BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

CONFORTI G., Uno di noi - Itinerario di formazione della persona , Ionia Editrice, Cosenza, 2006.

Dopo il forum sul giornale e dopo la presentazione del libro al Museo del Presente di Rende (CS), la parola all’Autore. di Giacomo Conforti

 

Non spetta a me esprimere alcuna impressione e tanto meno alcun giudizio sui contributi offerti dai colleghi ed amici F, Costabile, N. De Ruggiero ed E. Posteraro nel forum organizzato dal Prof. Trebisacce sul numero di gennaio del giornale e sugli interventi effettuati, in occasione della presentazione del libro, dai relatori ufficiali U. Tenuta, G. Cammalleri, A. Di Matteo e M. Scarpelli, nonché dall’Assessore alla Istruzione e cultura di Rende Prof. E. Rizzuto, dal Prof. Trebisacce, coordinatore dei lavori, e dagli intervenuti al dibattito. Posso solo essere lusingato ed essere grato a ciascuno di loro per l’intensa partecipazione con cui hanno dimostrato di essersi accostati alla lettura del libro.

L’intento di questo mio intervento è quello di evidenziare ulteriormente il senso che io ho inteso attribuire a questo mio lavoro, nonché di fornire alcune risposte su un paio di questioni emerse nel forum e nella presentazione.

 

Il tema di fondo del libro

È il senso che assume l’educazione nella formazione della persona. Come nasce e cosa è propriamente l’educazione?

Essa nasce dal fatto che ciascun essere umano, in particolare in alcune fasi del suo percorso di vita, viene a trovarsi, rispetto ad altre figure di riferimento, in un rapporto di “dipendenza”.

La prima situazione di dipendenza è quella che si instaura tra madre e bambino al momento dell’annidamento dell’embrione nell’utero materno. Questa è la radice prima dell’educazione umana.

Cosa richiede questa situazione di dipendenza nel rapporto madre-bambino?

Trattandosi di due esseri fortemente legati tra di loro da una relazione simbiotica, il rapporto deve diventare necessariamente di “fiducia reciproca” e quindi da parte del bambino richiede “l’affidamento” e “l’abbandono fiducioso”, mentre da parte della madre richiede la piena “assunzione in carico” nell’esclusivo interesse del nuovo venuto. Questi caratteri, presenti nel rapporto madre-bambino, diventano anche i caratteri propri di qualsiasi rapporto educativo.

L’educazione è quindi azione naturale esercitata dagli adulti nei confronti dei soggetti in sviluppo-apprendimento e, più in generale, è azione intenzionale svolta dall’uomo sull’uomo, con lo scopo di sostenere e guidare il suo processo di sviluppo-apprendimento e di orientare il suo processo evolutivo ed il suo percorso di vita, al fine di indurlo a conformarsi ai modelli ed ai valori acquisiti e fatti propri dalla comunità umana nella sua filogenesi.

In tal senso Umberto Tenuta pone in testa alla sua Prefazione la frase di Kant “L’uomo diventa tale solo con l’educazione”.

D’altra parte, tutti noi sappiamo bene che non sempre l’educazione risponde adeguatamente ed efficacemente alle esigenze formative dei singoli individui-persone, così come constatiamo che vi sono comportamenti umani che non approviamo e che comunemente attribuiamo o alla mancanza di educazione o ad una cattiva educazione.

Allora il problema è: esiste la possibilità di realizzare, nei confronti di ciascun soggetto umano, un’azione educativa efficace ed adeguata, rispetto alle sue esigenze formative, e quindi tale da consentire a ciascuno di pervenire all’acquisizione di un comune profilo umano?

Qualcuno dirà teoricamente sì, ma di fatto non avviene.

Io credo invece che ciò sarebbe possibile a condizione che tutte le circostanze, azioni ed operazioni costituenti l’educazione fossero pienamente coerenti e rispondenti agli scopi propri dell’educazione stessa e fossero espletate nel modo più adeguato alle esigenze formative di ciascuno.

È possibile dunque un itinerario di formazione della persona effettivamente coerente e rispondente rispetto alle esigenze formative di ciascuno.

Questo itinerario è delineato nel libro, e se esso risulta effettivamente esperito almeno da “uno di noi”, non si vede perché non potrebbe essere esperibile da “ciascuno di noi”.

Se ciò avvenisse realmente, allora l’educazione potrebbe cambiare decisamente i percorsi di vita delle singole persone, fino a renderli “comuni”a quelli di ciascun altra persona, realizzando concretamente sia il principio della nostra appartenenza ad una comune natura umana, sia quello della reale uguaglianza tra tutti i cittadini.

