sono state costruite dalla Scrittrice, ma ascoltate nel silenzio che ha creato intorno a lei.
Lei taceva e i personaggi comparivano sulla scena, uscendo dalle quinte, e cominciavano a muoversi, a parlare, ad esprimere le gioie e i dolori di cui è intrisa la vita, quella dell’anima.
Personaggi nati da soli!
La Scrittrice si è limitata a fare silenzio perché loro potessero comunicare: non parlare ma esprimersi.
Ci sono i fatti, gli eventi, le storie, forse anche autobiografiche, ma mai racconti, mai storie.
Sono voci che vengono dalle abissali profondità di cui è fatta anche la nostra anima, quando non si ferma alla superficie dell’ego o non insegue il suo più o meno alimentato superego.
Voci di personaggi comuni, di quelli che incontri ogni giorno e che spesso non ascolti, preso dalle urgenze della vita.
Ma se ti fermi, come ha fatto l’Autrice, davanti ad una tavoletta e con una penna di feltro, ad ascoltare le voci del profondo tuo essere, senti voci che ti appartengono, voci che non avresti mai ascoltato, ma che rappresentano la parte più significativa di te.
Certo, la fantasia! Fantasma dietro il quale ci nascondiamo, gelosi dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti più personali, più intimi, più nostri. Non osiamo esibirli se non come frutti della nostra fantasia, maschera con la quale possiamo rivestire ogni nostro moto dell’animo, ogni gioia ed ogni dolore, ma anche ogni odio ed ogni amore.
Lo ha fatto l’Autrice.
Un’autobiografia? No, per carità; solo parti della fantasia!
Ma la fantasia non è il nulla; la fantasia si alimenta degli eventi della nostra vita.
E gli eventi della vita, non importa di quale vita, di quella propria o di quella degli altri, che non è più degli altri nel momento in cui entra nel nostro cuore, si ritrovano nei racconti di cui si compone il volume.
Dal Fronte Psiche, voci e non racconti dell’anima.
Se fosse stato Fronte di guerra, forse ci sarebbe stata solo l’autobiografia, ma qui l’anima non è più quella personale, ma quella umana, anche quando si tratta di quella di Buck de Il Balcone.
Il Fronte Psiche è il fronte dell’anima umana, nel quale ogni lettore ritroverà, perché no, i suoi pensieri, ma soprattutto i suoi sentimenti e le sue emozioni, come in ogni grande opera letteraria, se è vero, come è vero, così come dice l’Autrice, che nella letteratura, solo nella letteratura, c’è l’essenza dell’umanità.

23 aprile 2007