BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

SCARDACCIONE E., Tu bocci. Io sboccio, La Meridiana, Molfetta, 2003.

 

Il titolo, emblematico ed estremamente significativo del contenuto: una lotta impari tra docenti, forse ancora presenti nella nostra scuola, che sentono forte la vocazione della valutazione selettiva ed altra non sono capaci di utilizzare se non per mortificare. Mortificare, dare la morte! E pensare che l’educazione è una seconda generazione alla vita, dopo quella fisica!

Certamente c’è molta buona fede, senso del dovere, instillato da una lunga tradizione della scuola selettiva, di una scuola nata per i capaci e meritevoli, come afferma persino la Costituzione.

Si ignora sicuramente il danno che si arreca con la valutazione, nel momento in cui non la si usa per educare[1].

Il libro di Scardaccione può essere persino pericoloso in tal senso: vedete, diranno i fautori della valutazione seletiva, le bocciature gli sono servite per capire che doveva studiare e, poi, chi ha le doti, come Scardaccione, sboccia, fiorisce, arriva al successo.

Ma quanti Scardaccioni non sono riusciti a sbocciare?

Non si può dimenticare che il padre di Scardaccione era un Segretario comunale! Non un contadino, non un operaio.

Quanti Antonio Ludovico Muratori non hanno avuto la possibilità di affacciarsi alla finestra della scuola per ascoltare in clandestinità le lezioni!

Forte è il significato dello sforzo di Scardaccione per non soccombere.

E pure bello è il riferimento a Don Milani.

Troppa retorica oggi intorno a questo grande apostolo dell’educazione degli svantaggiati che ricorda veramente il Pestalozzi.

Troppa retorica, perché poi quando si deve affrontare il problema della formazione e dell’aggiornamento degli operatori scolastici, tutti se la defilano: rifiuto del concorsone (povero Berlinguer!), diritto di aggiornarsi (come se gli alunni non avessero il diritto ad avere docenti preparati!), diatribe a non finire sugli aspetti organizzativi (ore di lezione, tempo pieno, scuole paritarie…)…

Ma ci sarà qualcuno che, leggendo il bellissimo libro di Scardaccione, si metterà sotto, come ha fatto Gegé, per realizzare la scuola del successo formativo di tutti gli alunni, nessuno escluso, perché tutti i fiori delle piante, sia del giardino che della campagna e del bosco, possano sbocciare?


[1] Se la scuola deve <<garantire>> la piena formazione, essa deve utilizzare la valutazione per individuare le strategie che consentano all’alunno di apprendere e di formarsi: come afferma R. Zavalloni, si valuta per educare (ZAVALLONI R., Valutare per educare, La Scuola, Brescia, 1961). In altri termini, <<la valutazione è il momento della esperienza educa­tiva... nella quale l'educatore riesce a comprendere per quale itinerario riuscirà a prestare il suo aiuto, quello cioè che legit­tima la sua fun­zio­ne, affinché la ricchezza del potenziale educa­tivo (intelligenza, lin­guag­gio, affettività, socialità, volontà, memoria, ecc.)>> si esprima, si realizzi (MENCARELLI, in AA.VV., Pedagogia della valutazione scolastica, La Scuola, Brescia, 1974).

 

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