Ciò significherebbe anche cambiare decisamente il volto della intera comunità umana.

 

Gli aspetti significativi dell’itinerario di formazione della persona.

Il primo riguarda l’idea che noi abbiamo di noi stessi, cioè dell’uomo. Eric Fromm dice che l’uomo è ciò che diventa, il che starebbe a significare che egli inizialmente non è niente.

Ma l’uomo non può venir fuori dal niente.

Si tratta allora di vedere cosa avviene inizialmente. In principio c’è un atto di amore (ma talvolta purtroppo non c’è), il quale si traduce in un “concepimento”. Il prodotto del concepimento è l’embrione umano, che, secondo S. Tommaso, è “materia signata quantitate”. Ciò significa che in principio ogni soggetto uomo è fatto di una stessa materia, ma che su questa comune materia, per ciascuno degli esseri umani, è impresso un segno che lo distingue da ciascun altro “secundo quantitate”. È questo segno impresso che poi fa sì che tra i sei miliardi di esseri umani che popolano la terra non ce ne siano due uguali, come nota Umberto Tenuta nella prefazione.

Dunque l’uomo è innanzi tutto un individuo, cioè un essere non divisibile e non confondibile con gli altri esseri e quindi un essere unico, originale ed irripetibile, con una propria identità e specificità di vita, fatto però di una materia o di una natura che è comune a tutti gli altri individui.

Ma l’uomo, come dice Fromm, è un essere in divenire e per divenire devono verificarsi dei cambiamenti e delle trasformazioni che danno luogo, per ciascun soggetto umano, ad un proprio personale processo evolutivo e ad un proprio personale percorso di vita, in cui sono presenti due forze, l’una conservativa, tendente a mantenere ciascun individuo distinto e diverso dagli altri, l’altra evolutiva, tendente invece a produrre in ciascuno dei cambiamenti, che inducono lo stesso a conformarsi o ad assimilarsi a modelli presenti in altri soggetti.

Questa è propriamente la nostra “condizione umana”, che ci distingue dagli altri in quanto individui, ma che ci accomuna ad essi in quanto appartenenti ad una stessa natura e ci rende uguali come persone.

Questa condizione, in cui si esprime la nostra identità, pone in essere in ciascuno di noi un triplice ordine di rapporti, quello appunto tra individuo e persona, quello tra diversità ed uguaglianza e quello tra condizione individuale e stato sociale.

Perché l’uomo diventi tale occorre realizzare, attraverso quelli che sono indicati come “salti di universo”, il continuo passaggio dall’essere individuo all’essere persona, dall’essere diverso dagli altri come individuo all’essere uguale agli altri come persona, dall’esprimere e manifestare una propria condizione individuale all’assumere e conservare un proprio stato ed una propria appartenenza sociale.

Per questi passaggi occorre il sostegno e la guida dell’azione educativa, la cui mancanza, insufficienza o inefficienza determina situazioni conflittuali nei rapporti tra individuo e persona, tra diversità ed uguaglianza e soprattutto tra condizione individuale e stato sociale, che si scaricano poi nell’ambito delle diverse istituzioni sociali e dell’intera società.

 

Il divenire umano

La prima operazione necessaria perché ciascun essere concepito cominci a diventare uomo è il suo riconoscimento e la sua piena accettazione da parte dei coniugi che l’hanno generato. Questa operazione è anche la prima azione educativa che si compie nei confronti del nascituro e rappresenta anche il primo anello, o la primissima tappa, del suo processo evolutivo e del suo percorso di vita, nel quale si verifica un primo cambiamento e/o trasformazione in cui il nascituro, da semplice concepito, diventa “embrione”, cioè appunto “materia signata quantitate” e quindi già essere umano a pieno titolo.

Il momento dell’annidamento dell’embrione nell’utero materno segna, perciò, l’inizio del “percorso di vita” e quindi anche del processo evolutivo del nuovo essere umano. Da questo momento il nuovo soggetto si pone appunto come essere in divenire e più propriamente come essere in sviluppo-apprendimento.

Il percorso dall’embrione alla nascita, cioè al “lieto evento”, è il più intenso ed il più straordinario di tutto il percorso di vita dell’individuo-persona, fortemente segnato dal rapporto simbiotico tra madre e bambino, ma anche da quello che si può chiamare il “riflesso paterno” consistente nelle “attenzioni” che l’altro coniuge deve cominciare ad assumere per caratterizzarsi, già prima che il bimbo nasca, come figura paterna.

