BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

ORSI M., Scuola, organizzazione, comunità, Quaderni di DIRIGENTI SCUOLA, La Scuola, Brescia, 2002.

Il volume offre un’analisi critica della problematica dell’organizzazione scolastica

 Riteniamo opportuno presentare l’approfondita analisi  della tematica dell’organizzazione scolastica effettuata nel volume con la sintesi che l’Autore ne fa nella Introduzione.

 Nel libro inizialmente si propone una breve disamina delle teorie orga­nizzative dando alcune prospettive sul modo di referirle alla scuola.

Nel secondo capitolo l'organizzazione scolastica, utilizzando lo schema re­lazionale sistema-ambiente, è colta in una dinamica interattiva con tre sfide emblematiche della società della conoscenza: quella del capitale intellet­tuale, quella della cittadinanza e quella della progettualità autobiografica.

Il terzo capitolo affronta una chiave di lettura largamente impiegata per descrivere l'organizzazione scolastica che mette in campo la nozione di legami deboli. Si vuole sottolineare con Weick come il tema della cultura nella scuola divenga il collante principale.

L'organizzazione “assorbente” è 1' argomento del quarto capitolo. Si parte da un'intuizione di Thompson per delineare gli elementi strutturali che differenziano la scuola dalle altre organizzazioni, comprese quelle che “erogano servizi” come una banca o un ospedale. A con­clusione sosteniamo che la rappresentazione della scuola come “co­munità” può essere avvalorata indicando la possibilità del recupero, in tal senso, di tutto un patrimonio di elaborazione pedagogica.

Un'altra caratterizzazione che proponiamo, e che incide significativamente in termini di differenza, è quella che inquadra la scuola come organizzazione “ricorsiva”. Se la scuola può essere vista come learning organization, ovvero in quanto organizzazione che per raggiun­gere i suoi scopi si serve di apprendimenti collettivi, allora si può dire che l'apprendimento è il mezzo che serve per raggiungere lo scopo (il prodotto-apprendimento). Dove però il mezzo si fa scopo: cioè l'apprendimento serve per l'apprendimento. Di qui la ricorsività e la ne­cessità di trarre da ciò tutte le conseguenze. Le considerazioni svolte ci portano a sostenere la precarietà del con­cetto di cliente esterno utilizzato per dar conto della figura dello stu­dente. L'idiosincrasia della scuola verso l'impiego di tale termine non è allora pretestuosa, poiché trova una sua giustificazione proprio a partire da una riflessione interna alla management science.

I limiti di ascolto e di comprensione del “pianeta scuola” risaltano allorché impieghiamo - recependo gli inviti di autori come Morgan (1)   certe metafore. La prima che proponiamo definisce la scuola co­me “organizzazione — che — ricomincia — da capo», la seconda, non del tutto nuova ma dimenticata, è quella dell'accostamento alle isti­tuzioni di cura e sorveglianza. Allora ricordiamo l'apporto di Foucault: il parallelo tra scuola e prigione è certamente provocatorio, ma le assonanze sono tali da indurre a prenderlo seriamente in con­siderazione.

Il capitolo ottavo è dedicato alla tecnologia. Ci siamo addentrati su tale terreno chiamando in causa il contributo fondamentale di Marshall McLuhan, sostenendo che la “tecnologia di produzione” della scuola è quella che si serve del medium alfabetico-tipografico. Ciò si riflette inevitabilmente sulla struttura organizzativa.

Nel capitolo nono, invece, la scuola viene vista come un sistema di gruppi. I docenti formano vari gruppi, sono gruppi gli stessi organismi di partecipazione. Sono gruppi, infine, le varie aggregazioni di studenti e, in primis, la classe. Sulla funzionalità dei gruppi si regge tanta parte dell'efficacia  e dell'efficienza scolastica. Perché allora non studiare l'organizzazioni scolastica anche da questa prospettiva?

Nel capitolo conclusivo, il decimo, si propone un disegno organizzativo che può costituire un utile complemento per la pratica di chi vuole migliorare l'azione della scuola. L'ipotesi è quella di mettere assieme le esigenze di una scuola dell'autonomia che deve assumersi la responsabilità di declinare operativamente e localmente il curricolo con un disegno organizzativo congruente. Nel fare questo abbiamo accennato alle teorie curricolari che si sono affermate nel nostro paese a partire dai primissimi anni '70, indicando come esse chiamano im causa, seppur implicitamente, l'organizzazione fino al punto da farci concludere che “l'organizzazione è il curricolo”.

 INDICE

Introduzione

1. La scuola come organizzazione

2.L'organizzazione e la società della conoscenza

3. L'organizzazione a legami deboli E La professionalità collaborativa

4. L'organizzazione ”ssorbente”

5. Il prodotto e l'organizzazione ricorsiva

6. Lo studente non è un cliente

7. L'organizzazione che-ricomincia-da-capo e la prigione

8. L’organizzazione e la tecnologia

9. L’organizzazione scolastica come sistema di gruppi

10.Il curricolo e l'organizzazione

Riferimenti bibliografici

 NOTE

[1] Cfr. G. Morgan, Le metafore dell'organizzazone, F. Angeli, Milano 1991.

 

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