La venuta alla luce è poi il momento della “identificazione” del nuovo essere, operazione che consiste formalmente nell’attribuzione del nome, ma sostanzialmente nella necessità di rilevarne il segno impresso, cioè i caratteri distintivi, i quali ci consentono appunto di riconoscerlo, individuarlo e distinguerlo da ciascun altro essere. Anche l’identificazione, così intesa, assume una forte pregnanza educativa perché con essa si tende già ad orientare consapevolmente il percorso di vita di ciascun individuo verso una comune “destinazione”.

Nella fase del grembo materno il divenire di ciascuno di noi si realizza soprattutto nell’affermarsi come essere individuo, distinto e diverso rispetto a ciascun altro. Dal momento della nascita, invece, ciascuno di noi, nel confrontarsi con gli altri, comincia a scoprire anche la comune appartenenza a quella stessa materia o natura che ci rende, oltre che distinti e diversi, anche simili agli altri. È questo il momento in cui si assume piena consapevolezza dell’esigenza dell’educazione, intesa come azione regolativa del processo evolutivo dell’uomo ed in particolare del suo processo di sviluppo-apprendimento.

Da questo momento l’educazione diventa “istituzionale”, cioè diventa azione regolativa del processo evolutivo dell’uomo, come delineata negli ultimi due capitoli del libro, svolta dalle istituzioni sociali, dalla famiglia, dalla scuola, dalle diverse comunità sociali.

                                             

Il senso del libro: alcune notazioni.

Prima notazione: -“Il libro è un’autobiografia”, dice Mario Scarpelli (amico fraterno). Certo nel libro, oltre alla mia esperienza professionale (io ho fatto l’educatore per professione), c’è anche tutta la mia esperienza di vita. È evidente allora che quell’itinerario non è solo “pensato”, sulla base della mia esperienza professionale, ma è anche e soprattutto “vissuto” nella mia concreta esperienza di vita. Per questo quell’Uno di noi potrei essere io, ma potrebbe essere qualsiasi altra persona in cui l’itinerario di formazione descritto nel libro si è potuto effettivamente concretizzare. Ciò significa anche che lo stesso itinerario è un percorso concretamente esperibile.

Seconda notazione:-Il libro non esprime teorie pedagogiche, né posizioni di pensiero, ma riflette e descrive fatti e vicende che riguardano concretamente l’uomo, l’azione educativa e l’itinerario di formazione della persona. Sarà perciò ciascun lettore a verificare la fondatezza delle asserzioni contenute nel libro, a considerare la concreta fattibilità di quell’itinerario e a constatare fino a che punto è possibile riconoscersi in esso e quindi condividerlo.

Terza notazione: -L’amico Posteraro, in una delle sue risposte al forum, lascia intendere che forse non traspare adeguatamente, nel libro, una prospettiva storicistica dell’educazione e dei valori dell’uomo, ma io mi sono occupato solo della vicenda terrena dell’uomo stesso, dalla nascita alla morte, non sono entrato nell’ambito della storia, che sta oltre tale vicenda terrena. E però ho indicato, nella “pienezza di vita” la meta più elevata che ciascuno di noi, piccoli uomini o grandi personaggi, può conseguire per contribuire a scrivere la storia ed entrare in essa.

Quarta notazione: -L’amico Di Matteo ha posto la questione dell’assenza di una visione dei valori di trascendenza dell’uomo. Qui vale quanto già detto in rapporto alla prospettiva storicistica. L’itinerario delineato nel libro attiene alla vicenda terrena dell’uomo. Ma anche qui io ho indicato le mete più elevate che egli può conseguire per fare “il salto di universo” più impegnativo di tutti, quello appunto verso il trascendente, salto che deve essere però lasciato alla libera scelta di ciascuno. Queste mete sono indicate: da un lato nei tre grandi Amori umani, quello passionale dell’Eros, in cui si verifica la piena identificazione e fusione con l’altro, quello fraterno e filiale della Filia, in cui si verifica la piena appartenenza ad una comune natura, e quello oblativo e gratuito dell’Agape, in cui si verifica la piena donazione di sé; dall’altro lato nel raggiungimento del pensiero obiettivo, in cui si realizza pienamente il rapporto tra fede e ragione, tra credenza e conoscenza. Da qui è possibile per ciascuno muovere liberamente verso il trascendente.

 

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